Brava, Conchita!

Agosto 29, 2008

Il nostro posto

Concita De Gregorio

Sono cresciuta in un Paese fantastico di cui mi hanno insegnato ad essere fiera. Sono stata bambina in un tempo in cui alzarsi a cedere il posto in autobus a una persona anziana, ascoltare prima di parlare, chiedere scusa, permesso, dire ho sbagliato erano principi normali e condivisi di una educazione comune. Sono stata ragazza su banchi di scuola di città di provincia dove gli insegnanti ci invitavano a casa loro, il pomeriggio, a rileggere ad alta voce i testi dei nostri padri per capirne meglio e più piano la lezione. Sono andata all’estero a studiare ancora, ho visto gli occhi sbigottiti di coloro a cui dicevo che se hai bisogno di ingessare una frattura, nei nostri ospedali, che tu sia il Rettore dell’Università o il bidello della Facoltà fa lo stesso, la cura è dovuta e l’assistenza identica per tutti. Sono stata una giovane donna che ha avuto accesso al lavoro in virtù di quel che aveva imparato a fare e di quel che poteva dare: mai, nemmeno per un istante, ho pensato che a parità di condizioni la sorte sarebbe stata diversa se fossi stata uomo, fervente cattolica, ebrea o musulmana, nata a Bisceglie o a Brescia, se mi fossi sposata in chiesa o no, se avessi deciso di vivere con un uomo con una donna o con nessuno.Ho saputo senza ombra di dubbio che essere di destra o di sinistra sono cose profondamente diverse, radicalmente diverse: per troppe ragioni da elencare qui ma per una fondamentale, quella che la nostra Costituzione – una Costituzione antifascista – spiega all’articolo 2, proprio all’inizio: l’esistenza (e il rispetto, e il valore, e l’amore) del prossimo. Il “dovere inderogabile di solidarietà” che non è concessione né compassione: è il fondamento della convivenza. Non erano mille anni fa, erano pochi. I miei genitori sapevano che il mio futuro sarebbe stato migliore del loro. Hanno investito su questo – investito in educazione e in conoscenza – ed è stato così. È stato facile, relativamente facile. È stato giusto. Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro. Lo è. Precario, più povero, opaco.

Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. È un disastro collettivo, la più grande tragedia: stiamo perdendo la fiducia, la voglia di combattere, la speranza. Qualcosa di terribile è accaduto negli ultimi vent’anni. Un modello culturale, etico, morale si è corrotto. La politica non è che lo specchio di un mutamento antropologico, i modelli oggi vincenti ne sono stati il volano: ci hanno mostrato che se violi la legge basta avere i soldi per pagare, se hai belle le gambe puoi sposare un miliardario e fare shopping con la sua carta di credito. Spingi, salta la fila, corrompi, cambia opinione secondo la convenienza, mettiti al soldo di chi ti darà una paghetta magari nella forma di una bella presidenza di ente pubblico, di un ministero. Mettiti in salvo tu da solo e per te: gli altri si arrangino, se ne vadano, tornino a casa loro, crepino.

Ciò che si è insinuato nelle coscienze, nel profondo del Paese, nel comune sentire è un problema più profondo della rappresentanza politica che ha trovato. Quello che ora chiamiamo “berlusconismo” ne è stato il concime e ne è il frutto. Un uomo con un potere immenso che ha promosso e salvato se stesso dalle conseguenze che qualunque altro comune cittadino avrebbe patito nelle medesime condizioni – lo ha fatto col denaro, con le tv che piegano il consenso – e che ha intanto negli anni forgiato e avvilito il comune sentire all’accettazione di questa vergogna come fosse “normale”, anzi auspicabile: un modello vincente. È un tempo cupo quello in cui otto bambine su dieci, in quinta elementare, sperano di fare le veline così poi da grandi trovano un ricco che le sposi. È un tempo triste quello in cui chi è andato solo pochi mesi fa a votare alle primarie del Partito Democratico ha già rinunciato alla speranza, sepolta da incomprensibili diaspore e rancori privati di uomini pubblici.

Non è irrimediabile, però. È venuto il momento di restituire ciò che ci è stato dato. Prima di tutto la mia generazione, che è stata l’ultima di un tempo che aveva un futuro e la prima di quello che non ne ha più. Torniamo a casa, torniamo a scuola, torniamo in battaglia: coltivare i pomodori dietro casa non è una buona idea, metterci la musica in cuffia è un esilio in patria. Lamentarsi che “tanto, ormai” è un inganno e un rifugio, una resa che pagheranno i bambini di dieci anni, regalargli per Natale la playstation non è l’alternativa a una speranza. “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva l’uomo che ha fondato questo giornale. Leggete, pensate, imparate, capite e la vita sarà vostra. Nelle vostre mani il destino. Sarete voi la giustizia. Ricominciamo da qui. Prendiamo in mano il testimone dei padri e portiamolo, navigando nella complessità di questo tempo, nelle mani dei figli. Nulla avrà senso se non potremo dirci di averci provato.

Questo solo posso fare, io stessa, mentre ricevo da chi è venuto prima di me il compito e la responsabilità di portare avanti un grande lavoro collettivo. L’Unità è un pezzo della storia di questo Paese in cui tutti e ciascuno, in tempi anche durissimi, hanno speso la loro forza e la loro intelligenza a tenere ferma la barra del timone. Ricevo in eredità – da ultimo da Furio Colombo ed Antonio Padellaro – il senso di un impegno e di un’impresa. Quando immagino quale potrebbe essere il prossimo pezzo di strada, in coerenza con la memoria e in sintonia con l’avvenire, penso a un giornale capace di parlare a tutti noi, a tutti voi di quel che anima le nostre vite, i nostri giorni: la scuola, l’università, la ricerca che genera sapere, l’impresa che genera lavoro. Il lavoro, il diritto ad averlo e a non morirne. La cura dell’ambiente e del mondo in cui viviamo, il modo in cui decidiamo di procurarci l’acqua e la luce nelle nostre case, le politiche capaci di farlo, il governo del territorio, le città e i paesi, lo sguardo oltreconfine sull’Europa e sul mondo, la solidarietà che vuol dire pensare a chi è venuto prima e a chi verrà dopo, a chi è arrivato da noi adesso e viene da un mondo più misero e peggiore, solidarietà fra generazioni, fra genti, fra uguali ma diversi. La garanzia della salute, del reddito, della prospettiva di una vita migliore. Credo che per raccontare la politica serva la cronaca e che la cronaca della nostra vita sia politica. Credo che abbiamo avuto a sufficienza retroscena per aver voglia di tornare a raccontare, meglio e più onestamente possibile, la scena. Credo che la sinistra, tutta la sinistra dal centro al lato estremo, abbia bisogno di ritrovarsi sulle cose, di trovare e di dare un senso al suo progetto. Il senso, ecco. Ritrovare il senso di una direzione comune fondata su principi condivisi: la laicità, i diritti, le libertà, la sicurezza, la condivisione nel dialogo. Fondata sulle cose, sulla vita, sulla realtà. C’è già tutto quello che serve. Basterebbe rinominarlo, metterlo insieme, capirsi. Aprire e non chiudere, ascoltarsi e non voltarsi di spalle. È un lavoro enorme, naturalmente. Ma possiamo farlo, dobbiamo. Questo giornale è il posto. Indicare sentieri e non solo autostrade, altri modi, altri mondi possibili. Ci vorrà tempo. Cominciamo oggi un lavoro che fra qualche settimana porterà nelle vostre case un quotidiano nuovo anche nella forma. Sarà un giornale diverso ma sarà sempre se stesso come capita, con gli anni, a ciascuno di noi. L’identità, è questo il tema. L’identità del giornale sarà nelle sue inchieste, nelle sue scelte, nel lavoro di ricerca e di approfondimento che – senza sconti per nessuno – sappia spiegare cosa sta diventando questo paese; nelle voci autorevoli che ci suggeriscano dove altro sia possibile andare, invece, e come farlo. Sarà certo, lo vorrei, un giornale normale niente affatto nel senso dispregiativo, e per me incomprensibile, che molti danno a questo attributo: sarà un normale giornale di militanza, di battaglia, di opposizione a tutto quel che non ci piace e non ci serve. Aperto a chi ha da dire, a tutti quelli che non hanno sinora avuto posto per dire accanto a quelli che vorranno continuare ad esercitare qui la loro passione, il loro impegno. Non è qualcosa, come chiunque capisce, che si possa fare in solitudine. C’è bisogno di voi. Di tutti, uno per uno. Non ci si può tirare indietro adesso, non si deve. È questa la nostra storia, questo è il nostro posto.

Pubblicato su l’Unità il: 26.08.08
Modificato il: 27.08.08 alle ore 15.41


Immigrati? Non c’ero. Se c’ero, dormivo

Agosto 28, 2008

Ieri sera ho visto il film Death of a president. Questo c’entra relativamente col tema del post, sennonchè lì interveniva la donna che scrive i discorsi a George W. Bush. Che da solo probabilmente non avrebbe avuto niente da dire, e non solo nel film. Dovremmo assumerne una anche per i nostri politici e al momento sarebbe urgente per Alemanno, sindaco di Roma. Perchè sembra che ogni volta che parla manchi di buonsenso.

Oggi ha detto ai giornalisti, riguardo all’arrivo di cento immigrati da Lampedusa a Roma, che lui “non ne sapeva nulla”. Almeno poteva tacere, per non fare vedere che il Viminale non rispetta affatto il primo cittadino fascista della Capitale, o poteva prima telefonare e poi inventarsi qualcosa da dire o farsi aiutare.. Lui probabilmente è solo sincero quando dice che non sa niente. D’altra parte, il ragazzo è stato lasciato solo: il suo capo è occupato a farsi il bagno nelle riserve protette di Giannutri dove è proibito!

Lui e i suoi amici non sanno che il centro per immigrati di Lampedusa sta esplodendo, come ci raccontava il 23 agosto il Sole24Ore: ce n’erano 1500 in un centro con 700 posti. Vicino a Malta oggi 27 agosto ne sono naufragati probabilmente 70.

Medici senza frontiere ha recentemente fatto riferimento a un bilancio di 380 clandestini morti nel Canale di Sicilia durante i primi sei mesi di quest’anno, dopo i 500 nel 2007. E racconta anche che a Mitilene, nell’isola greca di Lesvos, c’è stata recentemente crisi umanitaria per troppi arrivi di immigrati. L’associazione Fortress Europa sostiene che dal 1988 il bilancio nel tratto di mare tra Sicilia e Tunisia sarebbe di 12.566 Morti e di 4.646 dispersi.

Evidentemente Alemanno e i suoi amici erano occupati, forse in ferie, il giorno che il Viminale ha comunicato che gli sbarchi di immigrati erano triplicati e ha magari chiesto ai vari rappresentanti delle istituzioni di collaborare? A Alemanno hanno promesso che non gliene manderanno altri, di immigrati. Non li manderanno certo a Roma che è la Capitale… solo nelle altre città! (lo imbrogliano?)


Quali attenzioni in più?

Agosto 27, 2008

Il sindaco di centrosinistra di Torre Annunziata, Giosuè Starita, si è detto mortificato per l’accaduto ma ha sottolineato che i due turisti “con un po’ di attenzione in più avrebbero potuto evitare l’orribile episodio di violenza”.

Adesso si sta esagerando. Stiamo parlando di un’altra coppia, tedesca stavolta, rapinata, picchiata, violentata e a questi hanno pure ucciso il cane. E sono stati non i soliti clandestini rumeni o dell’est. Ma dei figli e parenti di camorristi, perciò la coppia è anche stata trasferita in un’altra zona della Campania, con l’aiuto del Consolato e della polizia che procede con un particolare dispositivo di sicurezza sul caso.

A cosa dovevano fare attenzione? A non venire a fare le vacanze in Italia, come han detto che infatti non faranno più…

Forse si arriverà a dire che dovevano stare più attenti anche i quattro frati del convento di San Colombano Belmonte vicino a Torino che son stati bastonati con brutale ferocia da tre rapinatori incappucciati. Il convento di Belmonte è sulla cima di una collina, isolato e circondato da un fitto bosco, al centro del parco dei cosiddetti Sacri Monti. Una preda facile per i malintenzionati. Nel gennaio di due anni fa, una coppia di ladri scavalcò il muro di cinta e dalla chiesa rubarono le corone in oro che adornavano le statue della Madonna e del Gesù Bambino.

Ma a parte il furto e la rapina… una violenza efferata è stata usata in tutti i casi di aggressioni recenti. Questo è preoccupante… ancora sarà colpa della cocaina?


Roma, metropoli con degrado

Agosto 25, 2008

Non mi piace dover essere d’accordo con Alemanno. Io non ho nessuna affinità politica con la sua parte. Avrebbe fatto bene a lasciar dire quelle cose a qualcun altro, essendo lui il sindaco di Roma. E non mi piace dover dare attenzione alle solite polemiche politiche gratuite che in Italia si animano dopo qualsiasi cosa. In modo un po’ vergognoso, stavolta, perchè sul dolore e la sfortuna sarebbe meglio tacere.

Ma io sono una provinciale. Non penso affatto che la campagna sia pericolosa, lo sono di più le periferie perchè, per me che sono cresciuta nel nordest, campagna significa zone curate da agricoltori che tutto sommato sono un po’ incolti ma brave persone, non zone invase da criminali in quanto disabitate…

Vorrei sentire i romani. Da provinciale, nel confronto con le nostre campagne e periferie di microcittà, ho percepito che le periferie romane così estese ed isolate sono pericolose. La colpa è certo del Comune di Roma che ha incuria del suo territorio e della coesione sociale e si occupa forse solo il centro, per i turisti. Ma capisco anche che un territorio tanto esteso sia anche difficilmente gestibile.

Quindi mi sa che quei due turisti olandesi cinquantenni aggrediti perchè accampatisi a Ponte Galeria IMPRUDENTI lo sono stati. Per quanto tu possa essere stanco, cerchi un camping. Dopo il mostro di Firenze, fantasma della nostra infanzia per l’efferatezza dei suoi crimini contro campeggiatori, non farei campeggio libero in italia proprio da nessuna parte… ma a Roma ancora meno.

Condivido comunque l’opinione di Cristiana Alicata nel suo blog: “Non servono, cari Alemanno&Co, pacchetti per la sicurezza. Serve che i carabinieri, l’esercito, le suore, i preti, chi diavolo volete li mandate dove serve, non a passeggiare nelle piazze affollate, a fare rispettare le leggi che già ci sono. Accanto alla gente che davvero vive in condizioni pietose…”


Gli utopisti per Gaza

Agosto 24, 2008

Sono arrivati a Gaza! Questo l’emozionante racconto di Michele Giorgio per Il Manifesto del 24 agosto: Poco dopo le 5 del pomeriggio, quando la Free Gaza e dalla Liberty sono apparse all’orizzonte, sulla spiaggia di Gaza e nel piccolo porto è esplosa la gioia delle migliaia di persone in attesa. I bambini si sono tuffati in mare, gli adulti hanno applaudito e cantato, decine di persone a bordo di piccole barche si sono dirette verso le due navi di legno per essere le prime a dare il benvenuto ai 44 pacifisti, di tutto il mondo, anche israeliani, che hanno avuto il coraggio di violare il blocco navale attuato da Israele. “Ho portato i miei figli per ringraziare chi ha pensato a questa iniziativa, perché non ci hanno dimenticato” ha detto Jamila Hassan, una giovane mamma di Gaza city. Ad abbracciare i pacifisti, provati da due giorni di mare, c’erano palestinesi giunti da ogni punto di Gaza, mobilitati dal “Comitato popolare contro l’assedio”. La festa è proseguita poi sino a sera, tra abbracci, baci, strette di mano e bicchierini di tè e dolci offerti a ripetizione a ognuno dei pacifisti. Soprattutto alle due “nonnine”, la suora cattolica Anne Montgomery, 81 anni, e la sopravvissuta all’Olocausto Hedy Epstein, 84 anni, apparse affaticate anche se felici e sorridenti. “Abbiamo dimostrato che si possono ottenere risultati importanti con metodi pacifici, solo con determinazione e forza di volontà. Spero che questi viaggi in mare verso Gaza diventino routine”, ha commentato l’attivista israeliano Jeff Halper appena ha messo piede a terra. Halper è stato il primo pacifista ebreo israeliano a entrare a Gaza, senza il permesso dell’esercito, da alcuni anni a questa parte. La legge infatti vieta ai cittadini israeliani di entrare nelle aree autonome palestinesi e ciò impedisce agli attivisti di avere contatti con la popolazione di Gaza.

“We recognize that we’re two, humble boats, but what we’ve accomplished is to show that average people from around the world can mobilize to create change. We do not have to stay silent in the face of injustice. Reaching Gaza today, there is such a sense of hope, and hope is what mobilizes people everywhere.”

–Huwaida Arraf. Huwaida is Palestinian-American, and also a citizen of Israel. She’s a human rights activist and co-founder of the International Solidarity Movement. In 2007 she received her Juris Doctor from American University in Washington D.C. Currently she teaches Human Rights and Humanitarian Law at Al Quds University in Jerusalem. Huwaida sailed to Gaza aboard the SS Liberty.

“What we’ve done shows that people can do what governments should have done. If people stand up against injustice, we can truly be the conscience of the world.”

–Jeff Halper, Ph.D.. Jeff is an Israeli professor of anthropology and coordinator of the Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD), a non-violent Israeli peace and human rights organization that resists the Israeli occupation on the ground. In 2006, the American Friends Service Committee nominated Jeff to receive the 2006 Nobel Peace Prize with Palestinian intellectual and activist Ghassan Andoni. Jeff sailed to Gaza aboard the SS Free Gaza.

“We’re the first ones in 41 years to enter Gaza freely – but we won’t be the last. We welcome the world to join us and see what we’re seeing.”
–Paul Larudee, Ph.D. Paul is a cofounder of the Free Gaza Movement and a San Francisco Bay Area activist on the issue of justice in Palestine. He sailed to Gaza aboard the SS Liberty.

Scritto giorni fa…

Il Free Gaza Movement sta andando a rompere l’embargo a Gaza, con due navi. Forse non ce la faranno. Forse ne avranno danni. Ok, anche se fossero quattro pazzi… solo i pazzi pensano di poter cambiare il mondo e solo loro ci riescono. L’Osservatorio Iraq, che ormai è diventato una fonte di primaria importanza su tutto quel che accade nel Mediterraneo,  ha pubblicato un articolo su di loro (foto). Questa è la lettera di uno dei partecipanti, Vittorio Arrigoni.

La condizione umanitaria di un milione e mezzo di palestinesi, uomini donne e bambini incarcerati illegalmente in Gaza è catastrofica, la peggiore degli ultimi 40 anni di occupazione israeliana.
Nonostante Israele dichiari che Gaza non è più occupata, di fatto nega alla vasta maggioranza della popolazione l’accesso al lavoro, agli spostamenti, all’educazione, alla sanità, e al diritto di ricevere visitatori. Abbiamo provato a ritornare in Palestina per terra. Ci abbiamo riprovato per aria. Nonostante io come i miei compagni siamo tutti pacifisti che professano la non violenza, siamo stati arrestati, incarcerati e ingiustamente processati dinnanzi alle corti israeliane. Adesso ci siamo fatti seri, via mare salperemo per Gaza. Navigando su acque internazionali, ed essendo invitati dai palestinesi, non abbiamo ritenuto doveroso informare Israele. Le leggi internazionali dichiarano esplicitamente che abbiamo tutti i diritti di andare a visitare Gaza. Il parlamentare palestinese al-Khudari ha sottolineato che “ricevere la nave che arriva per rompere l’assedio è un diritto del popolo palestinese. Essa giunge attraverso le acque nazionali, e nessuno potrà intromettersi, né Israele né altri”.

Il nostro obbiettivo è quello di rompere l’assedio israeliano di Gaza, dimostrando tutta la nostra solidarietà alla popolazione palestinese. Importando a Gaza contemporaneamente ai beni di prima necessita noi stessi, insegnanti, medici, operatori umanitari e attivisti per i diritti umani. I premi Nobel per la pace Desmond Tutu, Jimmy Carter e Mairead Maguire hanno ufficialmente espresso il loro sostegno alla missione, così come diversi parlamentari inglesi (In the UK, MPs Jeremy Corbyn and Lynne Jones, MEP Caroline Lucas, and retired MP Alice Mahon have all expressed support for this project). Il regista inglese Ken Loach ci ha inviato un suo contributo in sterline e ha espresso il suo supporto.

Sappiamo a quali notevoli rischi andiamo incontro, ma siamo al contempo parecchio stanchi e frustrati dell’inerzia della comunità internazionale, è ora che qualcuno si muova per cercare di frenare il lento genocidio di un milione e mezzo di innocenti. Non ne possiamo più di far finta di niente, di girarci dall’altra parte dinnanzi alle stragi quotidiane, alla vista di quell’ immensa prigione a cielo aperto che oggi è Gaza.Cercando di rompere l’assedio, vogliamo restituire ai palestinesi una parte della loro libertà negata. Quella sovranità della Palestina sancita dall’Onu e dalle leggi internazionali. Porteremo con noi delle reti, e se riusciremo a sbarcare per prima cosa porteremo a pescare con noi i pescatori palestinesi, oggi ridotti a bersagli galleggianti per i cecchini sulle navi da guerra israeliane.
Sulla via del ritorno verso Cipro, vogliamo portare con noi tutti quei palestinesi che necessita di cure mediche urgenti ed immediate.

Qualunque sia l’esito della nostra missione, che il nostro gesto, il nostro determinato sacrificio, possa smuovere ulteriormente le coscienza di un mondo adulterato dall’arroganza dell’indifferenza.

Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione. Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo. Soffiate sulle nostre vele, remate con noi, la giustizia e la libertà sono diritti spogliati di cittadinanza, riguardano l’intera comunità di esseri umani senza esclusione alcuna. Restiamo umani.
Bambini palestinesi di Gaza che giocano a calcio

In Facebook c’è un gruppo chiamato Break the siege on Gaza che attualmente raccoglie 4780 persone. Non poche.


Il territorio veneto… impunemente rubato e massacrato

Agosto 23, 2008

Ieri sera ero sola, ma mi era tornata voglia di uscire, dopo due settimane letargiche… allora alle 20.45 ho deciso di fare la corsa in bici fino ai Giardini della Rotonda per il cinema all’aperto di CUC Cinema Uno, con una vaga idea sulla trama del film da vedere…

La Mal’ombra è un documentario fatto da Francesco Cressati e da Andrea Segre, quest’ultomo regista già conosciuto perchè lo scorso anno alla rassegna cinematografica organizzata dagli amici di Treviso era stato invitato col documentario A sud di Lampedusa e aveva fatto un interessante dibattito con la gente su quello che aveva visto in Libia seguendo i migranti attraverso il deserto e sull’ipocrisia del controllo dell’immigrazione clandestina.

La Mal’ombra è una storia veneta di come una zincheria ha sconvolto la vita del paesino di San Pietro di Rosà (VI). Il Comune di Rosà, leghista e forzitaliota, ha accettato di farsi corrompere, passando la concessione all’industria in centro paese e perfino sopra un’area archeologica longobarda o paleoveneta…

Da subito si è organizzato un presidio di cittadini, il Presidio San Pietro, che persiste ancora oggi davanti alla fabbrica. Ieri sera erano presenti due membri del presidio a raccontare l’esperienza.

Vorrei far presente che del caso di San Pietro se ne parlava anche in Narcomafie nel 2006 come di un caso di illegalità in Veneto e per le modalità intimidatorie adottate contro il comitato, tipicamente mafiose.

Lì raccontavano “Quando è arrivato il primo volantino anonimo contro Stefano Zulian, il presidente del nostro Comitato, abbiamo capito che cominciavamo a dare fastidio e che quella che stava emergendo era una storia molto più grande di noi. C’erano di mezzo potenti e poteri ad alto livello. Il primo a farcelo capire espressamente è stato un assessore del Comune che ci ha avvertito che contro la zincheria non si può fare nulla perché ci sono “grossi interessi” e “giochi pericolosi” in ballo. Un po’ alla volta abbiamo scoperto negli sportelli delle istituzioni documenti falsi, approvazioni illegittime, denunce archiviate senza motivo, pratiche legali sparite nel nulla, conflitti di interesse da parte di chi seguiva le indagini… Così, mentre ufficialmente quel cantiere doveva essere chiuso, impunemente c’era chi compiva, sotto gli occhi di tutti, altri illeciti, ancora più gravi, certamente più pericolosi: lo scarico di rifiuti tossici di cromo che hanno inquinato la falda acquifera”. Del cromo esavalente nel vicentino – sì, ce l’abbiamo anche qui, sai che gioia (! :( ) proprio come nel film americano Erin Brockovich forte come la verità – se ne era occupata anche una puntata della trasmissione di rai3 Report.

Bisogna ricordare che il presidente del Comitato ha subito una aggressione (sprangate alla testa, mirate ad uccidere) nel 2003 di cui non sono stati individuati i colpevoli, ancor oggi, ma che i carabinieri hanno legato alla sua passione per il mondo dei bikers, evitando di considerarla una minaccia pesante alla sua attività di protesta contro questi ecomafiosi.

Bene, nel dibattito i due testimoni hanno raccontato anni di presidio e denunce insabbiate, organi di controllo ambientale conniventi, V.I.A. mai fatta e false accuse mosse contro di loro che hanno comportato ingenti spese legali da pagare. E hanno fatto notare che nell’azienda lavorano immigrati vessati e sottopagati che non vedono un sindacalista da… mai, come in quasi tutte le aziende dell’area.

Nel loro sconforto e rabbia – perchè la speranza nella giustizia è caduta – ci siamo riflessi anche noi spettatori. Secondo loro l’importante è che se ne parli, che le scuole educhino ai valori, che la gente esca di casa e si ritrovi per discutere e farsi sentire. Loro sono al presidio ogni sera, ogni notte. Sono perlopiù settantenni e giovani quarantenni, mancano i ragazzi. Ma certo, pur condividendo le loro idee… sembra una tale fatica essere sempre lì, presenti, attenti, svegli, documentarsi, ribattere alle bugie imperanti ad ogni livello….

Comunque… contrariamente alla visione patinata di modello di sviluppo innovativo e ricchezza diffusa, in Veneto si rischia anche la salute e si insabbia la giustizia…


Ossezia e complessi equilibri internazionali

Agosto 21, 2008

E’ difficile capire qualcosa che non ci appassiona. Ed io le battaglie della Russia le ho sempre ritenute un argomento che personalmente volevo evitare di approfondire. Sono più interessata alle questioni dei Sud. Ma se ora si sta scatenando una guerra che sta coinvolgendo vari attori internazionali tocca per forza iniziare a capirci qualcosa… accidenti!

Allora, eccoci qui: il Caucaso questo sconosciuto. Il Caucaso è una regione dell’Asia traversata dall’omonima catena lunga 1200 km dal Mar Caspio al Mar Nero. Alla regione appartengono i seguenti stati: bandiera Armenia, bandiera Azerbaigian, bandiera Georgia, bandiera Russia. A sua volta, il territorio caucasico sotto governo russo è diviso fra il Krai di Krasnodar e le Repubbliche autonome di Adighezia, Karacajevo-Cerkessia, Kabardino-Balkaria, Ossezia del Nord, Inguscezia, Cecenia e Daghestan. L’Ossezia del Sud è una provincia autonoma della Georgia (3.900 km², 95.000 abitanti) prevalentemente montuosa e ricca di corsi d’acqua a regime torrentizio. Il terreno è coperto in prevalenza da foreste e pascoli che permettono un vasto allevamento ovino. La capitale Tskhinvali (38.000 abitanti) sorge sul versante meridionale del Grande Caucaso ed è un notevole mercato agricolo.

Storia La caduta del comunismo ha portato alla divisione della Ossezia in una provincia del nord, rimasta nella Russia e chiamata anche Alania, e una del sud entrata a far parte della Georgia. La Georgia si dichiarò Stato indipendente nel 1991 e abolì l’autonomia dell’Ossezia del sud. Molti osseti fuggirono a nord per entrare nella Federazione russa e iniziò un movimento, sostenuto da Mosca, per staccare anche la parte meridionale dell’Ossezia dalla Georgia. Mosca appoggiò anche la provincia georgiana dell’Abkhazia. Il Cremlino inoltre accusò per anni Tbilisi di far passare armi e guerriglieri ceceni attraverso l’Ossezia del sud. La Georgia eliminò il bilinguismo su tutto il territorio, disconoscendo la lingua di origine iranica degli osseti. Alla fine del 1991 iniziarono gli scontri tra georgiani e osseti, che provocarono circa un migliaio di morti e 100 mila profughi.

Perchè ora il presidente Saakashvili ha deciso di attaccare in Ossezia del Sud? L’Osservatorio Caucaso dice che ha fatto un disastroso errore di valutazione. Avevano appena vinto le elezioni politiche di maggio, erano riusciti a neutralizzare l’opposizione, bloccata da divisioni interne con una parte che aveva deciso di restare fuori dalle istituzioni. Quando si sente sulla cresta dell’onda, farebbe sciocchezze poco meditate.

Limes riporta varie opinioni sulle motivazioni del conflitto. Potrebbe essere che Saakashvili abbia voluto attaccare la provincia separatista, per poi essere attaccati dalla Russia e quindi presentare la Georgia come vittima del gigante russo e far passare il tutto come un attacco ai valori occidentali. Ma un’opinione condivisa anche dal Financial Times fa notare che in zona si trovano sia l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) sia il gasdotto South Caucasus che, per approvvigionare l’Europa, partono dall’Azerbaijan bypassando la Russia. Proprio il conflitto renderebbe impossibile continuare a costruire qui linee energetiche “anti-russe” (come prevede il progetto Nabucco).

Nel blog La Pulce di Voltaire oggi c’è un’analisi di varie fonti che parlano della crisi in Georgia. L’opinione trattata è che Stati Uniti e Russia vogliano ostacolare l’autonomia energetica dell’Europa. Lo affermerebbe Sergio Romano in un articolo sul Corriere: “Putin è uno zar restauratore e modernizzatore. Vuole restituire ai suoi connazionali l’orgoglio perduto. Vuole preparare il suo Paese ad affrontare le sfide del futuro. Vuole instaurare un sistema economico che assicuri la prosperità e la crescita civile della società russa. Per raggiungere questo scopo non poteva permettere che le maggiori risorse naturali della nazione (soprattutto petrolio e gas) restassero nelle mani di oligarchi o di società straniere che hanno conquistato pezzi di ricchezza russa nel momento della sua maggiore prostrazione. Per sbarazzarsi di questi corsari dell’economia ha agito senza scrupoli”.  Mah! Siamo alle battaglie corsare del passato? :) Ho appena finito l’ottimo romanzo di Massimo Carlotto Cristiani di Allah sui corsari del Mediterraneo… ed eccoci immersi in uno scenario internazionale da romanzo del 1300!

Al tempo stesso, Romano fa un’ipotesi diversa, che riguarda i rapporti di forza all’interno della Nato: “Putin aveva manifestato solidarietà a Bush dopo gli attentati dell’11 settembre. Lo ha aiutato a vincere la guerra afghana autorizzando le forze armate americane a utilizzare lo spazio aereo russo e a creare basi in Asia Centrale. Ha stretto buoni rapporti con alcuni leader occidentali: Berlusconi, Chirac, Schröder. E ha colto un primo risultato positivo nel luglio del 2002, a Pratica di Mare, quando i Paesi del Patto Atlantico hanno accettato di creare una nuova organizzazione: il Consiglio Nato- Russia….. Gli Stati Uniti hanno invece attaccato l’Iraq. La vecchia Nato, improvvisamente ringiovanita e ringalluzzita, si è allargata verso Est sino a comprendere territori (le tre repubbliche del Baltico) che appartenevano all’Impero zarista e all’Urss. Quando i russi hanno lanciato i primi ammonimenti, gli Stati Uniti hanno rincarato la dose con due iniziative obiettivamente anti-russe. Gli Stati Uniti hanno messo all’ordine del giorno l’ingresso nella Nato della Ucraina e della Georgia. In secondo luogo hanno cominciato a trattare con la Polonia e la Repubblica Ceca l’installazione di basi antimissilistiche che sono teoricamente anti-iraniane e concretamente anti-russe. Quando Mosca ha fatto comprendere che l’indipendenza del Kosovo avrebbe aperto il vaso di Pandora in cui erano finiti tutti i conflitti etnici irrisolti dell’era post-sovietica, gli Stati Uniti e l’Europa hanno ignorato le sue obiezioni”.

Radio Free Europe/Radio Liberty invece spiega come in tale area (l’ex Unione Sovietica meno i tre Stati baltici) la Russia voglia esercitare anche militarmente il proprio potere, relegando in secondo piano le regole della comunità internazionale.

Secondo il Council on Foreign Relations, gli esiti del conflitto verranno decisi dall’Occidente: o si riprenderanno gli affari con i russi, come se nulla fosse accaduto, oppure la Russia verrà considerata come uno Stato che disturba l’ordine internazionale, e quindi non potrà più essere trattata come un’alleata.

Sembra che comunque gli eventi periferici della Georgia stiano già – come un sasso buttato nell’acqua – avendo un riscontro ad ampio raggio: mentre è sancito l’accordo per le basi americane in Polonia, lo Scudo Spaziale, Peacereport riporta che sembra stiano muovendosi delle navi russe verso la Siria che ha offerto la sua disponibilità a fare da sponda al ripristino di una guerra fredda possibile… “Secondo il sito Debka file, vicino all’intelligence israeliana, dopodomani, 23 agosto, arriverà nel porto siriano di Tartous un imponente contingente navale russo, guidato dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dal più importante lanciamissili russo, il Moskva e comprendente almeno quattro sommergibili dotati anch’essi di armamenti nucleari”.

Secondo Robert Fisk il presidente siriano si trova oggi in posizione di forza “senza aver sparato un colpo”. Sarkozy aveva bisogno di lui per mediare con il presidente iraniano Ahmadinejad sulla questione del Nucleare e della sua influenza in Libano per stabilizzare anche il paese dei Cedri. D’altro canto, però, Assad non ha rinunciato a sostenere i sogni nucleari di Teheran e, parlando con Ahmadinejad, ha sostenuto la sua visione di una cospirazione israelo-statunitense. Un fatto imperdonabile per l’amministrazione Bush, che però a sua volta ha bisogno di lui per non perdere il controllo della situazione in Iraq. Nei mesi scorsi, con la mediazione della Turchia, Assad aveva anche intavolato una trattativa con Israele per la restituzione delle alture del Golan, ma non per questo aveva rinunciato a esprimere il proprio sostegno per Hezbollah e Hamas, la cui leadership politica trova asilo a Damasco.

Soffia vento di tempesta….


Le bambine del Terraglio si sono ribellate. E noi?

Agosto 19, 2008

Libro di di Geografia per le elementari del 2011: “Il Nordest è un paesaggio prevalentemente pianeggiante o collinare, con una discreta disponibilità d’acqua e coltivato perlopiù a mais, frumento, vite. Le attività produttive qui presenti sono numerose e fiorenti e spaziano dall’industria agroalimentare a quella calzaturiera e tessile. Le attività commerciali sono altrettanto evidenti e fra queste si evidenziano lo spaccio di droga alla luce del sole e la prostituzione di strada, rilevante nelle zone di tutta la regione, con punte di eccellenza nel trevigiano nelle note strade Pontebbana e Terraglio e con massimali di efficienza nelle zone della strada Romea, dove alle 15 l’attività è già fervida”.

I veneti all’estero pronunciano sovente la frase “Non si vedono le prostitute su ogni strada, qui”. Il punto, però, almeno secondo me non è quello che sembra importare alla maggioranza, cioè l’offesa al decoro di probi paesini cattolici in un territorio che tiene in alto valore l’ordine e l’armonia e cura i giardini con attenzione. Il punto caldo secondo me è più la sostanza che l’apparenza: cosa sta succedendo? Perchè qui si sono insediati sfruttatori di donne e trovano una clientela così vasta, che procede lentamente per scegliere la merce, tanto da intasare il traffico ogni weekend? Forse perchè alla fine dei conti siamo una regione molto ipocrita. Il prosindaco Gentilini, quando era sindaco rottweiler e difensore della razza Piave, le aveva protette: “Sono contro gli immigrati”, aveva detto, “ma non contro le prostitute straniere. Che volete? Le prostitute sono le navi scuola dei giovani”. Con questa mentalità da ventennio fascista e da ipocrisia cattolica antiquata i politici più votati della zona affrontano i problemi del terzo millennio in cui, loro malgrado, l’Italia si è avviata a diventare una società multietnica nell’epoca della globalizzazione!

Di questi giorni è la notizia della conclusione di un’indagine partita da una ragazzina romena che ha denunciato la sua condizione di sfruttamento nel 2005. Sono state eseguite prolungate intercettazioni telefoniche, e raccolte le dichiarazioni di altre 5 ragazze, 3 delle quali minorenni e in questi giorni sono stati condannati 11 appartenenti ad un’organizzazione, colpevole di delitti come associazione per delinquere, riduzione in schiavitù, induzione e sfruttamento della prostituzione anche minorile, favoreggiamento dell’immigrazione e della permanenza di clandestini nel territorio dello Stato, sequestro di persona, violenza privata, lesioni, furto e danneggiamento.

“Oltre alle 6 ragazze che hanno reso denuncia, si ritiene siano state sfruttate, tra il 2004 ed il 2006, circa 80 giovani, metà delle quali minorenni, con guadagni non inferiori ai 100.000 Euro. Lo sfruttamento avveniva in massima parte lungo la strada Terraglio di Venezia – Mestre. Nell’ottobre 2007, su richiesta del Sostituto Procuratore dott.ssa Paola Mossa della Direzione Distrettuale Antimafia, il GIP del Tribunale di Venezia dott.ssa Licia Consuelo Marino ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e, successivamente, il GIP dott.ssa Maria Rosaria Minutolo ha emesso mandati d’arresto europei. È stata così avviata una nuova, complessa attività investigativa volta alla localizzazione dei ricercati; nell’ambito di un progetto di cooperazione coordinato dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sono stati distaccati presso la Squadra Mobile di Venezia degli investigatori romeni; questo strumento ha permesso la localizzazione di:

  1. Toni CIRLESCU, romeno 29 anni, già detenuto a Tangeri (Marocco) per traffico di stupefacenti;
  2. Neculai BORDEA alias Nicu POPESCU, romeno di 30 anni, catturato a Madrid (Spagna);
  3. Maricel DUMITRU alias Aurelian IVAN, romeno di 25 anni, catturato a Venezia-Mestre;
  4. Jenica SPIRIDON, romeno di 35 anni, già detenuto per l’omicidio del cittadino albanese Astrit BARAKU, commesso a Venezia-Mestre il 23 novembre 2003; si tratta di una precedente indagine della Squadra Mobile di Venezia, che evidenziò che l’omicidio scaturiva dai contrasti tra bande albanesi e romene proprio per il “controllo” della prostituzione sul Terraglio;
  5. Sandel STEFU, romeno di 24 anni, catturato a Venezia-Mestre;
  6. Costel DAJBOG, romeno di 31 anni, catturato a Rediu (Romania);
  7. Cornel DANAILA, romeno di 29 anni, catturato a Galati (Romania);
  8. Mariana CALINA alias Monica STEFU, romena di 25 anni, cattuarata ad Orsova (Romania);
  9. Nicoleta STEFU, romena di 27 anni, catturata a Girona (Spagna);
  10. Alina DANAILA alias Alina GHIMPU, romena di 25 anni, catturata a Rediu (Romania);
  11. Viorel TUDORACHE, romeno di 26 anni, catturato a Padova in collaborazione con quella Squadra Mobile.

E’ stata vitale la costante e ben collaudata collaborazione con l’Ufficio Protezione Sociale del Comune di Venezia”.

Bene, allora, han catturato i criminali e non ce ne dobbiamo più preoccupare? Quando ascolto e leggo notizie come questa, vera azione di intelligence e indagine ben fatta, aumenta la mia stima alle forze dell’ordine, cui il governo ha tagliato risorse e la possibilità di utilizzare intercettazioni.

Ma domani può invece essere un altro brutto giorno per altre ragazzine straniere. Perchè, come affermava Fabrizio Gatti che sul fenomeno ha svolto un’indagine giornalistica nel 2006, “eravamo il Paese dei latin lover e siamo diventati un popolo di clienti della prostituzione. Così le bande di trafficanti si adeguano. La domanda di sesso a pagamento aumenta? Loro procurano l’offerta. Con ragazze sempre più giovani. Fino alle baby-squillo, insulto un po’ cinematografico per indicare ragazzine strappate dai banchi di scuola e mandate in tanga e canottiera a vendersi sui viali. Alla periferia di Roma le fanno dormire nelle grotte. La via Salaria è un postribolo di minorenni al chiaro dei lampioni e spesso anche alla luce del pomeriggio. Lo stesso, dopo le 11 di sera, diventa via Cristoforo Colombo, l’arteria che porta al mare e all’aeroporto di Fiumicino. A Milano non occorre uscire dalla città: ragazze europee e africane sono tornate a occupare piazzale Loreto, viale Abruzzi, la Circonvallazione fin dentro i quartieri semicentrali come i Navigli e il parco Ravizza. Dalle parti di Perugia hanno scoperto una gang di moldavi che legava le adolescenti alle pareti di una stalla abbandonata. Ma la distribuzione di ragazze è capillare su tutta la Penisola. Raggiunge le campagne sperdute, perché lì la domanda dei clienti su camion e trattori è altrettanto forte. Come lungo la statale 16, tra Foggia e San Severo, dove non esistono altro che campi di pomodoro e vigne. La notte le nigeriane bruciano i copertoni per farsi vedere, di giorno vanno a dormire nell’ex zuccherificio a Rignano Garganico. Oppure la statale Adriatica da Rimini a San Benedetto del Tronto. E ancora Bari, Catania, Cremona, Prato, Aosta, Treviso. Al di fuori dei confini dell’Unione europea il mondo è pieno di famiglie ridotte alla fame. I trafficanti non fanno altro che portare le figlie di quelle famiglie là dove clienti ricchi possono mantenere loro e i loro sfruttatori”.

Il Ministero dell’Interno affermava che “l’arrivo di minorenni purtroppo è un effetto indotto involontariamente da noi. Gli organismi investigativi negli ultimi anni hanno snobbato le indagini sullo sfruttamento. Per contrastare il fenomeno le questure hanno scelto la via più veloce dei rimpatri. Come azione preventiva sono state espulse le donne. Questo ha fatto crescere l’arrivo di minorenni: perché i minori non possono essere espulsi. Le organizzazioni hanno poi cambiato politica. Ora alle ragazze lasciano anche il 30 o il 50 per cento dell’incasso. Ed evitano di sottoporle a violenze, rapimenti e stupri. Così le ragazze non scappano, non denunciano e hanno più incentivi a rimanere nel giro. L’altro aspetto nuovo è la mobilità delle prostitute. Le fanno spostare in continuazione: una settimana sulla Salaria, poi sulla Domiziana, poi le ritrovi sulla Romea. Lo spostamento impedisce eventuali legami affettivi con i clienti. Ma questo nasconde un dato preoccupante che dobbiamo approfondire: l’esistenza di una rete comune di contatti tra le squadre di sfruttatori. Che sulla strada sono quasi sempre romeni o albanesi”.

Ci sono interventi di vario genere attivati contro la prostituzione. Molti comuni della zona hanno adottato le multe e le prostitute si sono attivate a emanare i “bollini rosa” di rimborso dei clienti multati (sai che bello, lavorare gratis!). In Friuli venezia Giulia, a Modena ed anche per il Comune di Venezia il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute ONLUS ha promosso vari progetti innovativi, come ad esempio il progetto Stella Polare o quello di peer education Fenarete, per affrontare questo tema. Anche in vari comuni veneti sono stati avviati progetti sociali: a Mogliano Veneto (TV) sul Terraglio hanno il progetto “Strade Altre” del servizio Città e Prostituzione, a Venezia il Free Woman Project, a Padova la campagna “Stop alla tratta. Libera le persone che riunisce varie associazioni fra cui l’associazione Mimosa che storicamente si occupa di questo tema.

Il Comune di Treviso… notizie a riguardo son difficilmente rilevabili dal sito cercando la parola chiave “prostituzione”. Non si dedicano ad interventi sociali nemmeno nel comune di Spresiano (TV) sulla Pontebbana luogo di gran varietà commerciali (viados, nigeriane e ragazze dell’est) dove invece hanno organizzato quest’estate alcune “cene anti-prostituzione” dove si è parlato di come la prostituzione porti la sifilide a ignare donne venete attraverso i loro mariti che vanno a cercare soddisfazioni per strada (!). Mi spiace quasi non essere potuta andarci, a sentire tanto interessanti discussioni ed a mettere zizzania! Credono che le donne non sappiano che i rapporti promiscui magari non protetti portano malattie? Tuttavia il problema non è convincere le donne che devono dissuadere i mariti con tali argomentazioni mediche (spesso false, perchè mi auguro che le prostitute si tutelino con preservativi) ma andare a vedere cosa c’è di insano nelle zucche di quegli uomini che cercano donne obbedienti perché chi paga comanda e spesso ragazzine!

P.S. Che strano! La paura delle malattie viene accampata in questi giorni anche in un altro articolo che parla di violenza contro le donne: un articolo dell’Independent riguardo alle donne/ragazzine afgane punite col carcere perché scappano con innamorati, invece di sposare vecchi bavosi scelti da altri o anche perché sono state violentate. Il Colonello Ghulam Ali ha spiegato che lui sostiene il diritto delle autorità di condannare le persone vittime di stupro. “In Afghanistan sia che sia una violenza o una scelta il sesso al di fuori del matrimonio è un crimine (per le donne) perchè lo dice la legge islamica. Io penso sia un bene. Ci sono molte malattie al giorno d’oggi , come l’AIDS, che possono essere prese attraverso le relazioni sessuali illegali”. Eh, che genio…


Promemoria: io e l’Istria non ci vogliamo bene

Agosto 18, 2008

L’Istria la conoscevamo già, io e l’amico, ed io avevo “ancorato numerosi ricordi negativi” a questi posti, diceva lui. Invece l’amica non c’era mai stata ed era la sua unica vacanza di mare del 2008…

Abbiamo pensato di fermarci poco dopo il confine, ad Umago. Avevamo una lista dei camping da internet, e sembravano tutti pieni, ma non lo erano. Il primo incontrato, il Finida Camping, è stato anche quello che abbiamo scelto, dopo averne visto tre, per non prendere decisione avventata. Era circa mezzogiorno del 14 agosto, piantare la tenda sotto il sole non era cosa. Il camping si presentava con una reception lussuosa, gentili ragazze in divisa rossa ad accoglierci parlando italiano e bagni discretamente puliti. Una ragazza stava appunto pulendoli quando ci siamo entrate, e appariva furiosa, almeno da come sbatteva spazzolone e porte. Ma l’amico sosteneva fosse una delle donne più belle della terra… Il personale del bar-ristorante del camping, dove siamo stati a prendere gelati nel pomeriggio (gelati dai gusti originali alla frutta mista, di un’azienda partner della Algida), era simpatico e gentile. Ma la spiaggia… beh, c’era il campo da beach volley con la sabbia. Ma la spiaggia erano solo degli scogli piatti e del cemento su cui la gente stendeva gli asciugamani, ed il mare… appena l’amica ha messo piede sulla riva di cemento ci ha avvisato che era scivoloso ma poi io son riuscita comunque a cadere e grattuggiarmi il gomito sinistro. C’era della melma scivolosa, alghe gialle e puzzo di marcio paludico, ma il peggio era qualcosa simile ad erba che galleggiava non solo vicino a riva.

Ma ancora mancava vedere il minimarket Konsum dove il cassiere di mezza età ha fatto sospiri e battute perchè non avevamo kune, la moneta locale, ma il giorno seguente il cassiere adolescente ha fatto all’amico una sceneggiata, perchè non aveva spiccioli di kune esatti, e gli ha strappato di mano lo yogurt che voleva comprare. Io sono uscita ai suoi primi fumi dopo aver detto “sai che tragedia!”, perchè poi io passo per quella che litiga coi croati per inezie. La situazione poteva essere affrontata con positività, scegliendo di dormirci solo, nel camping, ed andare a cercare altre spiagge e soprattutto raggiungere Umago per la colazione, evitando acquisti nel campeggio. Siamo stati a cena in uno dei ristoranti del porto di Umago e carne alla griglia e frittura di pesce non erano affatto male ed erano abbondanti.

Non ho dormito molto la prima notte: mi si è tolto il tappo del materassino ed ho dovuto rigonfiarlo al buio… era troppo gonfio, faceva mal di schiena ma in piena notte non stai a perder tempo piena di sonno a fare i collaudi del materassino… Il giorno seguente, con tempo nuvoloso, abbiamo pensato di dimenticare il mare erboso, raggiungendo la riserva naturale di Premantura, vicino a Pola.

Nel viaggio ci siamo appassionati all’audiolibro di Anna Karenina, soundtrack del viaggio, podcast a puntate di Radio 3, dal programma Il Terzo Anello. A Premantura abbiamo comprato le “scarpette per ricci di mare”, che in realtà servono per camminare sulle rocce appuntite più che sui ricci, e mangiato un gelato. Memori dell’esperienza precedente non proprio positiva di lunga camminata fra la polvere, stavolta abbiamo pagato le 25 kune per entrare in auto in quest’enorme riserva selvaggia e ci son stati consegnati depliant sulla presenza di iguane preistoriche e tursiopi e un sacchetto per raccogliere i nostri rifiuti. Ci siamo fermati in una spiaggetta con rocce che scendevano a mare, con un po’ di gente, alcuni italiani, e qui l’acqua era decisamente limpida…

Ma la giornata era nuvolosa. L’amica diceva di avere il dono di portare la pioggia ovunque: abbiamo fantasticato di spacciarla per una dea della pioggia ed organizzare, quali suoi managers, un suo sito ed una sua tournéé in tutte le zone aride dell’Africa, dove ci avrebbero accolto come benefattori, nutrito e arricchito.. :) Siamo entrati in mare, l’amico era entusiasta per tutti i pesci che già vedeva coi suoi occhialini da mare. Mentre io e l’amica scendevamo, un italiano si lamentava di essere stato “morso” da una medusa e gli amici accorrevano a soccorrerlo con l’ammoniaca… appena in acqua il nostro amico ha detto “c’è una medusa” e già una aveva punto me dietro la schiena! Ma forse perché ho fatto un balzo istintivo verso l’alto, il danno era lieve… siamo rimaste a chiacchierare dentro l’acqua salata bassa perché non si devono bagnare le punture di medusa con acqua dolce. L’amico sostiene che io sia stata punta una sola volta, mentre di solito le meduse regalano centinaia di punture e in certe situazioni possono uccidere. Prima delle 15, ha iniziato a piovere. Abbiamo pensato di raccogliere ogni cosa ed andare a visitare Pola. Rivestirsi in auto nascosti da un asciugamano steso a separé sulla portiera è stato acrobatico. E appena oltre Premantura ci siamo accorti che era tornato il sole, perciò ci siamo fermati, rimessi il costume e reimmersi in un tratto di mare fra due penisole, pieno di famiglie croate e venete perchè l’acqua bassa (meno selvaggia che nella riserva) era adatta ai bambini. Speravamo di asciugare indumenti e asciugamani bagnati stendendoli su un cespuglio ma ha ripreso a piovere. Allora di nuovo spogliarello e siamo andati a Pola. A Pola pioveva. A parte le tappe nei negozi di souvenirs, la ricerca di una pasticceria viennese italiana o croata che fosse si rivelava una mission impossible. Dopo aver passato ore vagando sotto la pioggia, comprando un ombrello e vestiti, abbiamo deciso di passare dalla ricerca di una merenda dolce e rincuorante alla ricerca di una cena di pesce. Da “Barbara” non siamo stati male. Lo spettacolo ferragostano di artisti di strada era stato annullato per pioggia.

Abbiamo raggiunto Parenzo perchè ancora era presto. Incuriositi da un personaggio che modellava i nomi col filo di ferro, siamo stati cacciati da questo perchè “gli italiani non comprano, guardano solo!”. Che arte sopraffina del commercio! Stronzo! Abbiamo trovato un bar dove al posto di cioccolata calda offrivano latte e nesquik e non potevano credere volessimo un teh caldo. I dolci erano cheesecake alle fragole (tipico dolce.. inglese) e poi una serie di strati di un wafer croato al cioccolato. E’ vietato provare a spezzare tale opera dell’arte dolciaria croata con il cucchiaino. Al tentativo dell’amica, uno dei camerieri ha preso a gridarle di lontano “oh-oh tu! no! DEVI morderlo!” con estrema galanteria croata di fronte a un reato in flagranza. Avranno colto l’ironia delle scuse dell’amica volte ad evidenziare quanta rudezza alberga nell’anima croato? Stanchi e umidi, dopo giornata non ideale per l’abbronzatura, ci siamo dedicate all’invenzione di piani per sfogare la nostra ira su un tale galantuomo appena si fosse addormentato…

La strada del ritorno era stretta e pioveva… io avevo una certa paura di fare un incidente. Abbiamo anche investito un gatto rosso enorme. Ma si trattava di suicidio… ci è apparso davanti all’improvviso e ci ha guardato. La cosa buona è stato che guidava l’amico e non ha sbandato per la sorpresa, lo spavento o un tentativo disperato di evitare di uccidere un animale che è apparso ad un palmo dall’auto… io avrei reagito con emotività fatale.

Nel camping pioveva e ovviamente la tenda era rimasta in parte aperta perché in precedenza era caldo. Alcuni vestiti e parte del sacco a pelo erano bagnati. Un vicino di igloo però russava beatamente. Per il russare intervallato da lampi enormi e tuoni fragorosi e pioggia incessante non si è dormito granché. Ad un certo punto l’amico che dormiva in altro igloo ha dichiarato che il suo letto era allagato e che sarebbe andato a dormire in macchina. Sono uscita nel buio per andare al bagno, ancora piovigginava ed ho incontrato un lago, acqua fin sopra le caviglie, fuori dalla tenda nonostante fossimo a 10 passi dal mare, e le ciabatte mi si sono rotte e son ritornata piena di fango. Ormai tutto era fango… chi ci faceva più caso? Allora nell’igloo in cui piovigginava dentro, fra lampi e tuoni, ho iniziato a pensare che uno tsunami avrebbe potuto trascinare in mare la tenda, o un fulmine fulminarci o un albero abbattersi sopra di noi come era capitato in un camping del Friuli o qualche criminale di guerra apparire fra lampi e tuoni per fare una strage… sì, mi son lasciata prendere la mano dalla situazione inquietante! Perché le nostre tende si trovavano dentro un laghetto? Il meraviglioso camping aveva una lieve collinetta prima del mare e un piccolo tombino di scolo per venire incontro alle problematiche create da uragani quali questo… tombino che si era intasato di foglie!

Il mattino dopo non pioveva, era solo nuvoloso. Avevamo steso le cose già bagnate sotto la pioggia sperando invano che il sole del mattino le asciugasse. E siamo ripartiti, per colazione in un bar di Umago, dove l’amica aveva rabbonito la cameriera chiedendole come si dice grazie in croato: “hvala!”. Al bar notavamo quante anziane venete vengono a passare vacanze qui e come ogni croato di passaggio avesse l’aria arrabbiata e facce torve. Perchè? Scherzavamo bastasse un pretesto qualsiasi perché ci facessero guerra… e noi eravamo proprio i tipi da offrire i pretesti più assurdi! :)

A quel punto non potevamo affrontare una terza notte insonne, e dopo colazione abbiamo tolto le tende, ammucchiato le cose umide in auto e siamo partiti per un pranzo al Limski Kanal a base di ostriche di allevamento. Forse perchè abbiamo deciso di restare sobri e mangiarci 24 ostriche in 3 ma senza vino bianco le ostriche non mi sono sembrate molto afrodisiache… :) Il risotto ai frutti di mare a me è piaciuto parecchio…

Tornando verso nord, abbiamo trovato coda sulla superstrada. E perso molto tempo prima di decidere ad uscirne e prendere la litoranea perchè un genovese sosteneva ci fosse lo stesso traffico. A mio parere mentiva. Infatti quando ore dopo ci siamo decisi a prenderci un caffè a Novigrad - bella cittadina – abbiamo costatato che non c’era traffico.

Lì abbiamo concluso la vacanza con una delle nostre figuracce tipiche che ci vengononaturali in questo paese… in Istria non puoi chiedere un cappuccino o ti portano un caffè macchato. Devi chiedere un “cappuccino grande”. Ma a Novigrad chiedi un macchiato e ti portano in automatico un “macchiato grande” che costa il doppio del piccolo ed è caffelatte. E avevamo solo poche kune. Abbiamo imbastito una discussione sul fatto che non avessimo chiesto un macchiato piccolo, pensando di non avere abbastanza kune. Invece bastavano. Il barista ha perfino scherzato sul fatto che potevamo lavare qualche tazza per ripagarlo delle kune mancanti…

Dopo un ultimo sguardo al mare, ci siamo riavviati per la litoranea. L’amica ha guidato fino a Trieste, eravamo tutti stanchi per non avere dormito. A Trieste abbiamo preso un altro caffè e ci siamo accorti che l’Italia è un gran bel paese.


Sicurezza e paure

Agosto 12, 2008

I soldati stanno ancora pattugliando le città nella “Missione Italia”, fra l’ironia delle Bronse querte e l’insoddisfazione dei comitati di quartiere padovani che ancora lamentano l’impunità degli spacciatori e il fatto che nelle zone calde i soldati non li abbiano ancora visti. Ma non è che se ne stiano chiusi in caserma… li ho visti io oggi con la jeep fermarsi a chiacchierare vicino al Portello! :)

Il Ministro La Russa con un disegno di legge che sarà pronto a settembre vuole portare i carabinieri nei cantieri, per controllare il rispetto delle norme ed evitare gli incidenti sul lavoro. Saranno accompagnati dai soldati. Intanto, il governo ha tolto con la Finanziaria gli indici di congruità negli appalti, e ha peggiorato le norme sugli orari di lavoro e la precarietà, dice la Cgil. Forse i carabinieri/soldati nei loro controlli a sorpresa velocizzeranno le pratiche di verbalizzazione delle morti dei “caduti sul lavoro” nei cantieri.

Famiglia Cristiana, la rivista dei Paolini,  è furiosa perchè  “il governo svia l’attenzione dai problemi economici in cui versa il paese inscenando un farsesco Far West urbano”.  Il Pil è allo zero, ma le imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede.

E  a breve i sindaci potranno emettere ordinanze per armare i vigili. L’Associazione Nazionale dei funzionari di polizia dice che “La confusione di ruoli è grande – denuncia il segretario nazionale Enzo Marco Letizia – vigili urbani che sostituiscono la polizia, sindaci che prendono il posto di prefetti e questori. La verità – prosegue – è che stanno disarticolando la sicurezza statale”.

Io mi sento perplessa, non vorrei allarmarmi per nulla ma sta succedendo qualcosa di strano, non vi pare? Dire che si sta giocando a militarizzare ogni questione sembra un’esagerazione, ma ormai sembra l’unica soluzione che il governo propone ai problemi, a partire dall’iniziale atto di mandare i soldati a difendere le discariche dalle proteste dei napoletani che non le volevano proprio nel loro comune.

Mi son convinta che non sia un’impressione  solo mia – che questa situazione non sia esattamente normale e indiscutibile - vedendo ieri sera Primo Piano su rai3, dedicato allo spettacolo “Razze” inscenato una sola volta a Treviso il 30 giugno 2008. L’evento è stato organizzato da Nostra Villorba e Centro Lovat ed ha visto la partecipazione di Gualtiero Bertelli, Marco Paolini, Gian Antonio Stella, e ancora Moni Ovadia, Natalino Balasso, Bebo Storti, la Compagnia delle Acque, Lorenzo Monguzzi del gruppo «Mercanti di Liquore», Renato Sarti e il gruppo musicale Romanì di Alexian, nome d’arte di Santino Spinelli, docente universitario di Trieste e musicista rom.

Lo scopo dello spettacolo corale era ricordare che siamo stati una terra di emigranti, non differenti da quelli che stanno arrivando ora da noi. I nostri nonni o padri non erano i migliori delle loro genti, nè erano spinti dallo spirito di avventura ma dalla fame e non per questo ne siamo meno orgogliosi, perchè hanno affrontato pesantissime discriminazioni e hanno lavorato duro tanto da farsi rispettare.

Marco Paolini ha fatto notare che non ricorda che queste genti fossero così piene di paura del diverso, dello straniero. Ora ci siamo arricchiti, abbiamo paura dei ladri e di chiunque sia “sospetto”. Ma cosa serve a diventare sospetto e/o fastidioso nella situazione attuale? E’ sospetto chi porta barba da talebano, chi veste vestiti africani o burqa sotto cui potrebbe nascondere bombe, chi ha la pelle scura e quindi “è straniero”, chi si aggira circospetto facendo commenti sulle opere d’arte religiose, chi vuole riunire le persone per la preghiera del venerdì e sfida l’autorità locale che ritiene occupazione di suolo pubblico pregare in un parcheggio, poichè non gli viene concesso di adibire a luogo di preghiera un posto migliore regolarmente acquistato o affittato, e, certo, chi ciondola senza far niente.

Esiste la criminalità, nessuno lo nega, e in molte situazioni ha mostrato un’efferatezza disumana, ma non possiamo vivere guardandoci le spalle continuamente, e chiuderci in casa ed evitare ogni incontro con gli altri per paura. Vorreste vivere così?