Sicurezza e paure

Agosto 12, 2008

I soldati stanno ancora pattugliando le città nella “Missione Italia”, fra l’ironia delle Bronse querte e l’insoddisfazione dei comitati di quartiere padovani che ancora lamentano l’impunità degli spacciatori e il fatto che nelle zone calde i soldati non li abbiano ancora visti. Ma non è che se ne stiano chiusi in caserma… li ho visti io oggi con la jeep fermarsi a chiacchierare vicino al Portello! :)

Il Ministro La Russa con un disegno di legge che sarà pronto a settembre vuole portare i carabinieri nei cantieri, per controllare il rispetto delle norme ed evitare gli incidenti sul lavoro. Saranno accompagnati dai soldati. Intanto, il governo ha tolto con la Finanziaria gli indici di congruità negli appalti, e ha peggiorato le norme sugli orari di lavoro e la precarietà, dice la Cgil. Forse i carabinieri/soldati nei loro controlli a sorpresa velocizzeranno le pratiche di verbalizzazione delle morti dei “caduti sul lavoro” nei cantieri.

Famiglia Cristiana, la rivista dei Paolini,  è furiosa perchè  “il governo svia l’attenzione dai problemi economici in cui versa il paese inscenando un farsesco Far West urbano”.  Il Pil è allo zero, ma le imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede.

E  a breve i sindaci potranno emettere ordinanze per armare i vigili. L’Associazione Nazionale dei funzionari di polizia dice che “La confusione di ruoli è grande – denuncia il segretario nazionale Enzo Marco Letizia – vigili urbani che sostituiscono la polizia, sindaci che prendono il posto di prefetti e questori. La verità – prosegue – è che stanno disarticolando la sicurezza statale”.

Io mi sento perplessa, non vorrei allarmarmi per nulla ma sta succedendo qualcosa di strano, non vi pare? Dire che si sta giocando a militarizzare ogni questione sembra un’esagerazione, ma ormai sembra l’unica soluzione che il governo propone ai problemi, a partire dall’iniziale atto di mandare i soldati a difendere le discariche dalle proteste dei napoletani che non le volevano proprio nel loro comune.

Mi son convinta che non sia un’impressione  solo mia – che questa situazione non sia esattamente normale e indiscutibile - vedendo ieri sera Primo Piano su rai3, dedicato allo spettacolo “Razze” inscenato una sola volta a Treviso il 30 giugno 2008. L’evento è stato organizzato da Nostra Villorba e Centro Lovat ed ha visto la partecipazione di Gualtiero Bertelli, Marco Paolini, Gian Antonio Stella, e ancora Moni Ovadia, Natalino Balasso, Bebo Storti, la Compagnia delle Acque, Lorenzo Monguzzi del gruppo «Mercanti di Liquore», Renato Sarti e il gruppo musicale Romanì di Alexian, nome d’arte di Santino Spinelli, docente universitario di Trieste e musicista rom.

Lo scopo dello spettacolo corale era ricordare che siamo stati una terra di emigranti, non differenti da quelli che stanno arrivando ora da noi. I nostri nonni o padri non erano i migliori delle loro genti, nè erano spinti dallo spirito di avventura ma dalla fame e non per questo ne siamo meno orgogliosi, perchè hanno affrontato pesantissime discriminazioni e hanno lavorato duro tanto da farsi rispettare.

Marco Paolini ha fatto notare che non ricorda che queste genti fossero così piene di paura del diverso, dello straniero. Ora ci siamo arricchiti, abbiamo paura dei ladri e di chiunque sia “sospetto”. Ma cosa serve a diventare sospetto e/o fastidioso nella situazione attuale? E’ sospetto chi porta barba da talebano, chi veste vestiti africani o burqa sotto cui potrebbe nascondere bombe, chi ha la pelle scura e quindi “è straniero”, chi si aggira circospetto facendo commenti sulle opere d’arte religiose, chi vuole riunire le persone per la preghiera del venerdì e sfida l’autorità locale che ritiene occupazione di suolo pubblico pregare in un parcheggio, poichè non gli viene concesso di adibire a luogo di preghiera un posto migliore regolarmente acquistato o affittato, e, certo, chi ciondola senza far niente.

Esiste la criminalità, nessuno lo nega, e in molte situazioni ha mostrato un’efferatezza disumana, ma non possiamo vivere guardandoci le spalle continuamente, e chiuderci in casa ed evitare ogni incontro con gli altri per paura. Vorreste vivere così?


Mahmoud Darwish se ne è andato

Agosto 12, 2008

Mahmoud Darwish, il poeta della causa palestinese, è morto questo weekend all’età di 67 anni per complicazioni in seguito ad un intervento al cuore.  Avrà l’onore di un funerale di stato nella West Bank, al pari di Yasser Arafat. “Ha tradotto il dolore dei palestinesi in modo magico” ha detto il poeta Ahmed Fouad Negm. “Ci ha fatto piangere e ci ha reso felici e ha scosso le nostre emozioni. Oltre ad essere il poeta della ferita palestinese, che sta facendo soffrire tutti gli arabi e tutte le persone oneste del mondo, era un poeta di grande rilievo”.

Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Le persone si sono radunate sabato notte nelle strade buie di Ramallah, portando candele e piangendo.

“Mahmoud Darwish sapeva come esprimere l’attaccamento di un intero popolo alla sua terra e l’assoluto desiderio di pace. Il suo messaggio, che parla di coesistenza fra i due popoli, continuerà a risuonare e sarà magari ascoltato” ha detto il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner.

“La questione palestinese, nella poesia di Mahmoud Darwish, non era più una leggenda ma la storia di un popolo fatto di carne, sangue e sentimenti” ha detto Zehi Wahbi, un amico del poeta chè è poeta lui stesso e un presentatore della televisione libanese.

Fonte www.independent.co.uk articolo di Mohammed Assadi da Ramallah

Ecco una delle poesie di Darwish che ho conosciuto grazie alle Donne in Nero di Padova, che lavorano per la pace con le donne di questa terra piena di conflitti:

VENGO DA LÌ
Vengo da lì e ne ho ricordi
Sono nati mortali, io ho una madre
E una casa con tante finestre
Ho fratelli, amici
E una finestra di prigione con una finestra fredda
Mia è l’onda, strappata dai gabbiani
ho il mio modo di vedere
e fili di erba in più
mia è la luna sul bordo più lontano delle parole
e la generosità degli uccelli
e l’immortale albero di olivo
ho camminato su questa terra prima delle spade
trasformato il suo corpo vivente in un tavolo oppresso
Vengo da lì. Ho restituito il cielo a sua madre
quando il cielo piange per sua madre
e piango per far conoscere me stesso
quando è tornata la nuvola
ho imparato tutte le parole degne della corte del sangue
così ho potuto rompere la regola
ho imparato tutte le parole e le ho fatte a pezzi
per farne una singola parola: Patria

traduzione mia (criticabile)