Sto frequentando un gruppo per capire meglio cosa sto vivendo, e come. Alcuni spunti del percorso da condividere:
Il modo in cui entriamo in relazione con gli altri dipende dal modo in cui vediamo e sentiamo noi stessi.
Dall’esterno ci possono arrivare stimoli affettivi, ma è la nostra capacità di amare, di rispondere ad essi che fa crescere la nostra vita affettiva. Crediamo che siano gli eventi e le persone a renderci felici e, quindi, li consideriamo colpevoli della nostra infelicità o del nostro fallimento. Ma se vogliamo vivere con pienezza affettiva dobbiamo esercitare attivamente l’atto di amare e di rispondere con gioia. Se, invece, continueremo a pretendere che sia l’esterno a riempirci di amore e di soddisfazione, aspetteremo invano.
Nella vita creiamo noi stessi ed esercitiamo il nostro potenziale. Ognuno è l’unico responsabile di ciò che vive. Non saremo mai felici con l’amore che ci danno, saremo felici con l’amore reale che riusciremo a dare.
I difetti sono solo insufficiente realizzazione di una qualità da cui ci siamo staccati, allontanati. Non si è deboli – solo a un estremo di scarso sviluppo della forza – nè stupidi – si è solo poco esercitato l’intelligenza disponibile.
Se continuiamo ad aspettarci che siano gli altri a darci amore, sicurezza, significati, come quando eravamo bambini, dovremo per forza manipolarli per ottenerli. Solo quando cominceremo a vivere direttamente ciò che siamo potremo aprirci agli altri autenticamente e gratuitamente, senza sedurli e senza dipendere interiormente da loro.
Tratto da pensiero di Antonio Blay
Pubblicato da orybal