Sono tempi strani, non vi pare?
I pirati sono tornati a solcare i mari, terrorizzando le navi. Peccato che non si possano dire affascinanti come quelli dei film Pirati dei Caraibi, questi del golfo di Aden!
Nella regione autonoma del Puntland hanno creato un’organizzazione sofisticata, che ora ha addirittura un portavoce per i rapporti con la stampa. Secondo quanto riferito dall’International Maritime Bureau, dall’inizio dell’anno i pirati somali avrebbero attaccato più di 70 imbarcazioni. Per contrastare il fenomeno, la Nato ha deciso di inviare una flotta militare di una ventina di unità. Lo scorso giugno il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione che autorizza i Paesi alleati della Somalia a intervenire militarmente nelle acque del golfo di Aden.
E gli americani, si annuncia ieri, stanno per accettare l’offerta di contractors privati della Blackwater – già nota per episodi efferati in Iraq – per scortare le navi.
Contemporaneamente, si scopre che ci sono ancora schiavi nel mondo: il Niger è stato condannato per non aver protetto una ragazza venduta come schiava a 12 anni…
La cosa più assurda è forse che si sappia da anni ma questo non appaia mai fra le notizie in prima pagina: Peacereporter ne scriveva nel 2003 riguardo al Niger dicendo che le denunce
sono iniziate nel 1991 e non hanno avuto alcun effetto.
Nel maggio 2003 il governo del Paese aveva approvato un decreto legge che proibisce la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento del lavoro. Secondo la normativa, tutti coloro che riducono in catene o obbligano chicchessia ai lavori forzati, rischiano fino a trent’anni di carcere. Nonostante il provvedimento, la condizione degli schiavi in Niger resta allarmante. Una indagine condotta dalla Timidria rivela infatti che molti di loro portano addosso i segni di coercizioni e violenze: catene alle caviglie, segni di maltrattamenti e torture sono un marchio che spesso li contrassegna nelle regioni di Agadez, Tahoua, Maradi, Dosso, Zinder, Tillabery. In Niger c’è la Timidria che li difende. Ma in altri Paesi della fascia sub-sahariana del Sahel non c’è nessuno che se ne occupa. In Sudan, Mali, Burkina Faso, Mauritania, Camerun ci sono veri e propri mercati, dove la ‘carne umana’ viene venduta al miglior offerente.
Sempre in Somalia le Corti Islamiche hanno punito un’adultera con lapidazione sulla pubblica piazza… La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un processo coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto».
Sembra che dal 2006, quando le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfissero insieme all’Etiopia le Corti Islamiche, non succedesse niente del genere. Da agosto, però, i ribelli si sono ripresi Chisimaio vietando ogni svago in quanto considerato blasfemo.
Sconfortante. Forse nel Medioevo non eravamo presi così male a diritti umani…

novembre 2, 2008 alle 9:11 pm |
[...] questo è troppo, per me (Somalia) Ne avevo parlato giorni fa della lapidazione di una donna in Somalia e dell’opposizione dei [...]
novembre 18, 2008 alle 5:24 pm |
I pirati hanno sequestrato una enorme petroliera saudita con 25 ostaggi http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200811articoli/38296girata.asp