Spresiano, il bonus di buonuscita a stranieri disoccupati

Novembre 29, 2008

1352458pjpegIo vengo da questo Comune, pur vivendo altrove, ne sono ancora residente, ed ogni elezione è una sorta di patema d’animo perchè qui da anni chi parla di apertura mentale e di cultura non si guadagna che qualche seggio. Vince sempre chi sbraita bestialità localiste.

Non riesco a commentare questo nuovo bonus che hanno istituito per gli stranieri disoccupati purchè lascino il territorio comunale… Beh, proviamo a dare uno sguardo ulteriore, dopo lo sgomento che certe uscite mi scatenano. L’idea viene dall’assessore Manola Spolverato, 39 anni, di professione medico di base. La proposta, molto essenziale, prevede di dare 2mila euro a ogni immigrato rimasto senza lavoro, purché se ne vada ad abitare altrove, e non pesi così sulle casse comunali. Non bastava aver detto settimane fa che i contributi comunali li avrebbero dati solo a quelle famiglie in cui i due coniugi parlano entrambi italiano. Mi immagino la fila davanti al comune per il test di italiano…

Gli immigrati, anello debole del mondo del lavoro, sono quelli che più duramente stanno pagando in questo momento, nel Nord Est, i costi della crisi. Paolino Barbato della CGIL dice che il problema non si risolve con le sparate come il bonus di 2mila euro.  “Cosa facciamo fare agli immigrati? Il giro di tutti i comuni, così si prendono da ognuno dei soldi purché se ne vadano? Non scherziamo. Il problema è serio. E si risolve innanzitutto regolarizzando tutti gli stranieri che lavorano. E ricordandosi che se non ci fossero loro a lavorare non ci sarebbe neppure il benessere”.

Franco Lorenzon, segretario della Cisl di Treviso dice che In proposte come quelle fatte a Spresiano si nasconde l’idea che ci sia “un esercito di lavoratori di riserva” che possa essere utilizzato quando serve e che si debba togliere dai piedi quando non è più necessario.

Antonio Confortin della UIL dice che “è intollerabile che un amministratore pubblico continui a strumentalizzare l’indigenza e i problemi della gente per scopi politici, accanendosi contro gli immigrati che fino all’altro giorno hanno pagato le tasse sui loro regolari stipendi, e che oggi, a seguito della chiusura di molte aziende, hanno perso il posto di lavoro e si trovano in uno stato di bisogno”.
Oggi, poi, sulla Tribuna di Treviso cartacea, quella genio dell’assessore afferma che non esiste proposta di un bonus, stava solo provocando … ma appunto, perchè non dimettersi ed andare al bar, se vuole dire cretinate? Era forse a Roma, lei, con i sindaci che chiedevano al governo  – di cui fa parte – di non tagliare i fondi per i servizi essenziali ai piccoli comuni? Dubito.. aveva troppo da fare a berciare stupidaggini contro gli stranieri “che ci rubano i soldi dell’assistenza e/o il lavoro” e quindi riducono alla miseria le povere famiglie di pura razza padana?
Quindi, oggi rettifica e dice che il bonus è una bufala, ma rimedia con una cattiveria ulteriore: la Legge Bossi Fini va resa più rigida… consente  a quelli che erano qui con permesso per lavoro e il lavoro lo hanno perso, BEN 6 MESI per dedicarsi alla ricerca di un nuovo lavoro prima di essere considerati degli irregolari e di non vedere rinnovato il permesso, quindi di doversene andare. La signora propone di azzerare quel periodo!
Magari si tratta di padri di famiglia che da anni lavorano e pagano tasse qui, che hanno bambini che da anni frequentano le scuole… che facciano fagotto e tornino ai loro villaggi da cui la disperazione li aveva spinti ad andarsene! Tanto vale metterli sui treni merci o nei container per i viaggi via nave… non si tratta di persone, secondo la signora assessora, ma di schiavi da prendere o da buttare.
La cosa è particolarmente ingiusta perchè si prendono di mira NON i soliti clandestini dediti alla criminalità, quelli possono continuare indisturbati a lavorare come sfruttatori della prostituzione nella via principale di attraversamento del paese, la Pontebbana… probabilmente quelli aiutano l’economia. E’ molto più facile prendersela con chi lavora, cerca di integrarsi, paga affitto e tasse… maltrattarli e farli sentire indesiderati appena non sono in grado di pagare il dazio per il disagio che non manchiamo di ricordare loro ci arrecano qui. Invece di esprimere loro gratitudine per la ricchezza economica e culturale che stanno portando fra questa gente incolta…
Ah, no no, dietrofront… sul Gazzettino ora dicono che giovedì la delibera del bonus proposta la voteranno! “Stiamo parlando non di quelle persone che sono uscite dal loro paese per migliorare la propria vita e che oggi stanno lavorando benissimo nelle nostre aziende, ma di quegli immigrati che in Italia si comportano come facevano nel loro paese d’origine, cioè non lavorano e creano disagi ai residenti. Quando ci saranno degli sfrattati senza lavoro che vengono ai servizi sociali a chiedere aiuto, dirò chiaramente che non metterò più mamme e bambini in strutture protette a 3 mila euro al mese. Ho deciso quindi di destinare una somma nel bilancio previsionale da utilizzare come incentivo perché queste persone tornino nel loro paese. La responsabilità di un amministratore, ha precisato Belliato, è di garantire l’erogazione dei servizi ai propri cittadini, non di mantenere chi non lavora”. Mah…

Obama è bravo

Novembre 29, 2008

Un gran bel discorso di insediamento…


Film d’azione in Arcella?

Novembre 27, 2008

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Ieri pomeriggio io non ero da quelle parti. Ci son stata la sera, in Arcella, quartiere dietro la stazione di Padova. Vorrei sentire parlare chi c’era, piuttosto che queste cronache sui giornali, che usano qualsiasi fatto a scopo di propaganda politica.

Il fatto è grave, certo: due ragazzi tunisini, clandestini e dediti solitamente allo spaccio, inseguiti dalla polizia che li riteneva sospetti hanno fatto un frontale con un’altra auto della polizia venuta a rinforzo della prima in una zona densamente abitata. Un’incoscienza che ha provocato danni ma avrebbe potuto aver un esito peggiore. Non è morto nessuno. 

Ma l’obiettività giornalistica  è piuttosto lontana dai quotidiani locali della città.  Il Gazzettino usa toni teatrali: “Tunisini. Clandestini. Campano di spaccio. Sono i nuovi padroni della città. Non hanno esitato a speronare frontalmente un’auto della polizia e spedire all’ospedale 4 agenti” . Speronare frontalmente??? E quella nota sui padroni non serve forse a metter la tanica di benzina fra le mani ai legaioli? “tieni, vai dal benzinaio a riempirla!”.

Il Mattino di Padova fa uno sforzo di raccontare i fatti e dice che “un inseguimento da film tra una Volante di polizia e l’auto di due immigrati si è concluso con uno speronamento a tre e un bilancio di sei feriti, quattro agenti e due tunisini”. 

Solo che il giornalista ha voluto aggiungere dettagli romanzeschi che mi fanno sorridere: ”hanno puntato il muso della loro auto contro quella della polizia che gli arrivava di fronte. Chissà se hanno chiuso gli occhi al momento dello schianto Ahmed Mamri, 22 anni, tunisino, clandestino e Alì Kaldi, 21 anni, tunisino, clandestino, quando alle 14,40 di ieri, in via Buonarroti, hanno concluso deliberatamente la loro fuga (contromano) contro l’Alfa 159 con i colori d’istituto della questura. Chissà se Mamri e Kaldi hanno chiuso gli occhi sapendo che avrebbero potuto uccidersi e uccidere altre persone. Chissà. Se fosse accaduto, sarebbe stata una inutile carneficina. Perché Mamri e Kaldi sono due spacciatori conosciuti ma non avevano droga in tasca. Non avevano nulla da nascondere se non che non potevano essere a bordo di quell’auto essendo clandestini e senza patente. Per questo Mamri e Kaldi avrebbero potuto fermarsi”.

Aggiunge, Il Mattino, che ora ci son “Tutti a portare solidarietà agli agenti, sincerarsi delle loro condizioni (uno e stato dimesso, due di loro sono in osservazione per trauma cranico e uno per traumi agli arti) e capire come possa accadere una cosa del genere”.

Io mi chiedo? Ma chi sono questi due appena ventenni, arrivati nel 2003 e nel 2005 ancora minorenni (minori stranieri non accompagnati) e dediti allo spaccio? Magari li ho pure incrociati, si radunano al Portello e mescolano con gli studenti anche di giorno… Dal 2003 o dal 2005 che diamine di vita hanno fatto? Che percorso han fatto da minorenni (erano invisibili alle istituzioni? son passati all’affido di comunità?), dove han dormito? – che si dice che hanno tre domicilii e forse stavano tutti a casa di una prostituta romena che se n’è partita, secondo il Gazzettino - cosa è successo quando di sicuro hanno avuto fermi e notti dentro (immagino)? Boh… la gente non capisce come possa accadere una cosa del genere nella nostra perfetta città…


Tante donne a Lampedusa

Novembre 26, 2008

wfp131622Il Corriere della Sera annuncia che a Lampedusa nel 2008  son arrivate 3.128 donne, il triplo di quelle sbarcate nel 2007. La cosa può sembrare una notizia dell’estate:ci son tanti turisti e Lampedusa è meta preferita dalle donne come Lesvos?

Beh, però siamo a novembre e si sta parlando dei dati sull’intero anno, mesi invernali primaverili, estivi e autunnali… Non è mica divertente sbarcare nelle isole nei mesi freddi, con il mare mosso e l’acqua fredda che ti schizza addosso…

Queste donne sono migranti. Son diventate il 12% dei migranti sbarcati nel 2008. Erano solo il 5% nel 2006. Anche i minori ora sono l’8%, mentre nel 2006 erano solo il 2%.

Da dove vengono? La stragrande maggioranza dei migranti arriva da Eritrea e Somalia. Sarà forse per le stesse motivazioni presenti in questo report di Amnesty presentato a maggio 2008 che afferma che “In Somalia la popolazione civile subisce omicidi, torture e stupri; i saccheggi sono diffusi e interi centri abitati vengono distrutti”. I colpevoli sono le truppe etiopiche che si rendono sempre più responsabili di omicidi tramite sgozzamento, che è localmente definito “uccisione della pecora”: le vittime, con la gola tagliata, vengono abbandonate in pozze di sangue lungo la strada fino a quando gli uomini armati e i cecchini abbandonano la zona, consentendo ai familiari di recuperare i cadaveri. Loris De Filippi, capo progetto delle missioni italiane di Medici senza frontiere dice che “in genere gli uomini partono per motivi economici. Ma quando le condizioni diventano di estremo pericolo, allora scappano tutti, anche le donne, anche quelle che aspettano un bambino”. Senza poi tralasciare di ricordare le più recenti aggressioni atroci contro le donne delle milizie delle coorti islamiche, che comandano in Somalia.

Beh, diamine, io me ne andrei… raccoglierei quattro stracci, bambini, alcune provviste e semplicemente comincerei a camminare senza voltarmi indietro… Riusciamo a immaginare poi che razza di incubi potranno fare queste donne anche dopo molto tempo essersi messe in salvo? 

Sono in aumento in Italia le richieste d’asilo. Anche perchè finalmente si inizia a dare un’accoglienza minimamente decorosa: la legge 189/2002 ha istituito il “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”. E’ stato inoltre costituito il Fondo nazionale per le politiche e i servizi di asilo, al quale possono accedere, nei limiti delle risorse disponibili, gli Enti locali che prestano servizi finalizzati all’accoglienza dei richiedenti asilo e alla tutela dei rifugiati e degli stranieri destinatari di altre forme di protezione.

Stando all’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) lo scorso anno una su 3 delle persone arrivate via mare in Sicilia ha fatto domanda di asilo e una su 5 ha ottenuto una qualche forma di protezione. Quest’anno il trend è in crescita: le domande di asilo sono già oltre 40 mila in Italia. L’impennata nelle richieste di asilo è stata così improvvisa da mettere in crisi il modello italiano basato sui Cara (Centri di assistenza per i richiedenti asilo) e sui Sprar (il Servizio di protezione per chi ottiene una risposta positiva).

Dal dicembre 2005 anche Padova ha presentato, per la prima volta, un progetto d’intervento in favore di richiedenti asilo e rifugiati. Con nota del 19 gennaio 2006 il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, ha comunicato l’ammissione del Comune di Padova nel Sistema nazionale di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati.


Basta violenza contro le donne!

Novembre 21, 2008

violenza

Consiglio d’Europa: la prima causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni, nel mondo, ma anche in Europa, è l’aggressione violenta da parte dei loro compagni di vita. Lo afferma una ricerca del neonato “Osservatorio criminologico e multidisciplinare sulla violenza di genere”.

Facciamo un po’ di rassegna stampa intorno al mondo, che l’oblio e la rimozione sono forse la connivenza peggiore: Amnesty denuncia che almeno il 25% delle donne armene sta subendo violenza in famiglia nel rapporto “No pride in silence: countering violence in the family in Armenia”, che accusa il governo di non proteggere le donne.

Quindici ragazze sono state sfregiate con l’acido, mentre andavano a scuola a Kandahar in Afganistan, zona con intensa presenza di talebani che fino al 2001 avevano chiuso le scuole per ragazze. Due tizi in moto hanno spruzzato contro di loro con una pistola ad acqua e c’è da ringraziare il burqa se i danni sono gravi, ma meno gravi del previsto. Tristissimo.

Le spose bambine e adolescenti sono 51 milioni nel mondo, denuncia l’ONU. Le spose giovanissime spesso non hanno alcuna nozione relativa al sesso e ai rischi connessi alle infezioni come l’Hiv. In alcune regioni, come quella di Amhara (Etiopia), quasi la metà delle ragazze si sposa prima di aver compiuto 15 anni; nello stato indiano di Bihar sono il 40 % in Bangladesh oltre un terzo, in Ciad il 29 %.

Senza trascurare, comunque, che IN ITALIA nel 2007 sono state uccise 112 donne dai compagni, secondo l’ospedale Fatebenefratelli di Milano. L’amica Laura sul blog Mondodonna riporta che fossero 108 secondo la Casa Delle Donne contro la Violenza di Bologna, intitolato La Mattanza… fa ansia pensare che mentre pubblicavano se ne sono aggiunte ben 4. Complessivamente i tre quarti delle donne sono uccise da un familiare (comprendendo in questa categoria anche fidanzati o conviventi). Il  25%  ha  ucciso in seguito a una lite, il 16% perché non accetta la separazione, l’8% per gelosia.

Domani a Roma e altrove ci saranno molte donne a manifestare ed ad assistere alle varie iniziative di sensibilizzazione ma il problema è la latitanza di quell’altra parte del cielo da cui escono i violenti e gli assassini. Allora risulta importante che una parte di loro, quelli di MaschilePlurale, si sia fermata a pensarci, almeno.

“La violenza contro le donne non è infatti riducibile alla devianza di maniaci o marginali contro i quali alimentare risposte emergenziali che, paradossalmente, alimentino politiche securitarie. Non c’è un
nemico oscuro nascosto nelle nostre strade da espellere: il male è nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle relazioni e nell’immaginario sessuale che abbiamo costruito. La violenza contro le donne, inoltre, è solo marginalmente rinviabile ad arretratezza culturale né è retaggio di un passato premoderno: riguarda tutte le latitudini del nostro paese, la provincia come le grandi città, tutte le classi sociali e i livelli di istruzione. Interroga direttamente la nostra normalità e il nostro presente. E’ anche fuorviante interpretare questa violenza come frutto di un disordine” diceva Stefano Ciccone sul sito Non da sola (utilissimo).

Trae linfa da “un deserto nelle relazioni, una rappresentazione del corpo e del desiderio maschile schiacciati nella categoria dei bassi istinti da imporre con la violenza o con il denaro, di una sessualità maschile ridotta alla sua rappresentazione rattrappita della virilità e scissa dalle relazioni. Svelare questa miseria non vuole proporre un vittimismo né pensarla esaustiva ma individuare una chiave di lettura della violenza e una prospettiva che faccia della reinvenzione della sessualità maschile la leva per sradicarla e al tempo stesso per aprire nuove opportunità di vita per noi uomini”.

Un migliaio di intellettuali spagnoli hanno scritto un manifesto in appoggio della nuova legge spagnola contro la violenza sessuale: il titolo è “Non passarci sopra, uomo, e non farlo a nome mio”.

Noi firmatari, uomini, diciamo SI alla Legge contro la Violenza di Genere. Perché non possiamo essere complici rispetto alla realtà di una violenza che, anno dopo anno, uccide decine di donne e obbliga molte altre ad abbandonare il proprio lavoro, la propria casa e la propria città per cercare di sfuggire al loro aggressore; una violenza che provoca ogni anno il suicidio di centinaia di donne e ne maltratta fisicamente e psicologicamente centinaia di migliaia.

Perché la violenza esercitata da uomini contro donne richiede misure specifiche, dato che non assomiglia in niente, né in quantità né come caratteristiche, ai casi isolati di violenza di donne contro uomini. Perché questa violenza asimmetrica è un terrorismo maschilista che non accetta l’emancipazione di coloro che lo subiscono, infatti la sua forma più estrema, l’assassinio, ha luogo nella maggior parte dei casi quando la donna ha rotto o è in un processo di rottura con l’aggressore.

Perché questa violenza di dominio colpisce i diritti e le libertà dell’insieme delle donne, giacché non solo maltratta o ammazza quelle direttamente colpite, ma contribuisce a creare un clima di intimidazione e timore generalizzato al momento di denunciare i maltrattamenti e rompere con i maltrattatori.

Certe volte penso che a parte lo sviluppo economico, una donna starebbe meglio a vivere in Spagna (paese di profonda cultura machista, purtuttavia, ma che si sta anche rivelando di maggior apertura mentale) … a meno che qui a breve non si muova qualche energia positiva…


Internazionali arrestati da Israele

Novembre 19, 2008
Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni

Tre attivisti dei diritti umani che accompagnavano a pesca dei pescatori palestinesi sono stati arrestati dall’esercito israeliano davanti alle coste di Gaza, dice la BBC. Sono Andrew Muncie, 34 anni, cittadino scozzese membro dell’International Solidarity Movement, Vittorio Arrigoni, italiano, e l’americana Darlene Wallach e con 14 palestinesi. Nei giornali italiani trovo online solo questa notizia dell’arresto nell’Unità.

Stavano filmando gli attacchi israeliani contro i pescatori palestinesi. L’esercito sostiene che abbiano varcato una linea di confine fra le acque territoriali di Gaza e quelle israeliane.

Il blog di Vittorio Arrigoni, giunto a Gaza il 23 ottobre con il Free Gaza Movement è Guerrilla Radio. Ultimamente lasciava poesie di denuncia ed video postati su youtube che riprendono gli israeliani che sparano contro le navi palestinesi. Nei giorni scorsi le unità militari israeliane avevano usato i cannoni ad acqua e sparato colpi di mitragliatrice in aria e in acqua per dissuadere i palestinesi e gli internazionali dall’oltrepassare il limite imposto, dice l’Unità.

I 15 palestinesi sono stati liberati, ma le loro navi sono ancora sotto sequestro. Le ambasciate si sono mobilitate per i cittadini stranieri arrestati ed oggi dovrebbero poter incontrare gli arrestati in un centro di detenzione dell’aereoporto Ben Gurion.


Forza e freschezza!

Novembre 13, 2008

Quello che si è sognato di dire stamattina il Presidente Giorgio Napolitano va ben riportato tale e quale come lo riporta La Repubblica!

Lo sfotteva Beppe Grillo chiamandolo Morfeo ma ora, dai, chi ben comincia a svegliarsi e pronunciare sagge parole….

“Gli immigrati sono un fattore di forza e freschezza per il Paese”: usa parole nette il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che questa mattina in una cerimonia al Quirinale ha incontrato i nuovi cittadini italiani. “Debbono cadere vecchi pregiudizi, occorre un clima di apertura e apprezzamento verso gli stranieri che si fanno italiani” continua. E Gianfranco Fini dice: “Sono maturi i tempi per una nuova legge sugli immigrati”.

“In un clima siffatto possono avere successo le politiche volte a stabilire regole e a rendere possibile non solo la più feconda e pacifica convivenza con gli stranieri, ma anche l’accoglimento di un numero crescente di nuovi cittadini”, dice ancora il presidente. Il punto di partenza, aggiunge Napolitano, non può essere che “una presa di coscienza collettiva del carattere non temporaneo che ha assunto il fenomeno dell’immigrazione in Italia”. Il presidente chiede anche meno rigidità sui tempi per la cittadinanza: proprio ieri la Lega aveva ribadito la linea dura, con la proposta di un blocco dei flussi di ingresso per gli immigrati di due anni.

Mio intermezzo: Nuova proposta che comprende anche il pagamento delle prestazioni sanitarie pubbliche (quindi anche l’accesso al pronto soccorso) per gli immigrati irregolari e per i medici obbligo di segnalazione degli irregolari, cosa questa che metterà in pericolo la salute, come racconta Peacereporter di molte di queste persone che se rischiano la denuncia non si presenteranno più al pronto soccorso! Con un ulteriore svantaggio: malattie eventualmente infettive per tutta la popolazione potrebbero non essere più segnalate… e diffondersi.

Per diventare italiani è necessaria “una piena identificazione con i valori di storia e di lingua”, dice il presidente, ed è “necessaria anche la condivisione dei principi giuridici e costituzionali che sono propri della nazione e del nostro stato democratico”. Sulle disposizioni e sugli strumenti da adottare a questo riguardo, la discussione è aperta. “Osservo solo – ha aggiunto il capo dello Stato – che più si mette l’accento su forme di verifica per l’avvenuta piena adesione, da parte dei singoli stranieri, al nostro sistema di valori e di principi, meno si può irrigidire il criterio del tempo di residenza che si è trascorso in Italia”. Nelle scelte sull’immigrazione, il presidente invita a “procedere con serietà” e a rispettare “elementari diritti umani che non possono conoscere barriere”.

“Il rispetto dei nostri valori fondanti e la conoscenza essenziale della nostra lingua e della nostra storia devono essere accertati con serenità ed equilibrio affinchè non si giunga a concedere il beneficio della cittadinanza indistintamente a tutti attraverso valutazioni superficiali” ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intervenendo al Quirinale all’incontro del presidente della Repubblica con una rappresentanza nuovi cittadini.

Adeguare gli strumenti per il riconoscimento della cittadinanza, secondo il ministro, “significa quindi far sì che le persone giungano già preparate al momento del giuramento da cittadini, anche perchè formarsi è un dovere civico prima ancora che una garanzia di inserimento sociale”. Per fare questo, ha proseguito, “la via maestra è quella di garantire un effettivo percorso di inserimento dello straniero al suo ingresso e lungo le diverse fasi del suo soggiorno nel nostro territorio”. “La sfida che abbiamo avanti – ha quindi concluso il ministro – è quella di considerare l’attribuzione della cittadinanza quale traguardo di un percorso di reale integrazione e non semplicemente come uno degli strumenti attraverso i quali perseguirla”.


L’esilio che ci accomuna

Novembre 11, 2008
Girotondo intorno al mondo, di Rodari

Girotondo intorno al mondo, di Rodari

Venerdì scorso son stata a sentire Karim Metref, in uno degli incontri del progetto ImmaginAfrica che propone la realizzazione di percorso di conoscenza del mondo africano e della sua varietà, attraverso l’uso di espressioni artistico-culturali, in stretta collaborazione con le comunità di immigrati sul territorio.
Karim Metref è un algerino, della Cabilia, nato nel 1967. Per anni è stato insegnante e poi militante per i diritti culturali dei berberi.
Non sono arrivata puntuale all’incontro con l’autore perchè mi ero attardata in posta. Ma in pochi minuti il discorso di Metref mi ha coinvolto. Stava parlando di come spesso viene fatta nelle scuole l’educazione interculturale, chiedendo agli immigrati di cucinare il couscous e mostrare quattro danze tipiche. Affermava che invece all’interno di ogni paese non vi è una sola cultura, ma molte culture…
Raccontava delle sue esperienze di educazione alla pace con le scuole di Salerno: i bambini delle zone popolari del porto non avevano la stessa cultura dei bambini cresciuti nelle zone collinari della città. Mentre i primi sapevano fare giochi di abilità manuale ed erano cresciuti in strada, imparando a socializzare ed a cavarsela da soli, i secondi erano molto abili coi videogames e bravi nel rispondere alle richieste della scuola. Non esiste la stessa cultura in differenti classi sociali della stessa città. E bisognerebbe considerare anche lo scontro di valori fra persone di differenti generazioni. E anche che l’incontro fra uomini e donne è un incontro/scontro interculturale.
Il mondo ci sta entrando in casa, ormai, ci sono le seconde generazioni di immigrati che sono italiane, spesso, e comunque sono cresciute in Italia. Non si può chiedere loro di mostrare ai compagni balli o tradizioni che non conoscono quasi più.
I bambini stranieri arrivati da altri paesi ci mettono 2-3 mesi ad imparare l’italiano… non ha senso avviare percorsi di educazione interculturale a causa dell’arrivo in classe di bambini immigrati… l’educazione interculturale andrebbe pensata come educazione alle differenze ed alla pace.
Metref raccontava i motivi che l’hanno portato a scrivere Caravan to Baghdad: il libro nasce dall’organizzazione di alcune sue mail spedite ad amici durante l’esperienza in Iraq con l’ONG Terres des Hommes. Visto la poca fatica di questa creazione, nata quasi spontaneamente, Karim si è occupato di far conoscere, con Tagliato per l’esilio, alcuni racconti della sua terra o di esperienze di immigrazione.
L’esilio, nell’esperienza di Metref, non nasce dall’immigrazione per necessità o per forza… l’esilio è una condizione preesistente nella persona che la spinge a lasciare il proprio paese. La conoscono in molti, questa esperienza, questo sentirsi diversi da quelli che ci circondano, a volte perchè la nostra famiglia è diversa, a volte perchè si è studiato più degli altri e ci si è aperti al mondo esterno, o per le nostre idee politiche o scelte sessuali.
Per lui, l’essere cabilo è già una differenza rispetto agli algerini: l’arabo veniva imposto come lingua ufficiale e dicevano che nelle colonie di vacanza, se ai bambini scappava una parola in dialetto berbero potevano essere perfino picchiati. Essere un cabilo con un nome arabo – Karim – imposto all’epoca dal nazionalismo arabo, nemmeno storpiato all’africana come si usava in passato rendere un Moahmed un Mamadou – all’interno del movimento culturale berbero era già strano. Nel villaggio, poi, con la colonizzazione francese, operai dei paesi poveri d’Europa, in quel caso italiani, sono venuti ed hanno costruito una scuola. Le altre famiglie erano restie a mandarvi i figli, ma la bisnonna di Metref era una giovane vedova, seconda moglie, con 4 figli ed era stessa stessa una forestiera in paese. Lasciata in miseria dalla prima moglie del marito, ha visto nella scuola un’opportunità per i figli.
Il nonno di Metref, quindi, ha studiato da insegnante ed era comunista. Nella zona alcune figure religiose berbere, i Morabiti o Marabutti, avevano in passato costituito un impero, ispirati da un visionario che aveva un esercito di preti soldati. Poi l’impero era stato vinto e loro massacrati, ma si erano rifugiati sui monti. Molti dei maggiori studiosi del Maghreb – come ad esempio quello che ha curato la grammatica della lingua araba maggiormente diffusa nel mondo – sono Morabiti. E’ una setta che studia le scienze ed alleva i suoi figli per la conoscenza, inviandoli nelle migliori università del Maghreb, ma che non riserva la stessa benevolenza all’istruzione delle masse. Spesso, verso le masse si comportano da ciarlatani, approffittando della loro ingenuità, e perciò il nonno di Metref li osteggiava, svelava i loro finti talismani. Che la famiglia non aderisse a questa fede ha reso l’infanzia di Metref circondata da ostilità di altri bambini, non compresa nè da lui nè da loro.
Ci si sente esiliati quando si è diversi. Si sceglie di andare via perchè ci si sente diversi dagli altri nella propria terra.  Anche i poveri sono in esilio. E quelli che non si sottomettono mai, come gli zingari. Metref ritiene che la nostalgia del paese natale sia una sorta di “obbligo sociale”, i compaesani si uniscono nella nostalgia. Molte persone scelgono di vivere da straniero in terra d’altri, ne conosco parecchi che stanno bene in questo stato e pure io son tentata di andare altrove.
L’esule non si identifica totalmente nel suo gruppo di origine e quindi non rifiuta l’estraneo, non ha bisogno di marcare i confini. Metref racconta di aver discusso con un compaesano, perchè nel mondo musulmano esiste una buona abitudine di rispondere a chi ti saluta, ma si chiama “fratello” solo chi è della propria comunità. Invece lui aveva salutato come fratello un lavoratore immigrato, e era disposto a tirarsi fuori da una “fratellanza” originaria che per non essere tradita impone l’esclusione di altri.
Mia zia che è spagnola il giorno dopo mi ha raccontato un episodio che mi ha fatto ripensare a questo: suo genero ha una tabaccheria e molti dei clienti sono stranieri, africani o marocchini.. lui dice pane al pane e vino al vino e confessa che ce ne sono di maleducati o scorretti, ma giorni fa una loro cliente abituale italiana ha iniziato ad inveire pesantemente contro un loro cliente marocchino, persona gentilissima, perchè sostengono abbia subito un torto da un altro marocchino. Ma mia zia non ha trovato giusto il silenzio accomodante del negoziante. In qualche modo, la signora si è illusa di poter offendere uno straniero con la connivenza dei locali, ed ha aggredito un innocente in modo razzista e violento (“dovreste bruciare tutti!”, avrebbe detto).
In questo caso una persona coraggiosa dovrebbe prendere le parti della comunità delle persone gentili e corrette, piuttosto che mantenere la connivenza con i “noi poveri veneti offesi da stranieri invasori e violenti”. Il gruppo non vorrebbe consentire questa libertà di appartenenze, colpevolizza e limita, portando a tradire se stessi ed a contribuire ad atrocità.
L’esule rivendica la libertà di pensare con la sua testa. Metref afferma con l’esempio di una pubblicità che il capitalismo non vuole che ci conosciamo e ci uniamo intorno a delle idee… la televisione ci reclude in casa, ognuno solo in luogo tranquillo e sicuro. E’ bene fare gruppo senza farcene condizionare. Si può uscire da un cerchio, se questa appartenenza respinge così tanti che vorrebbero entrare, dice Metref. Se il cerchio ci sta stretto, è meglio lasciarlo.
Ora non mi resta che approfondire gli spunti raccolti venerdì leggendo i libri di Karim Metref…

Buoni polimeri gommosi

Novembre 6, 2008

lente-a-contatto4Sono miope. Tanto. Per eredità genetica. Mio padre è supermiope e la mia nonna materna, pure, lo era. I nonni paterni erano contadini non benestanti e la sorella emigrata in Svizzera ha regalato loro un solo paio di occhiali che ricordo sulla mensola di cucina, usati ogni tanto dal nonno e ogni tanto dalla nonna… Io son stata “sgamata” quando a Verona non vedevo un autobus in lontananza. Sarà perciò che Verona la odio?

Pur avendo accettato bene gli occhiali a 6 anni – perchè mi consentivano di leggere per diletto e perchè guardare il paesaggio è proprio una bella cosa - a 16 son stata a vedere di poter passare alle lenti a contatto. Mi ricordo che un oculista aveva decretato – cercando di infilarmi le sue dita negli occhi – che avevo pressione oculare troppo alta e che sarebbe stato impossibile passare alle lenti. vista

Gli oculisti, io li odio: non fanno che chiederti di leggere cose illeggibili sui tabelloni luminosi come se ti sfidassero  a dichiarare che “hai la vista di una talpa, smetti di fingere di vederci come gli altri!”. Inoltre, moltissimi oculisti sono contrari o scettici sulle nuove tecniche chirurgiche refrattive che tolgono loro clientela.

Quello stronzoculista sbagliava, sulla mia pressione oculare, vorrei vedere voi se non vi si alza la pressione quando qualcuno cerca di infilarvi qualcosa a forza negli occhi! Io sono lo sponsor della tollerabilità delle più recenti lenti a contatto: utilizzo prolungato, occhi ben lubrificati e annullamento delle controindicazioni (se ci dormo sopra, non mi sveglio con occhi infuocati), inoltre ci vado a nuotare (senza metter la testa sott’acqua) e perfino a fare giochi pericolosi in acqua come appunto quello della banana tunisina

Ho trovato un’ottima ortottista a Padova, una donna dall’intelligenza e dalla discrezione superiore alla media che l’Ottica Bardelle ha eliminato dal suo staff, perdendomi come cliente: lei ha cercato e trovato le migliori lenti per me, che si sono rivelate essere le Actifresh 400 Hydron. Recentemente si è fatto difficile procurarle, anche per la mancanza della buona ortottista che avevo eletto a sostituta degli oculisti, quindi ho scoperto che la cosa migliore è l’acquisto su www.lensonline.it, perchè gli ottici speculano sul prezzo e le ultime me le han fatte pagare più che a peso d’oro.

Ma insomma, l’ultima fregatura nell’acquisto a peso d’oro delle Actifresh mi aveva convinto a chiedere la prenotazione della visita per verificare la possibilità di eliminare con operazione questo difetto visivo che non mi consente di fare windsurf o lanciarmi col paracadute senza pensieri… :)

La prenotazione era per ieri. Son stata quindi all’Ambulatorio Oculistico dell’ospedale di Padova per i controlli preoperatori della miopia. Mi han chiesto durante la prenotazione telefonica di stare 5 giorni senza lenti a contatto. E’ stato difficile passare tutto quel tempo senza vedere bene – dato l’odio per gli oculisti non ho evitato controlli non periodici ma questo non significa che abbia poi “updated” gli occhiali che utilizzo solo per leggere la sera prima  di dormire, quindi mica servono graduati! Bastava graduare le lentine, no? - e insomma non vedendoci bene, prima mi è venuto il mal di testa, poi l’introversione e la decisione di fare vita da suora di clausura e poi ecco, c’era Montalbano in tv e perchè non fare una passeggiata in Prato della Valle dopo 2 giorni reclusa? Mi son rimessa le lentine qualche ora. Sono poi andata anche a Marghera a un colloquio di lavoro, dovevo guidare, chi mi ci porta?

Comunque, mi son impegnata, in autobus fino al Santo e poi a piedi ho raggiunto e trovato l’ambulatorio giusto ed eccomi alla visita. Lì le infermiere dell’accettazione  si sono rivelate delle cafone lavative, invece i dottori proprio gentili e professionali, non sembrano nemmeno oculisti! ;) Insomma, dopo tante domande e fatti tutti gli esami approfonditi la dottoressa Gambato annuncia che c’è “una notizia buona ed una cattiva”… sembra un film… La buona è che ho proprio occhi in piena salute, nonostante non vedano ad una spanna dal naso, la cattiva è che ho la cornea troppo sottile… 500 micron o meno, contro i 600 necessari all’operazione col laser ad eccimeri LASIK. No, pare non possa inspessire la cornea, che so, mangiando più latte e uova che evito di mangiare da un po’ di tempo … pare sia genetico. La dottoressa simpatica mi ha spedito al quinto piano, con vista sfocata da colliri, a cercare un laboratorio per la profilometria confocale per controllare la salute della cornea che determina tolleranza reale delle lenti a contatto. Ho pensato che se mi perdevo fra i corridoi del primo e del quinto piano, lì sola, non sarei stata mai più ritrovata. Ho avvisato la Fra di chiamare la polizia se non mi vedeva tornare…

Le mie due cornee stanno bene. L’ipotesi futura è che in caso di intolleranza alle lenti, possa ricorrere alle IOL fachiche.  Son uscita da lì serena, mi son rimessa le lenti e camminando son stata al mercato, con gli occhiali da sole per fastidio della luce, vabbè. Oberata poi dal peso della spesa e appunto in occhiali scuri, mi son presa pure un commento volgarotto da un passante sul mio fascino evidente. Beh, per il momento, vorrei declamare un’ode agli inventori delle lenti a contatto. Chi sono? 

Secondo wikipedia La nascita della lente a contatto si fa risalire a Leonardo da Vinci, che nel 1508 verificò che immergendo l’occhio in una sfera contenente acqua, esisteva un continuo ottico fra la superficie interna della sfera di vetro, e quella esterna della cornea. Successivamente Cartesio, nel 1636 pubblica La diottrica, in cui perfeziona l’idea di Leonardo, spiegando che un tubo riempito d’acqua e appoggiato sulla cornea, avente una lente all’estremità che sia perfettamente sovrapponibile alla cornea stessa, annulla o riduce le anomalie refrattive dell’occhio. Le lenti a contatto modernamente intese vanno fatte risalire alle scoperte di A.E. Fick, E. Kalt, A.E. Muller, rispettivamente in Svizzera, Francia e Germania. Queste lenti erano in materiale vetroso, ad appoggio sulla sclera, di grande diametro e mal sopportate fisiologicamente. Le prime lenti in materiale plastico si devono a due ricercatori americani, Dallos e Fleinbloom. I vantaggi rispetto al vetro sono immediati, diminuendo notevolmente il peso. Le prime lenti a contatto corneali rigide nascono nel 1950, aventi diametro inferiore a quello corneale, progettate da Bier. Agli inizi degli anni ‘60 due ricercatori cecoslovacchi, Lim e Wichterle progettarono le prime lenti a contatto in idrogel, le morbide.

Allora, tocca restare  miope a questo mondo, almeno per un altro po’, finchè non affinano queste nuove scoperte della scienza medica. Sarò sempre grata ai cecoslovacchi Lim e Wichterle per l’idrogel che ha reso la mia vita migliore! Strane vicende capitano ai miopi, porzione della specie umana con un karma che credo li distingua per la necessità di affinare le proprie arti di percezione sottili… Se fossi nata nel medioevo sarei stata a chiedere l’elemosina per via… magari l’ho anche fatto, in qualche vita passata. Ma i miopi si reincarnano sempre miopi? Noooo…


Il velo e il razzismo laicista

Novembre 3, 2008

Richiamo un articolo della rivista ControStorie di Barbara de Vivo  su come la Francia coloniale e post coloniale utilizza lo svelamento inteso come liberazione delle donne musulmane a pretesto per compiere atti di razzismo e nascondere altre nefandezze, in nome del laicismo. E’ questo: Velare, svelare: il razzismo della Francia. Se ne parla e lo so perchè è riportato su Il paese delle donne e lì vi consiglio di vederlo (non lo ricopio qui, è lungo) … E’ molto interessante!

Riporto solo questo: “Sul velo come libera scelta indossato per rivendicare identità ed appartenenze multiple insistono le femministe che fanno parte del Mouvement des Indigènes del la République: un movimento di figlie e figli dell’immigrazione originaria dalla ex colonie francesi. Les Indigènes hanno rappresentato l’esperienza più avanzata e radicale di autorganizzazione di terze e quarte generazioni in Francia. Ciò che li caratterizza è un discorso a tutto tondo sul passato e sul presente coloniale francese e sulla lotta al razzismo”.

E questo: “E’ necessario conoscere, capire, studiare le storie dell’immigrazione, il valore della religione per l’immigrazione, la storia del razzismo, e del colonialismo per fare solo alcuni esempi”.