Fare del male non è amore

Dicembre 6, 2008

E’ in corso la sentenza d’appello sull’omicidio di Hina Saleem, la ragazza pachistana residente in provincia di Brescia uccisa nell’agosto del 2006: il padre di Hina Saleem  ed alcuni altri parenti l’hanno uccisa e hanno occultato il cadavere in giardino. La loro “giustificazione” per l’assassinio era l’eccessiva libertà della ragazza, appartenente ad una famiglia musulmana che non vedeva di buon occhio che lavorasse e avesse scelto di avere un fidanzato italiano…

Non c’è molto da questionare sul fatto che ci siano integralismi religiosi di varia provenienza che riportano un maschilismo barbarico. Ma non c’è neanche da affermare con la stessa sicurezza che siano le religioni le responsabili di episodi di violenza: delle religioni come delle filosofie nella storia se ne è fatto quel che si voleva…  dal nazismo fino all’inquisizione e alle violenze delle crociate e recentemente ai kamikaze. Qui Adriana Bolchini Gaigher riprende alcune discriminazioni della donna che coinvolgono varie tradizioni religiose culturali… non le conoscevo.

Gli assassini meritano di essere affidati alla giustizia e poi per 30 anni a un carcere dove verranno privati della libertà ma saranno trattati secondo i diritti umani.

Quello che mi fa trasalire è che il padre tenga a dire oggi che “le voleva bene“. E’ questo il problema. La visione distorta dell’amore che pervade il mondo degli uomini. Per questa affermazione non lo consegnerei affatto solo alla giustizia;  no, per questo lo prenderei a sberle!

Perchè non è possibile che si continui a chiamare amore quello che è semplice egoismo, prevaricazione e senso del possesso.

Non si ama chi non si rispetta nella sua individualità e libertà di crescere e scegliere.

Non si può dire di amare qualcuno se lo si picchia perchè non fa quello che vogliamo o riteniamo giusto.

A molti genitori ed adulti responsabili è capitato di tirare uno schiaffo a un bambino. Non è un episodio, il problema. Anche se non si può dirlo un gesto frutto d’amore, ma un attimo di perdita della pazienza.

Ma torturare qualcuno con continuate percosse e minacce e rinchiuderlo in casa e proibirgli di fare le proprie scelte di vita, in nome dell’onore o della sofferenza che la sua libertà ci arreca, questo non è amore.


Provando a dare una svolta

Settembre 28, 2008

Sto frequentando un gruppo  per capire meglio cosa sto vivendo, e come. Alcuni spunti del percorso da condividere:

Il modo in cui entriamo in relazione con gli altri dipende dal modo in cui vediamo e sentiamo noi stessi.

Dall’esterno ci possono arrivare stimoli affettivi, ma è la nostra capacità di amare, di rispondere ad essi che fa crescere la nostra vita affettiva. Crediamo che siano gli eventi e le persone a renderci felici e, quindi, li consideriamo colpevoli della nostra infelicità o del nostro fallimento. Ma se vogliamo vivere con pienezza affettiva dobbiamo esercitare attivamente l’atto di amare e di rispondere con gioia. Se, invece, continueremo a pretendere che sia l’esterno a riempirci di amore e di soddisfazione, aspetteremo invano.

Nella vita creiamo noi stessi ed esercitiamo il nostro potenziale. Ognuno è l’unico responsabile di ciò che vive. Non saremo mai felici con l’amore che ci danno, saremo felici  con l’amore reale che riusciremo a dare.

I difetti sono solo insufficiente realizzazione di una qualità da cui ci siamo staccati, allontanati. Non si è deboli – solo a un estremo di scarso sviluppo della forza – nè stupidi – si è solo poco esercitato l’intelligenza disponibile.

Se continuiamo ad aspettarci che siano gli altri a darci amore, sicurezza, significati, come quando eravamo bambini, dovremo per forza manipolarli per ottenerli. Solo quando cominceremo a vivere direttamente ciò che siamo potremo aprirci agli altri autenticamente e gratuitamente, senza sedurli e senza dipendere interiormente da loro.

Tratto da pensiero di Antonio Blay