Natale 2009: cosa desiderano in regalo le donne?

Dicembre 15, 2009

Sì, c’è la crisi economica, ma esprimere desideri non costa nulla… sbizarriamoci! Voi, cosa volete?

Le donne in questo periodo, nella mia opinione personale, stanno dedicando più tempo ed energie degli uomini al cercare di pensare cosa regalare agli altri, compagni, figli, amici e parenti…. e nel cercare i regali.

Ma che cosa invece vorrebbero ricevere?

Vai a leggere cosa vogliono le donne per questo Natale su  questo articolo di www.padovadonne.it


In Italia si ride

Dicembre 11, 2008

Abbiamo una grandissima voglia di ridere, nella crisi economica e con le tasche vuote…  Se non ci fosse il premier a tirarci sù! Non l’abbiamo mica chiamato perchè risolva i problemi del Paese, scherziamo? Non avrebbe mai accettato..  L’abbiamo chiamato per fare il comico mentre la barca affonda..  o almeno, è quello che sembra credere lui!

Sembra sia convinto che grazie a lui l’Italia sia «il Paese più simpatico del mondo». Nessuno è mai stato stato così contento di se stesso e così spesso «incompreso» sulla scena mondiale, scriveva Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 7 novembre 2008.

E’ notevole la raccolta di articoli internazionali  e nazionali di commento alle battute di Silvio che si ritrova  sul sito di Franca Rame.

Ma Silvio lo sa che qui ogni sua sparata verrà perdonata. Mica lo si costringerà a dimettersi… nonostante siamo imbecilli a non ridere ogni volta che apre bocca, o proprio per questo. La battuta su Obama e l’abbronzatura doveva risvegliare le black panthers, invece ormai è già cosa datata ed assimilata – si minaccia un polverone e non succede niente..  Il fatto è che le battute arrivano in modo sistematico, come nota Giovanna Cosenza, e quindi non ci si fa neppure troppo caso, cioè per un po’ sì, ma poi una scalza l’altra…

Ora beccatevi questa, che stava in un quadratino del Corriere della Sera di oggi (dopo che han riportato che considera il dialogo con l’opposizione impossibile perchè sono marxisti leninisti!)…  a cosa ama dedicarsi, il premier? Alla caccia e alle donne. Ma più che a ogni altra cosa alla caccia alle donne!

L’ometto, per quanto sorrida e si faccia lifting allo scopo di farcelo dimenticare, ha compiuto i 70 anni! Vecchio bavoso! Battute che potrebbe fare in osteria fra un bicchiere di rosso e un ovosodo…

Ma con chi crede di aver a che fare? Guarda le donne e le immagina leprotte alla playboy con codino e cerchiello con le orecchiette? Ormai si è capito che, nel più bieco machismo nostrano, per lui le donne sono solo quelle bellocce e possibilmente distese in posizione orizzontale. E non lo sapevo che in Russia si fosse pure fatto notare per aver baciato a forza una operaia eletta da lui “la più bella e brava” dell’azienda che stava visitando con Putin.  Va da sè notare quale sia la sua idea di bravura, oltre che la violenza del suo pensiero egocentrico, che purtroppo passa all’azione prima di riflettere.

Quelle che volessero dire qualcosa o prendersela per le sue offese… non sono donne, non del tipo che lui vuole in Parlamento.

Ci sono donne che appartengono al suo schieramento e continuano a sorridere, seguendo l’imperativo dell’ottimismo imposto dal leader… forse si sono sparate in viso troppo botox o è venuta loro una paralisi facciale… Questa sarebbe un’opzione più generosa del supporre che si siano lobotomizzate.


Tante donne a Lampedusa

Novembre 26, 2008

wfp131622Il Corriere della Sera annuncia che a Lampedusa nel 2008  son arrivate 3.128 donne, il triplo di quelle sbarcate nel 2007. La cosa può sembrare una notizia dell’estate:ci son tanti turisti e Lampedusa è meta preferita dalle donne come Lesvos?

Beh, però siamo a novembre e si sta parlando dei dati sull’intero anno, mesi invernali primaverili, estivi e autunnali… Non è mica divertente sbarcare nelle isole nei mesi freddi, con il mare mosso e l’acqua fredda che ti schizza addosso…

Queste donne sono migranti. Son diventate il 12% dei migranti sbarcati nel 2008. Erano solo il 5% nel 2006. Anche i minori ora sono l’8%, mentre nel 2006 erano solo il 2%.

Da dove vengono? La stragrande maggioranza dei migranti arriva da Eritrea e Somalia. Sarà forse per le stesse motivazioni presenti in questo report di Amnesty presentato a maggio 2008 che afferma che “In Somalia la popolazione civile subisce omicidi, torture e stupri; i saccheggi sono diffusi e interi centri abitati vengono distrutti”. I colpevoli sono le truppe etiopiche che si rendono sempre più responsabili di omicidi tramite sgozzamento, che è localmente definito “uccisione della pecora”: le vittime, con la gola tagliata, vengono abbandonate in pozze di sangue lungo la strada fino a quando gli uomini armati e i cecchini abbandonano la zona, consentendo ai familiari di recuperare i cadaveri. Loris De Filippi, capo progetto delle missioni italiane di Medici senza frontiere dice che “in genere gli uomini partono per motivi economici. Ma quando le condizioni diventano di estremo pericolo, allora scappano tutti, anche le donne, anche quelle che aspettano un bambino”. Senza poi tralasciare di ricordare le più recenti aggressioni atroci contro le donne delle milizie delle coorti islamiche, che comandano in Somalia.

Beh, diamine, io me ne andrei… raccoglierei quattro stracci, bambini, alcune provviste e semplicemente comincerei a camminare senza voltarmi indietro… Riusciamo a immaginare poi che razza di incubi potranno fare queste donne anche dopo molto tempo essersi messe in salvo? 

Sono in aumento in Italia le richieste d’asilo. Anche perchè finalmente si inizia a dare un’accoglienza minimamente decorosa: la legge 189/2002 ha istituito il “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”. E’ stato inoltre costituito il Fondo nazionale per le politiche e i servizi di asilo, al quale possono accedere, nei limiti delle risorse disponibili, gli Enti locali che prestano servizi finalizzati all’accoglienza dei richiedenti asilo e alla tutela dei rifugiati e degli stranieri destinatari di altre forme di protezione.

Stando all’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) lo scorso anno una su 3 delle persone arrivate via mare in Sicilia ha fatto domanda di asilo e una su 5 ha ottenuto una qualche forma di protezione. Quest’anno il trend è in crescita: le domande di asilo sono già oltre 40 mila in Italia. L’impennata nelle richieste di asilo è stata così improvvisa da mettere in crisi il modello italiano basato sui Cara (Centri di assistenza per i richiedenti asilo) e sui Sprar (il Servizio di protezione per chi ottiene una risposta positiva).

Dal dicembre 2005 anche Padova ha presentato, per la prima volta, un progetto d’intervento in favore di richiedenti asilo e rifugiati. Con nota del 19 gennaio 2006 il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, ha comunicato l’ammissione del Comune di Padova nel Sistema nazionale di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati.


Basta violenza contro le donne!

Novembre 21, 2008

violenza

Consiglio d’Europa: la prima causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni, nel mondo, ma anche in Europa, è l’aggressione violenta da parte dei loro compagni di vita. Lo afferma una ricerca del neonato “Osservatorio criminologico e multidisciplinare sulla violenza di genere”.

Facciamo un po’ di rassegna stampa intorno al mondo, che l’oblio e la rimozione sono forse la connivenza peggiore: Amnesty denuncia che almeno il 25% delle donne armene sta subendo violenza in famiglia nel rapporto “No pride in silence: countering violence in the family in Armenia”, che accusa il governo di non proteggere le donne.

Quindici ragazze sono state sfregiate con l’acido, mentre andavano a scuola a Kandahar in Afganistan, zona con intensa presenza di talebani che fino al 2001 avevano chiuso le scuole per ragazze. Due tizi in moto hanno spruzzato contro di loro con una pistola ad acqua e c’è da ringraziare il burqa se i danni sono gravi, ma meno gravi del previsto. Tristissimo.

Le spose bambine e adolescenti sono 51 milioni nel mondo, denuncia l’ONU. Le spose giovanissime spesso non hanno alcuna nozione relativa al sesso e ai rischi connessi alle infezioni come l’Hiv. In alcune regioni, come quella di Amhara (Etiopia), quasi la metà delle ragazze si sposa prima di aver compiuto 15 anni; nello stato indiano di Bihar sono il 40 % in Bangladesh oltre un terzo, in Ciad il 29 %.

Senza trascurare, comunque, che IN ITALIA nel 2007 sono state uccise 112 donne dai compagni, secondo l’ospedale Fatebenefratelli di Milano. L’amica Laura sul blog Mondodonna riporta che fossero 108 secondo la Casa Delle Donne contro la Violenza di Bologna, intitolato La Mattanza… fa ansia pensare che mentre pubblicavano se ne sono aggiunte ben 4. Complessivamente i tre quarti delle donne sono uccise da un familiare (comprendendo in questa categoria anche fidanzati o conviventi). Il  25%  ha  ucciso in seguito a una lite, il 16% perché non accetta la separazione, l’8% per gelosia.

Domani a Roma e altrove ci saranno molte donne a manifestare ed ad assistere alle varie iniziative di sensibilizzazione ma il problema è la latitanza di quell’altra parte del cielo da cui escono i violenti e gli assassini. Allora risulta importante che una parte di loro, quelli di MaschilePlurale, si sia fermata a pensarci, almeno.

“La violenza contro le donne non è infatti riducibile alla devianza di maniaci o marginali contro i quali alimentare risposte emergenziali che, paradossalmente, alimentino politiche securitarie. Non c’è un
nemico oscuro nascosto nelle nostre strade da espellere: il male è nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle relazioni e nell’immaginario sessuale che abbiamo costruito. La violenza contro le donne, inoltre, è solo marginalmente rinviabile ad arretratezza culturale né è retaggio di un passato premoderno: riguarda tutte le latitudini del nostro paese, la provincia come le grandi città, tutte le classi sociali e i livelli di istruzione. Interroga direttamente la nostra normalità e il nostro presente. E’ anche fuorviante interpretare questa violenza come frutto di un disordine” diceva Stefano Ciccone sul sito Non da sola (utilissimo).

Trae linfa da “un deserto nelle relazioni, una rappresentazione del corpo e del desiderio maschile schiacciati nella categoria dei bassi istinti da imporre con la violenza o con il denaro, di una sessualità maschile ridotta alla sua rappresentazione rattrappita della virilità e scissa dalle relazioni. Svelare questa miseria non vuole proporre un vittimismo né pensarla esaustiva ma individuare una chiave di lettura della violenza e una prospettiva che faccia della reinvenzione della sessualità maschile la leva per sradicarla e al tempo stesso per aprire nuove opportunità di vita per noi uomini”.

Un migliaio di intellettuali spagnoli hanno scritto un manifesto in appoggio della nuova legge spagnola contro la violenza sessuale: il titolo è “Non passarci sopra, uomo, e non farlo a nome mio”.

Noi firmatari, uomini, diciamo SI alla Legge contro la Violenza di Genere. Perché non possiamo essere complici rispetto alla realtà di una violenza che, anno dopo anno, uccide decine di donne e obbliga molte altre ad abbandonare il proprio lavoro, la propria casa e la propria città per cercare di sfuggire al loro aggressore; una violenza che provoca ogni anno il suicidio di centinaia di donne e ne maltratta fisicamente e psicologicamente centinaia di migliaia.

Perché la violenza esercitata da uomini contro donne richiede misure specifiche, dato che non assomiglia in niente, né in quantità né come caratteristiche, ai casi isolati di violenza di donne contro uomini. Perché questa violenza asimmetrica è un terrorismo maschilista che non accetta l’emancipazione di coloro che lo subiscono, infatti la sua forma più estrema, l’assassinio, ha luogo nella maggior parte dei casi quando la donna ha rotto o è in un processo di rottura con l’aggressore.

Perché questa violenza di dominio colpisce i diritti e le libertà dell’insieme delle donne, giacché non solo maltratta o ammazza quelle direttamente colpite, ma contribuisce a creare un clima di intimidazione e timore generalizzato al momento di denunciare i maltrattamenti e rompere con i maltrattatori.

Certe volte penso che a parte lo sviluppo economico, una donna starebbe meglio a vivere in Spagna (paese di profonda cultura machista, purtuttavia, ma che si sta anche rivelando di maggior apertura mentale) … a meno che qui a breve non si muova qualche energia positiva…


Il velo e il razzismo laicista

Novembre 3, 2008

Richiamo un articolo della rivista ControStorie di Barbara de Vivo  su come la Francia coloniale e post coloniale utilizza lo svelamento inteso come liberazione delle donne musulmane a pretesto per compiere atti di razzismo e nascondere altre nefandezze, in nome del laicismo. E’ questo: Velare, svelare: il razzismo della Francia. Se ne parla e lo so perchè è riportato su Il paese delle donne e lì vi consiglio di vederlo (non lo ricopio qui, è lungo) … E’ molto interessante!

Riporto solo questo: “Sul velo come libera scelta indossato per rivendicare identità ed appartenenze multiple insistono le femministe che fanno parte del Mouvement des Indigènes del la République: un movimento di figlie e figli dell’immigrazione originaria dalla ex colonie francesi. Les Indigènes hanno rappresentato l’esperienza più avanzata e radicale di autorganizzazione di terze e quarte generazioni in Francia. Ciò che li caratterizza è un discorso a tutto tondo sul passato e sul presente coloniale francese e sulla lotta al razzismo”.

E questo: “E’ necessario conoscere, capire, studiare le storie dell’immigrazione, il valore della religione per l’immigrazione, la storia del razzismo, e del colonialismo per fare solo alcuni esempi”.


Firdaus e la libertà delle donne

Novembre 1, 2008

Ho finito oggi di leggere Firdaus. Storia di una donna egiziana di Nawal al Saadawi. E’ la storia di una prostituta condannata a morte per aver ucciso un uomo che si era imposto come suo magnaccia e la tiranneggiava.

La storia di Firdaus mi è sembrata più triste di quanto avessi previsto. In realtà, non è che mi preoccupasse la crudezza della vita da prostituta, di recente ho letto Il mio nome non è Wendy scritto da Uba Wendy con Paola Monzini, storia di una ragazza africana arrivata in Italia con illusione di lavorare e destinata da suoi connazionali alla prostituzione di strada fino all’estinzione del suo “debito”. Nel romanzo di Nawal al Saadawi la descrizione della prostituzione viene… sarebbe sbagliato dire “elusa”, in quanto se ne parla come tema principale, e sarebbe sbagliato dire “minimizzata”, ma in sostanza la protagonista non drammatizza quel che le accade, come se la violenza fosse ovvia, parte delle regole del suo mondo, iniziata in famiglia dove il padre fin da bambina la costringeva a lavoro e malnutrizione e picchiava la madre per ogni inezia e dove la madre l’ha sottoposto a mutilazione genitale femminile.

Il percorso di crescita di Firdaus, ragazza delle campagne rimasta priva di tutela familiare, passa nel mondo del sopruso e della prostituzione acquistando consapevolezza di come comunque ed in vari modi le donne sono tutte vittima di un inganno ordito dagli uomini, che le considerano prive di valore, e la ricerca di una rispettabilità si acquista con la ricchezza, cioè che per difendere l’onore ci vogliono grosse somme di denaro che non si possono ottenere senza perdere l’onore.

La sofferenza peggiore non le è venuta dal lavoro di prostituta, perchè in quel caso la mente è altrove e quindi la donna è invulnerabile perchè “resiste in maniera passiva, si mantiene intatta non offrendo niente, vive rifugiandosi in un mondo tutto suo”. La violenza peggiore è quella dell’inganno che subisce la donna che si innamora e dona spontaneamente il suo corpo, la sia anima, la sua mente e la sua stessa forza; abbandonandosi lascia cadere tutte le sue armi, abbassa ogni difesa.

La canzone cui si ispira Firdaus è questa:

Non spero niente

Non voglio niente

Non temo niente

Sono libera

Dopo aver accoltellato il magnaccia, Firdaus scappa e potrebbe tacere o vendersi e corrompere la polizia e salvarsi la vita, ma la verità che deve dire, perchè ormai la soffoca, la condanna: “nessuna donna può essere una criminale. Per essere un criminale bisogna essere un uomo. Dico che siete  dei criminali, tuti voi: padri, zii, mariti, magnaccia, avvocati, dottori, giornalisti, tutti gli uomini… Vita per loro vuol dire altri crimini, altre spoliazioni, rapine infinite”.

Nawal al Saadawi è una femminista egiziana, medico ginecologo e psichiatra e scrittrice nata nel 1932 in una famiglia benestante vicino al Cairo che le ha concesso di studiare. Per aver scritto il saggio La donna e e il sesso, studio del corpo femminile ma anche denuncia dell’oppressione patita dalle donne nei paesi arabi, nel 1972 ha perso il suo lavoro di direttrice del Ministero della Sanità. La sua rivista, Health, è stata chiusa. Le sue ricerche sulle nevrosi femminili andavano contro i modelli tradizionali di terapia applicati nel paese, che ritenevano “normale” una donna solo se si subordinava al marito o al padre, sul piano psicologico e sessuale.

Nel 1981 il presidente Sadat l’ha condannata alla prigione, Recentemente, nel 2007 ha scritto un’opera intitolata “Dio si dimette dal vertice” dove afferma che Dio è uno spirito, e non una donna o un uomo. Per questo l’università islamica del Cairo, Al Azhar e i tribunali egiziani l’hanno accusata di apostasia, d’ingiurie all’islam ed hanno intentato un processo contro di lei. Molti suoi libri sono stati distrutti. Nawal si è dovuta rifugiare all’estero.

Nawal al Saadawi

Di recente ho letto una interessante intervista a Nawal al Saadawi sul quotidiano gratuito Metronews. Oggi ha 77 anni ed una bella signora. Sorride spesso, dice la giornalista Paola Rizzi. Col suo sorriso e con le sue idee radicali da sempre sfida tutto e tutti. Afferma che “le ragazze figlie di immigrati avvertono un’ostilità dell’Occidente e scelgono il velo come meccanismo di difesa identitaria, ma è una falsa identità. Il velo non ha a che fare con l’Islam: lo mettono le ebree, le cristiane e le musulmane ma non lo prescrive nessun libro sacro, è solo uno strumento di oppressione del patriarcato in cui tuttora viviamo. Serve a nascondere il cervello delle donne di cui gli uomini hanno molta paura. Ma non bisognerebbe proibirlo, per superare questi problemi la strada è la giustizia sociale, garantire a europei e stranieri, donne e uomini, gli stessi diritti. Il make up, l’ossessione per il corpo è il velo postmoderno delle donne occidentali. La loro libertà è libertà di essere oggetti sessuali. Una libertà senza coscienza: tra le allieve dei miei corsi negli USA, più di un terzo ha abortito quando era teenager. Questa non è libertà. Negli USA mi chiedono perchè non ricorro alla chirurgia plastica, ma la mia identità non è data dal mio corpo, ma dal mio cervello, da quello che faccio e scrivo“.

Nawal al Saadawi mi sembra una donna consapevole di sè stessa, una “donna che corre coi lupi” che avrebbe molta saggezza da trasmetterci.


Eco su divieto di prostituirsi… solo in strada

Settembre 20, 2008
Riprendo senza commenti (aggiungo solo dei corsivi), per ora, direttamente dal Paese delle Donne

di Giancarla Codrignani

Il governo, nella persona della ministra (delle pari opportunità!) Mara Carfagna – il cui corpo è conosciuto da tutti gli estimatori/estimatrici di Tv e «calendari» – propone misure drastiche contro l’orrore della prostituzione di strada. Non è ancora leggibile il testo della proposta e c’è da supporre che il sasso, lanciato per far rumore e distrarre dai problemi Alitalia e crisi economica, resterà a lungo fuori dal dibattito parlamentare.

Intanto ben vengano le polemiche di ogni genere su etica e ipocrisia, per cui il «male» va tolto dalle strade perché la compravendita dei corpi femminili fa brutto vedere, e riprendiamo pure le tematiche femministe che interrogano i maschi e la loro «tradizione» sessuale. Il male verrebbe esorcizzato dalla limitazione estetica della spettacolarità stradale per privilegiare sicuramente, in un secondo tempo, l’organizzazione di «case» pubbliche e private o dei quartieri a luci rosse da tassare. Dalle cose dette, tuttavia, si coglie la riduzione a reato della prostituzione, finalmente anche a carico dell’uomo. Peccato che le multe, già in vigore oggi a Roma, come in passato in altri comuni, esigano un controllo ancor più impossibile dopo i tagli di spesa a carico di polizie e Comuni; inoltre si può prevedere che gli interventi sulla «contrattazione» impediranno a coppie di amici, magari vestiti un po’ eccentricamente, di chiaccherare affettuosamente senza essere sospettati di fare mercimonio.

Il quotidiano Repubblica ha pubblicato (un’intera pagina) un’intervista al manager che sostiene che raccattare sulla strada una professionista lo rilassa (c’è perfino a Milano una cinese così brava che «dopo» lo lava): ha una moglie bella e dice di amarla, peccato che «è sempre la solita minestra».

Abbiamo letto con qualche sconforto questa confessione e, come donne, pensiamo con desolata comprensione alla moglie: con la povertà di immaginazione che dimostra uno che si rilassa pagando un corpo disponibile «senza farsi tante menate», chissà quante volte avrà finto il classico mal di testa pur di evitare «la solita minestra». Dobbiamo solo augurarci che la signora trovi anche lei un qualche relax con l’altrettanto classico idraulico…

Due giorni dopo l’Unità pubblicava un bell’intervento di Clara Sereni, «Domande ai maschi». Non sta succedendo nulla di nuovo – ricorda Clara – e, per quello che la riguarda, è stufa di maschi che non si interrogano sulla dicotomia puttana/madonna che ottenebra l’immaginario virile e che loro nascondono dietro presunte superiori pulsioni. D’accordo: stufe, sì, ma non adeguate e cretine.

Infatti, non è finita. Il 15 settembre risponde a Clara, sempre su l’Unità, il «maschio meridionale di provincia» Francesco Piccolo, che è anche scrittore, uomo colto, «dalla vita sessuale abbastanza soddisfacente». Il quale, «se vede una donna seminuda, procace, di qualsiasi colore e di qualsiasi età. con l’aggiunta psicologica che con alcuni euro posso toccarla e farci sesso», si eccita. Siccome è «una persona colta, civile, consapevole» rinuncia. Rinuncia all’istinto bestiale che sarebbe indotto dall’educazione (quale? non quella comune alle donne, evidentemente sottratte alla bestialità degli istinti).

Difficile credere ad una, diciamo per essere gentili, ingenuità del genere. Lo eccitano donne (e, si suppone, trans) perché sono in vendita e lui le può pagare o perché sono svestite? Se si interrogasse, saprebbe se lo emoziona il potere di comperare, possedere, schiavizzare oppure l’immediatezza di un corpo in mostra. Nel secondo caso sarebbe uno di quelli che, se non fosse un «uomo colto», salterebbe addosso alla solita ragazzina (ma, dato che a lui vanno bene anche attempate non si salva nessuna) scollata e in minigonna che, nei ragionamenti delle caverne, «provoca». Non vogliamo immaginare che cosa succeda alla moglie quando uno così vede, in casa guardando la tv, le concorrenti di Miss Italia, che sono ancora meno vestite delle signore di strada e anche, come sussurrano a voce alta le malelingue, desiderose di protezioni vantaggiose perfino istituzionali. Non senza ragione possiamo immaginare nuove colpevolizzazioni a carico di donne che provocano con il loro esserci e burqa più o meno metaforici in arrivo con la benedizione di Ratzinger?

Sono secoli che – con l’aiuto determinante della senatrice Merlin – diciamo che la prostituzione è una vergogna. Ma contestualizziamo il problema: oggi non ci sono vie d’uscita se non in aggiornate vessazioni per le donne e ipocrite ripuliture delle strade. Il problema resta, per la Carfagna, non il reato, ma la pubblicità del reato. Come per l’aborto: per questo governo meglio la crescita dei casi di clandestinità, purché si limiti la libertà delle donne.

Il costume continua a privilegiare i maschi, che chiedono acrobazie alle puttane e «onorano» la solita minestra legittima. Neppure uno psicanalista che faccia un caso di allarme sociale della dissociazione maschile.

Nell’anno di grazia 2008, con gli esperimenti del big bang di Ginevra e il problema della clonazione come orizzonte del raziocinio umano avanzato, ci troviamo davanti maschi mai usciti, per quello che riguarda il loro corpo e la loro sessualità, dal Neandertal. Con gente così, che non si conosce, non sa fare né l’amore né il sesso, che si esibisce nel teppismo, negli stadi, nel razzismo, nel fascismo, ma prima di tutto nel grembo delle donne spesso violentate e anche uccise, non c’è futuro «umano»; anche se molti di loro ormai pensano che la violenza e la guerra non risolvono nessun problema e tanto meno salvano il mondo.

Oggi, ancora su l’Unità, Giancarlo Ferrero sostiene che «se all’attività sessuale si riconosce dignità di mezzo di comunicazione di amore e di simpatia emotiva, è necessaria una regolamentazione giuridica che la tuteli come uno degli aspetti della persona», A prescindere dall’incerto significato da attribuire alla comunicazione di amore e simpatia emotiva, che non sappiamo se sia erga omnes (per intenderci: valevole per mariti e clienti? anche per le donne?), Ferrero pensa tutto questo in un regime di parità uomo/donna o parte dal marito/cliente e dalla donna che si adegua comunque alla sua presunta sensibilità emotiva?

17 settembre 2008

La forza delle madri

Agosto 4, 2008

Sono abbastanza fiera di quest’ultimo articolo sul film “Madri” di Barbara Cupisti pubblicatomi dalle Padovadonne!