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Primo passo nel Maghreb: Tunisia 1

Quest’estate, vacanza in Tunisia, fra mare ed archeologia. Ecco la mia avventura estiva in tre puntate.

Allora… il 19 luglio 2008 son arrivata e amici italiani e brasiliani mi han raccolto all’aeroporto Carthage di Tunisi e mi ha portato a pranzo in un locale di Sidi Bou Said molto chic…

La città, lunghe strade statali a più corsie. C’era molta immondizia abbandonata sul ciglio della strada. Il giorno dopo siamo stati a pranzo ad Hammamet (ed ho visto il viale della villa – fortezza di Craxi) da Franco, un ravennate che ha qui un ristorante italiano molto elegante. Poi si va all’Hotel Nahrawess, un albergo con piscine di acqua dolce e di mare e massaggi e la spiaggia privata. C’erano lì dal mattino alcuni amici, che erano già rimasti a pernottare in questo albergo in passato per lavoro. Noi siamo entrati nella spiaggia senza che nessuno ci dicesse niente, abbiamo preso bibite al bar e abbiamo pagato per salire in 4 su una banana di gomma e farci trascinare da un motoscafo… divertimenti rischiosi in cui solo ai maschi può venire desiderio di avventurarsi ma devo dire che anch’io donna mi ci son divertita.

La sera siamo stati una festa-buffet, nella casa di una ingegnere, una ragazzina bionda con occhiali vestita in short, che vive sola in questo complesso residenziale Golden Tulip protetto da guardie e con terrazza con vista sulla baia di Tunisi ed ha fatto le lasagne, la parmigiana… c’erano invitati colleghi francesi, tunisini, italiani, un rumeno..

Il giorno dopo però ero sola. Son stata in medina e mi hanno subito rapito per una esposizione di tappeti della cooperativa del governo, ultimo giorno di offerte, e siccome dicevo no no no, l’offerta è diventata replicabile fra 10 giorni… la guida Lonely Planet mi farà scoprire poi che la storia dell’ultimo giorno della vendita sottocosto dei tappeti è un trucco tunisino collaudato che fanno ripetutamente. Son riuscita a evitare l’acquisto del tappeto ma “per pegno” ho dovuto annusare e comprare essenze di cactus e gelsomino da quello che mi ha portato lî. Son uscita correndo dalla medina e i negozianti scherzavano, indovinando da dove venissi… poi a la Porte de France ho preso un gelato a un tavolino di caffé, era davvero tanto caldo… i bambini e le donne velate si bagnavano la testa nei getti della fontana della piazza… appena mi alzo dal tavolo un ragazzino vestito tipo studente giapponese con zainetto mi ha seguito e “voleva fare amicizia”.. ho dovuto gridare per cacciarlo perchè mi assillava anche se dicevo di non essere interessata, ma un secondo ragazzo ha attaccato bottone ed era piü simpatico… ho accettato che stesse a farmi compagnia mentre aspettavo il mio amico, infine ha proposto di andare in un shisha caffé buio e una vocina nella mia testa mi ha consigliato di rifiutarmi di entrare, ma ne ha proposto uno piü illuminato e mi ha offerto  limonata  – una delle cose buone che ha Tunisi – e siamo rimasti a chiacchierare: Lotfi ha una “copine” di 60 anni che lavora alla Residence, fa il gigolò, viene da Madhia dove hanno una fattoria, con  olivi e pecore… ma non vuol fare il lavoro del padre, ha lasciato un lavoro in un negozio per screzi col padrone e vende occhiali da sole e forse altro… io gli dico che potrebbe aprire un export di olio tunisino in Italia… Mi sento a posto, poi, ripensandoci, perchè ho parlato con lui serenamente, come due persone che vogliono conoscersi, senza entrare nel gioco della seduzione che per lui è solo commercio di sè, forse un po’ umiliante… forse sono un’ingenua donna europea di un paese benestante, nonostante venga da famiglia di classe operaia.

Il giorno seguente mi son fatta lasciare in aeroporto, per trovar informazioni all’agenzia del turismo sui trasporti pubblici. Non se ne trovano. Un uomo (mediatore turisti-taxisti?) mi ha inviato da un taxista, che subito è diventato furioso, perché il primo lo voleva convincere a portami per 15 dinari, ma il taxi bianco costa 25 e il giallo max 15. Il taxista insisteva anche poi che dovevo pagarne 25, abbiamo litigato e son scesa. Mi ha preso un taxi giallo mi ha portato a La Marsa al mare, ma ha dovuto fare il seduttore ….NON DEVI  parlare ai taxisti, mi consiglia nuova amica tunisina. Ed ha detto che pagare 15 era troppo, la tariffa del governo prevede massimo 7 dinari in città e se non te la vogliono fare devi dire che vai alla polizia, devi segnarti numero del taxi, controllare che il tassametro sia a 0,400 dinari e vedere il regolamento appeso al finestrino! ….!!! Tutto questo devo fare???

Ho passato un pomeriggio ventoso alla spiaggia di La Marsa, dove le donne fanno il bagno vestite ed anche io. Il bagnino fischiava se il vento era troppo forte, per far uscire i bagnanti… io non sono entrata in acqua per non lasciar la borsa, ma, quando ho accennato a togliere il pareo, il bagnino è venuto a ribadirmi che non avevo il suo permesso di fare il bagno ora… volevo solo rivoltarlo perchè era rovescio e andare a camminare lungo la spiaggia! Ma poi la mia idea era quella di tornare in tram… lì viaggiava il popolo e nessuno mi ha disturbato, anche se pieno di adolescenti che forzavano le porte elettriche e viaggiavano con la porta aperta, col rischio di cadere, e di gente di campagna che parlava troppo forte… Se ci fosse stato ovunque, lo avrei preso di nuovo… costa tipo 25 o 45 cent di euro. L’ho preso fino a Tunis Marine, in centro cittå e poi ho preso la metro fin dietro la medina, Place Barcelone, come consigliato… ma era un consiglio sbagliato. Son tornata indietro a Tunis Marine a piedi, perché quello che vende biglietti dei bus dice che non ce ne sono, bus per Berge du Lac.. dovevo dire Route La Marsa, ma l’ho scoperto dopo. Una collega tunisina del mio amico diceva che dovevo scendere a Le Kram. Le Kram é un bel paesino animato ma forse un po’ integralista, tutte le donne  girano velate e qualche uomo indossava quelle djellaba a righe verticali che sembrano camicie da notte… ho chiesto al fruttivendolo gentile, che mi ha mandato verso l’amico che arrivava, ma altri mi seguivano gridando madame! e un tipo proprio si capiva che mi diceva parolacce ogni volta che mi guardava – ma aveva uno sguardo da persona non del tutto sana di mente… volevo mandarlo affanculo, per esasperazione, ma ho pensato che potevo mettermi nei guai… L’amico mi ha trovato e siamo corsi in ritardo alla cena col capo.

Il capo é un italiano e, giovane, che vive qui da tempo con moglie e figlie, ma che dice che é meglio il Quwait della Tunisia: i tunisini si buttano come pecore nel traversare la strada a piedi e in auto guidano come fossero nei campi, sbandando, e lui sostiene che son fastidiosi perché anche i capocantiere arrivano alle riunioni con lui e hanno le mani sporche, e poi cercano sempre di imbrogliarti…

Per due giorni son stata male, mal di stomaco, due giorni a casa del mio amico mentre lui lavorava. Il venerdì, con l’amico e una coppia egiziana, siamo andati a nord, a Bizerte antica città fenicia… “c’é il lungomare come a San Francisco”, nota l’amico. Andiamo fuori città, ci siamo fermati a chiedere informazioni a un abitante del luogo su un posto consigliatoci (in arabo, perchè glielo chiede l’amico egiziano) e lui, per non dire “non so” ha fatto 2 giri su sè stesso ed è corso a chiedere al nostro amico brasiliano, credendolo un locale! 🙂 Ci siamo fermati poi in una spiaggia libera con un bar con 10 sedie di plastica sotto una tettoia. Nessuno dei 3 aveva il costume. Io sola sono andata a far il bagno in questo mare stupefacentemente trasparente, stavolta in bikini fra le musulmane vestite e i ragazzini… Mi fissavano, forse perché son grassa o perché son pallidissima… L’amica egiziana verrà con me e l’amico italiano in arrivo il 26 luglio al giro turistico delle zone archeologiche…

continua…

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3 commenti su “Primo passo nel Maghreb: Tunisia 1

  1. tricksterici
    18 ottobre 2008

    Sai, per un verso riconosco nella tua pagina di diario proprio la “mia” Tunisia, stupenda e profumata di gelsomino, luminosa e calda sino ad autunno inoltrato, occidentale, muta non per scelta e quindi ingannatrice; per un altro ho come il timore che queste stesse parole in cui in parte potrei riconoscermi possano ferire un amico tunisino.
    Perdonami se dico questo, ma la Tunisia mi sembra vi appaia come attraverso i vetri insaponati di una agenzia di viaggi, interpretata attraverso le pagine di una guida turistica di grande tiratura, descritta attraverso le immagini di un inserto settimanale.
    Eppure forse proprio dalle parole che ciascuno di noi è capace di tirar fuori, dalle cose che riesce a vedere e sentire con i propri occhi, proprio da lì si deve partire, per provare a spingerci più addentro in un paese.
    E forse non è vero, come temo io, che un tunisino potrebbe rimanere ferito da un diario di viaggio di un visitatore europeo: se il mio timore è che l’europeo possa ancora sentirsi in Africa come se fosse in viaggio tra i leoni e le odalische, tra incontri sorprendenti e comici pericoli (come i film americani fanno con l’Europa), se il mio timore è che un lettore tunisino possa rimaner ferito per una certa involontaria comicizzazione e vetrinizzazione del suo paese, ebbene forse sbaglio anch’io.
    Il mio timore suppone che quel possibile tuo lettore sia al fondo ancora una volta vittima dello sguardo europeo. Mentre egli, molto probabilmente, sta leggendoti e con la sua intelligenza vede attraverso le tue parole ciò che sai intuire e riconoscere del suo paese. Vede le immagini che usi, insomma vede un certo modo di pensare e di sentire. E con la sua intelligenza e il suo gusto capirà e vedrà alcune cose di noi che noi stessi non riusciamo a cogliere.
    Continua il viaggio, pensando al tuo lettore tunisino.

  2. orybal
    18 ottobre 2008

    Io non ci sono andata con un’agenzia turistica, ma che esperienza potevo fare se non un mix di ghetto protetto per ricchi internazionali e qualche immersione casuale nella vita di una parte di tunisini incontrati per caso, rischiando in un mondo di cui non conosco le regole e che comunque mi disapprovano perchè non ero coperta fino al collo in estate in vacanza? Ognuno fa l’esperienza che può…con apertura mentale ma con tutti i limiti e le abitudini che gli vengono dalla propria cultura… Mi sono confrontata, a Tunisi, con la difficoltà di esercitare la libertà di movimento e comportamento a cui come donna europea ho fatto l’abitudine… ho accettato dei limiti, quello che ho potuto come prima esperienza. L’amica tunisina mi ha fatto capire di non gradire che sottolineassi la quantità di polizia nelle strade. Pazienza…

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Questa voce è stata pubblicata il 1 agosto 2008 da in racconti di viaggio con tag , , , .

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