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Terzo passo nel Maghreb: Tunisia 3

Il 28 luglio siamo andati in medina io e l’amico italiano… girare con lui mi fa sentire protetta, anche se sono io che conosco la strada e si vede che non siamo del posto perché facciamo il contrario dei tunisini: lui cammina DIETRO di me e rischio di perderlo.

Avevo chiesto consigli a Madame Addha, la colf dell’amico brasiliano, con cui avevo condiviso caffè e chiacchiere il lunedì precedente, su come vestirmi in modo adeguato perchè mi lasciassero visitare la moschea della medina. Bisogna avere le spalle ben coperte, erotiche spalle… Ma la moschea era chiusa: apre solo dalle 8 alle 12! Nel pomeriggio siamo stati a fare foto al bellissimo paesino bianco e blu di Sidi Bou Said.

Per la sera l’amico brasiliano e il suo capo italiano hanno organizzato una cena per festeggiare i salami e i formaggi che abbiamo portato dall’Italia perchè ne avevano nostalgia…

Il giorno seguente ci avventuriamo al museo del Bardo, dove son costuditi moltissimi mosaici. Il mercoledì siamo andati a vedere da dove provenissero molti di questi: nell’area archeologica romana di Dougga, vicino Teboursouk. La strada è stata lunghissima e impervia ma costellata di perle color rubino: pomodorini caduti dai camion! Avrei voluto fermarmi a raccoglierli! C’erano operai stradini sotto il sole cocente delle due del pomeriggio che non si capiva perchè oziassero, invece di finire di corsa il lavoro e ripararsi all’ombra.  Abbiamo comprato pesche ed uva bianca da un fruttivendolo di strada, che teneva una pianta curiosa di cui non sapeva il nome in francese, solo in arabo. Al sito archeologico una guida anziana vestita con eleganza ci ha accompagnato a vedere da dove provenissero i mosaici più belli del Bardo, e ci ha mostrato le iscrizioni tombali e onorifiche in latino, le terme e la palestra e l’indicazione visiva (anche per analfabeti, un fallo e delle mammelle) per facilitare i clienti che volessero dirigersi al bordello. Ha finto simpaticamente di recitare per noi nel palco dell’anfiteatro, drammatizzando la mia richiesta di fare una foto. Poi durante il nostro pranzo lo abbiamo visto inginocchiarsi a pregare verso la Mecca.

Dopo di che, ci siamo persi nel languore del pomeriggio caldo a fare pennichella sotto gli alberi ed abbiamo perso l’amico italiano, partito a piedi alla ricerca di uccelli, perchè è un birdwatcher. Lo abbiamo ritrovato dopo un bel po’ di ansia…

Il giorno seguente siamo stati con l’amica egiziana a Cartagine. Dato il caldo, ci siamo limitati al museo, dove sono conservati poco vasellame fenicio e straniero, gioielli antichi e uno scheletro pervenuto praticamente intero. Ci siamo avviati a vedere l’anfiteatro romano che già conoscevo e, poichè la sera c’era una compagnia di ballo siriano, stavano costruendo tutta una sceneggiatura di cartapesta. Abbiamo scoperto che a Carthage non esiste un lungomare coi bar e i cafès – non esiste un lungomare, perchè no? 🙂 Ma in compenso c’è l’ambasciata egiziana.

Il venerdì è stato dedicato ad assaporare profondamente l’aria di mare… l’amico che lavorava a Sbeitla ci ha lasciato a Yasmine Hammamet, dove abbiamo visto la Cartagine virtuale, con enormi elefanti di cartapesta, beduini mascherati con falco e cammello vero…

ma il mare lasciava a desiderare, era zeppo di alghe, e i negozianti che ci assalivano perchè comprassimo di tutto non volevano credere che anche se vivevamo vicino alla ricca Vicenza dove stava un loro cugino non fossimo ricchi sfondati. Abbiamo quindi preso un taxi che davvero superveloce come stesse facendo una gara di rally ci ha portati di nuovo all’Hotel Narawes di Hammamet nord, dove entrare gratis in spiaggia è stato quasi più semplice della volta precedente e dove il mare è particolarmente limpido, ondoso e i pesci – tipo sardine – ti nuotano intorno. Vorrei ricordare a lungo questa sensazione meravigliosa di immergersi in acqua di mare…

Abbiamo concluso il sabato in un fast food americano, a discutere di come risolvere il problema che l’amico brasiliano fosse uscito di casa senza chiave per averle prestate a me, staccandole dal solito mazzo e senza riprenderle dal tavolino del soggiorno dove gliele avevo indicate.. all’aereoporto ci ha accolto un uomo esile tunisino che parlava napoletano e ci ha accompagnato come una mamma ai rispettivi check in, fornendoci ogni informazione necessaria, in cambio di una mancia che gli abbiamo dato volentieri…

Abbiamo preso i nostri voli, via Parigi e Roma per poi ritrovarci a Venezia e ricevere il messaggio dall’amico brasiliano, riuscito a entrare in casa attraverso una finestra senza cadere dal terzo piano. Evviva! 🙂

E’ stata una bella vacanza tunisina con colonna sonora brasiliana… 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 3 agosto 2008 da in racconti di viaggio con tag , , .

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