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Dietro il sipario tunisino

Una degli aspetti di Tunisi che ci ha colpito nella nostra vacanza qui nel luglio 2008 è stata la quantità di poliziotti per le strade. Lo so, se un turista venisse a Padova adesso si stupirebbe di vedere sette fra soldati e poliziotti in fila scendere dal cavalcavia della stazione come li ho visti oggi io. Ma a Tunisi in quasi ogni incrocio o rotonda ne vedi da 3 a 7, e ad ogni incrocio vestono divise diverse: azzurre, o beige con stivaloni… Possono anche tornare utili quando devi chiedere indicazioni stradali, anche se a volte paiono irritarsi a domande così futili, a spesso invece dirigono il traffico facendo fare agli automobilisti l’opposto rispetto a quando indicano i semafori e stanno a sudare sotto il sole del meriggio, solo una minoranza dispone di una specie di garritta per proteggerli dal sole.

L’amico brasiliano mi ha suggerito di dare un’occhiata a cosa dica Amnesty International sulla democrazia tunisina. Ed eccomi qui a vedere il loro più recente rapporto.

La popolazione della Tunisia ammonta a 10,3 milioni con una speranza di vita buona – 73,5 anni. La mortalità infantile sotto i 5 anni ammonta al 23‰ per i maschi e al 20‰ per le femmine. Gli adulti alfabetizzati sono il 74,3% della popolazione. Si tratta di una repubblica presidenziale, il cui capo di di stato è il signor Zine El ‘Abidine Ben ‘Ali, mentre il capo del governo è il signor Mohamed Ghannouch.

Ecco una sintesi dell’analisi di Amnesty: “I buoni risultati sul piano economico e le positive riforme legislative della Tunisia ne hanno rilanciato la reputazione a livello internazionale. Ciò ha tuttavia mascherato una realtà più cupa in cui le tutele legali sono state spesso violate, i sospetti politici sono stati torturati nell’impunità e i difensori dei diritti umani sono stati oggetto di vessazioni. Le libertà di espressione e di associazione sono rimaste fortemente limitate. Molte persone sono state condannate a lunghe pene detentive al termine di processi iniqui per accuse collegate al terrorismo, anche davanti a corti militari e centinaia di altre, condannate negli anni precedenti al termine di processi iniqui, sono rimaste in carcere, alcune da oltre un decennio. Tra queste figurano possibili prigionieri di coscienza”.

Per quel che riguarda la libertà di stampa “direttori e giornalisti hanno svolto le loro attività professionali in un clima di intimidazione e paura. Le pubblicazioni estere sono state censurate e i giornalisti che avevano criticato il governo hanno affrontato campagne denigratorie o procedimenti penali per diffamazione. Ai giornalisti è stato impedito, anche con la forza, di prendere parte svolgere servizi di cronaca, a eventi organizzati da associazioni indipendenti per i diritti umani, dove avrebbero potuto essere espresse critiche al governo”.

Inoltre, “le autorità hanno continuato a oscurare diversi siti web contenenti critiche politiche o di altro tipo per motivi di «sicurezza» o per il loro contenuto «dannoso»”, fra cui youtube.
Si segnalano anche intimidazioni a donne che indossano l’hijab (velo islamico), anche se a dir la verità mi era sembrato che la maggioranza delle donne lo portasse senza incontrare problemi.
Non vorrei si pensasse che stia parlando dall’alto di un podio per semplice critica, come chi nasconde la propria polvere sotto il tappeto: in Italia non mancano le violazioni dei diritti umani. Vorrei quindi segnalare anche questo link che evidenzia la situazione italiana per quel che riguarda le violazioni sui diritti umani. Bisogna stare all’erta perennemente su questi temi, e una speranza per le vittime e i loro familiari è che la stampa possa denunciare pubblicamente le violazioni dei diritti umani.
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Questa voce è stata pubblicata il 7 agosto 2008 da in libertà con tag , , .

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