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Promemoria: io e l’Istria non ci vogliamo bene

L’Istria la conoscevamo già, io e l’amico, ed io avevo “ancorato numerosi ricordi negativi” a questi posti, diceva lui. Invece l’amica non c’era mai stata ed era la sua unica vacanza di mare del 2008…

Abbiamo pensato di fermarci poco dopo il confine, ad Umago. Avevamo una lista dei camping da internet, e sembravano tutti pieni, ma non lo erano. Il primo incontrato, il Finida Camping, è stato anche quello che abbiamo scelto, dopo averne visto tre, per non prendere decisione avventata. Era circa mezzogiorno del 14 agosto, piantare la tenda sotto il sole non era cosa. Il camping si presentava con una reception lussuosa, gentili ragazze in divisa rossa ad accoglierci parlando italiano e bagni discretamente puliti. Una ragazza stava appunto pulendoli quando ci siamo entrate, e appariva furiosa, almeno da come sbatteva spazzolone e porte. Ma l’amico sosteneva fosse una delle donne più belle della terra… Il personale del bar-ristorante del camping, dove siamo stati a prendere gelati nel pomeriggio (gelati dai gusti originali alla frutta mista, di un’azienda partner della Algida), era simpatico e gentile. Ma la spiaggia… beh, c’era il campo da beach volley con la sabbia. Ma la spiaggia erano solo degli scogli piatti e del cemento su cui la gente stendeva gli asciugamani, ed il mare… appena l’amica ha messo piede sulla riva di cemento ci ha avvisato che era scivoloso ma poi io son riuscita comunque a cadere e grattuggiarmi il gomito sinistro. C’era della melma scivolosa, alghe gialle e puzzo di marcio paludico, ma il peggio era qualcosa simile ad erba che galleggiava non solo vicino a riva.

Ma ancora mancava vedere il minimarket Konsum dove il cassiere di mezza età ha fatto sospiri e battute perchè non avevamo kune, la moneta locale, ma il giorno seguente il cassiere adolescente ha fatto all’amico una sceneggiata, perchè non aveva spiccioli di kune esatti, e gli ha strappato di mano lo yogurt che voleva comprare. Io sono uscita ai suoi primi fumi dopo aver detto “sai che tragedia!”, perchè poi io passo per quella che litiga coi croati per inezie. La situazione poteva essere affrontata con positività, scegliendo di dormirci solo, nel camping, ed andare a cercare altre spiagge e soprattutto raggiungere Umago per la colazione, evitando acquisti nel campeggio. Siamo stati a cena in uno dei ristoranti del porto di Umago e carne alla griglia e frittura di pesce non erano affatto male ed erano abbondanti.

Non ho dormito molto la prima notte: mi si è tolto il tappo del materassino ed ho dovuto rigonfiarlo al buio… era troppo gonfio, faceva mal di schiena ma in piena notte non stai a perder tempo piena di sonno a fare i collaudi del materassino… Il giorno seguente, con tempo nuvoloso, abbiamo pensato di dimenticare il mare erboso, raggiungendo la riserva naturale di Premantura, vicino a Pola.

Nel viaggio ci siamo appassionati all’audiolibro di Anna Karenina, soundtrack del viaggio, podcast a puntate di Radio 3, dal programma Il Terzo Anello. A Premantura abbiamo comprato le “scarpette per ricci di mare”, che in realtà servono per camminare sulle rocce appuntite più che sui ricci, e mangiato un gelato. Memori dell’esperienza precedente non proprio positiva di lunga camminata fra la polvere, stavolta abbiamo pagato le 25 kune per entrare in auto in quest’enorme riserva selvaggia e ci son stati consegnati depliant sulla presenza di iguane preistoriche e tursiopi e un sacchetto per raccogliere i nostri rifiuti. Ci siamo fermati in una spiaggetta con rocce che scendevano a mare, con un po’ di gente, alcuni italiani, e qui l’acqua era decisamente limpida…

Ma la giornata era nuvolosa. L’amica diceva di avere il dono di portare la pioggia ovunque: abbiamo fantasticato di spacciarla per una dea della pioggia ed organizzare, quali suoi managers, un suo sito ed una sua tournéé in tutte le zone aride dell’Africa, dove ci avrebbero accolto come benefattori, nutrito e arricchito.. 🙂 Siamo entrati in mare, l’amico era entusiasta per tutti i pesci che già vedeva coi suoi occhialini da mare. Mentre io e l’amica scendevamo, un italiano si lamentava di essere stato “morso” da una medusa e gli amici accorrevano a soccorrerlo con l’ammoniaca… appena in acqua il nostro amico ha detto “c’è una medusa” e già una aveva punto me dietro la schiena! Ma forse perché ho fatto un balzo istintivo verso l’alto, il danno era lieve… siamo rimaste a chiacchierare dentro l’acqua salata bassa perché non si devono bagnare le punture di medusa con acqua dolce. L’amico sostiene che io sia stata punta una sola volta, mentre di solito le meduse regalano centinaia di punture e in certe situazioni possono uccidere. Prima delle 15, ha iniziato a piovere. Abbiamo pensato di raccogliere ogni cosa ed andare a visitare Pola. Rivestirsi in auto nascosti da un asciugamano steso a separé sulla portiera è stato acrobatico. E appena oltre Premantura ci siamo accorti che era tornato il sole, perciò ci siamo fermati, rimessi il costume e reimmersi in un tratto di mare fra due penisole, pieno di famiglie croate e venete perchè l’acqua bassa (meno selvaggia che nella riserva) era adatta ai bambini. Speravamo di asciugare indumenti e asciugamani bagnati stendendoli su un cespuglio ma ha ripreso a piovere. Allora di nuovo spogliarello e siamo andati a Pola. A Pola pioveva. A parte le tappe nei negozi di souvenirs, la ricerca di una pasticceria viennese italiana o croata che fosse si rivelava una mission impossible. Dopo aver passato ore vagando sotto la pioggia, comprando un ombrello e vestiti, abbiamo deciso di passare dalla ricerca di una merenda dolce e rincuorante alla ricerca di una cena di pesce. Da “Barbara” non siamo stati male. Lo spettacolo ferragostano di artisti di strada era stato annullato per pioggia.

Abbiamo raggiunto Parenzo perchè ancora era presto. Incuriositi da un personaggio che modellava i nomi col filo di ferro, siamo stati cacciati da questo perchè “gli italiani non comprano, guardano solo!”. Che arte sopraffina del commercio! Stronzo! Abbiamo trovato un bar dove al posto di cioccolata calda offrivano latte e nesquik e non potevano credere volessimo un teh caldo. I dolci erano cheesecake alle fragole (tipico dolce.. inglese) e poi una serie di strati di un wafer croato al cioccolato. E’ vietato provare a spezzare tale opera dell’arte dolciaria croata con il cucchiaino. Al tentativo dell’amica, uno dei camerieri ha preso a gridarle di lontano “oh-oh tu! no! DEVI morderlo!” con estrema galanteria croata di fronte a un reato in flagranza. Avranno colto l’ironia delle scuse dell’amica volte ad evidenziare quanta rudezza alberga nell’anima croato? Stanchi e umidi, dopo giornata non ideale per l’abbronzatura, ci siamo dedicate all’invenzione di piani per sfogare la nostra ira su un tale galantuomo appena si fosse addormentato…

La strada del ritorno era stretta e pioveva… io avevo una certa paura di fare un incidente. Abbiamo anche investito un gatto rosso enorme. Ma si trattava di suicidio… ci è apparso davanti all’improvviso e ci ha guardato. La cosa buona è stato che guidava l’amico e non ha sbandato per la sorpresa, lo spavento o un tentativo disperato di evitare di uccidere un animale che è apparso ad un palmo dall’auto… io avrei reagito con emotività fatale.

Nel camping pioveva e ovviamente la tenda era rimasta in parte aperta perché in precedenza era caldo. Alcuni vestiti e parte del sacco a pelo erano bagnati. Un vicino di igloo però russava beatamente. Per il russare intervallato da lampi enormi e tuoni fragorosi e pioggia incessante non si è dormito granché. Ad un certo punto l’amico che dormiva in altro igloo ha dichiarato che il suo letto era allagato e che sarebbe andato a dormire in macchina. Sono uscita nel buio per andare al bagno, ancora piovigginava ed ho incontrato un lago, acqua fin sopra le caviglie, fuori dalla tenda nonostante fossimo a 10 passi dal mare, e le ciabatte mi si sono rotte e son ritornata piena di fango. Ormai tutto era fango… chi ci faceva più caso? Allora nell’igloo in cui piovigginava dentro, fra lampi e tuoni, ho iniziato a pensare che uno tsunami avrebbe potuto trascinare in mare la tenda, o un fulmine fulminarci o un albero abbattersi sopra di noi come era capitato in un camping del Friuli o qualche criminale di guerra apparire fra lampi e tuoni per fare una strage… sì, mi son lasciata prendere la mano dalla situazione inquietante! Perché le nostre tende si trovavano dentro un laghetto? Il meraviglioso camping aveva una lieve collinetta prima del mare e un piccolo tombino di scolo per venire incontro alle problematiche create da uragani quali questo… tombino che si era intasato di foglie!

Il mattino dopo non pioveva, era solo nuvoloso. Avevamo steso le cose già bagnate sotto la pioggia sperando invano che il sole del mattino le asciugasse. E siamo ripartiti, per colazione in un bar di Umago, dove l’amica aveva rabbonito la cameriera chiedendole come si dice grazie in croato: “hvala!”. Al bar notavamo quante anziane venete vengono a passare vacanze qui e come ogni croato di passaggio avesse l’aria arrabbiata e facce torve. Perchè? Scherzavamo bastasse un pretesto qualsiasi perché ci facessero guerra… e noi eravamo proprio i tipi da offrire i pretesti più assurdi! 🙂

A quel punto non potevamo affrontare una terza notte insonne, e dopo colazione abbiamo tolto le tende, ammucchiato le cose umide in auto e siamo partiti per un pranzo al Limski Kanal a base di ostriche di allevamento. Forse perchè abbiamo deciso di restare sobri e mangiarci 24 ostriche in 3 ma senza vino bianco le ostriche non mi sono sembrate molto afrodisiache… 🙂 Il risotto ai frutti di mare a me è piaciuto parecchio…

Tornando verso nord, abbiamo trovato coda sulla superstrada. E perso molto tempo prima di decidere ad uscirne e prendere la litoranea perchè un genovese sosteneva ci fosse lo stesso traffico. A mio parere mentiva. Infatti quando ore dopo ci siamo decisi a prenderci un caffè a Novigrad – bella cittadina – abbiamo costatato che non c’era traffico.

Lì abbiamo concluso la vacanza con una delle nostre figuracce tipiche che ci vengononaturali in questo paese… in Istria non puoi chiedere un cappuccino o ti portano un caffè macchato. Devi chiedere un “cappuccino grande”. Ma a Novigrad chiedi un macchiato e ti portano in automatico un “macchiato grande” che costa il doppio del piccolo ed è caffelatte. E avevamo solo poche kune. Abbiamo imbastito una discussione sul fatto che non avessimo chiesto un macchiato piccolo, pensando di non avere abbastanza kune. Invece bastavano. Il barista ha perfino scherzato sul fatto che potevamo lavare qualche tazza per ripagarlo delle kune mancanti…

Dopo un ultimo sguardo al mare, ci siamo riavviati per la litoranea. L’amica ha guidato fino a Trieste, eravamo tutti stanchi per non avere dormito. A Trieste abbiamo preso un altro caffè e ci siamo accorti che l’Italia è un gran bel paese.

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6 commenti su “Promemoria: io e l’Istria non ci vogliamo bene

  1. L'amica
    19 agosto 2008

    Ma che brava!
    Sembra quasi un film la nostra vacanza…

  2. L'amico
    19 agosto 2008

    Ti sei dimenticata che ho distrutto lo skate del figlio di un iroso tedesco che pensavo me lo facesse pagare!
    La sorte ha voluto che almeno questo ci fosse risparmiato.
    A proposito sono circa quattro giorni che riesco a fare discorsi completi.
    Nessuno che mi interrompa!
    Ti rendi conto… io dico ho visto un mio amico, faccio una pausa e nessuno dice “nudo”, ma mi guardano, sembrano chiedersi “cosa sarà successo all’amico?” così continuo il racconto.
    Davvero strano vero?

  3. pablo
    13 settembre 2008

    PS: dell’Istria non so granché, ma l’Istrice è un simpatico bestione e i suoi cugini ricci olttre ad averceli in testa li salvo pure!!

  4. Beatrice
    5 gennaio 2009

    A me l’Istria è parsa un gran bel posto, pieno di gente cordiale e piena di insenature e baie meravigliose. Ho un sacco di bei ricordi riguardo la Croazia.. e la sento un po’ casa mia.. Anche se sono una veneta D.O.C.
    Bisogna adattarsi nella vita e non puoi pretendere di trovare tutto quello che in Italia abbiamo.. anche perchè rispetto a noi sono un po’ più indietro con l’economia e hanno una mentalità diversa.
    La razza croata esige il rispetto nei loro confronti che noi italiani nel passato non abbiamo avuto e che continuiamo a non dare presentandoci nella loro patria esigendo di essere trattati come i padroni e loro gli schiavi. Sono un popolo indipendente e noi italiani (per fortuna non tutti) pretendiamo di arrivare lì spadroneggiando come se fossimo a casa nostra..

    • orybal
      8 gennaio 2009

      Beatrice, mi fa piacere che a te l’Istria piaccia… non vorrei esser accusata di far crollare il settore turistico croato! Ma in questo blog c’è solo la mia opinione e se io non amo l’Istria (nemmeno conosco la Croazia più a sud, di cui tutti parlano bene…) non vuol dire che gli altri non debbano/possano amarla.
      Ma io non son solita andare da nessuna parte al mondo a comportarmi coi locali da padrona verso gli schiavi.. non per niente ci siamo presi l’acquazzone in camping, se eravamo in hotel 7 stelle potevamo pretendere di fare i super-ricchi pretenziosi. D’altronde, i croati prevenuti dovrebbero rendersi conto che saranno loro a fare fallire il turismo croato se sono sgarbati. E se pretendono di rispondere ai nostri inderogabili vizi del gusto (caffè, pasta etc) fornendoci qualcosa che è ben diverso dalle ricette originali…piuttosto non fatelo, quanto sono buoni alcuni loro prodotti tipici come i cevapcici o le loro grappe artigianali etc?

  5. Marcello
    30 maggio 2009

    Nemmeno a me piace l’Istria, che a parte alcuni panorami trovo scomoda per fare i bagni e le pittoresche cittadine venete dopo che dal 1945 si sono insediati i croati quando le visiti risultano assurde come sarebbe Capri se gli abitanti anzichè napoletano parlassero polacco
    Poi non capisco come può piacere come i furbi ( ma a lungo andare la furbizia non paga ) e poco cordiali ( e vedi quando fanno finta di sorriderti per fregarti meglio ) croati accolgono i turisti. Accade in tutto il mondo… ma da quelle parti raggiunge i vertici.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 agosto 2008 da in racconti di viaggio con tag , , , , .

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