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Ossezia e complessi equilibri internazionali

E’ difficile capire qualcosa che non ci appassiona. Ed io le battaglie della Russia le ho sempre ritenute un argomento che personalmente volevo evitare di approfondire. Sono più interessata alle questioni dei Sud. Ma se ora si sta scatenando una guerra che sta coinvolgendo vari attori internazionali tocca per forza iniziare a capirci qualcosa… accidenti!

Allora, eccoci qui: il Caucaso questo sconosciuto. Il Caucaso è una regione dell’Asia traversata dall’omonima catena lunga 1200 km dal Mar Caspio al Mar Nero. Alla regione appartengono i seguenti stati: bandiera Armenia, bandiera Azerbaigian, bandiera Georgia, bandiera Russia. A sua volta, il territorio caucasico sotto governo russo è diviso fra il Krai di Krasnodar e le Repubbliche autonome di Adighezia, Karacajevo-Cerkessia, Kabardino-Balkaria, Ossezia del Nord, Inguscezia, Cecenia e Daghestan. L’Ossezia del Sud è una provincia autonoma della Georgia (3.900 km², 95.000 abitanti) prevalentemente montuosa e ricca di corsi d’acqua a regime torrentizio. Il terreno è coperto in prevalenza da foreste e pascoli che permettono un vasto allevamento ovino. La capitale Tskhinvali (38.000 abitanti) sorge sul versante meridionale del Grande Caucaso ed è un notevole mercato agricolo.

Storia La caduta del comunismo ha portato alla divisione della Ossezia in una provincia del nord, rimasta nella Russia e chiamata anche Alania, e una del sud entrata a far parte della Georgia. La Georgia si dichiarò Stato indipendente nel 1991 e abolì l’autonomia dell’Ossezia del sud. Molti osseti fuggirono a nord per entrare nella Federazione russa e iniziò un movimento, sostenuto da Mosca, per staccare anche la parte meridionale dell’Ossezia dalla Georgia. Mosca appoggiò anche la provincia georgiana dell’Abkhazia. Il Cremlino inoltre accusò per anni Tbilisi di far passare armi e guerriglieri ceceni attraverso l’Ossezia del sud. La Georgia eliminò il bilinguismo su tutto il territorio, disconoscendo la lingua di origine iranica degli osseti. Alla fine del 1991 iniziarono gli scontri tra georgiani e osseti, che provocarono circa un migliaio di morti e 100 mila profughi.

Perchè ora il presidente Saakashvili ha deciso di attaccare in Ossezia del Sud? L’Osservatorio Caucaso dice che ha fatto un disastroso errore di valutazione. Avevano appena vinto le elezioni politiche di maggio, erano riusciti a neutralizzare l’opposizione, bloccata da divisioni interne con una parte che aveva deciso di restare fuori dalle istituzioni. Quando si sente sulla cresta dell’onda, farebbe sciocchezze poco meditate.

Limes riporta varie opinioni sulle motivazioni del conflitto. Potrebbe essere che Saakashvili abbia voluto attaccare la provincia separatista, per poi essere attaccati dalla Russia e quindi presentare la Georgia come vittima del gigante russo e far passare il tutto come un attacco ai valori occidentali. Ma un’opinione condivisa anche dal Financial Times fa notare che in zona si trovano sia l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) sia il gasdotto South Caucasus che, per approvvigionare l’Europa, partono dall’Azerbaijan bypassando la Russia. Proprio il conflitto renderebbe impossibile continuare a costruire qui linee energetiche “anti-russe” (come prevede il progetto Nabucco).

Nel blog La Pulce di Voltaire oggi c’è un’analisi di varie fonti che parlano della crisi in Georgia. L’opinione trattata è che Stati Uniti e Russia vogliano ostacolare l’autonomia energetica dell’Europa. Lo affermerebbe Sergio Romano in un articolo sul Corriere: “Putin è uno zar restauratore e modernizzatore. Vuole restituire ai suoi connazionali l’orgoglio perduto. Vuole preparare il suo Paese ad affrontare le sfide del futuro. Vuole instaurare un sistema economico che assicuri la prosperità e la crescita civile della società russa. Per raggiungere questo scopo non poteva permettere che le maggiori risorse naturali della nazione (soprattutto petrolio e gas) restassero nelle mani di oligarchi o di società straniere che hanno conquistato pezzi di ricchezza russa nel momento della sua maggiore prostrazione. Per sbarazzarsi di questi corsari dell’economia ha agito senza scrupoli”.  Mah! Siamo alle battaglie corsare del passato? 🙂 Ho appena finito l’ottimo romanzo di Massimo Carlotto Cristiani di Allah sui corsari del Mediterraneo… ed eccoci immersi in uno scenario internazionale da romanzo del 1300!

Al tempo stesso, Romano fa un’ipotesi diversa, che riguarda i rapporti di forza all’interno della Nato: “Putin aveva manifestato solidarietà a Bush dopo gli attentati dell’11 settembre. Lo ha aiutato a vincere la guerra afghana autorizzando le forze armate americane a utilizzare lo spazio aereo russo e a creare basi in Asia Centrale. Ha stretto buoni rapporti con alcuni leader occidentali: Berlusconi, Chirac, Schröder. E ha colto un primo risultato positivo nel luglio del 2002, a Pratica di Mare, quando i Paesi del Patto Atlantico hanno accettato di creare una nuova organizzazione: il Consiglio Nato- Russia….. Gli Stati Uniti hanno invece attaccato l’Iraq. La vecchia Nato, improvvisamente ringiovanita e ringalluzzita, si è allargata verso Est sino a comprendere territori (le tre repubbliche del Baltico) che appartenevano all’Impero zarista e all’Urss. Quando i russi hanno lanciato i primi ammonimenti, gli Stati Uniti hanno rincarato la dose con due iniziative obiettivamente anti-russe. Gli Stati Uniti hanno messo all’ordine del giorno l’ingresso nella Nato della Ucraina e della Georgia. In secondo luogo hanno cominciato a trattare con la Polonia e la Repubblica Ceca l’installazione di basi antimissilistiche che sono teoricamente anti-iraniane e concretamente anti-russe. Quando Mosca ha fatto comprendere che l’indipendenza del Kosovo avrebbe aperto il vaso di Pandora in cui erano finiti tutti i conflitti etnici irrisolti dell’era post-sovietica, gli Stati Uniti e l’Europa hanno ignorato le sue obiezioni”.

Radio Free Europe/Radio Liberty invece spiega come in tale area (l’ex Unione Sovietica meno i tre Stati baltici) la Russia voglia esercitare anche militarmente il proprio potere, relegando in secondo piano le regole della comunità internazionale.

Secondo il Council on Foreign Relations, gli esiti del conflitto verranno decisi dall’Occidente: o si riprenderanno gli affari con i russi, come se nulla fosse accaduto, oppure la Russia verrà considerata come uno Stato che disturba l’ordine internazionale, e quindi non potrà più essere trattata come un’alleata.

Sembra che comunque gli eventi periferici della Georgia stiano già – come un sasso buttato nell’acqua – avendo un riscontro ad ampio raggio: mentre è sancito l’accordo per le basi americane in Polonia, lo Scudo Spaziale, Peacereport riporta che sembra stiano muovendosi delle navi russe verso la Siria che ha offerto la sua disponibilità a fare da sponda al ripristino di una guerra fredda possibile… “Secondo il sito Debka file, vicino all’intelligence israeliana, dopodomani, 23 agosto, arriverà nel porto siriano di Tartous un imponente contingente navale russo, guidato dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dal più importante lanciamissili russo, il Moskva e comprendente almeno quattro sommergibili dotati anch’essi di armamenti nucleari”.

Secondo Robert Fisk il presidente siriano si trova oggi in posizione di forza “senza aver sparato un colpo”. Sarkozy aveva bisogno di lui per mediare con il presidente iraniano Ahmadinejad sulla questione del Nucleare e della sua influenza in Libano per stabilizzare anche il paese dei Cedri. D’altro canto, però, Assad non ha rinunciato a sostenere i sogni nucleari di Teheran e, parlando con Ahmadinejad, ha sostenuto la sua visione di una cospirazione israelo-statunitense. Un fatto imperdonabile per l’amministrazione Bush, che però a sua volta ha bisogno di lui per non perdere il controllo della situazione in Iraq. Nei mesi scorsi, con la mediazione della Turchia, Assad aveva anche intavolato una trattativa con Israele per la restituzione delle alture del Golan, ma non per questo aveva rinunciato a esprimere il proprio sostegno per Hezbollah e Hamas, la cui leadership politica trova asilo a Damasco.

Soffia vento di tempesta….

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Questa voce è stata pubblicata il 21 agosto 2008 da in notizie con tag , , , , , , , , .

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