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Ramadan 2008 in Veneto

Il Ramadan è il mese sacro dei musulmani, che quest’anno inizia il primo settembre e si concluderà verso il 26-27 settembre. Prevede il digiuno diurno che essendo ancora estate con giornate lunghe si conclude verso le 19.50, una regola dura che ha il significato di insegnare l’autodisciplina (tenere l’ira sotto controllo è un altro precetto), l’appartenenza ad una comunità, la pazienza. Le donne incinte o che allattano, i bambini e i malati cronici sono esentati dal digiuno e dovrebbero al suo posto, secondo le loro possibilità, fare la carità come ad esempio nutrire le persone bisognose, indipendentemente dalla loro religione, gruppo etnico o dalle loro convinzioni. Le donne durante il loro ciclo o le persone in viaggio non devono digiunare ma lo possono rimandare.

Varese 2005

Varese 2005

Ci sono molti immigrati musulmani a Padova. Ma se non ci fai caso – e come me non esci di casa da due settimane per reclusione da malattia, ordine del dottore – non te ne accorgi nemmeno che sia ramadan. Gli anni scorsi notavo al tramonto i ragazzi nordafricani mangiare per strada, contenti. Il clima a Padova sembra propizio alla serenità dei musulmani che sono circa 4 mila. L’assessore alle politiche dell’accoglienza e dell’immigrazione, oltre che alla casa, Daniela Ruffini, ha portato gli auguri dell’amministrazione. Esiste una sala di preghiera in via Anelli dove, dopo, alle 21, sono molti quelli che arrivano per fare assieme la preghiera della notte. Il prossimo anno potranno usufruire della fattoria in via Longhin, luogo concesso in affitto dall’amministrazione come nuova sala di preghiera musulmana, erroneamente detta moschea.

Malpensa (MI), 2007

Malpensa (MI), 2007

A Oppeano (VR) una moschea e’ stata chiusa da un’ordinanza del sindaco, il neoparlamentare leghista Alessandro Montagnoli. Il centro islamico, organizzato all’interno di alcuni locali destinati ad attività commerciali, era gestito dall’associazione El Falah, che ha annunciato l’intenzione di impugnare il provvedimento, emesso in pieno Ramadan. Di recente anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha fatto chiudere un centro islamico organizzato in un capannone (notizia Ansa, 7 settembre).

Ma arrivano echi di infamie che mettono a dura prova la pazienza dei musulmani anche dalla mia provincia d’origine, Treviso, piena di leghisti incivili: La Lega prepara le barricate contro l’utilizzo del negozio dismesso a San Liberale per la preghiera del Ramadan . Il vicesindaco Giancarlo Gentilini è furioso e si dice pronto a tutto per bloccare l’iniziativa: «Nessuna moschea nascerà a Treviso – tuona – locali adibiti a negozio non possono essere utilizzare per incontri religiosi. Ho detto inoltre di denunciare immediatamente il proprietario dell’immobile perché non ha notiziato nessuno della sua decisione. Questo fatto rientra nella legge Maroni, che prevede la reclusione fino a quattro anni». Pugno di ferro? Troppo morbido. “Adesso adopero il pugno d’acciaio e voglio sapere chi è questo personaggio – assicura lo Sceriffo -. Lo faccio passare ai raggi X. Se posso lo mando in galera com’è vero Dio». raccontava il Gazzettino del 2 settembre. Credo che i giornali diano troppo spazio alle esagerazioni di questo personaggio tragicomico per la città.

Verrebbe quasi da pensare che le scritte ignobili che sono apparse sulla serranda di quel negozio le abbia scritte personalmente il signor Gentilini nottetempo. Scritte ingiuriose contro l’Islam, in cui si paragona Allah a Satana, sono apparse ieri mattina a Treviso sulla saracinesca di un vecchio negozio affittato da un gruppo di giovani musulmani per celebrare il Ramadan, mese sacro di digiuno e preghiera iniziato lunedì scorso. Le frasi dipinte di bianco con bombolette spray fanno riferimento a due versetti dell’Apocalisse di San Giovanni(19, 19-20) in cui si parla della lotta finale tra bene e male, tra Gesù e la bestia: il diavolo. In questo caso accostato al dio dei musulmani mentre il figlio di Satana, il «falso profeta» del testo biblico, sarebbe proprio Maometto. «Quali stupidaggini» replica Abderrahmane Kounti, mediatore culturale di origine marocchina che sta sostenendo i giovani della Seconda generazione, sodalizio già protagonista nei mesi scorsi della plateale protesta in un parcheggio pubblico vicino alle piscine comunali. Dopo la preghiera in strada i ragazzi hanno preso in affitto l’ex negozio di 140 metri quadrati nel popoloso quartiere, in cui peraltro vivono moltissimi immigrati. Di fronte alla «moschea» si trova la sede del gruppo anziani. Il via vai ieri mattina era notevole. Ai rappresentanti islamici e ai giornalisti erano soprattutto le persone ultra 70enni a chiedere spiegazioni. «Mi no ghe vedo ben ma me par che le scrite e xe brute. Vergogna!» diceva scuotendo la testa un anziano signore raccontava il Gazzettino il 3 settembre.

Intanto a Villorba, vicino al mio paesello natale, un altro sindaco, stavolta donna e comunque leghista, fa vergognare con le sue uscite razziste.  I musulmani hanno acquistato un capannone in zona industriale ma un’ordinanza comunale del 26 ottobre 2005 ha impedito all’Associazione Culturale islamica di Treviso di continuare ad utilizzare il capannone come centro di preghiera. Non so con che motivazione, considerato che poco lontano da via Volta nella zona industriale di Villorba si trova la sala del regno dei testimoni di Geova, una casetta con cortile nei pressi di una rotonda.

Ora i musulmani hanno pensato di riunirsi nel piazzale di fronte allo stabile – grazie a Allah non piove. Ma il Comune ha esteso la diffida anche al piazzale. I musulmani hanno deciso di non rispettare il divieto – e credo che i cittadini di buona volontà dovrebbero sostenerli perchè il dialogo fra culture e religioni nasce dal rispetto, e qui si stanno offendendo i fedeli musulmani nel loro mese sacro di digiuno, quando stanno già compiendo uno sforzo di pazienza.

Dal Gazzettino del 6 settembre: “Noi chiediamo solo un luogo dove poterci ritrovare. Non siamo qua né per sfidare qualcuno e neppure per riscaldare gli animi. Anzi: abbiamo paura che qualche testa calda commetta atti sbagliati”. Lo ripete in continuazione Tadil Youssef mentre si prepara alla preghiera del venerdì pomeriggio insieme ai fratelli dentro il cortile del capannone che ha acquistato insieme agli altri soci della sua Associazione Culturale Islamica di Treviso. Tutt’intorno gli agenti delle forze dell’ordine: vigili urbani di Villorba, agenti della Questura e Carabinieri. Sono lì per identificare ogni singolo musulmano che oggi si inginocchi per pregare. Sono 30 gli uomini in tunica o jeans e maglietta che, prima di togliersi le scarpe, consegnano i propri documenti agli agenti, una trentina anche loro, più quelli sui furgoni. Qualcuno all’inizio si rifiuta: “Per noi è un’offesa e una mancanza di fiducia“, spiega ancora Youssef. Però qualche fedele, vedendo le pattuglie, non ha il coraggio di fermarsi e torna indietro. In provincia esistono 11 centri culturali islamici ma a quanto pare Youssef e i suoi non hanno intenzione di spostarsi da Villorba: Oggi queste persone hanno solo un’ora di pausa dal lavoro per venire qui. Non potremmo davvero spostarci a Cornuda o in altri comuni. La soluzione secondo i musulmani è solo una: trovare un posto grazie al dialogo con le istituzioni: Ogni tre comuni potrebbero indicare un luogo dove si possa pregare. Noi paghiamo le tasse, siamo residenti qui e chiediamo solo un luogo che potremmo anche affittare. Ho chiesto anche un incontro con il sindaco Scattolon ma ancora non ho ricevuto risposta. Almeno a parole sembra così e lo spiega ancora Youssef durante la preghiera attraverso a quella che appare come una vera e propria omelia: Abbiamo fatto molti sforzi e sacrifici per comprare questo capannone perché chiediamo solamente un posto dove riunirci per pregare. Diciamo anche grazie al sindaco Scattolon perché non siamo contro nessuno. Noi dobbiamo amare Treviso e questo Paese perché siamo cresciuti qua. Per l’Islam siamo tutti fratelli e non possiamo usare la violenza perché è vietata. Beatrice Mani

Queste terre, nonostante la propaganda dovuta alle piazzate attuali della Lega e di Forza Nuova, non ha una storia di monocultura cristiano cattolica integralista, ma una storia di apertura alle altre culture, per motivi commerciali e non solo, fin dalla Serenissima Repubblica: è evidente per chi è potuto andare alla mostra Venezia e l’Islam. Perfino il presidente della Regione Veneto, che non si evidenzia per azioni generose, ha ritenuto di dover richiamare le amministrazioni alla tolleranza religiosa: “Nessuno insomma alzi la voce, nessuno si autoproclami giudice di altri in fatto di religione, nessuno chiuda gli occhi sulle giuste richieste, quando siano per davvero giuste, di chi vuole soltanto e sinceramente professare quanto prescritto dalla propria fede” come riporta il Gazzettino del 5 settembre.

Nei paesi multiculturali non è raro che i vicini di religioni diverse si scambino gli auguri per le rispettive feste religiose. Certa di ricevere nuovamente auguri di buon natale e buona pasqua da amici musulmani, comportamento civile sarebbe smetterla con le polemiche ed augurare buon Ramadan!

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Un commento su “Ramadan 2008 in Veneto

  1. orybal
    19 settembre 2008

    Benetton è stato di nuovo la realtà che dimostra un Veneto senza pregiudizi. Ovviamente offre ai musulmani per la fine del Ramadan un suo spazio in affitto, non gratis, ma il profitto dimostra che coi localismi beceri non ha niente a che fare…
    http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice=3911586&Data=2008-9-19&Pagina=2
    Gianantonio da Re dice che “Agendo così fanno solo arrabbiare il popolo”. MA CHI SARA’ MAI IL POPOLO???
    Il senatore Stiffoni, invece, allarga le braccia: “c’è sempre qualcuno che si vende per trenta denari” …

    Dal centro sinistra arrivano invece applausi: “Un buon segnale” dice Lorenzo Biagi, capogruppo in consiglio provinciale “la famiglia Benetton rappresenta una delle esperienze più significative sotto il profilo imprenditoriale e anche sociale del nostro territorio, vista l’attività interculturale che mandano avanti da anni. Ora però gli chiedo di fare uno sforzo in più: di dare una disponibilità anche di risorse per trovare definitivamente un luogo stabile dove fare pregare queste persone”. RICHIESTA ECCESSIVA A DEI CAPITALISTI, NO?
    Enrico Quarello, segretario provinciale del Pd, sottolinea invece un altro aspetto: “I Benetton hanno fatto bene, ma il problema Ramadan si ripropone ogni anno e sarà così anche in futuro. La Lega dice di voler risolvere la questione, invece la questione è sempre qui. Quindi, quando la politica non riesce a risolvere i problemi, ecco che interviene il privato. A volte il suo intervento non è in sintonia con quello che vuole il territorio, a volte sì. Come in questo caso. La disponibilità dei Benetton è il segno che a Treviso ci sono attori sociali che vogliono trovare la soluzione a certe questioni”.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 settembre 2008 da in libertà, notizie con tag , , , , , , , .

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