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Un bambino venuto da lontano

Bambini tunisini a Tabarka, foto di Alessandro Mosca

Bambini tunisini a Tabarka, foto di Alessandro Mosca

Non c’è molto da dire riguardo alla morte di un bambino tunisino di 6 anni nell’incendio della sua casa, se non commuoversi per la mamma che voleva buttarsi fra le fiamme per salvarlo ed il papà che lo ha saputo dagli amici convocati dai vigili per sostenerlo, tornando dal lavoro. E’ successo a Crocetta del Montello, poco lontano da Treviso dove il sig. Gentilini viene ora processato per istigazione all’odio razziale, le zone dove è nata “la scarpa che respira”, la Geox, e dove si trova la meno famosa azienda vinicola La Gioiosa. Treviso era detta in passato la Marca Gioiosa! Oggi non credo molti la definirebbero gioiosa, nemmeno in circostanze meno tragiche di queste…

Oggi già imperversano i discorsi sulla colpa di quest’incendio.. gli incidenti per motivi sciocchi capitano, e ci sarebbe piuttosto da chiedersi come mai le famiglie straniere si riscaldino con vecchie e pericolose spesso stufe a legna e a gas… mentre la maggior parte di noi si riscalda coi termosifoni e se con stufe rispetta i criteri di sicurezza stabiliti dalla legge. A nessuno importa controllare se le condizioni di vita degli immigrati siano decorose.

Quello che importa ascoltare sono i discorsi della gente comune, che l’accoglienza e l’amore lo praticano nel quotidiano, nelle scuole, nelle parrocchie, nei parchi.

Dicono al Gazzettino che ne ha intervistato molti:

“Lo vedevamo sempre correre per strada – racconta Anna, vicina di casa e madre di un bambino della stessa età di Driss – erano qua da tanto tempo, il bimbo piccolo era nato in Italia, faceva la prima elementare nella scuola che è qua vicino, giocava sempre con i nostri figli“. Vicino, una bambina di 8 anni dice che “Driss era simpatico e allegro“. Il vicino di casa riesce a dire poche parole: «Driss era vivacissimo e socievole, come tutti i bambini. Giocava per strada, faceva le scorribande in bicicletta, cosa si può dire di più? Era nato qua, era un bambino come tutti gli altri, come i nostri figli».

La comunità tunisina della zona ha fatto cerchio intorno ai genitori. “Ci siamo visti ieri – affermano due cugini della famiglia – abbiamo festeggiato assieme la fine del Ramadan”. E il pensiero della grande festa torna anche nel ricordo di altri tunisini. Arrivano poi un papà e due bambini: chiedono notizie. Intanto, all’esterno, un altro connazionale e compaesano di Alì racconta: “lui lavora a Nervesa; quando è tornato ha trovato la casa così. Driss era un bimbo bravissimo; era piccolo, piccolissimo, ma sapeva tutto. Mio figlio era alla materna con lui”.  “E comunque, quando Dio decide di fermare la tua vita, non vai un minuto avanti. Io ho avuto tanti incidenti, eppure sono qui”. In Pronto soccorso sono rimaste, fino alle 21,30 circa, anche due maestre della scuola elementare di Crocetta, riunitesi poi con altre colleghe in una casa privata per decidere come affrontare, domani (oggi, ndr), la tragedia e spiegare ai bimbi di prima che un loro compagno è volato in cielo, non importa se da un dio cristiano o musulmano.

E’ questa gente che non fa comizi che porta un cambiamento e consente a persone “foreste”,parola del dialetto che significa solo “che vengono da fuori paese”, di non vivere troppo male qui. Invece i leghisti vorrebbero proprio che vivessero soffrendo e nella paura, in modo che non pensino di fermarsi e non osino chiedere diritti, ma lavorino come muli. Ma non si possono passare anni di fatica senza costruire niente, quindi gli stranieri portano qui le loro famiglie e attraverso questi bambini nascono legami con altre mamme, maestre, parroci, sindaci, negozianti, persone comuni. E questo, grazie a Dio qualunque dio sia, apre menti e cuori e  favorisce conoscenza e rispetto. Ora la commozione attraverserà anche persone che votano Lega ma che non sono senza cuore, che sono state mamme e papà – perchè un bambino è un bambino da ovunque venga. Speriamo che duri un po’…

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Questa voce è stata pubblicata il 4 ottobre 2008 da in notizie con tag , , , , .

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