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75 morte a Ciudad Juarez nel 2008

Ieri sera sono stata ad ascoltare Marisela Ortiz Rivera, una rappresentante dell’associazione Nuestra hijas de regreso a casa, nata per ottenere giustizia per le ragazze rapite e uccise a Ciudad Juarez, in Messico, invitata dalle Donne in Nero di Padova, dal Centro lesbico Drasticamente e dal Centro Pandora.

La storia delle donne di Ciudad Juarez non mi è nuova… a Barcellona al museo di arte contemporanea avevo già visto il video Ciudad de las Muertas, di Marcos Fernández y Jean-Christophe Rampal, una raccolta di testimonianze, interviste alle famiglie e con poliziotti, agenti federali, procuratori, governatori, capri espiatori e avvocati.

Dal 1993 più di 450 donne sono state violentate e torturate e poi uccise a Ciudad Juarez, e altre 500 sono le scomparse, forse morte, delle quali non si è ritrovato il corpo. Le ragazze coinvolte, racconta Marisela, hanno molto in comune. Quando molte delle madri si sono trovate all’associazione le foto delle loro figlie erano molto simili: si trattava di ragazze adolescenti, con capelli scuri e lunghi. Erano cameriere, colf, studentesse e lavoratrici delle maquiladoras, imprese multinazionali perlopiù statunitensi che si occupano di semplici lavori di assemblaggio. Attirano manodopera non qualificata da tutto il Messico e sono zone di frontiera dove le regole sindacali e fiscali sono allentate.

Le indagini non stanno andando da nessuna parte ed i colpevoli restano impuniti. Anzi, il gioco sembra essere molto sporco: la polizia pretendeva di far credere che le ragazze rapite fossero prostitute o “ragazze facili”, cosa non vera che serviva solo a non far preoccupare le persone di “buona famiglia” riguardo al pericolo corso dalle loro stesse figlie. Ma se anche fosse stato così, la vita di una prostituta merita di essere violentata, torturata, strangolata?

Ci sono testimonianze raccolte da Amnesty che coinvolgono proprio le forze di polizia quali sequestratori e che fanno i nomi dei mandanti, cioè quelli di narcotrafficanti molto potenti della zona, che “operano” similmente anche a Città di Guatemala. Il potente “cartello” di Ciudad Juárez, insieme a quelli di Sinaloa e Tijuana, sono i principali spacciatori di cocaina negli Stati Uniti.

L’avvocato Sergio Dante Almaraz, difensore di un uomo accusato dei crimini, un capro espiatorio, è stato ucciso da un commando in pieno giorno a pochi metri dal suo ufficio. Diceva che questi assassini erano un “effetto collaterale” del narcotraffico. E’ stato assassinato anche l’avvocato Mario Escobedo, difensore di un altro capro espiatorio morto in carcere in circostanza sospette.

Altri video hanno raccontato quello che accade a Ciudad Juarez (se ne trovano molti nel sito www.mujeresdejuarez.org, dell’associazione suddetta). Del 2007 è il film “Bordertown” di Gregory Nava, con Jennifer Lopez e Antonio Banderas.

I film sembrano anche a voi raccontare quasi tutti dei casi conclusi col lieto fine? Beh, perlopiù Hollywood preferisce l’happy ending… ma a Juarez, nella realtà, ancora non è arrivato. Nonostante, l’enorme mobilitazione dovuta a Nuestras hijas de regreso a casa, che fa sì che ora ogni scomparsa sia seguita da volantinaggio che tappezza la zona con l’immagine della ragazza scomparsa, cosa che ha consentito alcuni ritrovamenti… nonostante l’intentare cause legali ed il supporto psicologico dato alle famiglieche Marisela ci dice occupa la maggior parte del loro tempo di attività volontaria (il 65% dei bambini della città nascono da ragazze madri, magari emigrate da altre province, molti restano orfani se le madri vengono uccise) … nonostante l’enorme sostegno e sensibilizzazione a livello internazionale che fa sì che Marisela tratti con le maggiori organizzazioni dei diritti umani e riceva moltissime lettere, in particolare dall’Europa … nonostante i blogs (sempre presenti sul loro sito), documentari ed i film ed i libri e gli incontri in giro per il mondo per testimoniare quello che accade…

…NONOSTANTE TUTTO, nel 2008 sono state uccise 75 ragazze a Ciudad Juarez. Negli a precedenti, dice Marisela, erano 35-40 in tutto l’anno, ma siamo solo ad ottobre e sono 75. E la polizia dice che è in corso una guerra fra bande che ha portato a un migliaio di morti… può occuparsi di indagare sul caso di 75 donne violentate, torturate e strangolate?

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Un commento su “75 morte a Ciudad Juarez nel 2008

  1. orybal
    4 novembre 2008

    Lo scorso giovedì 30 ottobre durante la notte, un commando di diversi uomini che viaggiavano su una macchina scura senza targa e con i vetri polarizzati, è arrivata alla porta della casa di Maria Luisa Andrade e ha lasciato una cartolina di circa un metro quadrato con una legenda piena di minacce e insulti avvertendo che avrebbero fatto del male ai suoi figli se non abbandonava la ricerca sul femminicidio. Poi hanno lanciato una pietra contro una delle finestre affinché il rumore dei vetri rotti attirasse l’attenzione . In particolare possiamo associare questa aggressione alla proiezione di venerdì scorso della prima del film Bajo Juarez in quasi tutte le sale cinematografiche di Ciudad Juarez: un documentario di denuncia contro i personaggi potenti di questa città e che mette in evidenza la negligenza delle autorità e la loro possibile tolleranza rispetto ai crudeli omicidi di donne.

    Monica Livoni Larco
    per Donne di Sabbia

    3 novembre 2008

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Questa voce è stata pubblicata il 17 ottobre 2008 da in diritti umani, sicurezza con tag , , , , , .

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