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Firdaus e la libertà delle donne

Ho finito oggi di leggere Firdaus. Storia di una donna egiziana di Nawal al Saadawi. E’ la storia di una prostituta condannata a morte per aver ucciso un uomo che si era imposto come suo magnaccia e la tiranneggiava.

La storia di Firdaus mi è sembrata più triste di quanto avessi previsto. In realtà, non è che mi preoccupasse la crudezza della vita da prostituta, di recente ho letto Il mio nome non è Wendy scritto da Uba Wendy con Paola Monzini, storia di una ragazza africana arrivata in Italia con illusione di lavorare e destinata da suoi connazionali alla prostituzione di strada fino all’estinzione del suo “debito”. Nel romanzo di Nawal al Saadawi la descrizione della prostituzione viene… sarebbe sbagliato dire “elusa”, in quanto se ne parla come tema principale, e sarebbe sbagliato dire “minimizzata”, ma in sostanza la protagonista non drammatizza quel che le accade, come se la violenza fosse ovvia, parte delle regole del suo mondo, iniziata in famiglia dove il padre fin da bambina la costringeva a lavoro e malnutrizione e picchiava la madre per ogni inezia e dove la madre l’ha sottoposto a mutilazione genitale femminile.

Il percorso di crescita di Firdaus, ragazza delle campagne rimasta priva di tutela familiare, passa nel mondo del sopruso e della prostituzione acquistando consapevolezza di come comunque ed in vari modi le donne sono tutte vittima di un inganno ordito dagli uomini, che le considerano prive di valore, e la ricerca di una rispettabilità si acquista con la ricchezza, cioè che per difendere l’onore ci vogliono grosse somme di denaro che non si possono ottenere senza perdere l’onore.

La sofferenza peggiore non le è venuta dal lavoro di prostituta, perchè in quel caso la mente è altrove e quindi la donna è invulnerabile perchè “resiste in maniera passiva, si mantiene intatta non offrendo niente, vive rifugiandosi in un mondo tutto suo”. La violenza peggiore è quella dell’inganno che subisce la donna che si innamora e dona spontaneamente il suo corpo, la sia anima, la sua mente e la sua stessa forza; abbandonandosi lascia cadere tutte le sue armi, abbassa ogni difesa.

La canzone cui si ispira Firdaus è questa:

Non spero niente

Non voglio niente

Non temo niente

Sono libera

Dopo aver accoltellato il magnaccia, Firdaus scappa e potrebbe tacere o vendersi e corrompere la polizia e salvarsi la vita, ma la verità che deve dire, perchè ormai la soffoca, la condanna: “nessuna donna può essere una criminale. Per essere un criminale bisogna essere un uomo. Dico che siete  dei criminali, tuti voi: padri, zii, mariti, magnaccia, avvocati, dottori, giornalisti, tutti gli uomini… Vita per loro vuol dire altri crimini, altre spoliazioni, rapine infinite”.

Nawal al Saadawi è una femminista egiziana, medico ginecologo e psichiatra e scrittrice nata nel 1932 in una famiglia benestante vicino al Cairo che le ha concesso di studiare. Per aver scritto il saggio La donna e e il sesso, studio del corpo femminile ma anche denuncia dell’oppressione patita dalle donne nei paesi arabi, nel 1972 ha perso il suo lavoro di direttrice del Ministero della Sanità. La sua rivista, Health, è stata chiusa. Le sue ricerche sulle nevrosi femminili andavano contro i modelli tradizionali di terapia applicati nel paese, che ritenevano “normale” una donna solo se si subordinava al marito o al padre, sul piano psicologico e sessuale.

Nel 1981 il presidente Sadat l’ha condannata alla prigione, Recentemente, nel 2007 ha scritto un’opera intitolata “Dio si dimette dal vertice” dove afferma che Dio è uno spirito, e non una donna o un uomo. Per questo l’università islamica del Cairo, Al Azhar e i tribunali egiziani l’hanno accusata di apostasia, d’ingiurie all’islam ed hanno intentato un processo contro di lei. Molti suoi libri sono stati distrutti. Nawal si è dovuta rifugiare all’estero.

Nawal al Saadawi

Di recente ho letto una interessante intervista a Nawal al Saadawi sul quotidiano gratuito Metronews. Oggi ha 77 anni ed una bella signora. Sorride spesso, dice la giornalista Paola Rizzi. Col suo sorriso e con le sue idee radicali da sempre sfida tutto e tutti. Afferma che “le ragazze figlie di immigrati avvertono un’ostilità dell’Occidente e scelgono il velo come meccanismo di difesa identitaria, ma è una falsa identità. Il velo non ha a che fare con l’Islam: lo mettono le ebree, le cristiane e le musulmane ma non lo prescrive nessun libro sacro, è solo uno strumento di oppressione del patriarcato in cui tuttora viviamo. Serve a nascondere il cervello delle donne di cui gli uomini hanno molta paura. Ma non bisognerebbe proibirlo, per superare questi problemi la strada è la giustizia sociale, garantire a europei e stranieri, donne e uomini, gli stessi diritti. Il make up, l’ossessione per il corpo è il velo postmoderno delle donne occidentali. La loro libertà è libertà di essere oggetti sessuali. Una libertà senza coscienza: tra le allieve dei miei corsi negli USA, più di un terzo ha abortito quando era teenager. Questa non è libertà. Negli USA mi chiedono perchè non ricorro alla chirurgia plastica, ma la mia identità non è data dal mio corpo, ma dal mio cervello, da quello che faccio e scrivo“.

Nawal al Saadawi mi sembra una donna consapevole di sè stessa, una “donna che corre coi lupi” che avrebbe molta saggezza da trasmetterci.

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2 commenti su “Firdaus e la libertà delle donne

  1. Marcillotta's
    2 novembre 2008

    bellissimo questo post, e molto molto interessante. Avrei tante cose da dire, ma non voglio annoiarvi, mi limito a questo:

    sappiamo che cosa sono i maschi, sappiano quanto dolore patiamo in tutte le culture a causa dei maschi. sappiamo che importante denunciare che questo avviene.

    Ma attenzione.

    cioè che Firdaus dice riguardo agli uomini (che definisce tutti più omeno indistintamente criminali), è molto forte, violento quasi, e fuorviante.

    E’ proprio da questo tipo di atteggiamento mentale di divisione tra uomini e donne, io credo, che si genera nel mondo altro conflitto tra energie femminili e maschili.

    E il sopruso di queste ultime sulle prime cresce a dismisura. All’infinito.

    più che mai il mondo ha bisogno di equilibrio tra le due energie, maschili e femminili.
    Essere “femministe” non è che esasperare ancora una delle due energie, ritardando ancora una volta l’equilibrio di cui abbiamo bisogno.

  2. orybal
    2 novembre 2008

    Anch’io Marcy, sono d’accordo con te. La storia di Firdaus è legata al contesto in cui è inserita. Viene raccontata dall’autrice come una storia vera, sentita dalla protagonista nelle sue ricerche in carcere. D’altra parte, so che abbiamo bisogno dell’energia maschile e che a questo mondo siamo venute per armonizzarle. Nawal al Saadwi ha un website http://www.nawalsaadawi.net/ nel cui titolo c’è la dedica “A tutti gli uomini e le donne che decidono di pagare il prezzo ed essere liberi invece di continuare a pagare il prezzo della schiavitù”.La lotta di questa donna è contro il sistema patriarcale, più che contro gli uomini, che tuttavia agli uomini fa molto comodo mantenere in molte società, fra cui l’Egitto.
    Io spero che in Italia molti anni di lotte per la parità siano riuscite a far crollare le fondamenta del patriarcato. Ma ancora la parità effettiva non c’è. Non riesco ad immaginare come sarebbe stato terribile crescere in una società maschilista. Ed è importante ricordare che ce ne sono, e che semi di arretratezza si stanno risvegliando e rinforzando anche per reazione alla “guerra al terrorismo”.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 novembre 2008 da in autorealizzazione, culture, libertà con tag , , , , , , , .

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