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Tentato omicidio con le scarpe irakene

Il significato nella cultura musulmana del lancio delle scarpe e dell’offesa “cane” sono parecchio pesanti.

Io non ho idea di che tipo di scarpe vadano per la maggiore in Iraq al momento, ma quelle agli onori della cronaca ieri non mi parevano anfibi ferrati da militare…  per quel che se ne vede nell’immagine sfumata mentre sono in volo…

Ora l’agenzia giornalistica AGI riporta che “Zaidi rischia un minimo di due anni di carcere per oltraggio a un capo di Stato straniero in visita; ma la condanna potrebbe arrivare fino a quindici anni se fosse riconosciuto colpevole addirittura di tentato omicidio. Forse al giornalista saranno comunque riconosciute le attenuanti generiche, visto che non ha colpito l’obiettivo: una delle scarpe e’ finita di gran lunga fuori bersaglio; l’altra ha soltanto sfiorato la testa di Bush, che si e’ chinato appena in tempo. Pero’, finendo alle sue spalle, e’ andata a colpire la bandiera degli Stati Uniti e anche quella dell’Iraq. A pensarci bene, Zaidi rischia piuttosto qualche aggravante. Tanto piu’ che le sue ‘armi improprie’ non erano esattamente di piccolo calibro (44)”.

Beh, va bene tutto, ma se per aver colpito con una scarpa una bandiera uno paga tanto, che dire di quelli che la bruciano a ogni manifestazione? E  di quelli che ammazzano esseri viventi? Tanto più che Amnesty International è in allerta perchè una voce di corridoio dice che l’amministrazione Bush non voglia andare a casa senza aver dato il perdono a Runsfeld e altri alti ufficiali relativamente alle torture di Abu Ghraib.

Migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere la liberazione del giornalista Muntazer al-Zaidi, ci racconta l’ANSA (o ansia? 🙂 ).

La tv per cui l’uomo lavorava, Al-Baghdadia, sostiene che al-Zaidi stava esercitando soltanto il diritto alla libertà d’espressione, mentre per gli alti funzionari iracheni si tratta di incidente vergognoso.

Osservatorio Iraq ci dice che il reporter “è stato sottoposto a perizia psichiatrica ma non ancora formalmente incriminato. Ma ha già raccolto un’ondata di consenso. Oggi i manifestanti, che hanno affollato Sadr City, roccaforte del leader religioso anti-Usa Muqtada al-Sadr, hanno lanciato le proprie scarpe contro i veicoli militari americani. Anche a Najaf, città sciita, la folla ha espresso tutto il suo dissenso contro l’America di Bush, gridando e protestando”. I soldati investiti dalle scarpe non avrebbero reagito perchè le consideravano  innocue. Invece Bush poteva restarne ucciso! Che fine assurda, sarebbe stata la sua…

Per difendere il reporter si sono offerti più di 200 avvocati iracheni e di altri Paesi. Un esercito di legali pronti a difenderlo, a titolo gratuito, dice Khalil al-Dulaimi, ex avvocato del defunto presidente iracheno Saddam Hussein. “La nostra linea difensiva – dice l’avvocato – si baserà sul principio che gli Stati Uniti occupano l’Iraq e che quindi ogni forma di resistenza è legittima, compreso il lancio delle scarpe“.

Il gesto del giornalista trova anche il plauso del Consiglio degli Ulema. “Un momento storico – lo definiscono – che ha mostrato agli Stati Uniti ed a tutto il mondo quello che gli iracheni pensano dell’occupazione”.

E’ interessante anche l’autocritica di alcuni americani nei commenti di questo blog di Jack Cafferty nel sito CNN.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 dicembre 2008 da in libertà con tag , , , , .

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