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Noi circensi con carrettini di gelati a Beirut nel 1982

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Mi sveglio e ancora assonnata mi viene da ridere…

I bersaglieri arrivano a… Beirut. La storia siamo noi di Minoli: oggi puntata su arrivo dei soldati italiani a Beirut nel settembre 1982.

Beh, primo, abbiamo mandato i bersaglieri che arrivano ovunque cantando, correndo e suonando la tromba.

In quel paese pieno di macerie – dato che era la prima missione all’estero dalla seconda guerra mondiale, e non c’era nemmeno mandato ONU con regole di ingaggio e comando unificato – per prudenza e per mettere in chiaro che noi si era gli italiani amici, i soldati son stati fatti arrivare con caschetti bianchi che sembravano dei gusci d’uovo cui stavano attaccate le piume da bersagliere. E francesi e inglesi si sentivano sarcastici e han commentato sui loro autorevoli quotidiani che erano arrivati gli italiani ricoperti di piume di gallina… e ridevano.

Un mese dopo, abbiamo spedito i carri armati, sempre per prudenza e per far capire che “siamo gli italiani amici – non sparateci”, tutti ridipinti di bianco. E gli inglesi a dire che “sono arrivati gli italiani coi loro carrettini di gelati”.

Poi non ci avevano nemmeno dato un posto dove mettere il comando. E il meglio se lo erano presi francesi – perchè parlavano francese – e americani. Allora, beh, ci è toccato il quartiere sciita di Beirut, evidentemente il più sfigato, a fianco dei campi profughi palestinesi, a far la guardia alla fossa comune del massacro di Sabra e Chatila. E dato che erano ragazzotti gentili, shoccati di esser stati portati dalle loro camerette a quel disastrato paese, han preso ad essere gentili coi bambini… nella razione K ci stavano i biscotti e la marmellata e quindi c’era la fila dei bambini per averle in dono. Tanto che il comandante, se qualche soldato era brusco coi ragazzini, veniva convocato dai bambini stessi per redarguire quei soldati che urtavano la sensibilità della popolazione civile… andavano dal papà. In fondo, subito ci si è resi conto che il grosso del lavoro era l’assistenza sanitaria a minori e donne, e nemmeno avevano pensato al ginecologo ma poi se lo son fatto inviare, perchè quello la gente richiedeva.

Poi, non paghi, siccome la truppa si demoralizzava, che si fa? Perchè non chiamare i cantanti e gli attori italiani a fare qualche spettacolo per le truppe? E poi l’Italia aveva vinto i mondiali di calcio nel 1982. Allora, che si fa, come si fa? Serve un posto… il comandante ordina di cercare un tendone in loco, ma non ne vendono di color caki. Allora, vabbè, si compra un tendone da circo a strisce bianche e rosse… e si porta lì la nazionale italiana. In un paese in guerra civile.

Ah, e pare che i soldati non siano nemmeno stati pagati

Ha un che di surreale… roba da pazzi, immaginate come ci dovevano guardare i combattenti delle varie fazioni, che tuttavia avevano accettato di metter le armi sotto al letto, gli sciiti del quartiere, dopo aver visto che non avevamo nessun debole (pur essendo cristiani) per i cristiani maroniti e disarmavamo pure loro… A me fa ridere. Ma in senso positivo. Perchè noi siamo fatti così, buona parte di noi.

Ci sono anche oggi immigrati che dicono che vengono in Italia perchè qui molti hanno spesso voglia di ridere… gli italiani sono allegri.

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4 commenti su “Noi circensi con carrettini di gelati a Beirut nel 1982

  1. G.Bizzi
    22 ottobre 2009

    Ho visto la trasmissione di Minoli sul contingente del 1982 e francamente non mi è piaciuta: dalle parole dell’ex generale Angioni, allora colonnello – ma con significativo lapsus lui continuava a citarsi in colloqui dell’epoca con il grado di generale – si poteva capire che il contingente era sbarcato il 25 settembre, sotto il suo comando e in rocambolesche vicende. In realtà un battaglione di bersaglieri era già lì dalla metà di agosto, giunto imbarcato sulle navi Caorle e Grado della Marina e poi trasbordato a Cipro in ferry civili, insieme a una compagnia di marò della San Marco, con un proprio acquartieramento ben più sicuro di quello susseguente, ma logisticamente inadatto perché lontano dalle zone operative, che erano comunque i campi di Sabra e Chatila più il quartiere a prevalenza sciita di Burj el Barajine. Il contingente fu ritirato per pochissimi giorni, quelli necessari per permettere i massacri di Sabra e Chatila, la cui imminenza era palpabile – solo quattro anni prima c’era stato quello di Tal el Zaatar, un altro campo, ma dato che in quel caso a spianare la strada alle milizie falangiste erano stati i siriani non se ne ha contezza: un costume della zona – per poi ritornare, ingoiando la vergogna. Solo a questo punto arrivarono Angioni e i parà. Quanto ai “ragazzini” strappati alle camerette, il primo contingente, ancorché di leva, era costituito da volontari, 500 autentici figli di troia, molto più Legione Straniera che marmittoni, e furono regolarmente pagati, e manco malaccio. So il tutto perché ero uno di loro, uno dei primissimi a sbarcare a Beirut in agosto. Il nostro successivo acquartieramento presentava notevoli problemi di sicurezza, ma quello americano era peggiore: loro ebbero 220 morti, per attentato, noi uno solo, in combattimento. Per quanto riguarda i bambini palestinesi, non c’era rimasto molto altro, scambiavamo cioccolata contro mine: loro ce le indicavano e noi davamo dolcetto. Avemmo dei problemi con gli Sciiti quando il comando ci ordinò di contere una loro manifestazione e possibilmente disperderla e con qualche imbarazzo facemmo presente che il più alto dei dimostranti non arrivava a un metro di statura: erano i piccoli Hezbollah, che menavano pure con i loro bastoncini, probabilmente gli stessi che, cresciuti, combattono ora. Lieto di contribuire all’informazione, chiederei in generale una diversa considerazione della gente in divisa, un’attenzione che vada oltre il folklore di maniera:eravamo soldati, e alle battute sulle nostre penne replicammo ricordando ai britannici le loro sottane e l’orso in testa, e si zittirono. Cordialmente, gb

  2. orybal
    22 ottobre 2009

    Grazie, sig. Bizzi. Molto interessante il suo racconto da testimone… l’argomento richiede sicuramente approfondimenti e son rimasta anch’io basita dalla trasmissione di Minoli, me ne sono uscita di casa ridendo, ma non potendo credere questa fosse l’intera verità sui fatti. So da altre fonti dei morti americani e francesi, perciò la trasmissione aveva del surreale…era un ambiente di guerra, non per feste circensi e sanremesi..

    Ma se faceva parte del contingente, non capisco l’uso che fa del termine “figli di troia”. Non vorrà mica dargli un senso positivo?

    Mi fa piacere che abbiate zittito gli inglesi…

  3. g.bizzi
    2 dicembre 2009

    Cara orybal, dato che me lo chiede faccio una precisazione: senza riguardo alle attività delle nostre mamme, “figli di troia” non ha connotazioni né positive né negative, indica solo delle persone che, tanto per rimanere nel linguaggio da caserma, ancorché giovani o giovanissime, avevano imparato da tempo a levarsi il dito di culo da sole, anche a brutto muso se serve. Del resto, quando ci siamo arruolati lo sapevamo per che cosa, nessuno credeva alla favoletta umanitaria. Anche se in molti aspetti la missione umanitaria lo fu davvero, vedi l’ospedale da campo, molto efficiente, aperto a chiunque. Tornando a bomba, va anche detto che, a parte qualche autentico avanzo di galera, la maggior parte di quei figli ecc. seppe comportarsi da bravi soldati, sciroppandosi spesso turni massacranti. A quegli altri ci pensarono i Carabinieri.
    Per quanto riguarda gli aspetti di entertainement, non vi partecipai personalmente (avevo i miei libri), ma va detto che furono organizzati verso la fine del primo turno, vale a dire dopo 4 mesi che eravamo lì, e le posso giurare che è molto meglio uno spettacolo per scemo che sia di un dito troppo nervoso sul grilletto: viste da casa, le cose risaltano solo nei loro aspetti da notizia, viste dal fango che ti arriva ai coglioni si apprezzano diversamente.
    Cordialità, gb

  4. Orybal
    2 dicembre 2009

    Grazie, perchè contribuisce con la sua verità sui fatti.
    In Italia in questo momento si sente nel giornalismo più propaganda che non testimonianza onesta, sul passato e sul presente…

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Questa voce è stata pubblicata il 21 ottobre 2009 da in libertà.

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