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1979 – 2010: CEDAW, Pechino e… Intrecci globale e locale per i prossimi passi verso l’uguaglianza

Il 5 maggio una rappresentanza delle PadovaDonne ha partecipato alla tavola rotonda intitolata “RONCADE e ACTIONAID per i DIRITTI DELLE DONNE. Dal 1979 al 2010: CEDAW, Pechino e… Intrecci globale e locale per i prossimi passi verso l’uguaglianza”.

La serata era stata organizzata dal Parlamentino Rosa di Roncade insieme alla rappresentanza locale di ActionAid. Sono intervenute le assessore Chiara Tullio e Dina Brandolin, Beatrice Costa – Esperta di diritti delle donne e politiche di genere di ActionAid -, Chiara Sempio – Activism Officer ActionAid Italia -, Daniela Zambon per il Telefono Rosa di Treviso (da noi intervistata in un precedente articolo), Agnese Masiero per associazione PadovaDonne.

La serata è iniziata con la curiosità delle presenti per il parlamentino rosa. Non ce l’hanno tutti i comuni, come non tutti i comuni hanno 8 assessori di cui la metà sono donne… a Roncade la sindaca e deputata Simonetta Rubinato ha sostenuto la presenza femminile in politica. Il parlamentino rosa si riunisce periodicamente, i suoi scopi sono essere informate e sostenere le donne che si occupano di politica attiva. Una volta al mese dedicano due ore di spazio accoglienza alle donne che vogliano rivolgersi loro.

E’ intervenuta poi Chiara Sempio per introdurre l’attività di Action Aid per il diritto al cibo, che attua anche attraverso programmi ideati e realizzati con il personale locale e i sostegni a distanza. In Italia Action Aid si occupa di ricerca, lobby e azioni di sensibilizzazione, operando con le sedi di Milano e Roma e con 20 gruppi locali. Chiara fa notare che le donne sono fondamentali nella sovranità alimentare, rileva anche che chi maggiormente produce il cibo e chi maggiormente soffre la fame nel mondo sono le donne: il 60-l’80% del cibo è prodotto dalle donne ma possiedono solo il 2% della terra. Action Aid vuole accrescere la consapevolezza che non esiste solo una geografia della fame, differenze fra paesi ricchi e paesi poveri, ma anche si deve parlare di “anatomia della fame”, di differenze nella fame fra uomini e donne.

Dai paesi del sud del mondo vengono anche proposte che potrebbero essere portate nel nord: ad esempio, nel sud del mondo vengono create reti, collaborazioni fra associazioni, che ottengono risultati.

Beatrice Costa fa notare che la discriminazione delle donne esiste nei paesi del sud del mondo ma anche qui da noi. La CEDAW è un documento dell’ONU che ha un nome lungo e quindi difficile da ricordare. Non si è molto parlato del suo XXX° anniversario, avvenuto lo scorso anno, mentre di altre ricorrenze se ne parla in abbondanza. Eppure è un documento che ha trent’anni ma risulta attuale, perchè nel 1979 quando è stato emanato era all’avanguardia. 186 stati lo hanno firmato (USA esclusi). L’Italia lo ha ratificato. Quindi la società civile deve pretendere che vengano rispettati i principi presenti nella CEDAW. Ogni 4 anni i governi devono rendere conto al Comitato di quanto fatto.

Nel 2009 non cadeva solo il XXX° anniversario, ma è stato anche presentato il VI° rapporto italiano al comitato. Gli indicatori sono oggettivi. Tuttavia, il Rapporto italiano e la risposta del comitato non sono stati diffusi. Non sono nemmeno molto conosciuti dalle associazioni femminili. E il Comitato lamenta la mancanza del contributo delle ONG al rapporto, non son state consultate. Il rapporto italiano sull’applicazione della CEDAW è carente su molti punti: se avessero chiesto alle ONG di completare quei dati che le istituzioni non hanno… li avevano. Non c’era nemmeno una rappresentanza italiana per l’anniversario della conferenza di Pechino del 1995.

La campagna per il trentennale – che hanno promosso ActionAid, Fondazione Pangea, l’ARCI Cultura e Sviluppo, l’IMED, i Fratelli dell’Uomo, la casa internazionale delle donne, Women in the city, Differenza Donna, il CESTAS, fondazione One World, l’albero di Antonia, il MAIS, la provincia di Trento, la rete internazionale delle Donne per la pace – è aperta.

Gli scopi sono:
- informare sull’importanza di questa convenzione;
- fare rete nel territorio per raccogliere le conoscenze che servono per – costruire un “rapporto ombra” insieme alla rete DIRE, molto più completo di quello presentato dal nostro governo.
- condividere le best practices

Prende poi la parola Agnese Masiero, che racconta chi sono e cosa hanno fatto le PadovaDonne nel campo della rappresentanza femminile in politica – le prime PadovaDonne si sono incontrate nei corsi Donne Politiche e Istituzioni che poi hanno voluto costituirsi in una rete nazionale DPI, per poi portare avanti la campagna 50 e 50 e poi l’inchiesta “Vota per lei!” – e nella sensibilizzazione sulla violenza contro le donne, coordinando a Padova la Staffetta UDI delle donne contro la violenza delle donne.

Agnese racconta che dall’inchiesta “Vota per lei!” è emersa l’esigenza delle candidate donne di farsi sentire e la scarsità di elette nelle elezioni amministrative padovane. La presenza molto forte delle donne nel volontariato si trasforma in una delega delle istituzioni e viene delegittimata, non incide abbastanza da portare cambiamenti. E’ emersa la difficoltà di diffondere messaggi riguardo ai diritti delle donne, perchè agli incontri/dibattiti partecipano persone già sensibilizzate. Allora, le PadovaDonne quest’anno tentano il teatro come mezzo di espressione, mettendo in scena I monologhi della vagina di Eve Ensler, con un discreto successo…

Daniela Zambon per il Telefono Rosa di Treviso sottolinea la stessa esigenza sollevata da Agnese: l’associazione nasce dall’esperienze femministe nell’UDI, dalla lotta per i diritti delle donne; alla fine degli anni ’80 lo hanno fondato e dopo 20 anni ancora la Regione crea problemi alla loro iscrizione al registro regionale delle associazioni perchè è associazione solo di donne e sono rimaste associazione di volontariato a Treviso, mentre per esempio a Venezia si è creato il servizio, il Centro Antiviolenza del Comune di Venezia.

A Treviso il Telefono Rosa incontra molte donne sia come utenti che come volontarie che collaborano nei gruppi di Auto Mutuo Aiuto, nei programmi nelle scuole di educazione alle emozioni, nel centro di ascolto-accoglienza. Ma il valore e il contributo del volontariato non sono riconosciuti. Il maltrattamento in famiglia è ancora molto diffuso ed è ancora un problema molto sommerso. Nel 2008 142 donne sono state uccise in famiglia! La legge sullo stalking ha visto un aumento delle denunce del 30%. Ora di violenza si parla più di prima, c’è il servizio 1522, la violenza è percepita come un problema sociale. Ma ancora i carabinieri dissuadono le donne dal denunciare, in nome della pace familiare, incapaci di difendere le maltrattate dai loro aggressori, e le famiglie di origine dei coniugi spesso spariscono, non sostengono la donna che denuncia. Ci si riempie la bocca del valore della famiglia… rimane difficile per le donne dire basta ad una relazione maltrattante. Denunciano quando la relazione finisce.

Le donne in sala intervengono, perchè poco fa qui vicino è stata uccisa dal marito una donna madre di 10 figli. Si parla di come deve sentirsi sola una donna maltrattata, non ha amiche con cui confidarsi, la famiglia e la religione la invitano a non reagire… fanno molte domande alla rappresentante del Telefono Rosa.

Si discute di responsabilità di entrambe le persone nella relazione e di consapevolezza dei propri diritti, che non viene favorita dagli stereotipi ancora imperanti e oggi più che mai non viene promossa dai media (che è una delle richieste della CEDAW) che, come ha dimostrato anche il documentario “Il corpo delle donne”, presentano le donne come oggetti sessuali. Beatrice fa notare che il Ruanda ha più del 50% di donne nel Parlamento, l’Italia no di certo… c’è da imparare anche dalle donne dei paesi del Sud del mondo.

A conclusione del dibattito chiediamo ad Action Aid cosa pensano potremmo fare riguardo alla sensibilizzazione sulla CEDAW unendo le forze delle associazioni presenti. Propongono di fare rete ed allargarla alle altre associazioni con cui abbiamo contatto perchè aumenti la consapevolezza sui diritti delle donne, li si faccia emergere e si riesca a portarli alle istituzioni.

www.padovadonne.it

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Questa voce è stata pubblicata il 10 maggio 2010 da in libertà.

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