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“Ve la siete cercata”: parola del vescovo di Belluno

Anche di chi provoca e offende con parole del genere si potrebbe dire che se la sta cercando… Ma noi siamo capaci di sentirci provocate ed offese profondamente e tuttavia non massacriamo di botte nessuno, non facciamo violenza a nessuno.

Allora, monsignore, si vergogni di giustificare la violenza puntando il dito contro la vittima – come se le vittime prescelte da questi “menti deboli e poco ordinate”, come le chiama Eccellenza, potesse proteggersi dalla violenza tacendo e coprendosi, scomparendo… forse solo non esistendo, la farebbero franca.

Poco tempo fa mi è capitato di dover indignarmi per un tema simile e rischiare l’accusa di prendermela con l’islam – cosa che non stavo affatto facendo, anzi, stavo sottolineando come la Bibbia cristiana sia perfino più rigida del Corano nel predicare canoni di abbigliamento, solo che noi – di cultura ma non di pratica cristiana – lo ignoriamo come se fosse un testo arretrato. Ma le seguenti dichiarazioni dei prelati del nostro tempo dimostrano che non si può affatto dire che i predicatori della religione cattolica abbiano smesso di prendersela con le donne e scelto la via dell’amore cristiano (professato anch’esso nei testi sacri).  Non sto dando affatto la colpa a nessuno dei messaggi scritti nei testi sacri, per questo… solo a vecchi pregiudizi contro le donne che vengono considerate alla stregua di diavoli tentatori, pregiudizi che lasciano “le menti deboli e poco ordinate”, cioè criminali e soggetti pericolosi, liberi di di distruggere e violentare senza timore di essere puniti, nè dalla legge nè dalla comunità, perchè giustificati dai loro familiari – anche dalle loro madri – e dai preti…
Lascio commentare ulteriormente il fatto al sito Metilparaben.
Monsignor Alfeo Giovanni Ducoli, arcivescovo emerito di Belluno, dice la sua prima sui pestaggi degli omosessuali: “Chi commette atti vili come quelli è un delinquente e va castigato con severità, perché il ricorso alla violenza non è mai giustificabile. Però va detto che alcune volte i gay provocano, con le loro condotte esibizionistiche, con azioni impudiche in pubblico, con atti osceni, eccitano la fantasia perversa di gente debole e qualche volta si comportano rumorosamente con troppa esuberanza per la via pubblica e questo effettivamente può determinare in alcuni sensazioni di ripulsa e di risentimento e spingerli all’ aggressione. Ribadisco, la violenza non è legittima, ma esiste in casi come questi l’ attenuante della provocazione”.

E poi sulle violenze sessuali nei confronti delle donne: Una cosa barbara. La donna merita ogni rispetto. Con la stessa sincerità va detto che alcune donne oggi vestono in modo indecente e scollacciato, mostrando in pubblico le loro forme sensuali. Questo può eccitare menti deboli o poco ordinate e spingerle ad atti di violenza. Dunque se anche loro aiutassero con modi di vestire più castigati sarebbe bene. Alcune loro esibizioni in pubblico possono causare atti violenti ed istigare ed anche la loro attitudine è un attenuante, vi è provocazione, istigazione all’ atto violento”.

Il ragionamento è così interessante che al lettore viene una gran voglia di domandarsi perché non prosegua: magari rilevando che essere titolare di un negozio ben avviato costituisca un’istigazione a pretendere il pizzo, che circolare con un’automobile di lusso rappresenti un’istigazione al furto o che portare in giro nel passeggino uno splendido bambino biondo con gli occhi azzurri sia un’istigazione alla pedofilia. Circostanze attenuanti, le chiamano i giuristi, e a voler seguire la logica di Monsignor Ducoli si potrebbero concedere a qualsiasi criminale, perché si fondano esattamente sui motivi che l’hanno spinto a commettere il reato che ha commesso.

Quanto al fatto che a giustificare il comportamento degli squadristi e dei violentatori con tanta leggerezza sia un vescovo, invece, si potrebbe evocare la figura dell’aggravante. Ma magari ne parliamo un’altra volta, altrimenti mi dicono che sono un laicista anticattolico. Grazie a Matteo per la segnalazione.

Pubblicato anche su www.padovadonne.it

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Questa voce è stata pubblicata il 29 giugno 2010 da in diritti umani.

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