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Il canto delle spose di Karin Albou

Al cinema all’aperto a Treviso, ho visto un bel film: Il canto delle spose di Karin Albou.

In poche è la storia dell’amicizia fra due sedicenni in Tunisia, l’una musulmana e l’altra di religione ebraica, ai tempi della seconda guerra mondiale, cresciute nello stesso cortile: la loro amicizia viene messa a dura prova dall’arrivo in Tunisia degli scontri fra Francia e Germania, per l’odio verso gli ebrei dei tedeschi che si diffonde anche fra i loro alleati tunisini e per le preferenze accordate agli ebrei dai loro alleati francesi.

Myriam e Nour sono amiche: se Myriam può andare a scuola e la famiglia lo vieta alla sua amica in quanto femmina, nel pomeriggio fanno lezione e condividono la conoscenza; se Nour ama un ragazzo e vuole fuggire la notte per incontrarlo, Myriam la aiuta prendendo il suo posto nel letto, perchè la famiglia non se ne accorga.

Le due famiglie condividono il cibo: la madre di Myriam è vedova e lavora come sarta, ma è povera, riceve aiuto dai vicini e tratta con affetto la loro figlia.. insomma, c’è convivenza interculturale e relazioni di buon vicinato. Entrambe le ragazze sono prossime al matrimonio: Nour per amore, ma deve aspettare perchè il saggio padre pone come vincolo alle nozze che il pretendente (suo cugino) disoccupato trovi un lavoro; l’altra è per forza destinata dalla madre a un uomo benestante, poichè il matrimonio potrebbe dare loro da mangiare…

Quando inizia anche in Tunisia la persecuzione degli ebrei, la situazione peggiora: la madre di Myriam viene aggredita in casa dai soldati, derubata della sua macchina da cucire e quindi della possibilità di lavorare, e spinta ancor di più a forzare per disperazione la figlia verso un matrimonio che salvi loro la vita.

Gli ebrei, purtroppo, hanno deciso di non ribellarsi ai nazisti ma di fare un patto: consegneranno loro solo i loro confratelli di classe inferiore, pur di salvare l’élite…

La sceneggiatrice e regista Karin Albou applica le conseguenze della tragedia generale su una di quelle amicizie femminili nate nell’infanzia, “caratterizzate – sostiene Albou – da un desiderio incosciente, un amore esclusivo, un bisogno pressante d’identificazione”. Un tipo di vincolo che incarna inoltre il complesso rapporto ebrei-musulmani e, nella gravità del frangente, le rispettive zone d’ombra (da una parte il nazionalismo arabo pro nazista, dall’altra la comunità ebraica che, per tutelare la propria “elite”, decide di consegnare ai carnefici i membri più poveri). Con relative, laceranti contraddizioni: l’ebrea Myriam ha insegnato a Nour a leggere l’arabo, mentre quest’ultima crede poi alla colpevolizzazione degli ebrei – dallo stile di vita più libero, d’influenza europea – rispetto all’accesso a scuola, lavoro, ricchezza, fino alla responsabilità sullo scatenamento della guerra. La Storia scorre all’esterno, con propaganda antiebraica e promesse di indipendenza, interdizione dalle professioni, multe etnico-confessionali, bombardamenti, razzie, rastrellamenti che coinvolgono pure gli hammam femminili, deportazioni per lavori forzati, mentre ne “Il Canto delle spose” tutto avviene tra le mura domestiche, luogo cardine della segregazione della donna. Si dà centralità al corpo femminile (con un’elegante esposizione di nudi insolita per un film girato in un paese a maggioranza araba, e per di più diretto da una donna) come oggetto da preparare funzionalmente al desiderio maschile…

Questo film non mi è sembrato il classico film che ruota intorno a stereotipi riguardo ai ruoli sessuali, anche se ben calato nella mentalità dell’epoca. Secondo il mio punto di vista, invece, è un film molto umano, che evidenzia che, al di là delle ideologie, contano le relazioni affettive fra persone.

Non ci sono figure totalmente negative, nemmeno il fidanzato che aiuta i nazisti, poichè su tutti i personaggi cala uno sguardo di comprensione della regista…

Il marito non voluto di Myriam si rivela una persona colta, generosa e coraggiosa, non un damerino che ambisce a una moglie ragazzina, perchè nel momento di sposarla le rivela che ha scelto proprio lei non per lussuria, ma per proteggerla, affascinato dal coraggio per la sua ribellione a scuola contro il giuramento al governo Petain che le aveva causato la bocciatura e l’aveva messa in pericolo, in epoca di persecuzione nazista. Guadagna la stima di Myriam quando decide di non salvaguardarsi in quanto membro dell’élite ebraica, ma di consegnarsi ai tedeschi insieme al resto della sua comunità. Il fidanzato di Nour trova lavoro solo presso i soldati tedeschi, come interprete nelle persecuzioni degli ebrei, e sembra amare la ragazzina, ma non la spinge verso la libertà di pensiero – la scoraggia dal leggere il francese poichè lei non capisce e non sa, e lui le insegnerà tutto – rendendola dipendente e manipolabile. La spinge a leggere nel Corano una sola frase che condanna le altre religioni e quindi giustifica il suo divieto di frequentare l’amica ebrea.

Tuttavia, anche il padre di Nour è una figura maschile significativa: non sapeva che avesse imparato a leggere – accetta la tradizione di non scolarizzare le figlie, per quieto vivere (!) – ma nel momento in cui si accorge che lei ha delle capacità le viene incontro  e le fa capire che il Corano non predica l’intolleranza, ma invece la tolleranza verso le altre religioni… L’amicizia fra donne in questo film è viscerale amore e supera ogni avversità, anche se va incontro a dubbi e emozioni forti: nonostante tutto, quello che sembra un gesto di allontanamento da parte di Nour quando raccoglie un volantino nazista, le servirà invece nel momento del bisogno per difenderla quando aggredita.

Pubblicato anche su www.padovadonne.it

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Questa voce è stata pubblicata il 23 luglio 2010 da in libertà.

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