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La mia tesi: cap. 3 – Leggi a tutela dei diritti della minoranza zingara

Capitolo 3

Leggi a tutela dei diritti della minoranza zingara

3.1 Situazione del popolo zingaro nell’Europa oggi

La maggior parte delle famiglie zingare oggi presenta una speranza di vita media molto inferiore a quella di ogni popolazione maggioritaria degli stati in cui soggiorna.

Secondo il Minority Rights Group1, nel 1983 in Spagna l’età media di vita dei singoli non era superiore ai 43 anni (a fronte di quella nazionale di 73 anni). Nel caso dell’Italia, nello stesso anno soltanto il 3% della popolazione zingara aveva superato la soglia dei 60 anni, mentre nel 1990 il 50% di essa era al di sotto dei 18 anni2.

All’alto tasso di natalità corrispondono altissimi tassi di mortalità infantile, anche nei paesi occidentali: in Spagna il tasso della mortalità infantile fra gli zingari nel 1977 era almeno doppio della media nazionale (35 contro 18 su 1000). In Italia, a Roma, esso era nel 1991 di 24 contro 9 su 1000 dei non zingari3. All’alta natalità corrisponde, inoltre, un elevato numero di nascite sotto peso.

I bambini zingari in tutti i paesi europei sono ancora oggi molto soggetti a malattie infettive, come l’epatite virale e la tubercolosi. Ciò si può attribuire anche alle condizioni abitative, in tutta Europa altamente degradate, come si può notare scorrendo questi dati:

  • ancora nel 1990 il 37% degli zingari cecoslovacchi viveva in baraccopoli;
  • in Bulgaria, nel 1985, il 95% della popolazione zingara è stata deportata dal governo in periferia, in zone estremamente insalubri circondate da mura, per nasconderla alla vista;
  • nel 1986 circa 100.000 zingari ungheresi (il 20% delle presenze totali) vivono in baraccopoli prive di fognature e di elettricità;
  • anche nella ex Jugoslavia la maggioranza delle famiglie zingare viveva in baraccopoli;
  • in Francia e in Italia i nomadi si accampano nelle periferie delle città, poiché i fondi speciali per la costruzione di aree di sosta attrezzate rimangono inutilizzati: in Francia esistevano nel 1986 almeno 100.000 bambini zingari sedentari che vivevano in baraccopoli;
  • in Spagna il 27% della popolazione gitana abita in case molto deteriorate o in baracche e caravan4, mentre, secondo il Plan Andaluz del 1987, la metà (43,6%) delle famiglie gitane andaluse vive in baracche, case in rovina o grotte5.

Anche in Inghilterra e Galles, dove i Comuni hanno l’obbligo di stanziare fondi per le aree di sosta attrezzate, si vorrebbe eliminare l’obbligo di legge.

Tra i molti casi che si possono, purtroppo, ancora segnalare che riguardano il problema abitativo e sanitario risulta significativo quello riferito al Comune di Madrid, attualmente imputato in una causa a livello di Consiglio europeo per la deportazione della popolazione zingara delle bidonvilles a Valdemingómez. Si tratta di un terreno fuori città, senza alcun servizio (“tutte le abitazioni sono state costruite e istallate dagli abitanti stessi”6), soggetto a periodiche inondazioni, privo di elettricità e di acqua corrente, posto vicino a un allevamento di maiali, alla più grande discarica abusiva della città di Madrid e a un inceneritore di rifiuti…7. Vicino alla discarica si sono riscontrati materiali altamente tossici, come bidoni di cianuro di sodio, e residui clinici, oltre ai resti di animali morti, per la cui nocività il Comune di Madrid ha esplicitamente espresso il proprio disinteresse di fronte alla commissione europea di indagine. La commissione d’indagine riferisce che il luogo “sembra un campo di prigionia”8.

Le discriminazioni istituzionali sono sempre sostenute dal consenso tacito delle società, silenzio che legittima l’operato di queste istituzioni.

Al problema igienico – abitativo si aggiunge fra le condizioni di disagio l’elevato tasso di disoccupazione della popolazione zingara adulta: con l’avvento dell’industrializzazione, infatti, quest’ultima non riesce più a sostenere la famiglia praticando i mestieri tradizionali che offrivano servizi ed artigianato alle popolazioni sedentarie e, d’altra parte, manca della formazione professionale per svolgerne altri.

Non si può comunque non tenere conto, tra i motivi che possono contribuire alla disoccupazione degli zingari adulti, dei dati di una ricerca svolta da I.R.E.S. Piemonte9 nel 1992, che si riferiscono alla fiducia assegnata dai residenti a Torino ai diversi gruppi, dove gli zingari risultano all’ultimo posto fra quelli a cui si preferisce dare opportunità:

Gruppi Punteggio su scala di fiducia
  • Piemontesi
50
  • Tedeschi
48
  • Meridionali
45
  • Omosessuali
35
  • Neri
32
  • Marocchini
25
  • Tossicodipendenti
15
  • Zingari
10

Secondo altri sondaggi10, anche la maggior parte degli spagnoli preferirebbe come vicini tossicodipendenti, prostitute e omosessuali, piuttosto che zingari. Una facile spiegazione che viene spesso fornita alla scarsa fiducia assegnata agli zingari è quella che le popolazioni zingare delinquono. Eppure, ma non si può ignorare che anche i piemontesi e i tedeschi o i marocchini spesso lo fanno! Si può restare sorpresi se si prova a contare la mole di articoli riguardanti reati attribuiti a gagé nei quotidiani locali. Ciononostante, spesso viene a crearsi un circolo vizioso per cui uno zingaro che risponde alle offerte di lavoro e che di solito è anche un padre di famiglia, perché i matrimoni sono precoci viene rifiutato perché proveniente da un “popolo di delinquenti”, e così, per mantenere la propria famiglia, non gli resta che ricorrere a mezzi illeciti.

Ma allora bisognerebbe meditare sul giudizio di “deviante” così facilmente assegnato al comportamento degli zingari: anche riferendosi alla diversa percezione della devianza che ognuno di noi può avere e di cui parla Elena Zaccherini11, si può definire “deviante” un minore che si comporta secondo i codici del suo gruppo? Il rubare o il “chiedere” per le strade risponderebbe, in effetti, allo stato di necessità in cui molti nuclei familiari si trovano e il minore li vive come contributo necessario al sostentamento della propria famiglia. E questo stato di necessità è uno dei motivi che contribuiscono a non far decollare la scolarizzazione degli zingari: il livello generale di istruzione è tuttora molto basso, i bassi tassi di iscrizione a scuola e, viceversa, quelli assai alti di mortalità scolastica indicano chiaramente il fallimento sostanziale delle politiche di scolarizzazione dei minori zingari12, nonostante gli interventi in tal senso nel corso della storia siano stati, in effetti, numerosi.

La situazione generale di vita degli zingari è forse peggiorata col passare degli anni, perché “i Rom risultano essere tuttora vittime delle guerre in Europa e vengono perseguitati, come nell’ex-Yugoslavia, da tutte le parti in lotta”13. Basti pensare a come siano stati trattati in modo disumano dal governo tedesco nel 1992: i Rom cittadini rumeni vennero rimpatriati forzatamente in Romania, che li accettò in cambio di un risarcimento, come se si trattasse di merci, e pericolose.

3.2 Gli interventi degli organi di governo d’Europa a favore del popolo zingaro

La prima Raccomandazione dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa relativa alla situazione degli zingari e altri nomadi d’Europa è la 563 del 1969. In essa si constata la crisi dei mestieri tradizionali dovuta all’avvento della società moderna14, si riconosce l’esistenza della discriminazione15. Si considera, inoltre, che per favorire l’istruzione, fondamentale a migliorare la situazione economica e sociale e il buon adattamento alla società moderna, è necessario poter sostare16.

Perciò l’Assemblea raccomanda al Comitato dei Ministri di incitare i Membri del Governo a:

  • eliminare la discriminazione rivolta contro zingari e nomadi, soprattutto a livello giuridico;
  • sollecitare l’allestimento di campi sosta attrezzati, sicuri e vicini alle zone abitate;
  • fornire case, ove preferibile;
  • incoraggiare la frequenza a scuole pubbliche o di campo, o a classi speciali;
  • creare e migliorare la formazione professionale degli adulti che lo richiedano;
  • appoggiare la nascita di organi nazionali che difendano gli interessi degli zingari, e consultare tali organi nelle decisioni che li riguardino;
  • adattare la legislazione, per garantire agli zingari pari diritti alla sicurezza sociale e alle cure mediche.

La Risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa n. 13 del 1975 sulla situazione dei Nomadi in Europa, tenendo presenti le preoccupazioni espresse dalla Raccomandazione 563 del 1969, raccomanda ai governi degli Stati Membri di:

  1. porre fine alla discriminazione, combattere i pregiudizi attraverso l’informazione sui costumi e le condizioni di esistenza dei nomadi, salvaguardare il patrimonio culturale degli zingari, favorire la loro partecipazione politica, garantire che il nomadismo non impedisca il godimento dei diritti fondamentali;
  2. facilitare la sosta in campeggi vicini alle zone abitate e ai servizi, facilitare l’insediamento in case;
  3. promuovere la scolarizzazione con le metodologie più adatte a inserire i bambini zingari nelle classi comuni, promuovere l’istruzione degli adulti, favorire l’accesso alle istituzioni per la formazione professionale, tenendo in conto le abilità naturali;
  4. chiedere la collaborazione di servizi sociali e sanitari, formare gli assistenti sociali e preparare assistenti sociali nomadi;
  5. evitare che il nomadismo privi del beneficio della sicurezza sociale, informare gli interessati sui loro diritti e doveri in materia di sicurezza sociale, e assistere zingari e nomadi affinché usufruiscano dei servizi.

La Risoluzione del Consiglio d’Europa 125 del 1981 su “ruolo e responsabilità delle collettività locali e regionali legati ai problemi culturali e sociali della popolazione di origine nomade” raccomanda al Comitato dei Ministri di garantire ai nomadi la possibilità di ottenere carte di identità, per poter viaggiare nei Paesi Membri, di riconoscere come minorità etnica gli zingari e garantire loro gli stessi diritti alla salvaguardia del patrimonio culturale e linguistico garantiti alle altre minoranze, di prevedere rimborsi dello Stato ai Comuni e alle Regioni che decidano di creare aree sosta per i nomadi.

3.3 Leggi nazionali negli Stati Membri

In Italia, già con la circolare A.C. n. 17 del 1973 il Ministero dell’Interno invitava gli enti regionali a garantire ai cittadini nomadi italiani parità di diritti, come afferma la Costituzione, agevolando loro l’iscrizione anagrafica, l’erogazione di prestazioni sanitarie. Il Ministero aggiungeva inoltre che al fine di favorire l’esercizio di attività economiche lecite che possano costituire uno stimolo ad un inserimento nella società, sembrava opportuno agevolare il rilascio di licenze riguardanti attività lavorative, con particolare riferimento a quelle di commercio ambulante17.

La circolare richiamava anche i sindaci ad abolire gli eventuali divieti di sosta riguardanti i soli nomadi18, dato che violano gli artt. 3 e 16 della Costituzione, sull’uguaglianza dei cittadini e la libera circolazione. Invitava i Comuni a esaminare la possibilità di realizzare campeggi attrezzati con i servizi essenziali.

La circolare seguente del Ministero dell’Interno, la 151/1985, porta l’attenzione, oltre che sugli aspetti della C.M. 17/73, anche sulle difficoltà della soluzione del problema della scolarizzazione e dell’evasione dell’obbligo scolastico. Annuncia, perciò, la creazione di un’apposita Commissione Interministeriale da istituire presso la Presidenza del Consiglio, di cui faranno parte rappresentanti dei Ministeri di Grazia e Giustizia, Pubblica Istruzione, Lavoro, Sanità, Tesoro e Interno. Sottolinea inoltre il problema dei divieti di sosta, e l’inadeguatezza dei provvedimenti di sgombero messi in atto secondo l’art. 153 del T.U.L.C.P. n. 148/1915 (regolamento della polizia)19, che non risolvono il problema dell’igiene e della salute pubblica, bensì lo spostano solo ad altro Comune.

Anche in Spagna l’inizio del periodo democratico, nel 1977, portò un cambiamento nel modo di trattare il tema gitano, almeno legalmente. La dittatura franchista esistente dal 1936 al 1978 aveva proibito nuovamente di parlare il romanes, considerato gergo dei delinquenti, e considerava la vita nomade come delitto: la Ley de Peligrosidad Social si applicava in modo speciale ai gitani. Il Regolamento della Guardia Civile approvato il 14 marzo 1943 citava espressamente i gitani agli articoli 4 e 5, raccomandava la vigilanza scrupolosa e soprattutto il controllo dei loro modi di vita. Gli articoli antigitani del Regolamento della Guardia Civile furono abrogati nel 1978 e poco dopo venne promulgata la Costituzione che affermava l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e la piena cittadinanza dei gitani. Venne inoltre convertito in delitto costituzionale la discriminazione razziale, anche se ciò non eliminò di fatto l’emarginazione sociale e economica. Nel 1979 venne creata la Commissione Interministeriale Gitana. Nel País Valenciano si creò nel 1985 la Comissiò per a l’Estudi, Desenvolupament i Promociò del Poble Gitano20.

3.4 Leggi regionali italiane

La prima Regione italiana ad adottare una legge a tutela della cultura Rom è stata il Veneto, nel 1984. La legge regionale del Veneto n. 41/1984, “Interventi a tutela della cultura dei Rom”, nel suo articolo 1 afferma di voler difendere il diritto al nomadismo e alla sosta all’interno del territorio regionale. Viene proposto, a tal fine, di erogare fondi ai Comuni perché realizzino e gestiscano campi sosta attrezzati e si occupino di attivare iniziative di istruzione e di formazione professionale per i Rom.

All’art. 5 tale legge afferma inoltre esplicitamente che i Comuni, loro Consorzi e le Comunità Montane possono realizzare iniziative per favorire la scolarizzazione dei Rom, con particolare riferimento ai bambini in età scolare, nonché di istruzione permanente, in forme compatibili con la cultura nomade, e in accordo con i competenti uffici periferici del Ministero della Pubblica Istruzione21.

Anche le altre Regioni italiane22 hanno emanato leggi a tutela dei Rom, contenenti articoli che fanno riferimento alla promozione di iniziative per favorire l’inserimento dei minori appartenenti ai gruppi zingari nella scuola e per agevolare l’istruzione permanente degli adulti23.

La Regione Veneto oggi fa riferimento alla più recente legge regionale n. 54 del 22 dicembre 1989, intitolata Interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti. Una modifica che tale legge apporta a quella del 1984 è la facoltà della Giunta della Provincia di sostituirsi a quei Comuni che si rifiutino di richiedere i fondi assegnati dalla Regione affinché le iniziative previste dall’articolo 2 vengano realizzate (campi sosta, agevolazioni per il reperimento degli alloggi, iniziative di istruzione e formazione professionale, sostegno all’artigianato).

Nell’articolo 5 sull’istruzione e la formazione professionale risulta inoltre modificato il comma sulla formazione professionale, che, mentre prima privilegiava le attività tradizionali degli zingari, ora dimostra più realismo, prevedendo che venga semplicemente favorito l’accesso di tale utenza alla formazione professionale contemplata dalla legge e che vengano predisposti interventi per facilitare l’entrata nel mondo del lavoro.

L’articolo 10 della medesima legge istituisce presso la Giunta Regionale la Consulta per la tutela dei Rom e dei Sinti, rinnovabile ogni 5 anni, composta dall’assessore regionale per materia, da tre rappresentanti delle associazioni operanti nella tutela del nomadismo, maggiormente rappresentate a livello regionale, da un rappresentante dei Comuni del Veneto e uno delle Comunità Montane, da due nomadi designati dalle associazioni, da due esperti sulle problematiche dei nomadi designati dalla Giunta Regionale. Alla Consulta sono assegnati i seguenti compiti:

  • studiare il fenomeno del nomadismo nelle sue cause e negli effetti che determina nel tessuto sociale della Regione e in riferimento alle condizioni di vita e di lavoro dei nomadi;
  • individuare e proporre interventi generali promozionali e culturali, a favore delle comunità nomadi;
  • formulare pareri relativi allo stato di attuazione delle leggi e proposte di legge o di regolamento che riguardano il problema del nomadismo.

All’articolo 15 si aggiunge che l’applicazione di tale legge è urgente, ma attualmente tale legge non viene più finanziata dalla Regione, ossia è stata arbitrariamente nullificata per mancanza di volontà politica del governo regionale di occuparsi di migliorare la situazione.

La legge del Friuli Venezia Giulia24 può considerarsi un esempio di tutto ciò che comporterebbe tutelare specificatamente l’identità e il patrimonio culturale (art. 1,1) della minoranza in questione, garantendo la piena accoglienza, operando nel pieno rispetto dei caratteri di consapevole diversità dei gruppi Rom e dei rispettivi sottogruppi parentali (art. 1, 4).

La legge in questione fa infatti riferimento al dovere di assicurare la fruizione di tutti i servizi atti a garantire l’effettivo esercizio nell’autonomia culturale e socioeconomica e ad assicurarne la salute e il benessere personale e sociale, nell’ambito di una più consapevole convivenza (art. 1, 3), sottolinea il bisogno di prevedere la creazione di “campi di transito” per i nomadi di passaggio oltre che di “terreni stanziali”. Inoltre, accenna alla possibilità di favorire l’accesso ad abitazioni rurali, assegnando contributi per la loro ristrutturazione, alla possibilità di promuovere la creazione di cooperative sociali per l’inserimento lavorativo dei Rom, di dar loro la possibilità di accedere a provvidenze per l’agricoltura e la zootecnia.

La legge regionale citata vuole favorire anche l’inserimento dei bambini zingari nella scuola materna, come primo passo verso la loro scolarizzazione, prevedendo interventi di sostegno individuale “nel rispetto della loro cultura” (art. 13), e prevede l’istituzione di nuovi corsi professionali “relativi alle professioni e mestieri usualmente e maggiormente praticati dal popolo Rom” (art. 14), elaborando “progetti di sperimentazione didattica” (art. 15).

Garantisce perfino ai minori di madri detenute il diritto all’asilo nido, e ai minori in carcere interventi continuativi e l’applicazione delle misure alternative alla detenzione (artt. 16 e 17): diritti di cui fruiscono gli altri cittadini italiani coinvolti nel sistema penitenziario, ma che per il popolo Rom tutt’oggi in molte zone d’Italia non sono garantiti.

La Regione Friuli Venezia Giulia finanzia lo studio della cultura Rom e attività culturali tese a far conoscere la cultura Rom. Si occupa anche di iscrivere nel registro degli esercenti il commercio i Rom commercianti che abbiano superato i 35 anni di età (TITOLO VIII, art. 24) e di facilitare il rilascio di licenze e autorizzazioni al lavoro (art. 25), promuovendo così il riconoscimento delle “attività lavorative compatibili con la loro cultura, con le loro tradizioni”25, che per i Rom e Sinti sono, storicamente, le attività autonome.

La Legge n. 17/1988 della Regione Toscana, invece, può dirsi esemplare di una tendenza diffusa al ricatto legalizzato, piuttosto che al rispetto delle culture, poiché introduce una prassi, poi adottata anche da alcuni Comuni: ritiene di riuscire ad imporre il rispetto dell’obbligo scolastico chiedendo ai genitori di minori in età scolare una dichiarazione scritta di impegno a far frequentare ai figli la scuola e, in caso di inadempienza, privandoli del diritto a risiedere nel campo-sosta26. Questo provvedimento forse potrà favorire la presenza a scuola dei bambini, ma non modificare l’opinione dei genitori, trasmessa poi agli stessi bambini, che la scuola non serva, che sia solo un altro sopruso dei gagé tendente a assimilarli, e quindi a causare il genocidio della loro cultura.

1Cfr. Minority Rights Group, World Directories of Minorities, St. James Press, Chicago, 1990

2Cfr. dati tratti dal Seminario Zingari e società, dell’Opera Nomadi, Roma, 1991, riportati nel testo UNICEF – ICDC, Crescere zingaro, Anicia 22, Firenze, 1993, pag. 64

3Ibidem, pag. 65

4Cfr. Ministerio de Educación y Ciencia, La escolarización de los gitanos en España: aportación española al informe de la Comisión de comunidades europeas, Madrid, 1993, pag. 5

5Cfr. ASOCIACIÓN PRESENCIA GITANA, La escolarización de los niños gitanos y itinerantes en España: informe ante la Comisión de las Comunidades Europeas, Madrid, 1989, pag. 37

6Cfr. CONSEIL D’EUROPE, Groupe de specialistes sur les Rom/Tsiganes, Rapport sur la visite d’études a Valdemingómes (Madrid), Strasbourg 1997 – roma\mgsrom\doc97\97.8f -, pag. 8. Il rapporto mi è stato gentilmente fornito dall’associazione Presencia Gitana di Madrid.

7Cfr. ibidem, pag. 14

8Informazioni tratte dal sito Internate TE PATERNI, Human Right, Roma GYPSIES in Spain, (http://www.bsos.umd.edu/cidcm/mar/sproma.htm, presenti il giorno 21/08/97

9Dati I.R.E.S. riportati in IRER, Tra le due rive: la nuova immigrazione a Milano, Franco Angeli, Milano, 1993, p.116

10Informazioni tratte dal sito Internet THE PATRIN, Human Rights, Roma Gypsies in Spain, (http://www.bsos.umd.edu/cidcm/mar/sproma.htm), presenti il giorno 21/08/97

11ZACCHERINI E., Diversità o devianza? Minori zingari e risposte giudiziarie, tesi presentata nell’anno accademico 1993/94 all’Università di Bologna

12UNICEF – ICDC, Crescere zingaro, Anicia 22, Firenze, 1993, pag. 80

13Mozione del Parlamento Europeosulla Situazione degli zingari, del 21 aprile 1994, riportata in OSELLA C., Raccolta di leggi e circolari volume III, ed. Quaderni Zingari, Torino, 1996, pag. 315

14Raccomandazione dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa n. 563 del 1969, relativa alla situazione degli zingari e altri nomadi d’Europa, art. 1

15Ibidem, art. 3

16Ibidem, artt. 5 – 6

17Circolare Amministrazione Civile n.17/73, in OSELLA C., Raccolta di leggi e circolari volume I, supplemento alla rivista “Zingari Oggi” n. 6 /1987, edizioni Quaderni Zingari, Torino, 1987, pag. 37

18Cartelli di questo tipo però rimangono in molti paesi e città d’Italia, specialmente in località termali come Montegrotto (PD) o turistiche come Rimini. Nell’ultimo anno anche i Comuni di Spresiano (TV) e di Treviso hanno deciso di imporli, in violazione di ogni norma costituzionale, ma senza la possibilità di essere perseguiti se gli interessati non investiranno tempo e denaro nel fare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.

19È proprio solo a questo articolo del 1915 (!!!) del regolamento di polizia che riguarda la “tutela della sicurezza e l’igiene pubblica” che fa riferimento la delibera del Comune di Spresiano (TV) emanata nell’estate 1997 riguardo ai divieti di sosta ai nomadi, che risulta esemplificativa probabilmente di tutte le altre delibere adottate in molti comuni d’Italia per vietare la sosta ai nomadi: tutti i nomadi vengono considerati come appestati.

20Significa in lingua catalana di Valencia “Commissione per lo studio, lo sviluppo e la promozione del popolo gitano”

21L.R. della Regione Veneto del 13/07/1984, Interventi a Tutela della Cultura dei Rom, art. 5, in OSELLA C., Raccolta di leggi e circolari volume I, supplemento alla rivista “Zingari Oggi” n. 6 /1987, edizioni Quaderni Zingari, Torino 1987, pag. 71

22Veneto 1984, Lazio 1985, Provincia Autonoma di Trento 1985, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia 1988, Toscana 1988, Sardegna 1988, Emilia Romagna 1988, Lombardia 1989, Veneto 1989, Umbria 1990, Piemonte 1993, Emilia Romagna 1993, Marche 1994….

23Brano tratto dalla Legge Regionale del Piemonte n. 26 del 10 giugno 1993, art. 7, in OSELLA C., Raccolta di leggi e circolari volume I, supplemento alla rivista “Zingari Oggi” n. 6/1987, edizioni Quaderni Zingari, Torino, 1987, pag. 102

24Legge della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 09/02/1988 e con telegramma del Governo in data 11/03/1988, Norme a tutela della cultura Rom nell’ambito del territorio della Regione autonoma, in OSELLA C., Raccolta di leggi e circolari volume I, edizioni Quaderni Zingari, Torino 1987, pag. 102

25 Così le definisce il dott. Gianfranco Bettin nella tavola rotonda Confronto a più voci, presentata al Convegno Zingari: una presenza scomoda, tre incontri per andare oltre l’ovvio della Caritas di Treviso, nel maggio 1995, Atti, pag. 16

26L.R. della Toscana n. 17/1988, Interventi per la tutela dell’etnia Rom, art. 16, in OSELLA C., Raccolta di leggi e circolari volume I, edizioni Quaderni Zingari, Torino 1987, pag. 122

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Questa voce è stata pubblicata il 10 settembre 2010 da in libertà.

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