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La rivoluzione nonviolenta

Nel 1548 Étienne de La Boétie scriveva queste parole:
“Per ora, mi accontenterei solo di capire come è possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città, tante nazioni sopportino, a volte, un solo potente, il quale ha unicamente il potere che essi gli danno; il quale può nuocere loro, solo finché essi vogliono sopportarlo; il quale … non potrebbe far loro alcun male, a meno che essi non preferiscano sopportarlo, anziché opporglisi. Che enormità!
Eppure questo potente solo non c’è bisogno di combatterlo, non occorre batterlo, si sconfigge da se stesso, purché il paese non acconsenta alla propria servitù. Non occorre togliergli niente, ma non dargli niente […] Sono, quindi, i popoli stessi che si lasciano, o meglio si fanno dominare, perché smettendo di servire sarebbero liberati.
Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi. Non voglio che lo scuotiate o cacciate, ma solo che non lo sosteniate, e lo vedrete, come un grande colosso a cui sia stata sottratta la base , cadere e rompersi per il suo stesso peso”.
(Étienne de La Boétie, Discours de la servitude volontarie (1548), cit. in ROCCO ALTIERI, La rivoluzione nonviolenta. Biografia intellettuale di Aldo Capitini, BFS Edizioni, Pisa 2003, pp. 95-96). 

Nel 1901 il grande Leone Tolstoi raccontava qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto 110 anni dopo:
““Gli operai sono tormentati, oppressi, trasformati in schiavi, soltanto perché, per un minimo vantaggio, distruggono essi stessi la loro vita e quella dei loro fratelli.
Gli operai si lagnano dei proprietari terrieri, del governo, dei fabbricanti, dell’esercito. Ma i proprietari terrieri approfittano delle terre, il governo mette le imposte, i fabbricanti sfruttano gli operai e le truppe reprimono gli scioperi, perché gli operai stessi aiutano i proprietari, il governo, i fabbricanti, gli eserciti, commettendo essi stessi tutto quello di cui si lagnano. Se il proprietario terriero può approfittare delle mille desiatine di terra senza lavorarle egli stesso, è soltanto perché i contadini, pel proprio vantaggio, vanno a lavorare e a servire in casa sua come sorveglianti, guardie campestri, amministratori. Allo stesso modo il governo mette le imposte su contadini ed operai perché questi, sedotti da un salario pagato con le tasse che essi stessi hanno versato, entrano come starosta, capi, esattori, poliziotti, doganieri, guardie di frontiera, vale a dire aiutano il governo a far quello di cui si lagnano. Gli operai si lagnano inoltre che i fabbricanti diminuiscano il salario e aumentino il numero delle ore di lavoro; ma questo pure accade soltanto perché gli operai stessi riducono i prezzi gli uni degli altri, e inoltre si collocano presso i fabbricanti come sorveglianti, guardiani, capi-operai, capomastri, e fanno perquisizioni, applicano multe e con tutti i mezzi opprimono i loro fratelli lavoratori a profitto dei loro padroni.
Operai e contadini si lagnano, infine, che si mandino contro di loro le truppe se vogliono occupare la terra ch’essi ritengono loro proprietà, se non pagano le imposte e se si mettono in sciopero.
Ma gli eserciti sono fatti di soldati ed i soldati sono arruolati fra i contadini e gli operai stessi, i quali, qualcuno per interesse ed altri per timore, vanno a fare il servizio militare, e fanno la solenne promessa, contraria alla coscienza ed alla legge di quel Dio in cui credono, di uccidere tutti coloro che i capi ordineranno loro di uccidere.
Così tutti i mali dei lavoratori procedono da essi medesimi.
Che soltanto essi cessino d’aiutare i ricchi ed il governo e tutti i loro mali cadranno da sé stessi.
Perché dunque continuano a fare ciò che è la causa della loro perdita?”
(LEONE TOLSTOI, L’unico mezzo, Jasnaia Poliana, 12 Luglio 1901)

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Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2011 da in libertà.

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