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Egitto… alla ricerca della libertà

25 gennaio 2011

Avevamo già accennato a quanto in programma per il 25 gennaio in Egitto. Kefaya, Egyptian Arabic: كفاية kefāya, pronounced [keˈfæːjæ], significa BASTA! E’ il nome di un movimento apparso in Egitto già vari anni fa. E’ uno dei gruppi che hanno organizzato la manifestazione di oggi.

Beh, è stato più intenso di quanto si potesse immaginare in un paese dove da 29 anni regna lo stesso presidente. E’ stato il giorno della collera. La giornata della collera, cominciata in maniera pacifica nella capitale e nelle altre regioni dell’Egitto, e’ degenerata in violenti scontri nella capitale, nella centrale piazza Tahrir, fra manifestanti e forze della polizia.

Un poliziotto e’ morto nella calca durante una delle cariche lungo il grande viale che, costeggiando la sede del Parlamento, sfocia sulla grande spianata dove per tutto il pomeriggio si sono radunate migliaia di persone. Due manifestanti sono invece stati uccisi nella citta’ portuale di Suez da proiettili di gomma sparati dalla polizia. Ad Alessandria d’Egitto 20.000 persone sono scese in strada e anche li’ si sono verificati scontri ed incidenti con numerosi feriti, alcuni colpiti da proiettili di gomma.

Molti gli arresti. “Fuori, fuori, fuori”, “vattene, vattene”, hanno scandito migliaia di personde riferendosi al rais Hosni Mubarak, in quello che, secondo molti osservatori, e’ il seguito dell’onda di protesta cominciata con la rivolta tunisina. La ‘giornata della collera’ e’ stata di fatto organizzata attraverso Twitter e Facebook con convocazioni e indicazioni inviate a ripetizione e in continuazione ai manifestanti per aggirare le impressionanti misure di sicurezza adottate dalle autorita’ per evitare che la protesta degenerasse.

(RaiNews24)

Twitter è saltato oppure è stato bloccato in Egitto. Dopo quello che è successo in Tunisia, Mubarak non lascia certo i ragazzi egiziani giocare in Twitter… 😦

Scrivono: URGENT: REQUEST to ALL EUROPE & US tweeps on #Jan25 PLEASE ASK YOUR MEDIA TO COVER #EGYPT NOW.

Il governo ha dato la colpa ai Fratelli Musulmani. Ma loro hanno smentito.

Al Cairo, i cortei che da tre quartieri sono confluiti verso la grande spianata di Tahrir si sono formati quasi spontaneamente: a Mohandesin, ad esempio, un centinaio di manifestanti sotto la stretta sorveglianza degli agenti in tenuta antisommossa sono riusciti ad aprirsi un varco e a guadagnare il vialone principale che attraversa il quartiere. Scandendo slogan e sventolando bandiere egiziane, lo hanno percorso per raggiungere piazza Tahrir. In questo caso la polizia si e’ sempre tenuta a debita distanza e non e’ intervenuta. Ben altra scena sulla centrale piazza del Cairo dove contro i manifestanti le forze dell’ordine hanno usato gli idranti e sparato gas lacrimogeni, in risposta a un fitto lancio di pietre. Gli organizzatori della manifestazione hanno comunque annunciato in serata che non se ne andranno dalla piazza e hanno invitato gli abitanti della capitale a portare loro cibo e coperte per aiutarli a trascorrere la notte. Testimoni oculari raccontano che i ristoranti della zona stanno offrendo da mangiare gratuitamente ai manifestanti che pero’ hanno grande difficolta’a comunicare tra di loro perche’ da ore sono saltati i collegamenti dei telefoni cellulari e Twitter non e’ piu’ accessibile.

I manifestanti chiedono – NON di abbassare il prezzo del pane e dello zucchero – ma l’uscita di scena di Mubarak, la formazione di un governo di unita’ nazionale, nuove elezioni parlamentari. (RaiNews24)

Video della manifestazione

Io non credo che sia finita qui…

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IL CAIRO- Dopo il tam-tam di inviti in rete a continuare le proteste contro Mubarak, i social network più utilizzati, Twitter e Facebook, non sono più disponibili in Egitto.

Secondo il sito herdict.org, era impossibile già da martedì sera utilizzare Twitter. “Possiamo confermare che Twitter è stato bloccato in Egitto. Twitter.com e tutte le altre applicazioni sono state colpite”, ha detto la società.

In Egitto, l’idea di continuare a protestare e a scendere in piazza contro il regime è stata fortemente sostenuta, soprattutto tra i giovani, attraverso le varie reti di comunità online. Su Facebook, più di 90.000 persone si sono dichiarate pronte a marciare nuovamente.
Il governo egiziano ha annunciando inoltre che chiunque parteciperà alle dimostrazioni sarà fermato e incriminato e ha definito le manifestazioni antigovernative come “una sfida spudorata” all’autorità dello Stato. Fonte: IlMediterraneo

28 gennaio 2011:”vattene, vattene Mubarak… l’aereo ti aspetta!”, cantavano. E’ stato spento internet in tutto l’Egitto, ed anche la rete dei cellulari 😦 Hillary Clinton l’ha definita “una misura senza precedenti”…. E’ in vigore il coprifuoco ad Alexandria, Cairo e Suez. La sicurezza è stata affidata ai militari insieme alla polizia. I manifestanti violano il coprifuoco. I pompieri non intervengono quando i palazzi bruciano. Oggi ci sono stati almeno 870 feriti, durante le manifestazioni. A Suez sono state uccise 2 persone. I manifestanti hanno cantato slogan chiedendo all’esercito di venire dalla parte del popolo e lamentandosi perchè la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

“This protest is not going to stop. They won’t and can’t trick the people again and give us some lame concessions. Hosni has to go” dice Mohamed Taha. “I am 70 years old, I am going to die, but these people have to fight to live,” dice. “Leave, leave, Mubarak, Mubarak, the plane awaits you,” la gente cantava.

L’esercito ha anche messo in sicurezza il museo del Cairo, che secondo voci incontrollate era stato saccheggiato in serata. Secondo la televisione Al Jazira un gruppo di persone ha anche fatto una catena intorno all’edificio per fare da scudo umano (RaiNews24).

Foto e commenti su quello che accade in Egitto si possono vedere su guerrilla radio, il blog di Vittorio Arrigoni.

29 gennaio 2011: URGENTE “Ok Ragazzi qui serve una mano. Il regime egiziano ha appena tagliato tutte le linee per fermare le proteste previste fra poche ore. Ci sono già migliaia di ragazzi fatti sparire in queste ore nei centri di detenzione messi in piedi dalla polizia. Alcuni sono in fin di vita per i maltrattamenti. Le associazioni di avvocati che hanno tentato di intervenite hano avuto il telefono fuori uso già da ieri. Da martedì la polizia sta sparando su cameraman e fotografi per bloccare la fuga di notizie. Le ultime notizie ricevute annunciavano progromi di un bagno di sangue, dato che le forze speciali venivano lentamente stanziate per le strade del Cairo. Serve aiuto, e adesso – mi spiace per il tono del messaggio ma siamo tutti allarmati – un gesto del genere non ha precedenti. Niente internet, niente SMS, niente telefono. NON SAPPIAMO COSA STIA PER SUCCEDERE nel paese che ospita una delle più repressive dittature al mondo. Non l’aveva fato la Birmania, non l’aveva fatto l’Iran, l’ha fatto l’Egitto. Per favore chi sia ancora alzato, chi vedrà questo messagio domattina, tutti, fate qualcosa. Seguendo questo link, trovate i numeri di fax del governo (sicuramente le loro linee funzionano). Spammatele. E girate. Sono lasciatevi chiudere gli occhi sull’Egitto. Non avete idea del fegato che ci vuole per alzare la testa di fronte alla polizia egiziana. Noi, che in un paese libero non sappiamo neanche più liberarci di un pagliaccio a colpi di democrazia, non voltiamo le spalle a un popolo represso da trent’anni. http://www.peoplesliberationfront.info/OpEgypt1.html.

altrimenti se volete appellarvi direttamente alla Casa Bianca, che poi è l’unica che può fermare quanto sta per succedere, potete scrivere qui
http://www.whitehouse.gov/contact
di seguito se volete c’è un esempio di testo.
to the President Barack Obama
As I am writing, your middle eastern ally and president of Egypt Hosni Mubarak has just shut all communications throughout the country. There are no phonelines, no sms, no internet. WE CAN’T KNOW WHAT’S HAPPENING.
You defended the green Revolution in Iran, you condemned oppression. Yet no one ever dared doing whet Hosni Mubarak just did. And there rest of what he is about to do.
The last communciations we got from Cairo said Special forces were being deployed in the streets. Dear President, let us be clear: a lot of people are going to die tonight. They will die in silence and darkness.
You are the only one who can stop a massacre. Stability in Middle East does not need a blood bath og f young democrats. Dear president, don’t let this massacre happen. Your word is the only one that can stop this massacre.
Vi prego, date mano alla tastiera. non lasciate che si spenga la luce così sugli egiziani
Annalena

Nonostante le autorità egiziane abbiano bloccato ogni accesso a internet, i manifestanti al Cairo sono stati capaci di navigare con alcuni metodi creativi: via modem, fax, ham radio.

IDG News Service – “Quando i Governi bloccano, noi evolviamo,” ha scritto un attivista del gruppo We Rebuild su Twitter venerdì scorso. E’ quello che molti egiziani hanno fatto questa settimana come quelli del gruppo We Rebuild combatte per mantenere la sua gente connessa al mondo fuori dal paese, usando i telefoni fissi, i fax e perfino le radio e anche le ham radio per far sì che il flusso di informazioni scorra da e verso il paese.

Sebbene un Internet service provider — Noor Group — continui a operare, il governo egiziano ha imposto agli altri di spegnere i server da martedì appena dopo la mezzanotte. In alcune aree sono stati spente anche le celle per i telefoni cellulari.

Gli egiziani con un dial-up modem non possono connettersi a internet se chiamano i server locali, ma se chiamano un numero internazionale per raggiungere un modem in un altro Paese possono avere la connessione al mondo esterno.

We Rebuild sta cercando di espandere queste opzioni dial-up. Ha impostato un numero dial-up in Svezia e sta compilando una lista di altri numeri che gli egiziani possono chiamare. Sta anche distribuendo informazioni sulle sue attività in una pagina Wiki.

I numeri internazionali dial-up funzionano solo per le persone con l’accesso a un telefono modem e a un servizio di chiamate internazionali, tuttavia. Così, nonostante i network dei cellulari siano stati sospesi in alcune aree, le persone hanno postato istruzioni su come altri possono usare i loro telefoni come dial-up modems.

I pochi egiziani che possono accedere a internet attraverso Noor, l’unico ISP funzionante, stanno facendo dei passi per assicurare che le loro attività online non siano registrate. Poco prima che internet fosse interrotto, il Tor Project ha detto di aver visto un picco nelle visite di utenti egiziani che cercavano di scaricare il loro Web browsing software, che serve a navigare nel Web in modo anonimo.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2011 da in libertà.

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