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Kefaya! – Basta! 11/02/11: NULLA E’ IMPOSSIBILE!!!

Written by Oriana Baldasso
Il Mediterraneo ha fatto una cronologia della rivolta. Quello che segue, invece, è la mia scelta personale di fatti interessanti.

25 gennaio 2011: Avevamo già accennato a quanto in programma per il 25 gennaio in Egitto. Kefaya, Egyptian Arabic: كفاية kefāya, pronounced [keˈfæːjæ], significa BASTA! E’ il nome di un movimento apparso in Egitto già vari anni fa. E’ uno dei gruppi che hanno organizzato la manifestazione di oggi.

Beh, è stato più intenso di quanto si potesse immaginare in un paese dove da 29 anni regna lo stesso presidente. E’ stato il giorno della collera. La giornata della collera, cominciata in maniera pacifica nella capitale e nelle altre regioni dell’Egitto, e’ degenerata in violenti scontri nella capitale, nella centrale piazza Tahrir, fra manifestanti e forze della polizia.

Un poliziotto e’ morto nella calca durante una delle cariche lungo il grande viale che, costeggiando la sede del Parlamento, sfocia sulla grande spianata dove per tutto il pomeriggio si sono radunate migliaia di persone. Due manifestanti sono invece stati uccisi nella citta’ portuale di Suez da proiettili di gomma sparati dalla polizia. Ad Alessandria d’Egitto 20.000 persone sono scese in strada e anche li’ si sono verificati scontri ed incidenti con numerosi feriti, alcuni colpiti da proiettili di gomma.

Molti gli arresti. “Fuori, fuori, fuori”, “vattene, vattene”, hanno scandito migliaia di personde riferendosi al rais Hosni Mubarak, in quello che, secondo molti osservatori, e’ il seguito dell’onda di protesta cominciata con la rivolta tunisina. La ‘giornata della collera’ e’ stata di fatto organizzata attraverso Twitter e Facebook con convocazioni e indicazioni inviate a ripetizione e in continuazione ai manifestanti per aggirare le impressionanti misure di sicurezza adottate dalle autorita’ per evitare che la protesta degenerasse.

(RaiNews24)

Twitter è saltato oppure è stato bloccato in Egitto. Dopo quello che è successo in Tunisia, Mubarak non lascia certo i ragazzi egiziani giocare in Twitter… :(

Scrivono: URGENT: REQUEST to ALL EUROPE & US tweeps on #Jan25 PLEASE ASK YOUR MEDIA TO COVER #EGYPT NOW.

Il governo ha dato la colpa ai Fratelli Musulmani. Ma loro hanno smentito.

Al Cairo, i cortei che da tre quartieri sono confluiti verso la grande spianata di Tahrir si sono formati quasi spontaneamente: a Mohandesin, ad esempio, un centinaio di manifestanti sotto la stretta sorveglianza degli agenti in tenuta antisommossa sono riusciti ad aprirsi un varco e a guadagnare il vialone principale che attraversa il quartiere. Scandendo slogan e sventolando bandiere egiziane, lo hanno percorso per raggiungere piazza Tahrir. In questo caso la polizia si e’ sempre tenuta a debita distanza e non e’ intervenuta. Ben altra scena sulla centrale piazza del Cairo dove contro i manifestanti le forze dell’ordine hanno usato gli idranti e sparato gas lacrimogeni, in risposta a un fitto lancio di pietre. Gli organizzatori della manifestazione hanno comunque annunciato in serata che non se ne andranno dalla piazza e hanno invitato gli abitanti della capitale a portare loro cibo e coperte per aiutarli a trascorrere la notte. Testimoni oculari raccontano che i ristoranti della zona stanno offrendo da mangiare gratuitamente ai manifestanti che pero’ hanno grande difficolta’a comunicare tra di loro perche’ da ore sono saltati i collegamenti dei telefoni cellulari e Twitter non e’ piu’ accessibile.

I manifestanti chiedono – NON  di abbassare il prezzo del pane e dello zucchero –  ma l’uscita di scena di Mubarak, la formazione di un governo di unita’ nazionale, nuove elezioni parlamentari. (RaiNews24)

Video della manifestazione

Io non credo che sia finita qui…

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IL CAIRO- Dopo il tam-tam di inviti in rete a continuare le proteste contro Mubarak, i social network più utilizzati, Twitter e Facebook, non sono più disponibili in Egitto.

Secondo il sito herdict.org, era impossibile già da martedì sera utilizzare Twitter. “Possiamo confermare che Twitter è stato bloccato in Egitto. Twitter.com e tutte le altre applicazioni sono state colpite“, ha detto la società.

In Egitto, l’idea di continuare a protestare e a scendere in piazza contro il regime è stata fortemente sostenuta, soprattutto tra i giovani, attraverso le varie reti di comunità online. Su Facebook, più di 90.000 persone si sono dichiarate pronte a marciare nuovamente.
Il governo egiziano ha annunciato inoltre che chiunque parteciperà alle dimostrazioni sarà fermato e incriminato e ha definito le manifestazioni antigovernative come “una sfida spudorata” all’autorità dello Stato. Fonte: IlMediterraneo

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28 gennaio 2011:”vattene, vattene Mubarak… l’aereo ti aspetta!”, cantavano.  E’ stato spento internet in tutto l’Egitto, ed anche la rete dei cellulari :( Hillary Clinton l’ha definita “una misura senza precedenti”…. E’ in vigore il coprifuoco ad Alexandria, Cairo e Suez. La sicurezza è stata affidata ai militari insieme alla polizia. I manifestanti violano il coprifuoco. I pompieri non intervengono quando i palazzi bruciano. Oggi ci sono stati almeno 870 feriti, durante le manifestazioni. A Suez sono state uccise 2 persone. I manifestanti hanno cantato slogan chiedendo all’esercito di venire dalla parte del popolo e lamentandosi perchè la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

“This protest is not going to stop. They won’t and can’t trick the people again and give us some lame concessions. Hosni has to go” dice Mohamed Taha. “I am 70 years old, I am going to die, but these people have to fight to live,” dice. “Leave, leave, Mubarak, Mubarak, the plane awaits you,” la gente cantava.

L’esercito ha anche messo in sicurezza il museo del Cairo, che secondo voci incontrollate era stato saccheggiato in serata. Secondo la televisione Al Jazira un gruppo di persone ha anche fatto una catena intorno all’edificio per fare da scudo umano (RaiNews24).

Foto e commenti su quello che accade in Egitto si possono vedere su guerrilla radio, il blog di Vittorio Arrigoni.

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29 gennaio 2011: URGENTE “Ok Ragazzi qui serve una mano. Il regime egiziano ha appena tagliato tutte le linee per fermare le proteste previste fra poche ore. Ci sono già migliaia di ragazzi fatti sparire in queste ore nei centri di detenzione messi in piedi dalla polizia. Alcuni sono in fin di vita per i maltrattamenti. Le associazioni di avvocati che hanno tentato di intervenite hano avuto il telefono fuori uso già da ieri. Da martedì la polizia sta sparando su cameraman e fotografi per bloccare la fuga di notizie. Le ultime notizie ricevute annunciavano progromi di un bagno di sangue, dato che le forze speciali venivano lentamente stanziate per le strade del Cairo. Serve aiuto, e adesso – mi spiace per il tono del messaggio ma siamo tutti allarmati – un gesto del genere non ha precedenti. Niente internet, niente SMS, niente telefono. NON SAPPIAMO COSA STIA PER SUCCEDERE nel paese che ospita una delle più repressive dittature al mondo. Non l’aveva fato la Birmania, non l’aveva fatto l’Iran, l’ha fatto l’Egitto. Per favore chi sia ancora alzato, chi vedrà questo messagio domattina, tutti, fate qualcosa. Seguendo questo link, trovate i numeri di fax del governo (sicuramente le loro linee funzionano). Spammatele. E girate. Sono lasciatevi chiudere gli occhi sull’Egitto. Non avete idea del fegato che ci vuole per alzare la testa di fronte alla polizia egiziana. Noi, che in un paese libero non sappiamo neanche più liberarci di un pagliaccio  a colpi di democrazia, non voltiamo le spalle a un popolo represso da trent’anni. http://www.peoplesliberationfront.info/OpEgypt1.html.

altrimenti se volete appellarvi direttamente alla Casa Bianca, che poi è l’unica che può fermare quanto sta per succedere, potete scrivere qui

http://www.whitehouse.gov/contact
di seguito se volete c’è un esempio di testo.
to the President Barack Obama
As I am writing, your middle eastern ally and president of Egypt Hosni Mubarak has just shut all communications throughout the country. There are no phonelines, no sms, no internet. WE CAN’T KNOW WHAT’S HAPPENING.
You defended the green Revolution in Iran, you condemned oppression. Yet no one ever dared doing whet Hosni Mubarak just did. And there rest of what he is about to do.
The last communciations we got from Cairo said Special forces were being deployed in the streets. Dear President, let us be clear: a lot of people are going to die tonight. They will die in silence and darkness.
You are the only one who can stop a massacre. Stability in Middle East does not need a blood bath og f young democrats. Dear president, don’t let this massacre happen. Your word is the only one that can stop this massacre.
Vi prego, date mano alla tastiera. non lasciate che si spenga la luce così sugli egiziani
Annalena

Nonostante le autorità egiziane  abbiano bloccato ogni accesso a internet, i manifestanti al Cairo sono stati capaci di navigare con alcuni metodi creativi: via modem, fax, ham radio.

IDG News Service – “Quando i Governi bloccano, noi evolviamo,” ha scritto un attivista del gruppo We Rebuild su Twitter venerdì scorso. E’ quello che molti egiziani hanno fatto questa settimana come quelli del gruppo We Rebuild combatte per mantenere la sua gente connessa al mondo fuori dal paese, usando i telefoni fissi, i fax e perfino le radio e anche le ham radio per far sì che il flusso di informazioni scorra da e verso il paese.

Sebbene un Internet service provider — Noor Group — continui a operare, il governo egiziano ha imposto agli altri di spegnere i server da martedì appena dopo la mezzanotte.  In alcune aree sono stati spente anche le celle per i telefoni cellulari.

Gli egiziani con un dial-up modem non possono connettersi a internet se chiamano i server locali, ma se chiamano un numero internazionale per raggiungere un modem in un altro Paese possono avere la connessione al mondo esterno.

We Rebuild sta cercando di espandere queste opzioni dial-up. Ha impostato un numero dial-up in Svezia e  sta compilando una lista di altri numeri che gli egiziani possono chiamare. Sta anche distribuendo informazioni sulle sue attività in una pagina Wiki.

I numeri internazionali dial-up funzionano solo per le persone con l’accesso a un telefono modem e a un servizio di chiamate internazionali, tuttavia. Così, nonostante i network dei cellulari siano stati sospesi in alcune aree, le persone hanno postato istruzioni su come altri possono usare i loro telefoni come dial-up modems.

I pochi egiziani che possono accedere a internet attraverso Noor, l’unico ISP funzionante, stanno facendo dei passi per assicurare che le loro attività online non siano registrate. Poco prima che internet fosse interrotto, il Tor Project ha detto di aver visto un picco nelle visite di utenti egiziani che cercavano di scaricare il loro Web browsing software, che serve a navigare nel Web in modo anonimo.

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30 gennaio 2011: 100 uccisi da proiettili della polizia…. :( Human Right Watch chiede di porre fine a questo massacro dei manifestanti pacifici! Human Right Watch ha più collaboratori sul posto che scrivono un live blog dal Cairo e da Alexandria. Dal Cairo oggi: in Tahrir Square ci saranno già 7000 persone, la gente è di umore festoso, ci sono famiglie, poche con bambini e molte donne, velate e non velate. Questo ci fa capire che la gente si sente sicura. Stanno cantando con entusiasmo “Vattene” diretto a Mubarak. Alcuni appendono un grande striscione fra due lampioni con le loro richieste: che Mubarak si dimetta, che sia portato in tribunale per la distruzione dell’Egitto, il ministreo dell’Interno deve essere portato a processo e va messo in piedi un governo temporaneo per risollevare la nazione e va sciolto il parlamento. Le persone nella piazza portano cartelli, alcuni scritti di proprio pugno, alcuni stampati, tutti che dicono più o meno la stessa cosa: basta Mubarak, la gente e l’esercito sono contro il nemico, fermate il vandalismo della polizia e la polizia che terrorizza la gente. Questi ultimi si riferiscono ai report diffusi che alcuni saccheggi sono stati fatti da poliziotti. Non si sono visti nelle strade del Cairo fin dalle 6 di pomeriggio di venerdì scorso. E’ il primo giorno della settimana lavorativa, ma molti negozi e uffici sono chiusi. Solo pochi negozi sono aperti…

Insieme a El Baradei e migliaia di manifestanti, oggi domenica 30, in piazza c’erano per la prima volta anche religiosi di Al Azhar, centro sunnita  prestigioso e soprattutto molto vicino al governo. Un segnale seguito anche da una parte della redazione di Al Ahram, quotidiano filo-governativo, che oggi si e’ schierata per la fine del regime Mubarak, come hanno fatto decine di giudici che sono scesi in piazza con i manifestanti. “Il popolo vuole fare cadere questo presidente”, scandivano mentre El Baradei rispondeva di avere ricevuto il mandato dalle opposizioni di avviare un governo di salute pubblica.Fra i sostenitori di questa posizione i Fratelli Musulmani, che hanno cosi’ ricucito uno strappo con l’ex capo dell’agenzia atomica internazionale quando quest’ultimo scelse, non seguito, di boicottare le elezioni legislative dello scorso anno. Ora il fronte si sta ricompattando, dopo che la confraternita ha deciso di aderire apertamente alle manifestazioni di piazza, acquistando un ruolo maggiore nella protesta contro il presidente egiziano. (Fonte: RaiNews 24)

(Cairo, January 30, 2011) – Heba Morayef, Egypt researcher: Centinaia di persone sono rimaste in piazza Tahrir, molti dicono di volere passare la notte qui e rimanere finchè Mubarak si dimette. C’è stato un grido enorme di gioia quando abbiamo sentito che stava  arrivando Mohamed El Baradei ma sfortunatamente molti di noi non hanno potuto sentire quello che ha detto – non è uno che parla a voce alta, pare. Una folla di circa 800 persone e molti giornalisti si sono affollati per ascoltarlo parlare, ma molti altri hanno semplicemente continuato a cantare lo slogan “Mubarak devi andartene.”

La gente si è davvero arrabbiata quando ha sentito che il ministro dell’interno  stava ordinando alla polizia di tornare in strada – nonostante l’esercito abbia ancora il controllo su piazza Tahrir. Ieri chiedevano le dimissioni del ministro, allora oggi sono delusi da questo. Oggi c’è stata maggiore organizzazione… la piazza si è svuotata  rispetto al pomeriggio, ma c’è ancora una bella atmosfera, un senso di solidarietà e la gente si comporta bene – siedono intorno a falò, o camminano raccogliendo l’immondizia. La folla che ha trovato per caso dei saccheggiatori li ha presi e fermati. E non ci sono molestie sessuali – cosa che era comune qui, specialmente in presenza di grandi folle!  Siamo felici di star mangiando – grazie a dio i venditori stanno ancora vendendo cibo per strada… perchè siamo affamati.

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31 gennaio 2011: IL CAIRO – Caos e scontri in tutto il Paese. 150 morti. Decine di feriti. Centinaia di evasioni dalle carceri. Saccheggi, violenze e una devastazione che ieri non ha risparmiato neppure il Museo Egizio del Cairo, (due mummie sono state sfregiate), simbolo ed epicentro di una storia antichissima.  Anche oggi un popolo intero cerca disperatamente di riscriverla quella storia, e di ottenere una svolta democratica dopo oltre un trentennio di potere unico e incondizionato.

Il problema della transizione assume le tinte forti della negazione e della rabbia. Da un lato c’è un Mubarak che non desiste, che parla di “ristabilire la calma”, e ha momentaneamente lasciato la guida del governo ad Ahmed Shafik, ministro dell’aeronautica civile, nominando come suo vice Omar Suleiman, già a capo dei servizi segreti. Dall’altro c’è un Paese che resiste, e che vede nelle ultime decisioni del suo storico Presidente, la volontà di rimanere comunque avvinghiato a un potere simbolo di “non- democrazia”.

Siamo oggi al settimo giorno di protesta, dopo una notte di fuoco e coprifuoco, contrassegnata dalle parole del leader dell’opposizione nonché Nobel per la pace Mohamed El Baradei: “Non ci fermeremo! Quello che abbiamo avviato non può tornare indietro. Per l’Egitto inizia una nuova era. Io mi inchino in segno di rispetto al popolo egiziano. E vi chiedo pazienza: il cambiamento arriverà a breve nei prossimi giorni” ha assicurato ieri notte, mentre la folla scandiva ritmicamente: “Vogliamo far cadere questo presidente“. Migliaia di manifestanti hanno deciso di restare nella notte nella centrale Piazza Tahrir. Molti di loro hanno allestito tende, altri hanno acceso dei fuochi per riscaldarsi. Un servizio d’ordine è passato tra loro per offrire bevande calde e coperte.

Nella giornata di eri è arrivato anche il sostegno diplomatico da parte degli Stati Uniti: Barak Obama si è pronunciato per primo con parole pesanti nei confronti di Hosni Mubarak: se l’Egitto ora brucia di protesta, è perché il suo Presidente finora “Non ha fatto abbastanza”. Gli ha fatto eco Hillary Clinton: “Gli Usa vogliono che il popolo egiziano possa avere la possibilità di tracciare il proprio futuro, quello che conduce alla democrazia”.

Nel frattempo, quella che finora era considerata un’opposizione debole e frammentaria, si riunisce sotto l’ala carismatica di El Baradei: anche il Movimento a base islamica dei “Fratelli Musulmani” ha riconosciuto come interlocutore principale il Premio Nobel ex esule politico.
Appena Mubarak sarà fuori del Paese, formeremo assieme un governo di transizione fino allo svolgimento di libere elezioni”, ha dichiarato Saad Katatni, leader storico dei Fratelli Musulmani.
Non si placa neppure la tenacia del Movimento “6 Aprile”, che ha indetto per la giornata di domani una mega-manifestazione per costringere Mubarak alle dimissioni definitive. “Porteremo in piazza più di un milione di persone” dichiara all’agenzia di stampa EFE un anonimo dei temerari della protesta oscurata su tutti i siti internet.

In barba alla censura, alla manipolazione, al pericolo, l’obiettivo di domani è cacciare una volta e per sempre Mubarak, ma senza ulteriore spargimento di sangue: “Vogliamo che domani sia come un carnevale, con musica, canzoni, poesia e spettacoli” dichiara il coraggioso dissidente.

Fonte: Il Mediterraneo

E… maledizione! Israele ha inviato un messaggio segreto agli Stati Uniti e ai Paesi europei chiedendo loro di sostenere la stabilità del regime egiziano di Hosni Mubarak di fronte all’ondata di protesta che sta affliggendo il Paese!!! Lo riporta sempre Il Mediterraneo

Foto delle donne d’Egitto nelle proteste…

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1 febbraio 2011: Il Mediterraneo ha pubblicato immagini di una lotta per la libertà egiziana.
Oggi un milione di persone sono scese in piazza in sciopero generale!

L’aiuto di Google per dare voce all’Egitto: Rispetto al mondo del web, il filo sottile senza il quale non sarebbe stata possibile organizzare l’intera protesta, un aiuto insperato proviene da Gooogle. La major della comunicazione globale ha diramato stamane un comunicato in cui spiega come, insieme con il social network twitter, ha messo a punto un sistema per bypassare i blocchi del web.
Di fatto sono stati messi a disposizione tre numeri telefonici internazionali – uno dei quali è italiano, di Roma – ed esiste adesso la possibilità di lasciare un messaggio vocale, usando la parola chiave ‘egypt’, che sarà poi trasformato in un “tweet” (messaggio istantaneo via twitter).
Il sistema è stato ideato da Ujjwal Singh, co-fondatore di SayNow – società recentemente acquisita da Google – e da AbdelKarim Mardini, product manager per il Medio Oriente e Nordafrica, i quali spiegano dal loro blog, come sia già possibile ascoltare, ricevere e comunicare visitando l’indirizzo twitter.com/speak2tweet, o telefonando ai 3 numeri +16504194196, +97316199855 e il numero romano +390662207294. Chiamando questa ultima utenza, si sente un messaggio registrato in lingua araba che dà le istruzioni per ascoltare o lasciare un messaggio.

Da ieri sera un altro appoggio importantissimo alla protesta è giunto dall’esercito: “Le Vostre forze armate, che sono consapevoli della legittimità delle vostre esigenze e vogliono assumersi la responsabilità di proteggere la nazione e i cittadini, dicono che la libertà di manifestare in modo pacifico sarà garantita a tutti”, si legge nel comunicato ufficiale.

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2 febbraio 2011: vedo che da oggi gli amici egiziani hanno di nuovo accesso a internet :) . Su El Pais, Brahma Chellanay, professore di Studi strategici al centro di Investigazione politica in India, sostiene che tra dieci anni la rivolta della piazza avrà cambiato radicalmente la mappa politica del Medio Oriente. L’esperto si dice inoltre convinto che la protesta arriverà fino al Pakistan e persino la monarchia saudita sia destinata a essere travolta dalla rabbia della gente. Le grandi dinastie della regione hanno poche speranze di sopravvivere a questa ondata di indignazione popolare, che rischia seriamente di mettere in  discussione l’influenza americana sulla regione, perché gli Stati Uniti sono stati per decenni i principali sostenitori di questi regimi dispotici. (Rai News 24)

MA oggi ci sono scontri dove sostenitori di Mubarak e poliziotti in abiti civili attaccano i manifestanti che vogliono che Mubarak se ne vada!!!!!

Lanciato in facebook un appello del Movimento Giovanile 6 Aprile ed un appello di Ramzi Baroud “Please, stand with Egypt“, per favore sostenete l’Egitto.

Anonymous lancia un altro appello: a protestare ovunque davanti ai Consolati e alle Ambasciate.

La giornalista Annalena di Giovanni è in piazza Tahrir. Scrive: “Siamo ancora sotto il fuoco da ogni ingresso della piazza, la gente resiste con tutto ciò che ha, ma ci sono cecchini dalle finestre… e siamo tutti stanchi. C’è gente colpita da armi da fuoco ovunque e la battaglia sembra senza fine. Non si è mai vista gente tanto coraggiosa.” “Tutti i miei amici sono feriti e ci riposiamo in Piazza Tahrir. Stiamo bevendo e giocando come faremmo se mai usciremo vivi da qui. Ci sono ancora degli spari agli angoli della piazza, noi siamo sempre intrappolati ma c’è una novità: centinaia di migliaia di manifestanti stanno accorrendo da ogni strada per venirci a liberare….”

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6 febbraio 2011:”abbiamo fatto, nulla è impossibile” scrive il mio amico egiziano che è principiante in italiano. E’ un messaggio per me nel suo status di skype. Non so fino a che punto abbiano avuto risposta, le richieste del popolo, sono stata lontano per motivi personali. Ma l’ultima volta mi parlava di notti insonni per difendere la famiglia dai saccheggi. Ed ora un messaggio positivo, benchè lui non ci sia, forse ancora per strada, a fare il suo ruolo di uomo che protegge, con gli altri.

So che però c’erano milioni di persone in piazza Tahrir a manifestare. Il corrispondente di Peacereporter ci racconta di quattro ragazzi in mezzo a due milioni di cuori che sognano di cambiare il mondo! :)

Condivido questo video che ben riassume le conquiste, la determinazione, la dignità della lotta per la libertà del popolo egiziano, in questi giorni è accaduto qualcosa che sarebbe stato inimmaginabile da un popolo che da 29 anni vive con la paura di ribellarsi… mi sento orgogliosa per loro.

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8 febbraio 2011: Wael Ghoneim, capo del settore Marketing di Google per il Medio Oriente, era stato arrestato il 27 gennaio durante le proteste antigovernative. Dopo conferme e smentite sulla sua liberazione, un suo messaggio è apparso ieri sul suo profilo Twitter, in cui confermava di essere di nuovo libero. “La libertà è una benedizione per cui vale la pena lottare”, scriveva in un ’tweet’. Sulla liberazione di Ghoneim si erano attivati il Dipartimento di Stato USA, migliaia di blogger e utenti di Facebook e Twitter, che avevano prontamente denunciato la sua scomparsa chiedendo informazioni sul suo conto agli altri utenti del web.

In uno degli ultimi post sulla seguitissima pagina Twitter @ghonim, il dirigente di Google aveva alimentato un certo timore: “Pregate per #Egitto. Molto preoccupato perché sembra che il governo stia programmando crimini di guerra per domani contro la popolazione. Siamo pronti a morire #25 Gen.” (RaiNews24)

L’umorismo sta diventando uno dei simboli della rivolta popolare del Cairo: la testimonianza più colorita di un’identità nazionale che non vuole presentarsi al mondo per il lancio di pietre o di molotov, quanto per la capacità, critica e tenace, di dissentire.

Ecco un’arma di comunicazione di massa: “Il latte intero Mubarak, scadenza 25/01/2011”. È uno dei tantissimi slogan che stanno campeggiando a Tahrir Square e che ci mostrano il volto più autentico della protesta.
E’ nella natura del popolo egiziano: per esorcizzare la disgrazia usiamo lo scherzo” – dice Mohamed Sher, ingegnere ideatore del simpatico sfottò, in prima linea nelle proteste del Cairo – “Quante più pressioni riceviamo, tanto più reagiamo con le battute:D . Anche Mohamed, come molti dissidenti, non ha avuto paura di portare con sé i suoi figli piccoli in piazza, a dimostrazione del fatto che nessuno voleva innescare violenze o spargimento di sangue.

A distanza di qualche metro da Mohamed c’è un gruppo di giovani che ha appena inventato un ritornello in arabo: “Trenta anni così e noi non ne possiamo più, se resti tu noi ce ne andiam via di qui”.
Ma ancora altri cartelli che hanno fatto il giro del mondo sono stati: “Mubarak, game over”: ossia “Mubarak il gioco è finito”, quasi a emulare lo stop di un videogioco in cui il giocatore ha irrimediabilmente perso; o ancora: “Parlategli in ebraico, perché l’arabo non lo capisce”, alludendo alla strategica alleanza israeliana.

C’è quello palesemente scocciato: “Mubarak vattene, perché devo tornare a casa a farmi la doccia”; quello furbesco-diplomatico con la caricatura del re saudita Abdullah bin Abdelaziz (il re-sceicco che ha appena accolto a braccia aperte il neo deposto presidente tunisino Ben Ali) con orologio alla mano che dice: “Come è lento Mubarak!”; o ancora quello tecno-informatico “Mubarak= alt+ delete” (la combinazione di tasti con cui si cancella un elemento dal pc).

L’umorismo è arrivato a contagiare persino gli accampamenti delle zone rurali, lì dove i manifestanti “soggiornano” nei ribattezzati Hotel “Hurriya” (= libertà) in arabo. E proprio questa dimensione festosa, a tratti carnevalesca, che sta impressionando il mondo per la capacità di trasfigurare il dolore e la frustrazione in fantasia.
Per lo scrittore e drammaturgo egiziano Muhammad Sanati, “L’umorismo sta giocando un ruolo importante nelle rivolte, perché è profondamente radicato nella storia del popolo d’Egitto: è qualcosa che fa parte dell’identità nazionale da lunga data. Al tempo della dominazione britannica, i bambini facevano scherzi o piccoli affronti in lingua inglese”. Secondo Sanati ciò che distingue il sense of humor egiziano da quello di altri popoli è la saggia flessibilità di base: anche se si ride e si fanno battute, non significa che il lutto o il dolore per gli eventi del momento non siano sempre presenti in fondo all’animo. (Fonte: Il Mediterraneo)

Una giornata a piazza Tahrir su Peacereporter

9 febbraio 2011: Il Cairo, Nena News  (foto di Hossam Hamalawi) –  Governo e Forze Armate speravano di  riuscire, poco alla volta, a spegnere la protesta che invece da ieri occupa altri spazi al Cairo e non solo Piazza Tahrir. Almeno cinquemila manifestanti hanno trascorso per la prima volta la notte in un sit-it davanti alla sede dell’Assemblea del Popolo, il Parlamento, dominato dal Partito nazionale democratico al potere da trent’anni. Lo stesso è accaduto ad Alessandria, nella grande piazza Sidi Gaber, davanti alla stazione ferroviaria, al termine di una giornata che ha visto centinaia di migliaia di egiziani, molti dei quali per la prima volta, scendere in strada e chiedere le dimissioni immediate del presidente Mubarak e profonde riforme democratiche. Oggi la protesta dovrebbe raggiungere in modo permanente anche la sede della televisione di stato, megafono del regime. L’uscita di scena di Mubarak resta l’elemento centrale per la soluzione della crisi e ieri il vicepresidente americano, Joe Biden ha ripetuto al suo omologo egiziano, Omar Suleiman, la necessità di una transizione «immediata, significativa, pacifica e legittimata», quindi di accellerare il passaggio dei poteri. Ma Mubarak non sembra voler mollare, continua a dare un’immagine di se totalmente impegnato nelle attività di governo e di riforme. Ma i suoi sforzi non convincono le piazze in rivolta. E ora in strada scendono anche migliaia di lavoratori dipendenti, pubblici e privati che chiedono, aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. (Fonte: Nena News Agency)

10 febbraio 2011: avevano sperato tanto che nel suo discorso di stasera Mubarak rassegnasse le dimissioni. Invece si è rifiutato. L’esercito aveva chiesto di non lasciare al potere nemmeno il suo vice Suleiman.  Il Consiglio supremo dell’esercito si era riunito oggi pomeriggio per esprimere questa richiesta. La tv americana ABC aveva perfino detto che forse Mubarak non sarebbe più stato presidente da domani, venerdì 11. Moltissimi si sono recati in piazza Tahrir… c’era già un clima di trionfo… poi il discorso che ha fatto arrabbiare i manifestanti. Hanno iniziato a sollevare in aria le scarpe, per lanciarle, segno di disprezzo e indignazione in tutto il mondo arabo.

La reazione della piazza al discorso presidenziale:

Il dittatore ha pianto lacrime di coccodrillo per quelle persone che il suo regime ha ucciso. Più di 300 persone… Si è rivolto ai giovani che lo odiano ed ha detto che si dimetterà solo a settembre, dopo elezioni. Non ha nemmeno ritirato lo stato di emergenza… promettendo di farlo quando sarà il caso. Domani in piazza scenderanno milioni di persone, lavoratori inclusi. Sciopero generale. (Fonte: Fifthinternational)

11 febbraio 2011: “Questo è il più bel giorno della mia vita” ha detto Mohamed El Baradei, portavoce designato all’inizio delle proteste dalle opposizione a trattare con il governo. L’ex direttore dell’Aiea ha aggiunto che l’Egitto “è stato liberato dopo dieci anni di repressione” e che adesso si aspetta una “bella transizione”. Continua su RaiNews24

Il presidente degli Stati Uniti ha accolto cosi’ la giornata storica di piazza Tahrir. In un messaggio rilasciato dalla sala del Gran Foyer della Casa Bianca, Obama ha parlato alle tre del pomeriggio di Washington, quando al Cairo erano le dieci di sera. E, citando Martin Luther King, facendo riferimento a Gandhi e a quella “forza dell’anima’ che ha abbattuto il Muro di Berlino, ha detto “grazie” alla gente d’Egitto. “Grazie per la vostra non-violenza. Per l’Egitto e’ stata la forza morale della non violenza, e non il terrorismo, non le uccisioni folli, a curvare ancora una volta l’arco della storia verso la giustizia”, ha detto Obama.

“La giornata di oggi appartiene al popolo egiziano – ha affermato – e il popolo americano e’ commosso dalle scene di piazza Tahrir. La parola ‘tahrir’ significa liberazione. E’ una parola che, come diceva Martin Luther King, arriva direttamente all’anima. Per sempre ricordera’ agli egiziani di come loro hanno cambiato il loro Paese, e il mondo. Grazie”.

Quanto avvenuto in Egitto e’ una lezione per il mondo intero, che rafforza tutti coloro che credono nella pace, tanto in Medio Oriente quanto nel mondo intero. (Fonte: RaiNews24)

Piazza Tahrir, quando Mubarak si è dimesso 🙂 :

Ancora video del momento del trionfo su GlobalVoices 🙂

In coda, l’ipocrisia di certi mubarakiani residenti in Italia, che temono che le rivolte per la libertà danneggino l’economia… 😦

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Questa voce è stata pubblicata il 11 febbraio 2011 da in libertà.

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