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Educazione alla libertà

Da un po’ mi interesso di pedagogia libertaria. Ricordo che ho una laurea in scienze dell’educazione, con specializzazione interculturale, e saltuariamente sono educatrice e maestra di scuola primaria e dell’infanzia.

Frequento un gruppetto di persone che alle pendici del Montello si ritrova per progettare una scuola diversa, iniziando dal progetto “A scuola di partecip-azione”. Mi piace molto questo gruppo di persone, con loro ipotizziamo un metodo educativo che rispetti i bambini e in futuro l’idea di un eduvillaggio 🙂 .

Con loro son andata all’incontro a Bologna sull’educazione libertaria. E poi ad altri incontri, come ad esempio l’incontro con Noemi Paymal e Pedagogia 3000 avvenuto il mercoledi 4 maggio a Treville.  Questa donna presenta in giro per il mondo il progetto http://www.pedagooogia3000.info/

Simone è stato anche a sentire la presentazione del libro di Girolamo di Michele, La scuola è di tutti, che è stato presentato alle Giornate Resistenti.
Nell’ultimo incontro abbiamo parlato di libri sull’educazione libertaria consigliabili e li condivido anche con voi. Si sono citati:

Abbiamo poi visto il video dei NATs colombiani, bambini e adolescenti lavoratori. Ed è iniziato un dibattito e riflessioni fra noi…

Sembra assurdo parlare di libertà con bambini costretti dalla vita a lavorare. Eppure la loro consapevolezza che li fa organizzare li rende molto più liberi dei nostri iperprotetti pargoli.

E’ capitato loro quando son venuti in visita in Italia di parlare a ragazzi dei centri sociali che sognano un mondo dove non serve lavorare. Li hanno scandalizzati 😮 perchè… I NATs danno VALORE AL LAVORO. DEGNO. In tanti posti del mondo si apprende lavorando. Nel mondo, molti minorenni lavorano per aiutare le proprie famiglie. In Turchia ho visto ragazzini girare coi sacchi per raccogliere la plastica da vendere a chi la ricicla, in Tunisia bambini che vendono pane lungo le strade di campagna o collanine in spiaggia….

Non sempre lavoro e denaro sono legati. Anche il lavoro non pagato familiare contribuisce all’economia… se non ci fosse in famiglia chi cucina, servirebbe una cuoca che andrebbe pagata, per es. Il fatto di riconoscere il lavoro di cura come lavoro comporta che non sia affatto svalutato, come invece avviene da noi. E se tutti lavorano, maschi e femmine contribuiscono anche in casa.

Le donne in Colombia spesso si trovano a dover svolgere il ruolo di capofamiglia, da sole. Mancavano fino a poco fa assegni di mantenimento, quindi se la cavavano da sole, lavorando e anche i bambini contribuivano. Jennifer parla di “famiglia orizzontale”.

Accadeva qualcosa di simile anche qui da noi anni fa, nelle campagne… tutti contribuivano. C’erano anche situazioni di sfruttamento… e comunque certi diritti acquisiti e una certa legalità riteniamo siano da difendere.

Il lavoro per i bambini NATs è un contributo ed uno spazio di indipendenza: facendo lavoretti di vendita, si annoiano molto meno che non stando l’intero giorno a casa, si muovono liberamente nella città, diventando autonomi. Si sentono fieri e hanno denaro per comprarsi cibo o abiti o capricci, che nella situazione di povertà in cui vivono è una bella soddisfazione.

Riflettiamo su come alcuni nostri ragazzini delle medie avrebbero bisogno di non essere costretti in classe, perchè lavorando si sentono maggiormente realizzati e attraverso il lavoro potrebbero sentire esigenza di apprendere competenze che sono linguistico-matematiche. Le intelligenze multiple di Gardner non vengono prese in considerazione dalla scuola. Come anche non c’è un approccio orientato al Life Long Learning, con rientri a scuola dopo o durante altre esperienze. Chi sceglie il lavoro a 14 o 16 anni viene considerato a volte “inadatto allo studio”. Solo per i ragazzi con handicap sono previste esperienze diverse, pratiche, come l’orto e metodi sperimentali… ma ne avremmo bisogno anche noi!

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Questa voce è stata pubblicata il 13 maggio 2011 da in libertà.

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