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Dove sono gli indignati italiani?

Autodomanda: io sono indignata???? Sono arrabbiata. Ma non ho tempo. Lavoriamo tanto da precari guadagnando quasi niente… siamo sempre i più assurdi d’Europa, noi? Quanti di noi hanno 2-3 lavori? Io ne conosco, che son così.

Però ora – dopo la primavera araba che ha cacciato vari dittatori e che ancora sta manifestando contro le dittature nelle strade di Siria, Bahrein, Yemen sotto le fucilate dei cecchini – l’indignazione è arrivata anche in Europa. Il Portogallo è allo sfascio. Come la Grecia. La Spagna disoccupata occupa Puerta del Sol a Madrid. Anche i francesi a Parigi sono indignati. La Grecia ha seri problemi economici da tempo, che la mettono sotto ricatto del FMI,  e ora manifesta alla grande con lo slogan “Noi non siamo in vendita“.

Contro la Trojka Ue-Fmi-Bce.

E noi? Perchè c’è la crisi e nessuno ci ha fatto niente??? Le élite pensano solo ad arricchire se stesse, i politici parlano delle guerre di Berlusconi contro i magistrati, invece di fare qualsiasi cosa per risolvere i problemi reali del paese!!!!!

In Italia sta sorgendo un movimento che si chiama Italian Revolution e chiede democrazia reale ora!

Secondo Tony Troja però, in Italia abbiamo un problema: non facciamo niente senza i permessi. E siamo pecoroni. Preoccupazioni da vecchi. E’ un paese per vecchi, che si lascerà uccidere senza reagire?

Riporto l’articolo di Troja apparso su Il Fatto Quotidiano… ma ci sto ancora riflettendo. Non son del tutto d’accordo. Ovvero… forse intendo dire che mi indispone e indigna.

Quella degli “indignados” è una mobilitazione di giovani spagnoli, iniziata per chiedere una legge elettorale proporzionale, a pochi giorni dalle elezioni amministrative e per manifestare contro la corruzione di alcuni politici.

E gli italiani? Indignati lo sono anche loro, viste le vicende politiche (e non solo) che riguardano l’Italia. Anche chi vi scrive è indignato, ci mancherebbe. Ma chi vi scrive è anche consapevole che gli indignati italiani non potranno mai avere la stessa reazione degli indignati spagnoli, ossia, stare in piazza per giorni e giorni, avendo la solidarietà e l’aiuto della popolazione.

Ah, gli italiani… il popolo dei santi, dei navigatori e… delle autorizzazioni.

In Italia si deve sempre chiedere il permesso prima di fare qualsiasi cosa. Se smarrisci il cane e vuoi mettere qualche volantino con la foto del tuo quattrozampe, devi chiedere il permesso. Se devi fare un banchetto per la raccolta di firme per aiutare i bambini del Darfur, devi chiedere il permesso. Figuriamoci se non si deve chiedere l’autorizzazione per una manifestazione! Solo che le nostre, più che manifestazioni, somigliano al pascolo delle pecore.

Pecore anche perché, un po’, siamo un popolo di pecoroni, se ci facciamo sempre infinocchiare dal primo “pastore” che arriva e promette chissà cosa. Ma il mio è un concetto un po’ diverso dall’essere quel tipo di pecore. Le pecore che intendo io pascolano dentro dei recinti ben delimitati ove il traffico non arriva. Lo stesso traffico che non sente tutto questo belare.

Voglio dire… gli italiani vogliono sempre manifestare in modo regolare: permesso per la manifestazione, corteo molto ordinato, tragitto organizzato. Tutte cose sterili, a meno che non si voglia fare una parata con tanto di majorettes. Ovviamente qualcuno potrebbe obiettare dicendo che, forse, pretendo troppo o forse che sono un eversivo. Non pretendo troppo e non sono eversivo. Sono solo realista. Molti, sui social network, fanno rivoluzione sempre e solo da casa e da dietro alla tastiera.

Per farsi sentire, in Italia, ci vogliono due cose: o creare il disagio o il sangue.

Mi ricordo che quando gli studenti scesero nelle piazze a manifestare (dicembre 2010), lo fecero senza chiedere il permesso a nessuno, crearono il disagio e senza nemmeno tanto sangue. Poi, però, durante una puntata di Annozero, gli studenti furono “disinnescati” dagli artificieri Casini e Porro (pensate un po’) che li invitarono a fare le cose in maniera, come dire… più soft. E infatti, dopo un’altra manifestazione, molto soft seppur non autorizzata, gli studenti smisero di manifestare.

“Ma allora, Troja, perché non la organizzi tu una manifestazione?”

Già fatto. E il risultato? A parte qualche decina di persone (e sparse per tutto lo Stivale), tutti ponevano le stesse domande: “Ma la manifestazione è autorizzata?”, “Ma a oltranza significa che dobbiamo stare anche a pranzo e a cena?”, “Ma non è che poi vengono e ci danno manganellate?”. Ovviamente, non si fa una manifestazione nazionale con venti persone in tutta Italia.

E poi, ce li vedete gli italiani (a parte qualcuno) che si organizzano e fanno delle manifestazioni a oltranza? Al limite, le manifestazioni, in Italia, durano dalla mattina (non troppo presto, però) fino a poco prima di pranzo o al pomeriggio (dopo la pennichella post pranzo) ma devono finire rigorosamente prima di cena. Parlo sempre di manifestazioni autorizzate, si capisce.

“Alla tua manifestazione non ha voluto partecipare nessuno perché non sei un leader, Troja!”

Meno male che non lo sono! Perché mi accontento ancora di essere il sig. nessuno. Ma non penso che sia andata meglio ai gruppi che, sui social network, si stanno organizzando. Scrive uno degli amministratori di Italian Revolution Palermo (oggi su Facebook): “Vi chiedo a tutti … Volete continuare?? se si dovete venire… Non possiamo essere in pochi. Io non sono di Palermo e il fine settimana lavoro al mio paese. E’ incredibile che l’assemblea debba essere mantenuta dagli spagnoli e dai non residenti a Palermo. Sveglia gente. Quindi decidete voi. Ma se dite sì, dovete metterci la faccia”. Oggi è sabato, hanno una pagina che conta più di 450 persone e sono in pochi in piazza? E tutti gli altri dove sono?

Ma se è vero che, come mi hanno detto, c’è bisogno di un leader, perché questo leader non si fa avanti? Perché non c’è? Siamo pieni di leader, in Italia. E sono tutti leader ed indignati: Vendola, Di Pietro, Bersani, Grillo, Casini, Fini. Tutte queste persone che si riempiono la bocca di democrazia, di libertà, di legalità, di valori… dove sono? Perché non prendono posizione e non scendono in piazza anche loro? Ma posso anche capirli; è meglio essere indignati nei salotti televisivi piuttosto che farlo in mezzo alle strade. Ma se non lo fanno i politici, perché non lo fanno almeno i loro elettori?

di Tony Troja

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Questa voce è stata pubblicata il 30 maggio 2011 da in libertà.

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