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Le vacanze della taranta…

Questa estate la nostra meta era il Salento… si fa presto a dire che lì comincia il paradiso… mare caraibico… invece è proprio così, ma devi vederlo per crederci.

Io sono partita da Mestre il 20 agosto alle 22.10. Sul treno, zeppo, una coppia di anziani distinti innamorati (professori?) che si addormentano composti, denotando esperienza di lunghi viaggi in treno. Un’altra coppia di ragazzi che si toglievano le scarpe e si infastidivano a vicenda coi piedi nudi addosso…

Sale poi una ragazza a Bologna.. le chiedo dove scende, perchè la mia amica temeva le rubassero il posto prenotato e di dover litigare per riaverlo: scendeva proprio a Pescara, dove saliva la mia amica. C’erano persone dell’est che non avevano prenotato, stanchi. La mia amica arriva a Pescara e poi si addormenta quasi subito. Io voglio vedere dal treno dove comincia il mare… sono anni che non scendo a sud.

Arriviamo a Lecce, dove ci accoglie l’amica Angela col padre. Dopo una colazione a base di pasticciotti – di cui parlavo sul treno a Michela, ed eccoli qui… – Angela ci fa fare il giro delle 7 chiese… 🙂  Sono tutte particolari, barocche, un tripudio di puttini e simboli e particolarità… belle, sì.

Siamo vagamente stanche, ma è proprio una bella visita… all’ufficio turistico abbiamo perfino incontrato una vecchia conoscenza padovana: Cinzia era di Lecce e studiava a Lettere – Archeologia a Padova! Un flash ritrovarla qui… e dire “ma io la conosco…!!”  🙂

Dopo la scarpinata culturale, molto interessante, dato che la nostra amica aveva fatto anche la guida turistica in città in passate estati, a casa sua la madre ci ha preparato un pranzetto strabiliante… lo sapevate voi cosa sono le sagne incannulate?

Nel pomeriggio, ho lasciato le due amiche espatriate a chiacchierare di amici comuni residenti in Inghilterra e sono crollata addormentata!

Nel viaggio che ci portava a Santa Cesarea nel tardo pomeriggio volevo rimanere ben sveglia per guardare il paesaggio… più si scende a sud e più gli olivi sono antichi e belli… mentre Michela dorme un altro po’.

Santa Cesarea arriva dopo un percorso pieno di curve, zona arida con aspre rocce, Michela cantilena “sembra la Grecia”, in effetti sì. Ci mettiamo in comunicazione con l’amica di famiglia Baldo, Ada di Cocumola che vive a Baone e sembra non ci si capisca con l’autista e lei su dove dobbiamo incontrarla. Vicino al Villino, davanti al bar Porta d’Oriente la aspettiamo un po’… è tramonto, che bel tramonto…

Ecco Michela che prova a capire dove dobbiamo aspettare i nostri ospiti…

Questa invece son io che pacificamente mi godo l’atmosfera…

Li abbiamo trovati, infine, e ci hanno portato a cenare a Castro, dove in una pescheria friggono il pesce, fanno alici marinate e cozze gratinate e ci sono tavolini all’aperto su una collina da cui si vede il panorama. MareVivo, mi pare si chiamasse…

Siamo state molto bene. La coppia Ada Immaculata e Roberto è travolgente e vuole mostrarci tutti i posti subito, perchè soprattutto Michela smentisca suo padre che diceva che il Salento non era chissà che.

Ci portano a vedere un posto dove chiunque possa farebbe il proprio pranzo di nozze… il resort Augustus con vista sul mare a Porto Miggiano, dello stesso proprietario del Villino già nominato. Spiace fargli pubblicità, che di sicuro non gliene manca, ma è davvero un posto da visita turistica… 🙂

Credo che abbiamo girato proprio in tanti posti, quella sera, tanti che nemmeno ricordo… ecco la foto di Michela dopo il tour…

Ma non era mica finita, la notte: a Cocumola ci aspettava la festa paesana con la partita fra donne locali e turiste (paesane emigrate) e gran rinfresco offerto dalla comunità – panini, dolci, anguria… c’erano centinaia di persone che festeggiavano la vita, ridendo, scherzando, musica tradizionale a tutto volume sparata da un mini computer portatile… tutti chiamavano “Maculata!” la Ada e abbiamo conosciuto Patrizia, una simpatica cocumolese emigrata a Caserta (mi pare), con la quale abbiamo elaborato la teoria della ricerca di un “inseminatore” 😀 per poter aver anche noi un pargolo come i tanti che ci circondavano a Cocumola. 

E poi… il gelato di Cocumola, così come i suoi 8 ristoranti, sono i più famosi e buoni del Salento… attorno a mezzanotte c’era la coda per entrare a prendere un gelato! Finchè il gelato non finisce… non chiudono!

Non si dorme mai, là… abbiamo fatto queste foto a una casa con gli anziani seduti fuori ben dopo mezzanotte a prender fresco… dopo la foto, Patrizia ha scoperto dove stava sua madre! Non si sa mai dove tua madre vada a nascondersi a chiacchierare con le amiche!!! 😉

Il giorno seguente Ada e Roberto ci hanno portato alla loro spiaggia… cioè la caletta al centro di Santa Cesarea, dove Ada andava da piccola e dove Roberto, giunto dalla campagna euganea, da giovane ha imparato a nuotare. Il mare qui era stupendo (da foto). Gli scogli erano affollati ma… c’era posto anche per noi perchè qui… è come trovarsi fra amici cocumolesi! 🙂 C’era Renato che ha annunciato agli amici di aver preso una decisione: frequentare il corso per diventare “spalmatore ufficiale di crema”… a tal fine, raccoglieva adesioni di donne che volessero mettersi in lista di attesa per il prossimo anno… alcune delle potenziali clienti, però, volevano delle delucidazioni e garanzie sulla prestazione offerta…

In particolare due aitanti e procaci baresi residenti al nord (in passato anche nel vicentino… qui tutti usano intercalare veneto di tanto in tanto… 🙂 ) volevano testare prima del corso le abilità dell’apprendista… con una diffidenza che tendeva a sfidarlo e un po’ a scoraggiarne la buona intenzione. Questo dibattito ha fatto sì che fra il popolo in abbronzatura si sviluppasse un clima di naturale confidenza, che riterrrei rara… proprio divertente.

L’aitante e loquace barese che voleva sperimentare.. continuava a dire che l’amica, un’insegnante di una semplicità disarmante, si era rifatta le tette e aveva fatto l’addominoplastica, quando si vedeva benissimo che era tutta naturale… 🙂 Con questa donna è uscito il tema dell’insegnare all’estero, che attrae al momento sia me che lei. Mi incoraggiava a compiere una delle missioni che mi ero prefissa: passare a chiedere informazioni sul DITALS alla scuola di Otranto Porta d’Oriente che a tal fine fa un corso online.

Ada ha proposto a Renato di mostrare a noi donne una grotta solforosa vicina, ma essendo la mia prima nuotata dell’anno 2011 e per di più in acqua profonda… mi son considerata soddisfatta di nuotare per metà percorso e riuscire a tornare a riva. Michela e la procace loquace simpatica barese son andate fino alla grotta.

La sera prima Ada aveva comprato le cozze, che a pranzo ci ha preparato in un ottimo sugo per la pasta… mmm… poi una piccola siesta era necessaria.

Il pomeriggio ci aspettava l’esplorazione della grotta Zinzulusa, cosiddetta perchè “zinzuli” sono gli stracci, cui assomigliano le formazioni carsiche che pendono dal soffitto come fossero stracci appesi. La grotta fu scoperta dai pescatori del luogo che regolarmente vedevano uscire migliaia di pipistrelli, ma fu resa famosa quando costoro decisero di portare il vescovo a visitarla, che diede ad ogni stalattite evocativa un nome riferito alla religione: il presepe, il duomo… la grotta continuerebbe ancora sotto la città di Castro, ma non ne è consentita la visita perchè in pochi anni abbiamo rovinato la vita ai pipistrelli, che son di molto diminuiti.

La grotta si conclude in una stanza più ampia sui cui muri son scritti nomi di operai che ad inizio secolo hanno portato fuori il guano che c’era… le scritte saranno a 4-5 metri di altezza! Sono fatte con la cacca dei pipistrelli! 😉 E perchè è stato portato via? Non per l’odor nauseabondo… ma perchè è utilissimo per farne concimi ed anche… il collante dei rossetti! 😀

Non  si può paragonarla a Frasassi, ma è una grotta suggestiva. Era vietato scattare foto e toccare le stalattiti, ma ovviamente la gente faceva entrambe le cose! Io sgridavo Michela che si appoggiava per sbaglio… per punire la mia pignoleria, in un punto in cui ci hanno raccomandato “abbassate la testa!” mi son presa una testata. La grotta era l’unico luogo afoso della zona.

Dopo questa esperienza, un bagno a Porto Miggiano era proprio un’ottima idea. Lì il mare era stupendo. C’era pure una scaletta per scendere a mare. Il fondale era pieno di pesci, che Michela guardava con gli occhialetti ed io a occhio nudo a pelo d’acqua sopra l’incresparsi delle onde (chi ha le lenti a contatto..) … tanto fissare il movimento delle onde mi ha trasmesso una leggera ebbrezza… l’ho definito “un’esperienza mistica”, quando Michi mi ha chiesto cosa stessi facendo, vedendomi strana. 🙂

Uscendo dall’acqua, ci ha attesi un’altra sorpresa: un tipo cantava una canzone a difesa del Salento, circondato dalla folla, mentre altri lo riprendevano con la telecamera, complimentandosi con lui o criticandolo: “preferivo la prima performance!”

Noi non sapevamo chi fosse. Abbiamo chiesto e scoperto che faceva un videoclip, registrava in playback. La situazione è diventata assurda perchè… Roberto dormiva steso al sole un po’ lontano da noi donne, e improvvisamente ci siamo accorte che era “dentro il set” del video! Lui non si era accorto di niente ma quando si è svegliato è stato costretto a starsene immobile (era fuori video, se stava fermo),nella posizione del cristo in croce, mentre quello cantava… ad un certo punto gli ha detto”bravo!”, rovinando la registrazione… 😀 e noi piegate in due dalle risate. Avremmo scoperto più tardi, alla notte della taranta, che lo sconosciuto è un membro dei famosi Sud Sound System!

Ho fatto anche un video della scena che dovrei trovare il modo di caricare…

La sera perchè non andare a vedere una festa popolare come quella di Vitigliano? Sembra fosse dedicata a un santo che si chiama Medici…. e il paese era un tripudio di luci, come in ogni festa del sud, ma qui… c’era un bandstand per l’orchestra, che non era mica per niente come le nostre nordiche bande paesane con la grancassa… era proprio una ORCHESTRA!

Suonavano musica classica e swing… una meraviglia. Roberto ovviamente lo abbiamo perso. Ricompare dopo un bel po’ (avevano discusso per la scelta del parcheggio ed era andato a trovare un altro posto) in mezzo a una fila di vecchietti locali su una panca, fra i quali appariva perfettamente mimetizzato, se non avesse iniziato a urlare “Michela!!!”.

Dopo Vitigliano, non potevamo non approfondire la conoscenza di Santa Cesarea, pur crollando un po’ dal sonno. Non ho fatto foto della piscina naturale (chiusa da un enorme scoglio) sotto il Villino che siamo andati a vedere, un posto romantico, palazzo che pareva ricordare i bagni termali ottocenteschi dei nobili, dove le coppie si nascondevano per baciarsi, sconvolte dal grido di Roberto “Michela!!!”. Roberto voleva proprio che a Michela non sfuggisse nessun dettaglio delle meraviglie del posto… 🙂 Il giorno dopo, però, Roberto ha il raffreddore e allora noi e Ada andiamo a Santa Maria di Leuca con Mauro e Veronica.

Ada guidava le danze e ci ha fatto fermare nei posti più sorprendenti come questo: un ponte da cui si buttano i suicidi… in un mare meraviglioso.

Voleva poi convincerci a salire al santuario Basilica de Finibus Terrae per i non so quanti scalini perchè “o vivo o morto…”. No, alla fine siamo andati in auto. La vista era ottima ma faceva troppo caldo e ci siamo anche un po’ persi… Era bella la Madonna di Leuca.. o, almeno, questa di cui ho trovato la statua…

Un’altra cosa ha catturato la nostra attenzione: l’ape calessino! 🙂

Poi, dato il caldo e l’ora del meriggio, siamo andati a cercare un posto all’ombra dove poter mangiare i nostri panini… impresa ardua! La discesa al mare qui risulta impervia, l’ombra infestata di effluvii nauseabondi, le rocce appuntite…

Avevamo portato l’ombrellone, ma scendendo in acqua Mauro si è ferito, io e Michela pallide ci arrostivamo, Ada era un po’ scontenta… insomma, siamo resistiti poco là… quanto è meglio Santa Cesarea nostra! 🙂

Abbiamo fatto del nostro meglio per catturare le foto dei migliori panorami! Siamo anche andati a cercare la grotta del Diavolo… ma era crollata, lo diceva, Mauro, il tosco-beneventano che fingeva di conoscere benissimo tutte le strade e i fatti del Salento… 🙂

Sulla via del ritorno a Cocumola abbiamo riflettuto sul da farsi… un autobus partiva da Otranto per Torre dell’Orso alle 18.25 e forse riuscivamo a prenderlo e passare alla seconda fase della vacanza.. quella in camping.

Mentre Mauro e Veronica hanno optato per andare a far un bagno nel “mare nostrum” per consolarsi del bagno leucano deludente, Ada ci ha portato a velocità di razzo a Otranto per prender il pulmann.

Avevo studiato in internet i campeggi della zona e avevamo scelto Torre dell’Orso perchè vicina a Otranto che volevamo visitare, città che ci hanno detto molto viva, ed anche a Angela che ci avrebbe raggiunto per un giorno di mare e perchè sentivamo elogiare dal nostro arrivo in terra pugliese una certa pasticceria Dentoni… 🙂

In realtà,  la scelta del camping non era la più azzeccata… lo abbiamo intuito in reception: volevano 21 euro a notte, pagamento anticipato di 2 notti e inoltre – scandaloso – 20 euro di cauzione per un braccialettino di plastica col nome del campeggio!!! Ci hanno praticamente lasciato al verde, e per metterci il carico da 11, l’unico bancomat del villaggio era non funzionante perchè svuotato di soldi ogni sera… 😦 Io, da quel momento ho iniziato a lamentarmi dell’insoddisfazione, tediando Michela. Bisogna ammettere, tuttavia, che la pizza mangiata quella sera al ristorante del campeggio era buona. Ma il camping era una pineta e nel pieno della notte nell’estate pugliese si gelava… 😦

Abbiamo fatto una passeggiata in centro a Torre dell’Orso dopocena: il centro era un po’ trascurato (immondizie nelle aiuole) ma sembrava una sagra perenne… bancarelle in abbondanza, di ogni genere, di pugliesi e di senegalesi. Chiacchierando con un senegalese e uno spagnolo, abbiamo raccontato la nostra vicenda e subito ci hanno consigliato di spostarci altrove, a Frassanito, dandoci anche dei nomi di campeggi più convenienti. La discesa in spiaggia la mattina dopo ci ha convinte che dovevamo cambiare… non c’era un cm libero per posare l’asciugamano! In più, al bar della spiaggia non capivano niente delle ordinazioni per disattenzione al cliente.. e sparavano a tutto volume musica house… 😦

All’ufficio turistico non sembravano volerci aiutare, perchè criticavamo l’affollamento della spiaggia, o perchè tutti quelli che entravano volevano andarsene… 🙂 ma ci hanno dato i telefoni dei campeggi che volevamo contattare. Quello che ci ha convinte a scegliere il luogo dove andare è stato… che prestavano le biciclette!!!

Michela ha fermato appena in tempo un ragazzo asiatico ingegnere informatico per farsi fare un tatuaggio tribale. Siamo andate a Otranto per cena. Qui Michela voleva che fotografassi ogni “scoop”, uno dei quali è questo: un gruppo di ciclisti arrivati a Otranto…

A  Otranto abbiamo conosciuto una veneta – praticamente nata a due passi da casa mia – che in pensione ha deciso di aprire a Otranto da aprile a novembre un negozio che vende i prodotti delle terme di Santa Cesarea. Ci dice che Otranto non è mai stata così affollata!

Il mattino seguente smontiamo la tenda, andiamo a prenderci le brioches alla nutella da Dentoni per premiarci della gran faticata e risaliamo sul pulmann dirette all’agriturismo La Morò di Frassanito.

All’arrivo, uno dei gestori ci ha telefonato ed è venuto a prenderci alla fermata… da qui in poi, intuiamo, tutto filerà liscio… 🙂 Arriviamo al camping, montiamo la tenda fra gli olivi, ci prestano le bici ed andiamo a cercare un supermercato dove troviamo per il nostro pranzo pomodorini rossi, olive nere piccole e buone, e giuncata da metter in un pane giallo…

Dopo un pisolino, sempre in bici scendiamo in spiaggia… la gente qui non è troppa. Il mare è bellissimo. E subito eleggiamo il bar Giro di Boa Beach a nostro luogo preferito. La musica che c’è è accattivante… sentite come autodescrivono il luogo, loro:

Da una stradina sterrata, immersa nell’intenso verde della Macchia Mediterranea, tra le dune di sabbia più alte del Salento ed in un mare cristallino, si arriva al GIRO DI BOA BEACH. Il lido, segnalato più volte dal mensile Glamour come il più ‘particolare’, è ideale proprio per tutti. Ci si può rilassare e godere una piacevole giornata di sole e mare a contatto con la natura Salentina, assaporando una vasta gamma di cocktails e sfizierie da gustare. L’atmosfera esotica, la musica, l’ambiente interamente in legno e palme, la frutta locale ed i cocktail tropicali serviti in riva al mare hanno fatto guadagnare negli ultimi tempi al GIRO DI BOA BEACH l’appellativo di “Lido più alternativo di tutta la costa salentina”.

Pensa te dove eravamo capitate! Nel lido più alternativo della costa salentina! Lì, praticamente, sono riapparsi i nostri due neo-amici senegalesi e lo spagnolo… oltre ad altri rastamen che si affollavano davanti al camping internazionale Frassanito. E si continuava a trovare gente con cui attaccare bottone: napoletani che volevano trasferirsi in Danimarca, mamme con bambini divertenti…

La seconda puntata continua qui…

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Questa voce è stata pubblicata il 31 agosto 2011 da in chiacchiere, libertà, racconti di viaggio.

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