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Le vacanze della taranta… seconda parte

Già il giorno seguente abbiamo pensato di mangiare al Giro di Boa: hanno insalate di frutta, frise col pomodoro, e … la burrata. Oltre a caffè in ghiaccio, shakerato e gelati e birre…

Praticamente non risalivamo nelle ore più calde perchè  all’ombra della tettoia del bar fronte mare spirava un tale venticello…

Abbiamo provato anche la cena all’agriturismo La Morò: si mangia semplice e buono.

La notte Michela mi ha svegliato perchè nel trasloco le avevo perso i tappi e russavo. Io sostenevo che non era mica possibile, perchè ero sveglia… diciamo che eravamo parecchio stanche e mi pareva di non star dormendo…. avete presente cosa sia il corpo di dolore? Quando si reagisce esageratamente è in azione, ci dice Eckhart Tolle….

Il venerdì ho lasciato Michela a godersi il mare e son stata a Otranto da sola… la mia missione era andare a raccogliere informazioni sul corso online di preparazione all’esame DITALS che fa la scuola Porta d’Oriente. Chiacchierare un po’ con loro mi ha chiarito alcuni dettagli e convinto dell’utilità del certificato, se una volesse trovar lavoro negli Istituti di Cultura…

Dato che mi hanno fatto aspettare – avevano detto entro le 12, ma mi ricevono poi… – ne ho aprofittato per fare shopping…  la sera scendevamo a Otranto col pulmann delle 20.10 e l’ultimo per tornare era quello delle 23.55: troppo poco tempo per cenare e veder negozi… Ho comprato un vestito variopinto e origano e taralli e mustaccioli da portare a casa…

Ho constatato l’affollamento della spiaggia cittadina, c’era perfino un neonato addormentato sotto un ombrellone, ed ho notato che c’erano molte persone furiose in giro, madri che aggredivano con violenza verbale i figli piccoli… un uragano di corpi di dolore?

Fatto un salto in un internet point dove ho notato quanto sia bello essere in vacanza – sconnessi – e non pensare proprio a nessuna delle cose fastidiose che la mail riporta…

La sera cena ad Otranto, ed ho sfoggiato uno degli acquisti del mattino. Abbiamo anche visitato il centro storico di Otranto…  non pare proprio che siamo persone che abitano qui? Forse ci piacerebbe non tornare al nord… restare qui, in questa storica cittadella, dove c’è un mare stupendo… ci basta un antipasto completo vip al ristorante Gli Angeli Ribelli per saziarci… e tutto costa proprio poco… a Otranto fanno sandali di cuoio, Stella d’Otranto una delle marche prevalenti, la gente ingorga i vicoli ed è pieno di negozi di abiti, cocci e pietra bianca leccese… corriamo sempre a prendere il pulmann delle 23.55 quando manca poco al suo arrivo.. Il mattino dopo si torna a sguazzare nella nostra spiaggia preferita… il mare è mosso… oggi è il giorno della taranta, quindi aprofittiamo del mare di mattina, perchè il pomeriggio sarà dedicato al viaggio…

abbiamo letto che veniva organizzata una navetta a 10 euro per il concertone che si svolge a Melpignao, ma poi questa non la volevano far passar per Frassanito. Abbiamo trovato in camping anche Claudia che socializza con noi perchè ci vuole andare e condividiamo informazioni..  alla fine veniamo a sapere che le FSE organizzano bus e treni dedicati oltre a quelle dell’orario e quindi decidiamo di andare a prenderlo a Otranto sulle 18, in bici, poi in bus…

Alla stazione di Otranto vediamo un… ape calessino che va via, lo dobbiamo fermare buttandoci davanti al suo percorso e l’autista si presta volentieri a farci una foto… 🙂

Il viaggio inizia. Sembra una processione. Siamo tanti a prendere il treno, ed a camminare poi dalla stazione al centro di Melpignano… arrivati sul posto, beh, ci sorprende una grande sagra… tutto il paese è pieno di luminarie e bancarelle, mai viste tante… grandi schermi e il palco vicino alla chiesa…

sul treno un uomo sposato a una salentina parlava con un ragazzo dicendogli che non poteva andarsene senza assaggiare il pezzeto – carne di cavallo al sugo e… quindi appena lì siamo corse al banco della pro loco per ordinare un panino con questa sorta di (buon) spezzatino. Poi in quella baraonda di cibo – dolci, salsiccie arrostite, crepes… gli occhi avevano più fame della pancia, perciò ho preso due arancini siciliani e poi birra per digerirli … ma era troppo, che malessere… ho praticamente innaffiato il prato con la birra che non riuscivo a finire e risultava scomoda perchè il concerto era iniziato, la massa di gente iniziava a muoversi a ondate, spingersi, ballare al ritmo della musica… c’erano quelli seduti per terra sul prato, quelli che avevano steso asciugamani, su cui la gente rischiava di inciampare… e molti erano già ubriachi, per cui inconsapevoli di quello che facevano. Molti ragazzini li avrei rivisti dopo profondamente addormentati ai margini della festa… l’alcool fa perdere la festa!

Più tardi sul palco è arrivato l’atteso Ludovico Einaudi con la sua orchestra… quando è arrivato, io e Michela prese dall’emozione, siamo corse più vicino al palco – eravamo lontanissime, comunque, tanta era la gente – e… ci siamo perse. Per un paio d’ore ci siamo viste il concerto – che era ipnotico e meraviglioso – circondate da sconosciuti, immerse nella folla ma a nostro agio, io ho ballato, ascoltato, me lo sono goduto… forse stavamo a pochi metri l’una dall’altra, ma non ci vedevamo.

Poco prima dell’inizio girando per bancarelle eravamo capitate da Baba che voleva vendere le sue collane a 42 euro l’una! Io gli avevo suggerito di aprire un negozio a Ponte Vecchio a Firenze. Lui, che diceva a tutti e quindi anche a noi di volerci bene, ci ha voluto regalare 2 braccialettini a testa e poi ha accettato i pochi soldi che offrivo per uno di ferro ramato.  Dice che di solito abita a San Donà di Piave. Cercandomi, Michela è tornata da lui – scopro dopo – e le ha chiesto amorevolmente di condividere con lui una settimana.

A me di tornarci non è proprio passato per l’anticamera del cervello… no, ho preferito cercarla dall’altro nostro amico senegalese, che aveva la bancarella all’altro lato del paese, ma non l’aveva vista. A lei piace quello, ma non era passata a salutarlo. Aveva anche il telefono scarico…. per questo le avevo detto che non dovevamo perderci… mainvece è stata un’occasione.  Scappata da Baba, è approdata al banchetto della lotta contro il caporalato fatta dagli immigrati di Nardò, banchetto dove si raccoglievano firme per fermare il caporalato e per bloccare la cementificazione di Porto Miggiano. Qui ha conosciuto un simpatico tunisino, Mohsen, che le ha prestato e poi regalato la batteria del suo telefono, cosicchè ha potuto chiamarmi. Il suo nome deriva dal persiano – scopro ora da amici arabofoni – e significa colui che fa bene! Che buono il mondo…

Abbiamo poi fatto insieme un’altra passeggiata per le bancarelle, sveglie come non mai, non volevamo andare a casa 🙂 e quando siamo ritornate insieme dai “nostri” senegalesi, il secondo, che stava simpatico a me, vedendoci ci ha detto “Frassanito!!”. Sì, li stiamo seguendo da giorni… 🙂 Ma dopo la notte della taranta li abbiamo perduti… a Frassanito non son tornati. 😦 Forse, stanchi, hanno preferito far bancarella la sera a Torre dell’Orso. O chissà… non abbiamo fatto nessuna foto con loro…

Siamo rientrate, felici, alle 5 di mattina dalla notte della Taranta. Il giorno dopo abbiamo dormito fino alle 13, perchè poi venivano a trovarci Angela ed una sua amica, ma io praticamente ho preso freddo pranzando e poi dormito tutto il pomeriggio… ho parlato poco con loro. Mentre le aspettavamo… ascoltavamo Message in a bottle sotto il Giro di Boa Beach. Ho dimostrato a Michela le mie doti medianiche in evoluzione indovinando la canzone successiva… 🙂 e anche poi la notte spaventando con due lettere gridate un grosso cane che ci è corso dietro nel buio per morderci… è corso via uggiolando :O.

In questi giorni son successi vari eventi che mi hanno fatto pensare all’idea africana di ubuntu. Un’ideologia morale del Sud Africa focalizzata sulla lealtà e sulle relazioni delle persone. Una definizione di ubuntu è “la fede in un legame universale di partecipazione che lega tutta l’umanità“.

Mentre risalivo dalla spiaggia una sera… la catena della bici era caduta. Subito, proprio dietro la mia bici, è apparso un ragazzo che mi ha chiesto se volevo aiuto e me l’ha sistemata. Ho chiesto come potevo sdebitarmi e mi ha detto “la prossima volta dì una preghiera per Matteo”. Cribbio… a che dei la dico? A tutti… L’ultimo giorno in spiaggia si è fermato un africano con statuette di legno… erano grandi e gli ho detto che non avevo abbastanza per pagarle. Ma lui ha insistito che ne scegliessi una… e penso fosse perchè ha visto che ne volevo una, di quelle con la maternità, e allora ha insistito che la prendessi.

Prima, il gestore del campeggio mi ha regalato un gettone in più per la doccia. Così. Ed alla fine una bibita. E era occupato per un battezzo, diceva, ma poi era disponibile a riaccompagnarci coi bagagli al bus della partenza. E ho incontrato un altro ospite del camping all’entrata del camping in bici… dopo poco mi ha rivolto la parola e ci siamo detti reciprocamente cose utili.

A Lecce siamo andate col pullmann. C’erano molti ragazzi africani. Abbiamo sviluppato familiarità con i ragazzi africani, non ci si sente minacciati da loro… sono gentili e allegri. Quando dovevo portare giù dal bus la pesante valigia uno di loro, mai visto, mi ha detto “scendi solo tu” e, senza scendere dal bus, con le sue muscolose braccia, ha posato lui a terra la mia valigia…. mi son sentita benedetta dalla sorte, in questa vacanza, come se fosse proprio semplice fluire al ritmo di danza della vita… 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 1 settembre 2011 da in racconti di viaggio.

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