Orybal's weblog

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Sciocchezza che porta sorprese… brothers & sisters

Oggi ho fatto una scemenza: ero in ritardo, ho controllato se c’erano divieti ed ho parcheggiato in un posto, un cortile privato di zona non proprio “in”, ma attaccato a dove dovevo andare. Non c’era posto per parcheggiare perchè iniziava oggi “Fuoriclasse” e gli studenti adulti del corso di italiano erano venuti in auto pure loro.

Pomeriggio intenso e simpatico nella scuola piena di studenti di varie parti del mondo e poi riunione fra volontari, occasione anche per conoscerci.  Esco alle 18.30 e mi ritrovo una macchina che mi “chiude” dentro il cortile…. come andare a casa? Era già buio…

E Mr. Malih, cui sto raccontando questa storia, suggerisce: “Accetti un passaggio…”

Io ribatto: “Seeeeeeeee… son un’incosciente?!?” 😀

Ho suonato i campanelli a caso… nel quartiere poco raccomandabile, vicino alla stazione… Dopo un po’ escono  due anziane a braccetto che mi indicano di quale inquilino sia l’auto, quale campanello suonare, ma non risponde nessuno… allora suono anche altri campanelli. Dico le mie ragioni al citofono ma non mi rispondono: subito mi aprono il portone… a forza di scampanellare, vedo davanti a me che il tipo del terzo piano ha sceso 3 piani di scale per veder chi è che… rompe.

Un africano. Questi palazzi cadenti chi vuoi che li affitti?

Mi dice qual’è la porta giusta, ma nemmeno lì rispondono al campanello e quindi lascio un biglietto. Il primouomonerogentile accenna anche che l’altra macchina, quella grigia che mi chiude il passaggio insieme a quella rossa, è di alcune persone anziane che “è meglio non chiamare”. Anziani pericolosi, peggio della fata carabina, penso io… Oppure non è loro, l’auto, ma di figli o nipoti e non hanno le chiavi o non sanno guidare.

Poi vado a far la spesa perchè per sfamare i gatti stasera non è rimasto niente, sperando ritorni nel frattempo l’uomo dell’auto rossa…

Torno… e non c’è. Il mio telefono è scarico, quindi se quello fosse tornato e mi avesse chiamato… ero spenta.
Suono altri campanelli…
Mr. Malih: “… e loro chiamano il 113″ :)”
😀
Io: “No… esce sul balcone del primo piano una intera famiglia di africani, cui racconto quanto idiota son stata e che  ho suonato, lasciato biglietto, andata, tornata… che devo andare a casa ed è lontano, fuori città, che ho anche il cellulare scarico…”

Mi invitano sù, dice “fa freddo”, ma io non sento freddo e glielo dico. Non mi fido tantissimo di salire… sai, non si sa mai..

Il figlio si offre di cercare il numero del vicino, ma quel tipo non è mica amico di nessuno, lo vedono passare, non sanno cosa fa… non ce l’hanno mica. Il secondouomonerogentile continua a ripetere “Mi dispiace, sai, mi dispiace” e io penso che devo telefonare a qualcuno di noto che mi venga a prendere, ma il cellulare è scarico e non ho nemmeno più tanti soldi per comprare una scheda per cabina. E vorrei che la smettesse di dire che gli dispiace… Comunque, scende e si offre di farmi ricaricare il telefono se serve.

Io: “Continuo?”
Mr. Malih: “Eh si, adesso che ti stai incasinando, voglio sapere come va a finire… ”

Nel buio compare una sagoma scura con le borse della spesa… si avvicina e vedo che anche lui è di pelle scura.

Il secondouomonerogentile gli va incontro, dicendomi: “C’è la vecchia che abita nel palazzo a fianco, che ha l’altra macchina, quella grigia e se te la sposta esci… e lui abita in quel palazzo!”

A quanto pare nessun citofono funziona, là.
Si avvicina a quell’altro e gli fa: “Ciao, dobbiamo aiutare questa NOSTRA SORELLA”
E l’altro: “Che hai detto?” :O
Ripete: “questa NOSTRA SORELLA”
Io chiarisco: “Sì, sono diventata VOSTRA SORELLA… da … OGGI”

Allora l’altro, che non è africano, benchè nero, ma sudamericano – e quindi non capiva il modo di dire africano che ci rende tutti fratelli in un secondo – mi apre il portone, gentile chiacchiera, mi indica la porta dei vecchi ma scappa verso casa perchè… questi sono un po’ ostili, intuisco.
Infatti appena spiego la storia a loro, dicendo che ho fatto una scemenza, mi rispondono: “Ma non puoi! E’ privato!!!”

Diciamo che è un po’ diffidente: i due 70enni vivono circondati da stranieri. Magari loro lo scontro interculturale lo conoscono bene nel quotidiano. Devono fare il muso duro per farsi rispettare… anche loro, poveri vecchi che non hanno potuto andarsene dal quartiere non proprio “in”, dove ora si trovano per vicini solo i fratelli africani in cerca di fortuna…

Mr. Malih:  “Come va a finire?”
La vecchia signora italiana cede, con passo deciso scende lei e sposta l’auto… che carattere!
Però… ho creato scompiglio in giro, facendo interagire gente che si passa accanto… vicini.
E ho superato qualche mia paura che oggi io facessi una brutta fine, perdendo la fiducia negli altri…
Invece,  è successo il contrario 🙂

Mitakuye oyasin, siamo davvero tutti fratelli.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 ottobre 2011 da in libertà.

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