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La moglie del dittatore… per parlare di crimini contro l’umanità in Siria

MalathAumran Rami Nakhla: Even Snow-Men protesting in #Syria pic.twitter.com/TlphwgHA 23 Jan

La moglie di Bashar al Assad, la first lady della Siria, si chiama Asma. Chi vorrebbe passar del tempo con lei? “L’Asma di toglie l’aria..” 🙂  E’ una donna cresciuta nel Regno Unito, figlia di un noto cardiologo, laureata in Informatica e Letteratura Francese,  attiva a livello culturale e diplomatico, che si è guadagnata una laurea honoris causa in archeologia, conferitale dall’Università La Sapienza di Roma “per aver appoggiato eventi culturali, e in particolare storici ed artistici”. Già questo suona strano… come se io andassi ogni giorno al cinema e quindi mi conferissero una laurea di Regia e Cinematografia.

Come Rania di Giordania, lei non è una tipica moglie da leader arabi. “Era solita viaggiare molto, occuparsi di supportare attività umanitarie e fortemente difendere la causa e i diritti delle donne. Il suo modello era Lady Diana. Nei 10 anni al palazzo presidenziale è stata lei che ha dato splendore all’immagine del paese, più che il marito”, ci dice Albawaba News, “nella primavera del 2011 ha avuto la copertina di Vogue che la definiva la rosa del deserto“.

Ma è iniziata la primavera araba, allora. I ribelli siriani sono stati da allora sotto attacco di bombardamenti e persecuzioni del regime siriano. Sembra che Asma fosse così in disaccordo col marito da lasciare il paese. L’11 gennaio 2012 una ONG le ha chiesto di porsi al fianco delle vittime di abusi da parte della polizia e dell’esercito siriano. Lei non ha nemmeno risposto. Ora qualcuno la chiama la nuova Maria Antonietta. E chiede di revocarle la nazionalità inglese.

Però sembra non sia rimasta a lungo in disaccordo col marito fuori dal paese: da notizia di Novinite.com, Sofia News Agency le forze antigovernative siriane hanno detto oggi 30 gennaio 2012 a un quotidiano egiziano che la sig.ra Asma, la madre del dittatore e uno dei nipoti hanno cercato di lasciare il paese domenica scorsa. Sono stati fermati mentre andavano in convoglio verso l’aeroporto di Damasco. C’è stato uno scontro a fuoco, che ha impedito la fuga della famiglia, che è poi ritornata al palazzo presidenziale, afferma il Jerusalem Post  che cita Al-Masry-Al-Youm. Il regime non ha commentato l’incidente.

Bene. La famiglia del dittatore siriano è rientrata forse traumatizzata ma sana e salva al palazzo presidenziale. Mentre in Siria negli scontri in corso da 10 mesi sono state uccise 5000 persone. Cioè circa 500 al mese. E… 400 bambini fino al 27 gennaio 2012: la strage degli innocenti, è il titolo de La Stampa che riporta dati dell’Unicef.

La Francia spera ardentemente che si avvii la fase di transizione politica, cioè un incontro fra le forze del regime e membri delle forze di opposizione intorno a un tavolo in Russia.

Il regime è accusato di crimini contro l’umanità. Lo ha affermato già a novembre 2011 la Commissione internazionale di inchiesta indipendente, istituita dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, in un dettagliato rapporto presentato lunedì 28 novembre a Ginevra. L’organo istituito dall’Onu si è detto «estremamente preoccupato che crimini di guerra, inclusi uccisione, tortura, stupro o altre forme di violenza sessuale di paragonabile gravità, prigionia o altre gravi forme di privazione della libertà, scomparse forzate e altri atti inumani della stessa natura hanno avuto luogo in diversi luoghi del Paese dal marzo 2011. Tra questi, ma non solo, Damasco, Dar’a, Duma, Hama, Homs, Idlid e lungo le frontiere», cito da un articolo di Lettera43, Quotidiano online indipendente. Si pensa che il report possa riportare dati sottostimati, poichè il regime non ha consentito l’ingresso della commissione d’inchiesta: i membri della Commissione hanno potuto incontrare solo 223 vittime o testimoni, tra i quali disertori dell’esercito o delle forze di sicurezza.

Human Right Watch ha elaborato un report intitolato “Con tutti i mezzi necessari. Responsabilità individuali e di comando nei crimini contro l’umanità in Siria” , che raccoglie le interviste di 63 disertori dell’esercito e delle agenzie di intelligence siriane che hanno fornito dettagli sulle violazioni attuate nei governatorati di Damasco, Daraa, Homs, Idlib, Tartous, Deir – al – Zor e Hama.
Secondo i ricercatori di Hrw, “comandanti dell’esercito e ufficiali delle agenzie di intelligence hanno dato ordini diretti affinchè si usasse la ‘forza letale’ contro i manifestanti  così come per autorizzare arresti illegali, percosse e torture sui detenuti.”

Sarebbe stata attuata una deliberata “campagna di propaganda per convincere i soldati che stavano combattendo gangs armate e terroristi, supportati dalla cospirazione internazionale per distruggere la Siria”.
Dopo la manifestazione del 18 marzo, “i soldati non potevano parlare tra di loro, i cellulari erano stati confiscati, era vietato guardare tutti i canali tv, tranne quelli statali”.

I coscritti, schierati in prima linea, avevano alle loro spalle ufficiali e agenti di intelligence che, in alcuni casi, dichiaravano “esplicitamente di essere tenuti a uccidere i soldati che non avessero eseguito gli ordini”.
I disertori sostengono di aver provato a sparare in aria o ai piedi ma di “aver sentito di dover mirare ai manifestanti o commettere altri abusi, nella convinzione che sarebbero stati loro stessi uccisi altrimenti”.

Un disertore racconta: “In una volta, abbiamo ucciso otto persone in 15 minuti. I manifestanti erano inermi. Non avevano nemmeno pietre!”.
Fuoco contro i manifestanti inermi, ma anche “arresti arbitrari durante le manifestazioni e ai checkpoint, in quelle che sono conosciute come operazioni “sweep” (ndr spazzare via) nei quartieri residenziali del Paese”, durante. le quali le forze di sicurezza avrebbero “secondo routine, arrestato centinaia, se non migliaia, di detenuti, inclusi molti bambini che seguivano le proteste”.

Questi brani sono tratti dal blog Quando non si vuole aprire la porta.

Sulla Siria come sulla Libia l’opinione politica mondiale non capisce bene da che parte stare. Sono governi di gran importanza strategica. Sono baluardi di diversi interessi strategici nell’area, alleati politici e religiosi per alcune questioni… etc. Ma quello che sta accadendo e questa incertezza hanno lasciato soli i giovani che manifestavano pacificamente da mesi. L’informazione non ci racconta chi sono, ma loro sono molto attivi nel riportare video delle atrocità subite dai compagni su Facebook, per esempio: guardatevi la pagina in italiano La rivolta siriana contro il regime di Assad, sorella della pagina The Syrian Revolution 2011. Ci son poi singoli ragazzi siriani, attivisti di Amnesty International, che ogni giorno ci ricordano quello che sta accadendo e le tv non dicono. Non dubito lo facciano anche in Twitter. E se avete stomaco, potete trovare in youtube i video di PrinceSyria, solo per citare il primo che incontro.

Ad immaginarmi nei loro panni… mi viene da piangere. Oggi ne sono morti 80. C’è da chiedersi se anche alla rosa del deserto non venga da piangere… solo che lei potrebbe fare ben di più che scapparsene all’estero. O una donna nella sua situazione non può? Non so.


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3 commenti su “La moglie del dittatore… per parlare di crimini contro l’umanità in Siria

  1. Oriana Baldasso
    31 gennaio 2012

    Ecco a che punto siamo, da http://www.facebook.com/ENGSPK: “These videos leave no doubt that a new… and very frightening phase of the revolutionary struggle in Syria has begun…Assad is shelling and bringing down whole buildings and laying waste to districts…and elsewhere there is street fighting…..this is a place that none of us, including the defected soldiers who have joined the Free Army, wanted to be….but holding out as a peaceful revolution for more than 10 months of world inaction, eventually proved impossible to fully sustain… too many men… tens of thousands are sentenced to summary execution for desertion…. and too many innocents were being gunned down…NOBODY WANTED THIS…. and we warned the world…. have begged for protection for the deserters for months,…who have the right to protection under the Geneva Convention, the right to refuse unreasonable orders….. which firing on unarmed civilians is….NOBODY WANTS THIS…BUT NOBODY WANTS TO SIT DOWN AND WAIT TO BE KILLED IN GENOCIDE EITHER. Gandhi’s blessing was that he knew the British would stop firing….Assad didn’t. http://youtu.be/Saqj2r_cRTE

  2. mi fa piacere abbia letto l’articolo sul mio blog

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Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2012 da in democrazia, diritti, libertà con tag , , , .

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