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Tra le braccia del mio “libico” lasciatemi sognare

Lina si alzò di scatto lanciando un grido di gioia e con un foulard intorno alla vita si buttò in mezzo azzardando qualche improbabile passo di danza del ventre imparato Dio sa dove. La gente intorno era imbarazzata ma non osò dire nulla. Madih si avvicinò a lei e poggiò dolcemente la mano sulla sua spalla per trattenerla. «La ya Lina. La. Ma yisahish. No Lina, no. Non si fa.», disse in arabo.

Lina alzò gli occhi e capì tutto dal suo sguardo. Poi cercò conferma guardando nella mia direzione. « Ma non si può? ». «No – risposi io, abbassando la voce per non imbarazzarla ulteriormente – è un canto religioso.» allora si sbrigò a nascondersi dietro a Madih per togliersi il foulard mettendo la mano contro la bocca, come una bambina colta a rubare qualche caramella.

IL RACCONTO COMPLETO: Tra le braccia del mio “libico” lasciatemi sognare.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 giugno 2012 da in amore, culture, stranieri.

La mia tesi è libro: info qui

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