Orybal's weblog

free your soul

Microcosmo marino

L’aria di mare rende ogni situazione più leggera, le preoccupazioni rimangono attaccate alla porta che ci chiudiamo alle spalle, le persone si sentono pervase da quel senso di leggerezza che conferisce la vacanza.

Quando ci si stende o siede su un asciugamano a guardare il mare azzurro, baciati dal sole o nella quiete dell’ombra, con davanti a sè l’ultimo romanzo della Elif Shafak, La casa dei quattro venti… il nostro sguardo cambia e diventa quello di un antropologo che osserva come siano gli abitanti di questo pianeta.

Si vedono… due adolescenti di colore con una ragazzina piccolina forse dodicenne ed un pezzo di legno colorato… lo si lancia, appena dove inizia il mare e ci si salta sopra per scivolare a pelo d’acqua. La ragazzina lo guarda fare ai due ragazzi, poi ci prova lei su loro consiglio ma non riesce a stare in equilibrio e barcolla…

Si vede un gruppo di veneziani sotto un grappolo di ombrelloni. Sono ciarlieri, col loro accento tipico a commentare “a se gà invogià a far el bagno…“, non si tacciono un secondo, sebbene intorno a loro persone di varie età e nazionalità cerchino di schiacciare un pisolo. Il nonno passa il giorno su quello che loro chiamano “diga” a raccogliere cozze con secchio e maschera. Il bambino rifiuta un giro sulla barca di famiglia e preferisce il pedalò perchè lui odia indossare il salvagente obbligatorio in barca. Poi appare una bisnonna in costume con quelle gambe trombotiche che hanno certe anziane… l’accompagna una bella badante grassa, perchè la bisnonna vuole assolutamente fare il bagno ora.Tutti controllano l’ora e fanno i calcoli rispetto all’ora del pasto, per accertarsi che siano passate 3 ore. La bisnonna ha il permesso di andare a fare il bagnetto… ma mentre sta in piedi nell’acqua bassa, la badante le lascia il braccio. La figlia che voleva andare in barca si allarma, si alza per sgridare la badante e/o la madre – stando sulla riva ad aspettare che escano… perchè “anche se la vegliarda non vuole, lei la convincerebbe con uno schiaffo… che se casca e si frattura ce l’hanno loro sul groppone”. Rischiano di non poter partire con la barca… l’amica o cognata le ripete di lasciar perdere, che non è successo niente, ma lei si ostina che deve sgridarle…

Poi c’era una buca sul bagnasciuga, di fronte a noi, che con le onde si riempiva di acqua di mare… ogni poco diversi bambinetti di età da asilo o da nido si fermavano e cominciavano a saltarci dentro, coi piedi, col sedere, in preda a una gioia primitiva…

Poi c’era una bambina ed a fianco a lei nel suo costumino una graziosa nanetta. Non potrei dire che età potesse avere, se fosse una nanetta bambina o giovane adulta.

Sotto le fronde del parco, all’ora di pranzo, una coppia di anziani. Su sedie o asciugamani, dormivano. Poi si svegliavano e sempre muti e sorridenti giocavano a carte.

Sulla spiaggia passano 3 tizi in divisa, due uomini e una donna, con scarpe da ginnastica, bermuda e t-shirt con la scritta “Polizia locale”, in cerca  di abusivi.

La donna asiatica completamente vestita passa più e più volte chiedendo se qualcuno voglia un massaggio. I gitanti non se lo sognano nemmeno, di ricevere un massaggio in mezzo alla sabbia appiccicosa. A fine giornata anche lei si ferma davanti al carrettino dei gelati e chiede una granita. I due del carrettino stessi hanno fatto sù e giù più volte sullo stesso tratto di spiaggia, ma almeno loro sono all’ombra. Non esitano un secondo a dirle che non accettano soldi da lei: la granita vogliono offrirgliela. La giovane donna se ne va verso casa con la sua granita sorridendo…

Qui non è affatto raro che i turisti e gli altri venditori della spiaggia avvisino gli ambulanti bengalesi dell’arrivo della ronda comunale… affinchè si nascondano. Il messaggio insito in questo comportamento è: siamo tutti sulla stessa barca. Siamo in questo pianeta per aiutarci. Ognuno fa quello che può, per vivere…  e davanti al mare sembra assurdo farsi le scarpe a vicenda…

Lasciando la spiaggia a sera, vedendo le doccie che formano rivoli d’acqua nella sabbia, ricordi quanto ci giocassimo, con biglie e senza, con amichetti d’infanzia… uno in particolare con cui giocavamo spensierati allora ha avuto una vita adulta solcata da depressioni e stigma di follia, che la gente mormora… Ma allora non lo sapevamo e niente ce l’avrebbe fatto sospettare… quello che ti accade non toglie nulla al fatto che siamo tutti vari riflessi della luce, vita che qui gioca o lotta per stare a galla…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 8 agosto 2012 da in libertà.

La mia tesi è libro: info qui

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: