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Banale razzismo

Non ho letto La banalità del male di Hanna Harendt, ma credo di poter intuire a cosa si riferisca. Lei sostiene che “il male perpetrato da Eichmann – come dalla maggior parte dei tedeschi che si resero corresponsabili della Shoah – fosse dovuto non ad un’indole maligna, ben radicata nell’anima (come sostenne nel suo Le origini del totalitarismo) quanto piuttosto ad una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni.”

Io mi trovo a frequentare parenti più o meno stretti ed amici di famiglia che so essere brave persone, persino gentili e generose con chiunque abbia bisogno, senza distinzioni di sorta, ma che tuttavia quando si trovano a chiacchierare fra loro sciorinano – su banalissimi pretesti – delle filippiche razziste.

I figli dei nostri amici sono andati in viaggio di nozze in Messico: “Com’è andata? Com’è il Messico?”. La ragazza risponde che è bello, si sta bene, ma donne e bambini lavorano molto, mentre gli uomini no. Ecco l’occasione per questi pensionati mai usciti dall’Europa e alcuni nemmeno dalla loro patria di dire che “I maschi non lavorano… proprio come i marocchini!”, osservazione che nasce dai documentari o dal vedere in questo periodo di crisi molti immigrati di tale nazionalità che hanno perso il lavoro… chi lavora viene considerato eccezione, uno che si è “europeizzato”.

Poi la ragazza aggiunge che ci sono alcune (poche) zone del Messico dove solo i maschi vengono mandati a scuola, perchè le bambine a 12 anni si sposano. Commento salace: “Ah, sì, matrimoni combinati con spose bambine… come in India, e anche Marocco e Algeria! Costumi di popoli che sono indietro di 70 anni rispetto a noi e, eh, non evolveranno certo prima dei prossimi 50 anni e anche e anche…”

Esce immancabile una filippica sui pronto soccorsi pieni di immigrati che non rispettano la fila, dato che la figlia oggi c’è stata, e sui 46 euro al giorno che a fasi alterne si dice vengano dati in mano ogni mattina ai rom o agli extracomunitari. Io su questo tema è da troppo tempo che ribatto – inutile ridire che stavolta se li intasca la Caritas – e faccio quella che non ne sa niente e non intende approfondire…

Ma viene da chiedersi perchè questi momenti conviviali diventino momento di lamento sulle disgrazie dell’Italia e di attacco razzista agli altri in generale. In fondo, nella famiglia di una di loro c’è proprio una cognata marocchina, da parecchi anni, (ma le donne lavorano e gli uomini no) e la figlioccia convive – ma in Inghilterra – con un ragazzo di colore…

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Questa voce è stata pubblicata il 12 agosto 2012 da in diritti umani, stranieri.

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