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Fra Andalucia e Maghreb… 3

Lunedì inizia la scuola. Non mi sveglia l’odore del pane, ma mi sento bene. Qui ci si sveglia ottimisti perchè è una località montana ventosa e di conseguenza non fa troppo caldo ed il cielo è sempre turchese.

Dopo un imbarazzante test alle 8.30, in cui, dopo la parte di comprensione scritta, vari professori si alternavano per pormi domande per vedere se conoscevo il presente dei verbi, mi hanno messo in classe con Cristina di Alicante e la maestra Ikram e sono simpatiche. Nella prima lezione sono sorpresa da come capisco frasi… il loro metodo di insegnamento è ottimo.

Poi Zayd, il direttore della scuola, ci fa la orientaciòn: avevo passato il weekend a chiedere senza esito una mappa di Tétouan in edicole e librerie per non perdermi sempre, ora Zayd ce ne consegna una, una semplice fotocopia della guida Routard ma utilissima, con segnati i luoghi notevoli e i ristoranti consigliati. Per noi sprovveduti stranieri è meglio frequentare solo i posti per turisti e i take away selezionati, dove vanno anche loro insegnanti ed impiegati… là sanno che l’accoglienza è “european standard“.

Zayd ci dice che le persone che ci approcceranno per strada non sono le migliori fra quelle che vivono qui. Sono le false guide, che ti trascinano nei negozi perchè acquisti e per averne una commissione dal proprietario. Ci spiega che qui molti uomini molestano per strada sia le donne straniere che quelle marocchine, anche se il Corano non approva. Bisogna far finta che siano invisibili!  Io che ho passato il weekend qui da sola mi accorgo che ho seguito alcuni dei suoi consigli prima ancora di saperli: con un tizio per esempio mi sono finta sordomuta… :), pur sentendomi in colpa “che non si fa così, agli altri esseri umani…”

Ho pranzato tardi, sulle tre e mezza, in uno dei ristoranti consigliati, dove trovo il direttore stesso che pranza. Il ristorante Birjiss in bd. Mohamed V n. 36, è ottimo: ho mangiato tagine di pollo. Mi piace che sui tavoli ci siano tovaglie a quadretti (pare italiano) e fanno anche pizza e lasagne, è pieno di famiglie anche straniere e c’è un uomo d’affari che mangia da solo. Rilassante.

Nell’hotel ho connessione wireless. Ho fatto una siesta fino alle 18.30. Poi son uscita. La farmacista di ieri era bravissima, ma non abbiamo entrambe tenuto conto del fatto che se mi ha dato un cerotto a fascia per tenere ferma la garza sopra la pomata antibiotica… io non avevo forbici per tagliarlo, sto cerotto. A dirla tutta, non sapevo come tradurre forbici nè in francese nè in spagnolo. Sono andata in una seconda farmacia a comprar cerotti normali, ma erano o troppo grandi o troppo piccoli, da mettere su un piede. Beh, il farmacista non sapendo dirmi dove comprare delle forbici… si è messo a tagliarmi a metà i cerotti della scatola che mi stava vendendo, pazientemente :).

Ho poi deciso di optare per la tattica “mimetismo”:): sono entrata in un negozio per comprare dei vestiti marocchini.  Anche la mia compagna di classe spagnola – ma convertitasi di recente all’islam – veste alla marocchina. Li volevo azzurri o verdi, ma gli unici della mia taglia tendevano al ciclamino… il proprietario mi ha creato un angolo prova nascondendomi dietro vari portavestiti, dicendomi sorridendo “mejor que nada, no?” e mi ha anche dato lo specchio ed ho concluso l’affare.

Mi sono seduta in piazza fra le donne a guardare i passanti. Attacco stranamente bottone con una signora anziana che mi parla in marocchino ;). Lei parla ed io provo a intuire. E’ velata e davanti alla bocca ha un “copribocca”… credo dica che la guardano male a causa di quello. Ovviamente non è vero: non ho capito cosa dicesse. Una bambina si gira e mi guarda sorridendo. Dopo esser stata in spiaggia ho pensato che noi europee ci vestiamo come le bambine: solo loro qui sono in costume da bagno, portano vestiti corti con spalline, prendisole… Una signora di mezza età senza velo mi guarda e scambia sguardi che si potrebbero definire “amichevoli”. La signora anziana si stupisce perchè sente un mormorio: sono io che leggo l’Assimile di arabo a bassa voce :). Neanche fosse il Corano…

Oggi nessuno o quasi mi ha molestato. Penso che sono insolita, ma dopo 3 giorni si saranno resi conto che… non me ne vado. Anche domani mi vedranno camminare da sola su queste strade. E cenare nei soliti ristoranti. “I am the only italian in the village“, così mi comporto 🙂 (citazione da Little Britain). Ho incontrato una coppia di neri che parlano inglese, al bancomat.  Loro sono “the only blacks of the village“.

Oggi sono andata a vedere la Pensiòn – Hotel Iberia che Zayd consiglia e costa solo 6 euro a notte. E’ un hotel familiare dove ci sono due che paiono fratelli e l’anziana madre. Il giovane Otman è il fratello che parla spagnolo, il mio referente per i discorsi complessi, che si offre di aiutarmi coi compiti di arabo. Mi dice che tranquilla, domani mi aiuta lui a portare sù la valigia per tre rampe di scale, il giorno dopo. La camera mi piace ed ha la finestra – luce naturale e vento fresco che entrano! – il lavandino, il tavolo, l’armadio con gli specchi. Il bagno è esterno, ma va bene, la doccia calda costa un euro in più.

Non posso lasciare il Panorama subito perchè mi son decisa dopo l’ora del check out, ma ieri sera è successo un fatto che mi ha spinto a decidere: ci sono molti clienti, rumori e sbattimenti di porte; pur essendo considerato un hotel chic, in bagno ho il muro rotto e pure il cestino… trascuratezza. Tiro la tenda.. e mi cade addosso. Mi metto un vestito sopra il pigiama, dopo averla rimessa sù provvisoria, e vado a dirlo in reception… mi tocca insistere che devono farci qualcosa, mica posso dormire in vetrina? Mi mandano sù il facchino (anche lui parla solo marocchino ma mi fa capire che dopo aver consegnato una bottiglia ad altro cliente arriva…) che fa qualche tentativo, ma dicono che ci vuole il tecnico che c’è solo di mattina… pago troppo per un hotel così decadente… no?

Martedi: mi trasferisco alla Pensiòn Iberia. Ho chiesto di lui al citofono perchè mi aveva promesso aiuto con la valigia, ma dormiva di mattina e la mamma non capiva… mi son portata sù la valigia da sola.. per fortuna che ci ho messo solo 11 kg.

Dopo la lezione, che ha l’orario a me consono 11- 2 del pomeriggio, pranzo al volo e vado alla visita guidata in medina organizzata dalla scuola. Stavolta, previdente, indosso scarpe chiuse… Siamo un gruppetto di stranieri che seguiamo il signore coi baffi, la djellaba e il bastone (è zoppo) che cerca di spiegare in spagnolo, francese e inglese i punti importanti della zona. Dopo un po’ si stufa di tradurre e spiega solo in spagnolo. C’è Ilias, che poi scopriremo vive qui, che fa domande molto pedanti su ogni cosa, anche sulle parole arabe. E c’è Francisca, una signora dall’aria asiatica ma che è cittadina tedesca, parla bene l’arabo ma lo spagnolo non è il suo forte… quindi non capisce cosa la guida dica e brontola. Le chiedo se mi vuole come interprete dallo spagnolo all’inglese e … scherziamo, diventiamo amiche. In questo giro ci fanno notare molte cose nuove ed interessanti: che la medina ha 7 porte che venivano chiuse alle 5 ogni sera per paura dei miseri contadini che però fornivano anche il cibo alla città; la zona più bella dei lavoratori del cuoio e dei falegnami e la zona ebraica con architetture e fonti diverse dalle musulmane, e la kasba con piazza aperte invece che vicoli… ed ad esempio capisco che se Tétouan è stata fondata o rifondata dai profughi cacciati dalla Spagna durante la reconquista, fuggiti con una valigia e la chiave di casa che hanno conservato per anni sperando di tornare, come i palestinesi… non devono amare granchè gli spagnoli. O chi sembra spagnolo… quindi forse è preferibile parlare con loro in francese?

La guida ci dice anche che prima dell’indipendenza la ferrovia c’era, ma era stata costruita dagli spagnoli, quindi poi l’hanno tolta (restando isolati). E che nel passato tutte le case avevan l’acqua corrente, di ottima qualità. Ma ora molte case sono senza acqua corrente, perchè i poveri non possono pagare l’allacciamento. Ti immagini vivere senza?

Chiacchierando poi con Francisca che viene sempre scambiata per giapponese e molestata con “sayonara” decidiamo di prenderci da bere in un “salon da the da uomini”. La sua insegnante marocchina le ha detto di non farsi frenare, e sedersi dove le pare. Io scopro che anche qui come nel nostro sud esiste il latte di mandorle. Il cameriere… non sa cosa c’è nel loro menu… chiedo e casca dalle nuvole. Poi Francisca vuole una limonata. Lui ribatte “succo d’arancia” e fa lo spiritoso perchè lei glielo chiede in arabo, come se la prendesse in giro divertito dall’avere una cliente asiatica (?). Le porta succo d’arancia ed inizia una discussione. Anche io sostengo in arabo che non gli ha chiesto البرتقالي ma ليمون e lui insiste che era succo d’arancia, quello di limone mica ce l’hanno! Insomma, non ammette l’errore… nè pensa che il cliente abbia comunque ragione. Arrrrrogante ignorante!! Ce li beviamo comunque, e andiamo.

Dopo una siesta, torno a passeggiare per il mercato. Vado dove vendono cose per la scuola una forbicina colorata e un quaderno per scriverci l’arabo. Il ragazzo dei quaderni ha creduto per un secondo che io sapessi l’arabo, solo perchè sapevo chiedere مفكرة صغيرة. Quando se ne accorge che non è così, mi parla arabo traducendo ogni parola in francese e ridendo… 🙂 Ceno al Restinga, ma qui mi accorgo di avere molta meno fame del solito… il couscous non riesco a finirlo… le ore dei pasti sono sconvolte dal nuovo stile di vita.

L’altro giorno ho visto un incidente: un uomo stordito ha attraversato la strada senza guardare e per evitarlo uno con lo scooter è caduto. E poi lo ha rincorso per picchiarlo… stamattina andando a scuola ho incrociato dei ragazzi che volevano picchiarsi, frenati dai loro amici. E dopo un gruppo di donne che litigavano. Sono un po’… rissosi, qui? Molte sere in piazza ho incontrato un vecchio in caftano e ciabatte che urla ripetutamente la stessa cosa. La prima volta ho pensato protestasse contro un’auto parcheggiata nella piazza dove c’è divieto. Ma poi l’ho rivisto urlare le stesse parole contro altri obiettivi. Forse urla pentitevi, la fine del mondo è vicina? 😉 Forse è un matto innocuo, ma preferisco non mi trovi nel suo percorso, dato che non capisco cosa dica… mentre i ragazzi gli ribattono qualcosa.

Ogni sera in piazza c’è l’uomo dei campanelli. Gli fanno le foto e lui fa bere ai bambini acqua dalle sue coppette dorate…

Ci sono tante persone zoppe e con stampelle – noto il problema, essendo temporaneamente parte della categoria. Mendicanti e lustrascarpe e tanti barbieri sempre pieni e bambini che vendono fazzoletti per 2 dirham. C’è sempre tanta gente in giro e mi sento contenta e più sicura di me…

Continua…

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Questa voce è stata pubblicata il 11 settembre 2012 da in libertà.

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