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Fra Andalucia e Maghreb… 2

Sabato 1 settembre: Al mattino eccomi sul bus Comes, la radio suona “where you’re gonna go, where you’re gonna sleep tonight?” in sintonia coi miei pensieri… però un altro pensiero che affiora è “il movimento è benedizione“. Il viaggio verso la costa sud della Spagna è infinito… pianure agricole con coltivazioni secche, perfino i fichi d’india sono rattrappiti dall’arsura. Riprendo un po’ il paesaggio… Facciamo tappa in una taverna con i prosciutti appesi e dolci tipici spagnoli: mi porto un po’ di cortadillos de cidra in Marocco.

Arrivata ad Algeciras, mi è facile – chiedendo – trovare il porto, un biglietto del traghetto. Ma non avevamo considerato qualcosa: è il primo settembre, sabato. Lunedi 3 tutti i marocchini emigranti tornano a lavorare in Spagna e vogliono tutti salire sui traghetti. La nave è in ritardo, a causa del caos che sta accadendo nella sponda sud. Aspettiamo in una hall di marmo… per ore. Echeggiano urla di bambini piccoli che si inseguono strappandosi a vicenda un pelouche a forma di sole e giocandoci a calcio.. Ogni tanto ci si illude che arrivi un impiegato per imbarcarci, ma non è mai per la Balearia… Acciona e l’altra compagnia di navigazione partono, noi no.

Nell’attesa, spostare valige, illudersi e disilludersi, attacchiamo bottone fra compagni di sventura. C’è una giovane donna marocchina con gli occhi azzurri con il suo bambino sui 4 anni, con gli occhi azzurri, che – come facevo io alla sua età – si accanisce sulle foglie delle piante, portando la madre a urlare “Lé! Lé!”. C’è una signora anziana che parla arabo ma non ha affatto l’aspetto marocchino. E’ svedese ed insegna in una scuola marocchina l’arabo e il francese. Sospetto un po’ che mi continui a rivolgere la parola perchè vuole aiuto per portare le valige. Parlo poi con Latifa, una mia coetanea anche lei insegnante di francese, ma a Tangeri, che ha fatto da sola una vacanza organizzata: il tour del sud della Spagna. Mi sembra stanca o triste.

Dal traghetto avrei voluto osservare il viaggio per mare, le onde, l’aspetto delle due sponde così vicine, invece siamo sottoposti ad un rituale assurdo: c’è un poliziotto a bordo cui consegnare una schedina coi nostri dati e che controlla i passaporti: si passa tutto il viaggio facendo la coda per l’incontro col poliziotto. Mi sembra assurdo che ci rovinino il viaggio mettendoci in fila in barca, per qualcosa che di solito si consegna quando si scende, sia in aereo che in altri mezzi di trasporto. Dopo aver superato il controllo mi siedo vicino a Latifa, chiacchieriamo in francese, si offre di accompagnarmi per Tangeri se ci voglio andare anche il giorno dopo. Osservo le persone rimaste in coda: noto che vari uomini grandi e grossi sembrano avere paura del controllo di polizia.

Il fatto che mi fermi a parlare con Latifa farà sì che la vecchietta svedese poi non mi riconosca quando la risaluto, e – assurdo – che mi cominci a parlare in arabo invece che in inglese come prima, sostenendo che “sembro una marocchina”. Appena nell’altra sponda, si vela e pare cambiare personalità… mah!

Nella stazione marittima Tanger Med sono travolta dall’energia sprigionata da centinaia di persone in attesa, tutte insieme, appiccicate, sedute, donne, uomini e bambini che fanno rimbombare l’atrio. Battono le mani, urlano slogan di protesta. Mi fermo perchè sono uno spettacolo…

Ovviamente sono in ritardo, e confusa dall’orario diverso fra Spagna e Marocco, e la persona della scuola che doveva venirmi a prendere ha perso il pomeriggio aspettandomi. Come mi individuerà nel caos di gente? Però ecco un ragazzo che mi chiede se sono l’italiana… è Mohassin, el chofer de la escuela, con cui farò un viaggio sui monti di circa 50km ridendo e scherzando in spagnolo, nonostante la stanchezza. Lui sarebbe in ferie, dal 1 settembre… sono il suo ultimo giro.

A Tètouan arriviamo che è buio. Mohassin mi racconta che ci sono le luminarie rosse a Tètouan perchè il re è in vacanza da quelle parti, forse là o forse a Tangeri, non si sa… e la regina? chiedo io. La regina è a casa, mi risponde. Scherziamo: doveva fare il bucato, pulire e cucinare… 🙂

Mi lascia all’hotel Panorama, prenotato per me dalla scuola, cui devo dire che studio alla Dar Loughat per aver  il prezzo di favore. Il portiere del Panorama mingherlino vuole darmi subito lezione di arabo… simpatico. Mi mettono in una camera con bagno, che ha la finestra all’interno del palazzo. Non entra la luce del sole, vabbè. Devo chiudere le tende spesse per dormire senza che chi passa mi guardi in vetrina.

Penso di cercarmi da mangiare… sono un po’ digiuna. Marisol mi ha consigliato la Casa de España, che ha frequentato perchè era l’unico locale aperto a pranzo durante il recente ramadan. Mi dà da subito l’impressione di… un porcaio. Nel bar ci sono uomini – ubriachi forse – che urlano ed una bambina, musica da discoteca, quella con le donne che ansimano. Nella zona ristorante, scelgo un posto che guarda la porta. Ma è sbagliato… un tizio da un altro tavolo abbastanza lontano comincia a farmi segnali, molestando il mio pasto. Mi decido a cambiar posto, dar le spalle e mettermi a leggere.

Domenica: Il giorno dopo mi sveglio e fuori c’è un buon odore di pane ovunque, a metà giornata ho già girato un po’ di città e sono finita per sbaglio dentro la vecchia medina, con le ciabattine e i tagli delle vesciche, in mezzo ai venditori di polli vivi e pesce, con gatti che ubbidienti stanno a 10 cm dalle sardine ma aspettano senza sfiorarle che gliene venga regalata una. A terra… è una poltiglia di liquidi colorati e fango, puzza diffusa… ed io penso che mi prenderò un’infezione ai piedi e morirò di setticemia qui.

Seguendo il consiglio di Marisol, cerco un taxi collettivo per andare al mare. Forse mettere i piedi in acqua salata li disinfetta, penso scioccamente… salgo su un taxi giallo che mi prende un bel po’ di soldi per portarmi pochi metri più in basso dove partono i taxi blu, quelli collettivi. Basita dal “furto”, decido di chieder aiuto a un vigile dicendo le mie intenzioni: mi trova all’angolo della piazza un taxi fermo con delle donne dentro, ma senza autista, che aspettano che il mezzo sia pieno per partire. Entriamo in 7 nell’auto e si va al mare 10km più in basso… pagando solo 50 dirham, 50 centesimi di euro ciascuno, anticipati. Mi era stato consigliato un bel posto chiamato Rincon o Cabonegro, ma non conoscendo niente mi fermo in quello che viene ritenuto più affollato: Martil. Non volevo esser l’ultima sul taxi, scendo con gli altri…

Effettivamente mi godo la passeggiata sul bagnasciuga, a piedi scalzi… non ho portato il costume ma ci sono donne in costume e donne che fanno il bagno vestite, per cui anch’io che mi bagno i pantaloni di lino a metà non sorprendo nessuno.

Comunque sia, non mi allevia il fastidio ai piedi, poco dopo zoppico, per cui decido di entrare in una farmacia. La farmacista che parla spagnolo mi dà una pomata antibiotica e delle garze.

Poi cerco un posto per mangiare. Ma… in molti posti il cibo esposto pare non appetibile. Dove lo sembra, tutti i tavoli sono occupati da famigliole che mangiano patatine fritte. Il resto sono caffè pieni di uomini. Comincio a camminare sù e giù per il paesotto… cammino, e ci son uomini che mi tormentano con “hola” ogni due passi, ed ho sentito pure una parolaccia rivoltami. Ero vestita come alla partenza, così: affatto scollata. Camminavo con gli occhiali scuri, occhi bassi, per rispetto, ma quando mi son sentita offendere… mi son fermata, il tizio  di mezza età coi baffi mi aveva superato e volevo dirgli qualcosa contro sua madre, che si vergognasse di aver cresciuto un tale idiota, volevo massacrarlo di botte proprio… allora ho deciso che si cambiava strategia: ho alzato lo sguardo e li ho fissati anch’io tutti con l’idea di chi dice “che cazzo vuoi!? eh? vuoi la rissa!?”. Vigliacchi.

A fine pomeriggio mi son stancata di cercare “il posto giusto” e mi sono buttata sulla sedia di un caffè coi tavolini vuoti ed ho ordinato un teh. Niente cibo perchè il cameriere che non sapeva alcuna lingua straniera voleva offrire solo pane e burro/olio. Di botto, una signora velata non più giovane si viene a sedere al mio tavolino: è curiosa di chi sono, ma parla solo marocchino. Si avvicina il marito che chiede chi sono, da dove vengo. Arrivano loro conoscenti e un tizio mi stringe la mano… con mollezza, come non volesse davvero. Poi se ne vanno.

Poco dopo mi son avviata a cercare un taxi, ho chiesto in francese a un taxista dove fermassero quelli per Tétouan e lui ha fatto un fischio e ha fermato un taxi collettivo per me. Poco dopo, una coppia ha fermato il nostro taxi e, quando mi ha visto, il ragazzo che stava entrando ha chiesto alla ragazza di sedersi al mio fianco. Ho pensato che è saggio: si viaggia promiscui, ma si sta maggiormente a proprio agio a fianco di quelli del nostro sesso, sconosciuti. Lei mi sorrideva.

Continua…

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Questa voce è stata pubblicata il 11 settembre 2012 da in libertà.

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