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Fra Andalucia e Maghreb… 5

Ieri andando alla gare routiere ho osservato i gatti: ce ne sono parecchi a Tétouan e quasi nessun cane. Ho incontrato un cucciolo sul marciapiede, stordito. L’ho preso e messo sull’aiuola, ma lui è ridisceso frettoloso. Stava arrivando lentamente un uomo con la casacca fosforescente, forse del comune, che dava ai gatti del pane. Qui ci sono molti gatti, molti zoppi, persone che tossiscono, e purtroppo ho visto che c’è un ambulatorio specializzato in TBC… sarà obsoleto?

Venerdì. Stamattina ho trovato solo la signora in hotel, che parla quasi solo marocchino, e le ho detto in qualche modo che lasciavo la stanza e volevo depositare la valigia e riprenderla alle 2. Poi, parlando, ho notato che aveva una enorme moka italiana sul gas! Come ho accennato felice al fatto che fosse caffè italiano e non turco… son stata invitata a colazione. Mi ha fatto portare una sedia nel cucinino e ci siamo bevute cafè con leche, ed ha insistito perchè mangiassi  con lei al tavolino dallo stesso piatto pane con olio e olive e pane con l’uovo all’occhio di bue. Tutto ciò parlando, anche se io sapevo poco di marocchino e lei pochissimo di spagnolo o francese. Alla fine contenta ringrazio e pago l’hotel e ci siamo pure capite sul resto che mi doveva dare, perchè ho imparato i numeri in arabo fino a 10… 🙂 Mi da perfino un po’ di pane e olive da portare per il viaggio.

Sono passata a comprare qualche altro pasticcino alla patisserie Achraf, sostanzialmente per non andarmene dalla città senza scusarmi per il nervosismo di ieri. Oggi è il giorno dei saluti a scuola e delle fotografie. E’ commovente lasciarsi, nonostante ci si conosca da solo 5 giorni. Alle 14 scappo in hotel, prendo la valigia e corro alla stazione degli autobus. Alle tre c’è il bus per Tangeri. Sono un po’ inquieta che le cose non vadano come previsto… lascio il bagaglio in un deposito, lo mettono su dei carretti e poi come in aereoporto li caricano loro sui bus… ma io mi fermo a guardarli, non sia mai che dimentichino a Tétouan la mia valigia, dico loro in francese…

Abbastanza velocemente arriviamo alla periferia di Tangeri. Dalla stazione delle corriere provo ad andare a piedi verso il centro, ma sbaglio direzione e chiedo a un signore: si offrirebbe di accompagnarmi, proprio come sentirò dire poi dall’italiano che vive qui da 12 anni… i marocchini ti accompagnano.

Prendo un taxi. Il taxista è un baffuto cicciottello, che non sa dove portarmi ma voleva 7 euro. Tratto a 5 euro e andiamo. Si ferma a chiedere. Io gli rompo le scatole perchè voglio sapere i nomi delle vie… ho la mappa fotocopia da Routard! Ma lui non vuol dirmelo… quando capisco dove siamo e leggo i nomi delle vie (mi viene il sospetto che non sappia leggere) e combaciano, comincia a ridere e raccontarmi che ha 6 figli. Troviamo la via, e l’hotel Royal e siamo tutti contenti. Ma credo di aver pagato un regalo ai suoi 6 figli, pagando il taxi tanto… quando ritornerò in stazione delle corriere, il portiere dell’hotel si assicurerà che il taxista mi chieda 10 dirham, 1 euro! Il receptionist è simpatico, parla spagnolo, ha una scelta di camere e cerca di venire incontro alle mie esigenze (bagno sì, no tv, non piani alti…) e trova la camera corrispondente.

Finalmente Tangeriiiii!!! Vado subito alla gare maritime Tangerville a comprare il biglietto del traghetto di domani, di Acciona, compagnia spagnola, stavolta. Chiedo e scopro senza ulteriori dubbi che non è vero che lo shuttle parta da qui. Parte dalla gare routiere. Inutile brontolare… vado a visitare la medina, proprio vicinissima all’hotel. Non so come mai, qui mi piace tutto… nei ristoranti hanno perfino il pesce!

La medina è pulita, la pavimentazione non è piena di buche e fango come a Tétouan, i negozi hanno una loro eleganza, non sono cassette buttate a terra o garage pieni di cianfrusaglie, c’è perfino un bel giardino (mentre a due passi dal centro a Tétouan, vicino alla stazione della CTM, di un’area verde avevano fatto una fetente discarica)… a Tangeri vedo uomini con la casacca fosforescente che raccolgono le carte dalle aiuole!

Il mercato coperto sembra la Boqueria di Barcellona. Le olive sono di tantissime qualità e separate da paretine di plastica. La verdura e la frutta  sono belle ed economiche: non ho quasi mai mangiato frutta e verdura nei ristoranti, manca dal menu. Entro nei negozi di spezie e compro mandorle, datteri, cerco origano e non ci capiamo, mi danno zaatar,  che è un mix che lo contiene. C’è confusione e tanta gente, auto strombazzanti, ma mi sento a mio agio…  penso che forse il prossimo corso di arabo, se in Marocco, lo verrò a seguire a Tangeri… a due passi dal mare. Ci sono dei bambini che si divertono come matti giocando a calcio al buio nella piazza davanti a noi… si sta bene.

Il primo negoziante di oggetti di cuoio mi spiega che una borsa che mi incuriosiva era di vero cammello, non vaca di scarsa qualità, come le altre che costano meno. Cammello a tracolla? Non acquisto. Entro in vari bazaar affiancati, vedendo cose che poi tornerò a cercare, confondendomi su quale dei bazaar li contenesse. In un grande bazaar c’è un commesso che avrà forse 80 anni ed ha un po’ di parkinson, ma ci tiene assolutamente a vendermi qualcosa… chiedo un portafoglio e mi dice un prezzo ma subito con aria scherzosa mi dice che “bisogna contrattare, sù”. Un po’ sembra teatro, ma davvero mi vende qualcosa. Quando poi ritorno, pensando che il velo per la danza del ventre che mi piaceva l’avessi visto là, ne ha di diversi e devo proprio scappare via, sennò riesce a convincermi a comprare.

Salgo le scalinate e arrivo nella città moderna, boulevard Mohammed V (il VI è sul lungomare) dove molte persone vanno a negozi e mi fermo a guardare i bambini che si divertono intorno a un venditore di bolle, che le soffia e loro gliele scoppiano.

Poi scendo verso il porto a cercarmi un posto dove cenare. Stasera pesce, il cameriere mi propone un mix di pesci e gamberi e calamari per una persona a 60 dirham. Prima però trovo confortante imitare altri ospiti che stanno mangiando la minestrina ed ordino anche io una succulenta scodella di harira. 10 dirham ma è talmente buona coi ceci e le lenticchie… 🙂 Appare una bambina che vende fazzoletti, allo stesso prezzo chiesto dai bambini di Tétouan. Non ho quasi più dirham, solo uno da 10, e allora la bambina va a cambiarmelo dai ristoratori. Non le badano e devo chiamarli per sollecitarli, ma resto quasi stupita che torni con 10 monete da 1 dirham, li posi tutti sul mio tavolo e aspetti il suo compenso. Le do un po’ di più e sorride.

Qui come a Tétouan mai ho avuto timore di essere derubata. E’ strano, perchè puoi esser importunata ma mai si ha la sensazione che avvengano furti, anche se quasi te lo aspetteresti dove c’è povertà e qui ne vedi. Noi italiani facciamo più i furbi, mi rendo conto.

Rientro in hotel. Anche qui c’è il wireless e un altro gentile receptionist mi propone di utilizzarlo nel salotto, dove posso anche ricaricare il cellulare, c’è una presa… mentre sono sul divano da sola, viene ad accendermi la tv e mette la BBC. Effetto sorprendente del corso di arabo è che capisco un bel po’ di cosa dice in arabo la radio degli autobus  o AlJazeera (meno): ho imparato parole essenziali come حيث (dove) e منطقة (zona).

foto fatta alle 6

Sabato. Il mattino mi sveglio alle 6. C’era una neonata che piangeva. Va benissimo perchè bisogna partire molto d’anticipo per riuscire a far fronte a tutti gli imprevisti di viaggio, qui. Alle 6.30 entro nella lecheria consigliatami dal gentilissimo receptionist, proprio a fianco all’hotel, affollata da uomini (un locale piccolissimo, per riempirlo ne basteranno 8) e da un gatto bianco, il gattone del lattaio. A Tangeri i gatti sono enormi e grassi. Questo sta buono, si sposta in base ai clienti che arrivano per non disturbarli, forse aspettando il suo latte 🙂 .

Un taxi capita a fagiolo, il receptionist dell’hotel Royal tratta per me, salgo e intorno alle 7 sono alla gare routiere. Lo shuttle gratuito per il porto nuovo dovrebbe partire da qui. La parola shuttle suona strana in Marocco… forse non si chiama così, in realtà, ma bus della fortuna. Degli “orientatori” mi convincono che un certo autobus porti al porto ed attendo un po’ là, ma poi col consiglio di un altro capiscono che non cerco quello a pagamento ma quello gratuito e mi dicono che ferma fuori dalla stazione, nella piazza, al numero 7. Nell’enorme piazza, un venditore di arachidi mi vede spaesata e mi indica dove.  Alla ipotetica fermata, c’è un ometto magro con un problema a un occhio che grida ila marsa! – alla spiaggia – e cerca persone per riempire i taxi che arrivano periodicamente. Quando rispondo che voglio salire sullo shuttle gratuito fa quasi l’offeso e mi dice buen viaje! Dovrebbe arrivare alle 8, il tipetto torna per parlarmi e chiedermi di dove sono, anche lui è stato in Italia, in Sicilia… alle 8.05 lui decreta per sue strane connessioni che lo shuttle ha il motore rotto oggi e ci convince tutti a prendere un taxi collettivo. Entriamo in 6, una ragazza davanti ed io dietro con 3 uomini. Quello al mio fianco è un ragazzo forse ventenne e lo vedo tutto teso perchè si fa scrupolo di non toccarmi. Ma il viaggio è lunghissimo, fino al porto di Tanger Med… dove lo hanno messo? Io e il ragazzo cerchiamo per tutto il tempo di non molestarci, allontanandomi io, tendendosi lui. Dopo un’ora, finalmente arriviamo… nel porto trovo una delle rare persone che parlano italiano, un ufficiale di marina. Dopo molti giorni dico la parola grazie, nella mia lingua, mi pare quasi strano.

Il viaggio per nave è gelido a causa dell’aria condizionata. Mi sono seduta vicino alla vetrata e un bambino viene là a vedere il mare. Quando si accorge che l’ho fotografato di spalle, si volta e sorride. Dopo poco, onde troppo grandi mi provocano mal di mare. Mi ritiro verso il centro della nave, dove donne dormono coi bambini in braccio. All’arrivo al porto di Algeciras un altro episodio che conferma l’impressione che i marocchini siano onesti: una ragazza velata si scorda una delle sue troppe borse e le viene riportata!

A Algeciras, cercando un bancomat, finisco a vedere il mercato. Ad Algeciras c’è buon odore di kebab. Ma mangio frutta e un pezzetto di pane preso alla lecheria. Faccio il viaggio di ritorno a Siviglia di fianco a un italiano di Trani che viaggia col figlio. L’uomo mi racconta la sua storia: vive da 12 anni in Marocco dove estrae e lavora marmo che poi dall’organizzatissimo porto di Rabat spedisce in tutto il mondo. Conosce molto bene quasi tutto il Marocco e me ne descrive le bellezze che forse un giorno tornerò a vedere: le bellissime città moderne (diremmo europee, ma è giusto?)  della costa e i paesaggi incredibili montani e desertici, con colori che lui non ha mai visto altrove. Sono contenta prima di lasciarlo di aver incontrato qualcuno che il Marocco lo ama. Anche se preferisce non raccontarlo a tutti in Italia, dove fa credere che non sia un posto che valga la pena visitare.. per non ritrovarsi un domani le folle di connazionali a disturbarlo in bellissime spiaggette che ci sono inattese… ad esempio vicinissimo al porto di Tanger Med c’è un’oasi di pace e bellezza, confessa :).

La notte a Siviglia passa veloce, ho rivisto altre zone che non ricordavo, l’area coi negozi e il Corte Inglés, calle de las sierpes, e in effetti mi è sembrata un buon posto dove vivere, come Tangeri. Alle 3 di notte camminavo verso la navetta per l’aereoporto ed i bar erano ancora affollati di gente comune di ogni età, mentre ragazzi e ragazze in short e abitini leggeri rientravano a casa in bicicletta o a piedi. Il ritorno poi sarà un accumulo di stanchezza da sciogliere…

Come mi ha cambiato vedere il Marocco? Non lo so. Se mi è piaciuto? Aspetta, magari ci torno, a vedere meglio..

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Questa voce è stata pubblicata il 12 settembre 2012 da in libertà.

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