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Apprendendo un po’ d’arabo fussah in Marocco…

Dicevo che ho imparato molto al corso di arabo a Tètouan. Ieri sera ho rivisto Marta della scuola di italiano Fuoriclasse e mentre le raccontavo l’esperienza e della scuola mi ha portato a riflettere sul metodo usato per insegnare l’arabo, lei rapportandolo a quello che si potrebbe usare per insegnare l’italiano. Ovvio che l’arabo presenta difficoltà diverse dalle lingue neolatine… anche solo lo scoglio alfabeto e suoni ostici è per persone che amano le sfide…

Il metodo utilizzato dalla nostra insegnante alla scuola Dar Loughat era ben architettato. Seguiva un libro che comprendeva strumenti multimediali. Iniziava dandoci del lessico, con numerosi مرة أخرى ci intimava di rileggere… le parole proposte non sembravano coerenti fra loro o delle più semplici, venivano riproposte con un programma a video che proponeva la parola e subito dopo la inseriva in una frase che ne conteneva altre appena studiate. A volte era difficile capire il senso, ma l’esercizio educava l’orecchio all’attenzione ed all’intuito. Io ero proprio felice perchè capivo quasi sempre per prima (eravamo solo in 2 in aula e Cristina, che aveva studiato più di me all’università di Alicante ma anni fa, era semplicemente una più meditativa di me, cosa che in questo non l’aiutava… no problem).

Ho seguito solo 5 giorni di corso, 15 ore. Ma giorno dopo giorno, le parole che si ripetevano costruivano una storia, quella della studentessa universitaria Maha, che viveva a نيويورك, il cui papà lavorava alle Nazioni Unite الأمم المتحدة come traduttore مترجم e la mamma in un ufficio amministrativo enorme dell’università e la zia a LA لوس أنجلوس lavorava in una banca. Tutti molto occupati مشغولون e lei si sentiva davvero sola, lo era un po’ come me e Cristina, donne sole venute in Marocco piene di buone intenzioni… 🙂

In tutto ciò, l’insegnante non parlava spagnolo e Cristina non parlava inglese (e il libro era inglese-arabo). Ho fatto un po’ da traduttrice simultanea, con parentesi in cui volevano sapere la traduzione di alcune parole in italiano e si commuovevano per quanto l’italiano è musicale.. 🙂

Ma dato che non si poteva spiegare in lingua veicolare, anche molti concetti di grammatica ci sono stati spiegati in arabo. Questo comportava una affinazione della nostra attenzione, e la capacità di capire, apprendere termini tecnici nuovi, possibilmente da ricordare, sapere come si scrivono, vedere se ci sono similitudini con la nostra lingua, ricordare la regola grammaticale. La memoria veniva molto sollecitata, e d’altronde in arabo o ricordi o non c’è logica intuitiva che ti ci porti…

Comunque, mi è piaciuto parecchio, questo corso, perchè molto interattivo… a volte l’insegnante ci interrogava sul testo con domande, usando le parole da noi apprese, ed a volte ci chiedeva di rispondere con quello che facevamo noi… da considerare che ero senza vocabolario arabo-italiano, rimasto in Italia… l’impressione generale è di aver ricevuto una grande quantità di stimoli in poco tempo ed avere appreso molto.

Presumo di non aver detto niente di nuovo a molti insegnanti, mi sorprendo solo perchè io ne ero studente… pare che questo metodo si allinei facilmente al cosiddetto approccio a spirale: E’ ormai una prassi consolidata proporre un contenuto linguistico, ad esempio una determinata forma verbale, o ancor più una certa abilità, non una sola volta per tutte, ma a più riprese, “riciclandola”, per così dire, a livelli sempre più approfonditi e complessi. (definizione trovata qui)

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Questa voce è stata pubblicata il 16 settembre 2012 da in educazione, racconti di viaggio.

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