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A Bisanzio – inizio

1236947_10151589818931302_1993678303_nEcco, oggi è il 16 settembre, sono a Istanbul da 17 giorni. Non mi piace chiamarla Costantinopoli, come fanno alcuni italiani, ricordando che durante le crociate era anche nostra. Voi credete sicuramente che sia stato tutto un gran spasso. Vi ho convinto anche io che fosse una gran bella avventura trasferirmi qui. Dovevo convincere anche me stessa che era un buon affare… ma non è stato “tutto un gran spasso”. Vi racconto.

Sono arrivata un sabato pomeriggio e mi aspettavo la fila al controllo passaporti degli internazionali ma era immensamente più lunga di quella del mio arrivo lo scorso luglio. Armarsi di pazienza. Fra bambini sconfortati dalla lunga fila a serpentone a zig zag e gente che cerca di superare. Va bene, esco. Chiedo del bus della Havatas che ormai lo so mi porta dall’Ataturk a piazza Taksim. Ho comprato un trolley dai cinesi… non ha fatto tanta strada, ma appena attraverso a Taksim noto che si è perso una ruota! Per fortuna che ad accogliermi c’erano due amici che mi aiutano col bagaglio. Bentornata, mi dico.

Ortaköy

Vista dalla casa di Ortaköy

Sono stata ospite a casa loro a Ortaköy, che è come fosse un paesello di mare fuori dalla metropoli. Si va a cena fuori, in un posto dove fanno carne speziata buona e kunefe. Mi offrono il divano letto in soggiorno per dormire, abitano al quarto piano di un palazzo senza ascensore non molto lontano dal ponte Boğaziçi, che porta in Asia.

Anche il giorno dopo andiamo a cena fuori, a Ortaköy… un locale dove fanno fagioli, come piatto forte. Nel pomeriggio sono andata in centro ed ho trovato un bugigattolo dove comprare una sim turca, che ho pagato 35 lire più 50 di credito e sarà attiva il giorno seguente.

Il giorno seguente è lunedì, si va a scuola per programmare… rivedere colleghe incontrate a luglio e conoscere quelle che a luglio erano in vacanza e la nuova, che si occuperà della scuola media.

çukurcuma

çukurcuma

Si inizia con una colazione di tutti gli insegnanti in tavoli disposti in cortile… colazione turca: formaggio, olive, pane, miele etc. etc. Veniamo accolti da discorsi di benvenuto e da presentazioni, con consegna di bouquet del direttore alla preside e vicepreside. Sono imbarazzata, qui tutti parlano turco tranne me. La mattina vola.

1176199_10151575640271302_803896652_nNei giorni seguenti lo sono meno, ma quando esco da scuola – dove sembra che ogni progetto programmato e prediscusso a luglio sia diventato impossibile da realizzare e nessuno se ne ricorda ed allora si discute e prega parecchio per difendere il nostro spazio di italiano in ogni classe – vengo travolta da tutta una serie di incombenze: trovare una scuola di turco, per esempio. Controllo su google map, mappa in mano, cerco la Dilmer… e chiedo  chiedo ma non trovo la strada.

Vi assicuro che Istanbul è grande. Ed ha molte salite. Manca – assurdamente – una fermata a Kabataş del bus che mi porta a Ortakoy: da Taksim va diretto a Beşiktaş e da fare a piedi è una distanza enorme. Bello, eh, se lo fai per divertimento la domenica… ma io  cerco di essere a casa per ora di cena ed è un’impresa. Il tempo vola via, che stanchezza.

Kabatas

Kabatas

Lunedì sera una collega ci ha invitato a casa sua…. ci sono degli amici loro. Si parla di dottorato con un amico di passaggio, che ha fatto un dottorato senza borsa  a Venezia. Bella serata fra turco, inglese ed italiano.

I giorni seguenti cerco l’altra scuola, la Tomer, che sta vicino all’Istiklal. Cerco anche casa, e passo molto tempo su craiglist e consultando la mappa della città.

Due giorni dopo succede il patatrac: sono irraggiungibile al telefono, nella sim turca. Il governo mi ha bloccato il telefono? Ma non dicevano che lo avrebbe fatto dopo un mese? Per fortuna quando vado a chiedere alla Vodafone mi accompagna un’amica che il turco lo parla, perchè è qui da una vita, ma è sconvolta che accada questo, perchè lei i telefoni li deve aver comprati in Turchia. Dal 2007 chi porta un telefono straniero qui deve registrarlo all’ufficio tasse, pena il blocco. L’ufficio tasse si chiama Vergi Dairesi e ce ne sono in vari quartieri. Lo sapevo, ma quando è ora di capire dove siano questi uffici appositi, nessuno sa dirti l’indirizzo, anche se ci sono stati.

Sul sito c’era una via in Levent. Vado con la metro e la mappa… la trovo ed è una via di ville con giardino, lunga 100 metri, nessun ufficio. Ma a Levent le persone benestanti e perfino gli operai che lavorano in strada sono supergentili: se consulti una mappa si avvicinano per aiutarti. Un uomo affascinante mi dice che il Vergi è a Gayrettepe. Ripiglio la metro, è proprio all’uscita della metro… lì, non mi presta attenzione nessuno, sono stanca e rompo le palle. Mi fanno salire, trovano una bionda e gentile impiegata che parla inglese. Mi spiega che non tutti i Vergi possono riscuotere la tassa in contanti. Loro no, possono solo darmi il numero come contribuente. Devo andare a Beşiktaş, ma chiude alle 17 e sono le 16.45.

Istiklal

Istiklal

Dopo riesco ad andare a vedere la terza scuola di lingue che inizia un corso il 10 settembre, la Kedicat, dove c’è un tipo molto simpatico. Il corso dura 2 ore e si fa 2 volte a settimana ed  il pacchetto di un mese costa 84 euro, molto meno dei corsi delle altre rinomate scuola. Comincio martedì 10  ed è una lezione veloce ma efficace. Seguita da lacrimogeni, perchè fuori c’erano proteste per il ragazzo ucciso nelle manifestazioni a sud e la polizia non lesina. E’ solo la seconda volta che li respiro. Fa tossire. Ma qui il tipo della scuola ci accompagna in Cihangir fuori dal pericolo e poi noi studenti, una coppia di anziani inglesi, una tedesca, un’americana, scendiamo a piedi fino alla litoranea. Il tipo della scuola poi telefona ad ognuno per assicurarci che stiamo bene :).

Dopo una consultazione del gruppo Italiani a Istanbul opto per andare al Vergi Dairesi di Tùnel, zona che conosco perchè ci ho abitato lo scorso luglio. Anche in quel gruppo chi mi aiuta non sa l’indirizzo ma mi prepara una mappa con le frecce, perchè non può accompagnarmi :). Trovo subito l’ufficio. Mi hanno detto di non dire niente, correre allo sportello tal dei tali e dare i documenti e il telefono. La cosa si fa in fretta, verso 115 lire e via con la ricevuta. Ma non è finita qui… si deve passare dal gestore telefonico a registrare il telefono. Casualmente ho scelto Vodafone ma mi è stato detto di andare da Turkcell. C’è un apposito customer service office Turkcell a Istiklal. Aspetto… vengo ricevuta e no, bisogna andare da Vodafone. Bene, però il negozio Vodafone di Istiklal sta restaurando, è chiuso. Mi consigliano quello di Şişli: ci vado, ma no, qui non fanno registrazioni, prova nel centro commerciale Cevahir…. no, qui non hanno la connessione internet, per farlo. Imbastisco una filippica al giovane innocente impiegato. Infine quasi all’ora di chiusura me lo fa il negozio di Ortaköy, il cui gestore non parla inglese, si fa aiutare da un collega e continua a ripetere il mio nome, prima di chiedermi i dati del modulo da compilare. Credo sia del genere che considera chi non sa il turco un ritardato. Ma mi conclude l’opera al “modico”prezzo di 35 lire (che fa 150) e assicura che in 2 giorni sarà tutto a posto. Niente vero: posso inviare e ricevere messaggi in Turchia ed all’estero ed il mio credito (che ha visto era di 38 lire) risulta zero, posso anche ricevere chiamate poi ma non telefonare. E sto cercando casa. Usando solo sms e mail.

Intanto, il 9 settembre inizia la scuola. Il primo giorno si ha la cerimonia, con il lungo e solenne inno ed i bambini schierati. Cominciamo insieme, semplicemente restando in classe per conoscere bambini e genitori ed insegnanti turche. Molti genitori parlano spagnolo e inglese e sembrano entusiasti che i figli imparino l’italiano. La prima giornata è iniziata con risveglio alle 6 e sembra non finire mai… ma durante la settimana i rapporti con le colleghe turche migliorano, crescono comprensione e simpatia ed i bambini imparano in fretta a presentarsi, mentre i piccoli di 4 anni canticchiano “Io sono Oriana, tu chi sei?” imitando me, che col mio nome suona meglio ;).

Il lunedì sera ci dobbiamo incontrare con le colleghe a Beşiktaş. Io ero in centro,  prendo con largo anticipo il bus DT2 che fa la circolare Taksim, Şişli, Mecidiyekoy, Ortaköy, Beşiktaş. Ma verso Ortaköy il bus va al deposito. Già capirsi con gli autisti è dura, ma poi prendo un DT1, che dovrebbe fare lo stesso percorso ma in circolo inverso, invece da Ortaköy risale a Mecidiyekoy, Şişli,Taksim. Bisogna sapere che Mecidiyekoy è il punto dove il traffico è più infernale. Tutti i mezzi su 4 ruote lì si fermano, in coda, a volte per mezzore, e strombazzano. C’è una sopraelevata che attraversa il quartiere e da lì le auto scendono e si immettono nella strada sottostante, già trafficata. Insomma, due ore sugli autobus per un percorso per cui ne sarebbe bastata mezzora!

Devo dire che a casa di questi amici mi sono trovata benissimo. Io sono un disturbo, ospite nel soggiorno, e lei continua a chiedermi scusa perchè restano a parlare in soggiorno dopo cena invece che andare in camera… Ma succede che arriva il cugino giovedì, devono andare insieme a un matrimonio. Quindi, bisogna che accetti la proposta fattami da una signora turca – e propostomi ad agosto – di abitare gratis a casa loro in cambio di conversazione in italiano con lei e le figlie gemelle di 6 anni. E di fare compagnia alle gemelle quando lei, giornalista, deve dormire via per lavoro. Il marito sta per tornare al lavoro nell’azienda agricola che hanno a sud.

Avevo dubbi su questa proposta, perchè una maestra ha bisogno di prendere fiato e non avere intorno bambini 24 ore su 24…

Mi trasferisco giovedì 12 e il trasloco da sola con la valigia pesante, i 4 piani di scale a chiocciola, è devastante di per sè. Loro non rientrano prima delle 21, io pensavo di andare al corso di turco alle 18.30 con la valigia ma da Taksim a Istiklal, i bus in ritardo, dover trascinare la valigia… rinuncio e mi fermo per cenare in un bufe a Mecediyekoy dopo aver camminato un po’ da Şişli a lì. La cena è buona. La mensa della scuola è terribile, ma la cucina turca è perlopiù saporita. Qui mangio kuzu pirzola, costolette di agnello. Poi risalgo su un altro bus, non ho detto che la famiglia vive a Etiler, quartiere in ma ancora più lontano di Ortaköy. Arrivo lì e … salto la fermata, mal segnalata, maledizione! Devo farmi una salita dal ponte di Narin, sempre con valigia al seguito. Sono distrutta, alle 10 di sera. Ma poi a casa loro le bambine dormono e il marito vede tv e poi mi lascia il telecomando e se ne va. Mi incanto a vedere Provaci ancora prof!, il telefilm con la Pivetti professoressa col pallino delle indagini, roba che in Italia mai guarderei… e qui siamo un’ora avanti, quindi finisce tardi. Quando sono pronta ad andare a dormire, accendo la luce in camera… e nel letto assegnatomi c’è una bambina! Questa è la stanza delle gemelle, che dormivano in letto a castello, ma ci sono lavori in casa – è tutto ricoperto di polvere – ed hanno comprato un nuovo letto a castello che verranno a montare sabato, quindi io devo dormire su due materassi buttati a terra, sovrapposti e le gemelle dovrebbero dormire nel matrimoniale che poi dovrebbe diventare la mia stanza. Ma… una si è svegliata ed è tornata nella sua cameretta… Mi tocca dormire sul divano, penso. Mica la sveglio che non mi riconosce e si mette ad urlare… Alle 00.40 torna la madre. Le chiedo se me la sposta…

Nessuno mi ha avvisato – benchè avessi detto che andavo tardi a scuola – che il giorno dopo alle 8.30 era atteso l’imbianchino. Deve pitturare due porte e gli infissi di marrone. Ma vengo avvisata alle 8.30 con un “lui deve dipingere”, vado in bagno e poi l’imbianchino si è chiuso in camera mia e quando apro la porta si sta togliendo i pantaloni. Qui mi incazzo. “Lui deve dipingere? Ed io devo vestirmi!!!” La colazione si fa con l’imbianchino che ci pittura alle spalle, bell’odore di vernice…

Moda, Kadikoy

Moda, Kadikoy

Moda, Kadikoy

Moda, Kadikoy

Credo sia allora che ho deciso. Avevo già cominciato a vedere qualche casa, conosciuto una americana che ora sta in lato asiatico e, fra tanti lavori, ha anche quello di trovare case… ho semplicemene fatto due chiacchiere con lei davanti a un bel panorama. Un gran bel posto, ma scomodo perchè per arrivare al lavoro va preso il traghetto: bisogna vivere sul lato europeo, purtroppo.

Ho anche contattato un agente che lavora su Fener e Balat e fatto un giro a Fener, che mi era a pelle sembrata scomoda e rischiosa per una donna sola.

Tarlabaşı

Tarlabaşı

Mercoledì avevo visto anche un monolocale pessimo nel quartiere degradato di Tarlabaşı. Non sono razzista ed ero dell’idea di vivere qualche disagio, pur di stare vicino al centro e pagare poco. Però Tarlabaşı è un posto di cui si dovrebbe raccontare la storia, si sente che vi è successo qualcosa di tragico… C’è una gran parte del quartiere con palazzi abbandonati, neri che sembra ci sia stato un incendio, senza vetri, circondati da lamiere perchè nessuno si avvicini. Nell’aria, un odore pessimo che mi fa pensare al gatto morto… Devo dire che invece quasi tutta Istanbul incredibilmente ha un buon odore, di cibo e profumi. Nella zona in cui cerco la via del monolocale ci sono donnine vestite succintamente che forse “lavorano”, altre donne e bambini seduti sugli scalini di casa, altri che giocano per strada, panni stesi, qualche coppia punk. Zingari e kurdi. La ragazza che deve mostrarmi il monolocale mi fa aspettare un bel po’ e quindi staziono lì davanti. Si avvicina una bambina che mi saluta in turco e in inglese e guardandomi ride. Poi arrivano 4 motociclette, si fermano insieme e sembra scoppi una rissa fra bande, ma mi sa che invece sono poliziotti in borghese che fanno controlli sui giovani del luogo. Vedo questa casa, e non è per il quartiere ma è lontana dai mezzi ed è… brutta: una stanza circondata da finestre, con un divano e un letto steso a terra… No, grazie.

Pangaltı,  Bilezikçi Sokak

Pangaltı,
Bilezikçi Sokak

Avevo visto una stanza a Pangaltı, che è a due passi dalla scuola, condivisione con una signora ed i suoi gatti. Un seminterrato con giardinetto, ben arredato. Poi ne avevo vista una a Dikilitaş con due insegnanti di inglese, bella, non ammobiliata (spese) ma molto scomoda per le fermate degli autobus. Ed una stanza in un appartamento molto bello a Fındıklı, in cima a una scalinata e quindi con vista sul mare ma con divieto di wireless e di gatti… abitata da un italiano che si dice freelance e non mi ha fatto simpatia.

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Pangaltı,
Bilezikçi Sokak

Per colpa dell’imbianchino, del mancato sonno e della mancanza di internet – perchè le famiglie in usano l’abbonamento del cellulare, per internet – ho deciso di prendere la stanza di Pangaltı. E da sabato sono qui, con l’allegra signora e gli affettuosi suoi due gatti. Ha i suoi svantaggi, un po’ di umidità c’è, ma internet funziona e posso andare a scuola a piedi. Anche per il corso di turco ci metterò poco. Il quartiere intorno, Dolapdere, è popolare, ci abitano anziani e famiglie, le case sono povere ma graziose… ho passeggiato e l’impressione che ne ho è che qui sia tutto alla luce del sole, onesto.

Ieri mi sono regalata il tour del Bosforo, hop on hop off si chiama, rientrando in un touristic mode. Ho fatto la conoscenza di un giapponese, che mi si è inchinato strizzandomi la mano, perchè ho convinto l’autista del bus a farci scendere a Kabataş, dove non c’è fermata, consentendogli di andare a visitare il Modern, e anche di due pakistani, padre e figlio che però vivono in Sudafrica. Mi hanno chiesto dove possono trovare dei shopping malls, per comprare vestiti di marca. Io ho detto che è meglio andare sull’Istiklal Caddesi.

Bosforo Asia

Bosforo Asia

Ma non è pericoloso, mi hanno chiesto. Pericoloso, gentili energumeni? Provate a confrontarla con Tarlabaşı! E’ vero, c’è molta polizia, quotidianamente. A volte succede che ci siano piccole manifestazioni, la polizia è sempre lì, passa il tempo a impedire l’accesso a Gezi Parki e sta acquattata col mitra e i blindati dietro gli angoli, ma se gli chiedi un’informazione non sa l’inglese ma prova comunque a darti indicazioni. Sono ragazzi e si annoiano. Non sono nè buoni nè intelligenti, ma non ti sparano se sei un turista, al massimo ti arrestano per sbaglio se finisci in mezzo alla manifestazione (però ci son stranieri coinvolti nelle proteste, arrestati e deportati… non facciamo i furbi, che si rischia grosso). Ma la Farnesina ci avvisa se ci sono scontri, perchè evitiamo di finirci… La gente dice che Istanbul non ha un centro, ne ha molti e per me al momento il mio centro preferito è l’Istiklal.

Bosforo europeo

Bosforo europeo

Sul Bosforo c’era un bel sole, ma non molto caldo, col vento. Tornando mi son fermata in una pasticceria di Istiklal ed ho finalmente assaggiato l’Aşure, il dolce di cui si parla ne La bastarda di Istanbul, ricordatomi da Mohamed di recente.

Oggi ci ho messo poco ad andare a scuola, son arrivata assonnata ma serena. E poi dopo scuola ho passeggiato nel quartiere. Niente di che, poi cena tranquilla. Ho pensato che oggi mi sento contenta.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 settembre 2013 da in libertà, racconti di viaggio.

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