Orybal's weblog

free your soul

Mevlana not for tourists

giambrone - 4xÈ un po’ complesso da spiegare. Perchè non è visivo, ma sonoro. Grazie a Sercan ho messo in pratica uno dei propositi che avevo da un po’ di tempo, qui: andare a vedere a Canfeda Camii in Fatih la cerimonia dei dervisci rotanti.

Camii significa moschea, quindi Sercan mi ha chiesto: perchè? Sei sicura? Ma visto che insistevo ha acconsentito. Lui vive qui da tempo ma in realtà doveva come me capire da Google Map dove fosse. In effetti, a parte raggiungere la zona con l’autobus giusto, poi non avevamo molti indizi per raggiungere questo posto, se non orientarci coi minareti. Abbiamo chiesto ad almeno 6-7 persone del luogo ma… non sapevano dove fosse l’unico motivo che poteva aver portato una come me in quella parte remota di Fatih, dove è vero che abbiamo incrociato due che parlavano italiano, ma dove i turisti dubito mettano piede, se non accompagnati da un tour illuminato. E per fortuna che non ci sono venuta da sola, come ipotizzavo prima di conoscerlo e per caso proporlo a Sercan.

Bisogna dire che Fatih è il quartiere più grande di Istanbul. Dopo aver girato praticamente l’intero isolato in ogni senso, eccoci, la Canfeda è questa… è chiusa? Scoprire Istanbul non ha notizie aggiornate? No, si entra da dietro. Sercan spiega che sono una turista, in turco, perchè lui può essere senza dubbio riconosciuto come musulmano ma io ho il capo coperto dalla mia nuova sciarpa-tubo di lana verde scuro, che a un velo somiglia poco. È notevole che per tutta la sera i camerieri si siano rivolti a noi in inglese, non notando che lui è un locale.

Ci sono almeno 2-3 vecchie mendicanti davanti all’entrata… ed è una moschea minuscola. Non avevo messo in conto una cosa… vedi, le mie radici cristiane, non avevo supposto che avremmo dovuto vedere la cerimonia da due luoghi separati della moschea! I maschi stanno sotto, quasi tutti dentro una sala dove ci sono i suonatori, mentre le donne devono andare sopra, dove vedranno tutto attraverso una paratia di legno a buchi romboidi. Però ci sono delle donne – speciali, loro, che siedono anche sotto, in fondo alla seconda sala, come fossero a teatro, dietro a un muretto o una corda, non ricordo..

Le scarpe? Si tolgono tutti nello stesso posto o c’è un altro portascarpe al secondo piano? Non ho scordato di portare un velo, una sciarpa rosso bordeaux da avvolgere intorno al capo e al collo, che indosso appena arrivo sopra. C’è una signora seduta a gambe tese, che mi indica da che parte entrare. Dentro ci sono almeno 30 donne… alcune sedute con la schiena alla parete, altre vicino alla grata, per vedere… Giovani ed anziane ma io sono l’unica coi pantaloni. Mi metto anch’io nella loro posizione, seduta sui talloni, e la vecchina a sinistra che stava ad occhi serrati concentrata e triste mi guarda e sorride. Mentre la donna di destra… mi spintona col sedere per farmi spostare un po’, perchè sono arrivate le sue amiche e deve far loro spazio, dall’altro lato. Poi smette.

Inizia la musica e mi assale un pensiero: non sarà mica che alle donne fanno solo sentire la musica ma non vedere i dervisci? 😦 No. Compaiono nella sala che vediamo almeno 6 uomini con cappotto nero. Iniziano e fanno un rito di saluto al maestro. Lui sembra baciarli dietro il collo, ma è una benedizione simbolica. Dopo, viene loro tolto il cappotto, mostrano giacchetta e gonna bianche ed iniziano a ruotare nella danza. Avevo già visto i dervisci a Istanbul, vicino ad Eminonu, in uno show per turisti. Toccante, certo, ma invece qui in Canfeda non si recita e gli spettatori non sono curiosi. Si sente che c’è una fede, dentro di loro. Tanto che nemmeno li guardano, i danzatori, quelle donne lì dietro. Quello che fanno invece è sentire ad occhi chiusi la musica e seguirla. Come bambini autistici iniziano a praticare la cosiddetta altalena (movimento continuo di oscillazione del busto dalla posizione seduta). Ci provo anch’io… magari trovo concentrazione e stati alterati di coscienza, che non è mai male andare a salutare, ma non riesco ad essere convinta nel farlo. Mi fermo e guardo loro, che quando incrociano il mio sguardo sembrano infastidite… allora io adotto l’espressione idiota “no, non guardavo te, ma il panorama”, velando il mio sguardo.

La cosa che però mi sorprende, qui, rispetto all’esperienza precedente, è la musica. Una cosa che non ti aspetti. Dopo i primi pezzi cantati il vocalista inizia ad emettere suoni che potrei dire gutturali, come un ansimare pesante e ritmico e gli uomini di sotto e queste donne di sopra li fanno anche loro, mentre spostano la testa da destra al centro in basso e poi a sinistra. Un canto che dura a lungo, ripetitivo ed ipnotico. Non guardo quasi più i dervisci che ruotano, benchè uomini sembrano un po’ ragazzini quando chiudono le braccia e si toccano le spalle con le mani, quasi insicuri del loro danzare bene.

Il rito continua per un po’, lo segue una preghiera-discorso in turco, in cui riconosco solo nomi e numeri… Uscendo dalla zona delle donne, mi viene offerto un biscotto ripieno al cioccolato. Sì, ero un’estranea, ma sono stata bene in questa comunità di donne. Non ho nemmeno dovuto spiegare a nessuno che non so il turco. Bello. Sercan chiede se voglio tornarci. Sì, tornerò, per condividerlo con qualcuno, ma non subito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 11 dicembre 2013 da in apprendimento, viaggio.

La mia tesi è libro: info qui

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: