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Attraverso la frontiera… Oriana, dime?

polizia-permessi-soggiornoSo che non si scherza con la polizia. Specialmente noi stranieri. Specialmente in questo paese dove le cose vanno come si sa. E dove durante le manifestazioni l’azione di repressione è esagerata. Ma lo straniero con la polizia ci deve aver a che fare. Inevitabile. E allora le situazioni che si creano dipendono da chi ti trovi davanti, divisa o no.

Con mia sorpresa, nella mia limitata esperienza, chi lavora la sera all’İstanbul Emniyet Müdürlüğü – dove si deve andare tutti per il primo permesso di soggiorno – è molto gentile e parla un po’ di inglese. Meno chi ci lavora di mattina, o anche lavora negli uffici di quartiere a contatto con gli stranieri, dove c’è meno pubblico e dovrebbero quindi essere meno sotto stress: qui quasi pretendono che si parli turco e se capiscono l’inglese…. il giorno dopo dicono che non lo sanno.

Ma la mia esperienza più intensa è quella con la polizia dell’aereoporto. Tempo fa mi hanno messo in agitazione: il mio passaporto si era inumidito e scollato dal lato della foto, il lettore digitale di ultima generazione della compagnia aerea non lo “leggeva” e quindi cinque poliziotti – di cui quattro in borghese – sono stati convocati ed hanno iniziato a parlarmi ognuno in una lingua diversa: spagnolo, francese, inglese… ed a chiedermi se so fare la pastasciutta o che squadra di calcio mi piace, insinuando che il mio accento non fosse italiano. Tutto con un tono estremamente simpatico e perciò inquietante, chiedendomi tutti i documenti che avevo in saccoccia e passandoseli, tanto che poi ho pensato non me li restituissero tutti. Infine quello in divisa mi ha chiesto in turco: “parli arabo?” ed ha sussurrato che potessi essere una siriana (che ha rubato un passaporto e messo la sua foto). Infine si sono convinti di no, e mi hanno lasciato salire sull’aereo. Ma il loro bel timbro, “checked”, sul biglietto ha fatto sì che conoscessi anche la polizia olandese, che mi ha fermato con gentilezza e chiesto di star seduta per un po’, mentre loro analizzavano il mio passaporto. Hanno detto: i turchi son sospettosi, ma noi riconosciamo che sei proprio un’italiana. Della serie… siamo in Europa, vuoi che non riconosciamo un’italiana da un’extracomunitaria?

Dopo questo episodio che mi ha messo un po’ in tensione al rientro in Turchia, la situazione è cambiata. Perchè ho ottenuto un permesso di soggiorno, da residente prima e da lavoratrice poi. Ma la prima volta non sapevo che la procedura prevedesse mostrarglielo subito, insieme al passaporto ed alla carta d’imbarco. Quindi loro sospettano che tu sia una di quelle che dopo i 90 giorni del visto turistico è rimasta di più, illegalmente, ed in tal caso non puoi rientrare nel paese per un bel tot di tempo e devi pagare una multa. Però io ce l’ho, l’ikamet, e poi lo mostro ed allora cambiano atteggiamento… iniziano a parlarmi in turco. Anche oggi mi son presentata inquieta, ma per un dettaglio minimo… quella della compagnia non ha notato che avevo lo zaino sulle spalle e forse senza il cartoncino di cabin baggage mi faranno tornare indietro?

Questo non è accaduto… oggi son tutti elastici anche sul peso, forse perchè volo con Turkish. Però il poliziotto paffutello pare un po’ stanco, va lento, e quando arrivo osserva bene il mio passaporto… nota i tanti timbri di entrata ed uscita e si incupisce. Pensa probabilmente che sono un problema, una illegale, deve farmi una ramanzina, farò una scena. Io lo fisso, serenamente. Confronta la mia faccia con la foto. Poi gli mostro il permesso di soggiorno.. aspettavo alzasse lo sguardo per dirmi “ikamet”. Lui ribatte qualcosa sul fatto che devo presentarlo subito, ma non ho capito il senso delle parole, intuisco solo. Poi si rilassa e sorride e mi dice “Türkçe biliyorsum?” (sai il turco?) ed io rispondo “un poco” in turco. Ogni volta che capiscono che sei un’immigrata che vive nel loro paese cominciano a farmi l’esame di turco. Faccio il corso di turco quasi solo per affrontare i loro esami! 🙂

Alla fine ci salutiamo e bello allegro mi fa “Oriana, dime?” che vuol dire un po’ in gergo “Oriana è il tuo nome, no?” Sorrido solo, che non mi viene di dire “evet”. Sì, sono io, e questo modo di fare mi fa ridere. Ma è un poliziotto, penso che è come se dicesse “ti conosco, occhio che sei sott’occhio, Oriana transeunte di continuo…”. È così che si sente ogni immigrato? Un po’ simpatico ai poliziotti, divertito nell’incontrare alcuni di loro che fanno battutone, ma sempre un po’ incerto su come reagire con loro?

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Questa voce è stata pubblicata il 12 aprile 2014 da in libertà.

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