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Gli angeli e la crisi

Siria-oltre-4-milioni-di-bambini-vittime-di-un-sistema-sanitario-al-collasso_articleimage (1)Stamattina alle 8.30 passavo un po’ trafelata in piazza Taksim. Ed ho visto una scena che avrebbe meritato una foto, ma non ho osato rubarla. C’erano, sul marciapiede vicino alla banca 4 adolescenti e due bambini, tutti maschi, che dormivano come in un letto a due piazze, affiancati, un bambino di circa 8 anni abbracciato ad un ragazzo, come fosse la mamma, per posare la testa su qualcosa di comodo. Sei, grandi e piccoli, insieme, a proteggersi l’un l’altro. I vestiti ed i visi sporchi.

Sono gli stessi ragazzini che poi vedi a frotte a chiedere l’elemosina agli incroci. Se fossero zingari turchi, una misera casa ce l’avrebbero, in qualche quartiere periferico. Ma questi ragazzini non hanno nessun posto cui tornare la sera. Sono siriani. Stanno in giro fino a tardi, la sera, finchè c’è gente, aspettando la relativa quiete della notte per trovare un luogo qualsiasi su cui posare la testa.

E la gente passava e si faceva i fatti suoi. Mi ha impressionato la vulnerabilità di quei corpi stranieri esposti all’ostilità del primo razzista di passaggio. Fa pensare. I turchi forse sono indifferenti, ma non li aggrediscono. Se chiedono di salire sul bus senza pagare l’autista reagisce con durezza. Ma non ho ancora visto nessuno trattarli male con intenzione. Però invece la discriminazione è in crescita, ci dice Al-Monitor.

Forse perchè così, addormentati, sembrano un po’ degli angeli planati. Che fanno pensare a quando ci sentiamo tristi per qualcosa che non abbiamo. O a quando crediamo di avere dei grossi problemi, ma noi non dormiamo posando la testa sul cemento. Per me il sonno ha un’importanza fondamentale, se non si dorme si sta male. Però in questa città ci sono tante persone che sotto le loro finestre si ritrovano la polizia che lancia gas lacrimogeni molte volte alla settimana, non lasciandoli dormire ed intossicandoli. Ci sono molte persone che ti chiedi come riescano ad addormentarsi dove stanno dormendo, nei parchi, sui marciapiedi, in mezzo al caos della città. A volte li vedi in giro pieni di sonno. A volte si distraggono e un’auto li colpisce, mentre attraversano la strada come folli, senza prestare attenzione.

Poi sono andata a fare l’esame di spagnolo. C’è stato un terremoto nell’Egeo, oggi. Al quinto piano dell’istituto Cervantes, un edificio con molte vetrate, durante la seconda prova, lo abbiamo sentito, una vibrazione lieve orizzontale. Fatma, dietro di me, ha detto solo “il terremoto”, con calmo stupore. Poi c’è stata una scossa più forte. La somministratrice della prova, spagnola, si è spaventata più di noi 4, tre turchi e l’italiana, che di terremoti ne abbiamo già vissuti. Ma è finito prima che riuscissimo ad arrivare sulle scale per scendere.

La prova scritta consisteva nell’ascolto di una conferenza sulla crisi economica, farne un riassunto e dare la propria opinione. Lo diceva, Laura, che la crisi è il tema preferito degli esami DELE!

Forse anche come conseguenza della visione degli angeli e del terremoto, quello che mi è venuto di scrivere, a grandi linee tradotto dallo spagnolo, è questo: la mia opinione è che la crisi non dovrebbe cambiare solo il sistema produttivo, ma anche la filosofia delle società, in particolare nei paesi dell’Unione Europea. Non possiamo continuare a pensare che ci siano paesi intelligenti che hanno economie in crescita ed altri che sono incapaci e non cambieranno mai. Dovremmo invece collaborare perchè ognuno possa valorizzare le proprie “ricchezze” con l’aiuto degli altri. Lavorare meno è oggi non solo una necessità del sistema produttivo, ma anche un diritto delle persone: si deve rinunciare a qualcosa, smetterla col consumismo, ma non rinunciare ai diritti umani.

Non si può accettare che, per esempio, in alcuni stati l’istruzione sia di buon livello per tutti ed in altri ottima solo per i ricchi e pessima per la maggioranza della popolazione, o che il sistema sanitario  sia scadente in alcuni stati ed ottimo in altri. Il welfare deve avere un livello europeo. Gli stati dovranno rinunciare a un po’ della loro sovranità per far sì che temi che riguardano la qualità della vita, i diritti umani, siano garantiti allo stesso modo a tutti. Se gli svedesi gestiscono il welfare meglio, dovremmo tutti imitarli.

Al tempo stesso, va sostenuta la creatività dei cittadini che attuano progetti “dal basso” – bottom up – fidandosi di loro più che delle istituzioni dei loro paesi che a volte sono corrotte. Nella crisi molte persone si reinventano una vita e un lavoro, fanno cambiamenti che vanno verso la sostenibilità e l’autosufficienza alimentare, piantano quello che mangeranno, escono dal mercato e creano nuove economie come quella dell’energia sostenibile, che può anche creare nuovi lavori. (Mi riferisco al movimento che ammiro che si chiama Ribellarsi facendo).

Molte persone in questa crisi stanno soffrendo e molte scoprono di non potersi godere la vita se altre soffrono vicino a loro. Quello che vogliamo e chiediamo all’Unione Europea è di rinnovare il suo modello sistemico e diventare più solidale, perchè noi stessi, nel nostro piccolo, lo siamo già diventati.

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2 commenti su “Gli angeli e la crisi

  1. Gianluca
    24 maggio 2014

    Hai ragione Oriana, abbiamo bisogno di cambiare non solo il sistema produttivo ma anche la filosofia della società (un nuovo immaginario per dirla con Latouche). Molti e molte, dalla periferia di Roma e Istanbul, tra inevitabili limiti e contraddizioni hanno cominciato a farlo in diversi modi, mettono in comune idee e pratiche, beni e servizi, rabbia e gioia, cibo e tempo, si mettono in comune. “Ribellarsi facendo” è un modo per raccontare e accompagnare questi movimenti in basso, per ricomporre le relazioni sociali devastate dal dio profitto, per alimentare la speranza. Quella di cui hanno bisogno i bambini di otto anni che dormono ogni giorno in strada.

    Gianluca C., Comune-info

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Questa voce è stata pubblicata il 24 maggio 2014 da in pace, stranieri.

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