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Il tempo dei kurdi

970530Un articolo di Ennio Remondino oggi mi ha colpito molto.

Analizza quello che sta succedendo fra Siria e nord dell’Iraq.  Intervista Michele Marsonet. Io non so analizzare la situazione meglio di loro, quindi mi limito a riassumere. I fatti accertati – ma credo oggi negati da qualche ministro turco – sono il finanziamento turco ai ribelli anti-Assad nella guerra in Siria e l’entrata di molti supporters di Al Qaeda in Turchia. Tempo fa è stato denunciato sui quotidiani che il governo attuale forniva pure appartamenti a guerriglieri di Al Qaeda.

Ma ora nel nord Iraq si è attivato un gruppo della galassia qaedista, occupando Mosul, dove intende imporre la sharia, e con l’intenzione di occupare anche altre città irachene verso sud. L’ISIS era già presente in Siria da tempo, come si vede in questa mappa che ha pubblicato oggi Un Ponte per…

10273808_10152512428888792_6034254954379487826_nI terroristi dell’ISIS hanno anche rapito il personale del consolato turco di Mosul. Erdogan ha dichiarato che la Turchia non intende starsene con le mani in mano. Minacciano un’azione militare se non saranno liberati.

L’esercito irakeno ha disertato in massa. Gli americani hanno promesso un invio massiccio di droni.

La situazione si fa paradossale se si pensa che l’unica zona sicura nel nord Irak è il KURDISTAN. I peshmerga kurdi hanno reagito e respinto i qaedisti. Si sono anche sostituiti all’esercito regolare.

I turchi anche di recente hanno avviato azioni contro i kurdi in Turchia, uccidendo con i loro soldati alcune persone durante manifestazioni a Lice. È in corso un cosiddetto “processo di pace” fra governo turco e PKK e quindi si possono trattare le condizioni, un nuovo avamposto militare dell’esercito turco a Diyarbakir veniva visto come una minaccia al processo di pace. Nella protesta è stata tolta da un pennone una bandiera turca, cosa che ha poi scatenato l’ira e contromanifestazioni fino a Istanbul di minoranze ultranazionliste.

Remondino si limita a sottolineare l’ironia della cosa: diplomatici turchi che potrebbero essere salvati da kurdi iracheni.

Chi sono i kurdi.

Fra un articolo e l’altro, però, mi sembra di notare che ovunque i kurdi hanno ottenuto una sorta di autonomia relativa, nei tre stati in cui sono presenti. E che nella situazione di guerra da cui sono circondati, le loro regioni sono quelle meglio protette, perchè i kurdi hanno organizzato le loro milizie a protezione dei loro concittadini. I kurdi siriani non si sono schierati, e perciò la Turchia non vuole aiutarli se non si dichiarano contro Assad e pro-Free Syrian Army.  Restano, in un certo senso, neutrali rispetto alla guerra siriana. Proteggono quello che è loro.

Ora alcuni analisti sostengono che la Turchia ha bisogno dell’aiuto dei kurdi siriani per far fronte all’attacco dell’ISIL. Le forze kurde irachene hanno preso il controllo di Kirkuk, città ricca di petrolio, cosa questa osteggiata dai turchi fortemente, fino a poco fa. Ma ora per reazione all’attacco dell’ISIL nel quale l’esercito iracheno è sparito, il loro intervento è stato accolto come benvenuto, dalla popolazione inerme, probabilmente. Molti sono i profughi fuggiti verso il Kurdistan. 10462925_10152512750273792_7372625220416579828_n

La Turchia ha relazioni con tutti i kurdi della regione, indipendentemente dagli stati di cui risultano cittadini, cosa che non sapevo e che in un certo senso ne riconosce l’autonomia statuale: ha stabilito il mese scorso un accordo valido per 50 anni con il KRG, il governo regionale del Kurdistan, per la fornitura di petrolio. Ma è fortemente ostile al maggior partito kurdo siriano, il PYD, che controlla le zone al confine turco, perchè è alleato del PKK turco. Bisognerebbe che il processo di pace col PKK facesse dei progressi, per poter interagire coi kurdi siriani. E bisognerebbe che la Turchia abbandonasse il supporto ai gruppi qaedisti.

Il momento è molto, molto difficile. Le frontiere fra Turchia e zone kurde siriane sono chiuse. E queste zone kurde sono circondate da gruppi ostili, perchè i kurdi non ne sostengono nessuna: il Free Syrian Army a ovest ed i qaedisti dell’ISIL a est, come le forze che supportano Assad a sud.

Ma tuttavia, questo potrebbe essere il momento in cui i kurdi tengono il coltello dalla parte del manico e, se uniti, potrebbero vedere migliorare il loro status nell’intera regione. Forse il loro punto di forza e di debolezza sta proprio in queste due parole: se uniti.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 giugno 2014 da in democrazia, guerre.

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