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“We teach life, sir!”

Quello che dal 7 luglio sta accanendosi sulla popolazione civile di Gaza va oltre ogni capacità di sopportazione. Qualcuno può pensare si tratti di vendetta per tre ragazzi ebrei uccisi, ma oggi hanno ammesso di sapere che non è stata gente comandata da Hamas a ucciderli. Nemmeno il lancio di razzi artigianali ed il terrore che fa correre al suono delle sirene gli israeliani nei rifugi può essere sufficiente a “giustificare” il loro tanto millantato diritto di difendersi. È sufficiente guardare al numero dei morti per capire l’assurdità di affermazioni simili: oggi a Gaza si è superata la quota di 1000 morti civili, di cui almeno un terzo sono bambini. Mentre in Israele è stato ucciso dai razzi un solo civile, pare pure fosse beduino (minoranza disprezzata e maltrattata dal governo) e palestinese.

Allora è giusto rileggere Ilan Pappê che nel suo “La pulizia etnica della Palestina” ci racconta come sia nato e sia giunto fino ad oggi il progetto sionista.

10462915_744078695630926_922204092376546229_nLa pulizia etnica viene respinta  (e condannata) sia come politica che come ideologia dalla Risoluzione ONU 47 del 1980.

Si attua con deportazioni, alcuni massacri, ma anche con colonizzazioni, pressioni e restrizioni, privazioni dei beni di prima necessità per far sì che una popolazione sia umiliata, ferita, portata alla miseria e se ne vada da un territorio che si vuole annettere. Ne sono stati vittime i bosniaci nell’ex Jugoslavia, i serbi in Kosovo, ma prima ancora gli Armeni in Turchia nel 1915, gli aborigeni in Australia, gli Indiani d’America negli Stati Uniti.

Dovreste conoscere quello che succede a Hebron in Cisgiordania, dove 500 coloni vivono dentro la città e non come altrove in un insediamento a parte, e vessano quotidianamente oltre 100.000 abitanti palestinesi. I coloni attaccano quotidianamente ragazze, donne e bambini palestinesi, lanciano loro pietre contro ma questi non possono reagire.

Anche molti soldati inviati a Hebron a volte si sentono frustrati, dal dover difendere i coloni violenti, non poterli fermare se non bonariamente e sentirsi trattati come servi. Qualcuno di loro poi vi torna da civile, come guida per mostrare agli stranieri cosa sia l’occupazione. Un sudafricano che era nel gruppo rimane sconvolto perché l’apartheid nel suo paese non era arrivata a tale livello di segregazione etnica. Il documentario “This is my land Hebron” apre gli occhi su come sia violenta l’ideologia sionista e scandalizzi soprattutto gli israeliani che vivono fuori dai territori occupati che hanno il coraggio di volere sapere quel che accade (molti preferiscono di no) e si ritengono persone democratiche. Vedetelo.

10531481_10152260835957984_3731188978001106279_oMa quello che accade a Gaza ora è genocidio. Forse grazie alla forza della rete, molte persone in tutto il mondo stanno scendendo in strada per dire che quello che si vede non è umano e va fermato. Israele sta bombardando case, ospedali, ambulanze, sedi dell’ONU rifugio per le persone evacuate. Non consente ai soccorsi di intervenire, per ore e ore, e molti feriti sono morti dissanguati. In tempo reale amici da Gaza ci raccontano quello che sta succedendo… abbiamo visto in video uccidere un ragazzo che era tornato in zone bombardate per cercare i suoi familiari.

Video di AlJazeera sul massacro di  Shujayea, con le voci dei sopravvissuti.

L’ONU ha votato una risoluzione per aprire un’inchiesta sui crimini di guerra di Israele e di Hamas. Dovremmo ricordare bene in futuro chi ha votato per questa inchiesta, rendendola possibile e chi invece si è astenuto o ha votato contro: ecco nella foto l’esito del voto.

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I gazawi si sentono abbandonati dai governi arabi ed europei, specialmente da alcuni che promuovono tregue dove chi li uccide può continuare le operazioni di terra, i massacri. Da Gaza si esce solo attraverso il valico di Erez, in Israele, che è chiuso per motivi di sicurezza, e dal valico di Rafah, a sud, sotto il controllo dell’Egitto, che lo ha chiuso perchè ora collabora con Israele, da quando al governo c’è il generale AlSisi dopo il colpo di stato contro il presidente del partito dei Fratelli Musulmani (vicini ad Hamas).

Si sentono traditi anche dall’autorità palestinese (ANP), che tratta rese senza condizioni, ma ha dovuto cambiare idea quando anche 35.000 palestinesi della Cisgiordania son scesi a manifestare fra Ramallah e Gerusalemme la notte del 24 luglio, notte del destino per l’islam, dichiarando iniziata la terza intifada. Molti sono rimasti feriti o uccisi dall’esercito israeliano.

In mezzo all’orrore, bambini ed adulti di Gaza sono traumatizzati. Un ragazzo di Gaza di 25 anni, Awni Farhat, fa volontariato con i bambini rifugiati con le loro famiglie nelle scuole dell’UNRWA e ci racconta i loro sogni, pensieri, ricordi terribili. Alcuni ragazzi, che si riconoscono nel gruppo Gaza Youth Breaks Out, non dormono per postare ininterrottamente in Facebook e Twitter quello che sta succedendo. Se prima Hamas riceveva critiche dai gazawi stessi, ora è giustamente visto come un gruppo di coraggiosi che stanno fronteggiando l’attacco di terra dell’esercito maggiormente armato al mondo. Credo molti giovani si siano offerti recentemente di farne parte, per contribuire a proteggere i loro cari da chi vuole massacrarli, anche solo per non rimanere inermi di fronte ai carnefici.

Le foto con donne di questo articolo vengono dalla pagina Facebook di Al Quds, uno dei più antichi quotidiani palestinesi, diffuso in tutto il Medio Oriente. Non mostrano vittime, feriti, morti… e vi assicuro che chi non chiude gli occhi sta vedendo foto orribili, difficili da guardare, in questi giorni. Queste sono foto di donne. Bambine che recuperano un gioco, forse troppo piccolo per essere loro… per un fratellino o sorellina. Donne che consolano bambini. Donne dallo sguardo indignato, o in atteggiamento di protesta per quello che è stato fatto alle loro famiglie, al loro popolo.

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Donne tornano nel cessate il fuoco di 12 ore del 26 luglio a rivedere le loro case distrutte nel distretto di  Shujayea, bombardato massicciamente pochi giorni prima

Mi sembra che stia succedendo qualcosa in molte anime di Gaza.  Ce lo testimoniano quegli amici che non dormono mai. Per esempio…

There were many people in Al-shifa hospital trying to identify the bodies and looking for their missing family members; everyone was hiding his/her tears, everyone was carrying the world on his/her shoulder but still trying to be strong. Then one guy came in the hospital, started searching between the bodies and then he found his mother, He stood up to the limit that you feel he’s a mountain, knocked on his chest and yelled with pride, THIS IS MY MOTHER, NO ONE SPEAKS, THIS IS MY MOTHER and then he started singing for her songs she used to sing to him when he was a little kid.. 
Everyone in the hospital got emotional, stopped trying to identify the bodies, gathered around him and started supporting him.. Everyone saw how strong this guy is..- 1-

Oppure…

All respect to our christian brothers and sisters in Gaza for opening their churches for the families that lost their houses during this ongoing attacks. #GazaUnderAttack #ISupportGaza -2-

O anche…

Thank you for your great work in supporting Palestine and showing solidarity with the people of Gaza. But I have an issue here and I will say it for the last time as I have already have mentioned this topic in different posts before. 
From now on, I am going to block anyone insulting jews or posting qoutes of hitler on my wall.. There are lots of jews in Gaza suffering under the same circumstances as the christians and the muslims and I will not tolerate anyone’s attacks on their religion.. There are also a big number of jews in my friends list who are fighting to get the word out and tell the truth about the genocide in Gaza and who have sent me messages complaining about such comments. 
I appreciate what you’re doing, I appreciate your intentions to tell the world about what is going on in Palestine but Please stop hurting my friends.. 
Thank you for understanding. – 3 –

Dicono che le vittorie non si valutano in base al numero di assassinati. Un popolo vince moralmente se le considera così:

“We count our victory by how much you bring us together, by how much we respect each others, care and fight for each others. We count our victory by how much pain we’ve suffered but still able to give more.. We count our victory by staying human and not turn to monsters.” Palestinians – 4 –

A gazan wanted to donate food for those who have evacuated their homes, so he went to a shop and bought a 100 baskets of food and after finishing the deal; The owner of the shop said to him “Despite the fact that I’m broke meanwhile but please take a 100 more and distribute it to those who need it. 
The Gazan took to the 200 baskets of food and went to an UNRWA school, He wanted to give a man a basket of food but the man refused and told him, i still have enough food for the next 2 days, in the next room, there is a family that has no food at all, give them one extra basket.. And when he was done with the distribution of food , he went to give the price of transpotation of the food for the driver who spent hours carrying the stuff and waiting until all the food was distributed; The driver refused to take the money and begged the man to call him if he is going to distribute
any more food..

Yes sir..This is Gaza -5 –

Mi rendo conto che sono visioni parziali. Ma sono testimonianze. Le persone si sentono fratelli e sorelle, si preoccupano gli uni degli altri, si stanno aiutando fra loro, ospitandosi, nelle difficoltà, senza rinfacciare, con una generosità che in pochi posti ancora esiste.

E lo stanno facendo consapevoli di far fronte a un esercito di attaccanti che vuole disumanizzarli, per ucciderli senza compassione alcuna. Invece loro sono più umani di molti altri. E non si arrenderanno. Non si arrenderanno alla barbarie né al desiderio di altri di spegnerne le anime ed eliminarli dalla faccia della terra. Io credo che se sento uomini testimoniare questo, con tale sensibilità per notare i sentimenti altrui, è anche merito delle loro madri. “We teach (our children) life, sir!”, “Noi insegnamo la vita, signore”, diceva la palestinese Rafeef Ziadah in un suo intervento.

10537121_807549572629086_155811316541963836_nLe madri insegnano la vita, perché loro la vedono e sentono nella sua interezza. Vedono la nascita e la morte, vedono che la differenza va accolta come un dono e non eliminata, come non fosse degna di esistere perché ci da fastidio. L’uomo inconsapevole oggettifica, disumanizza gli altri e le altre, per paura delle proprie emozioni, per giustificare i propri egoismi. Non sto affermando che non vi siano donne inconsapevoli che fanno lo stesso. Solo che il corpo e il modo di vivere il mondo delle donne, per motivi culturali, ci porta a sperimentare emozioni di sinergia con l’umanità che l’uomo prova solo se molto amato fin da bambino, forse.10549254_10152260835967984_8487973871825074380_o

Ed è qualcosa che i palestinesi in questo momento stanno aiutandoci a vedere, quando ciò che li vediamo subire ci riempie di rabbia ed indignazione. Alcuni si chiedono perché non si sono difesi prima, credono che siano pecorelle lamentose disposte al macello. Che per qualche motivo si meritano di essere sconfitti ed uccisi… Non riescono – tanto sono lontani con la mente ed il cuore – a vedere la dignità, la lotta e la resistenza…

 

Traduzioni:

1 –  C’erano molte persone all’ospedale Al-shifa che cercavano di identificare i corpi e cercavano i loro parenti dispersi; ognuno/a nascondeva le proprie lacrime, ognuna/o portava il mondo sulle proprie spalle ma cercava di essere forte. Poi è arrivato un ragazzo nell’ospedale, ha iniziato a cercare fra i corpi e ha trovato sua madre. Si è alzato in piedi tanto che sembrava una montagna, si è battuto il petto e ha urlato con orgoglio “QUESTA È MIA MADRE, NESSUNO PARLI, QUESTA È MIA MADRE” e poi ha iniziato a cantare per lei le canzoni che lei cantava per lui quando era bambino. Tutti nell’ospedale si sono emozionati, hanno smesso di identificare i corpi, lo hanno raggiunto ed hanno iniziato a sostenerlo… Ognuno aveva visto la forza di questo ragazzo…

2 – Massimo rispetto ai nostri fratelli e sorelle cristiani in Gaza che hanno aperto le loro chiese alle famiglie che hanno perso la casa durante gli ultimi bombardamenti.

3 – Grazie per tutto quello che avete fatto per sostenere la Palestina e mostrare il vostro sostegno alla popolazione di Gaza. Ma ho qualcosa da dire e lo dirò per l’ultima volta perchè ne ho già parlato in vari post in passato. Da ora in poi, bloccherò chiunque insulti gli ebrei e posti citazioni da Hitler sulla mia pagina…. Ci sono molti ebrei a Gaza che soffrono nelle stesse situazioni in cui vivono i cristiani ed i musulmani e non tollererò più alcun attacco contro le loro religioni… Ci sono anche molte persone nella mia lista di amici che sono ebrei che stanno lottando per dire la verità sul genocidio di Gaza e che si lamentano con me quando vedono commenti simili. Apprezzo quello che state facendo per noi, apprezzo le vostre intenzioni nel raccontare al mondo quello che sta succedendo in Palestina ma, per favore, smettete di ferire i miei amici. Grazie per la comprensione.

4 – “Valutiamo di avere vinto in base a quanto quello che ci hai fatto ci ha reso uniti, in base a quanto ci rispettiamo a vicenda, ci preoccupiamo e lottiamo gli uni per gli altri. Siamo vincitori se la sofferenza che abbiamo patito ci consente ancora di dare di più— Ci consideriamo vittoriosi se nonostante quello che ci avete fatto siamo rimasti umani e non siamo diventati dei mostri” – 4 –

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Questa voce è stata pubblicata il 27 luglio 2014 da in democrazia, diritti, Palestina.

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