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Rojava, sogno di pari opportunità in Medioriente?

Questo articolo torna a parlare della zona del mondo di cui raccontavo qui  lo scorso gennaio: la Siria ed i suoi vicini. La situazione era complicata, ma, se è possibile, lo è diventata ancora di più… dallo scorso giugno tutto il mondo si preoccupa a causa di ISIS -Stato Islamico dell’Iraq e del Levante.

afis-italian-212x300Questo gruppo non è nato nel momento in cui ha conquistato alcune città irachene lo scorso giugno. Ha una sua storia nello scenario della guerra in Siria e prima nella guerra in Iraq. Combatteva da quasi due anni in Siria contro il regime di Assad ma ad un certo punto anche contro i ribelli! AlQaeda in Siria si è distanziato da loro, per la loro brutalità. In giugno hanno conquistato in Iraq le citta di Tikrit, Mosul e sono quasi arrivati a Baghdad.

Intendono creare un califfato. Oltre che per la persecuzione delle minoranze etnico-religiose, non solo cristiane ma anche turcomanne, è diventato noto per il trattamento riservato alle donne. Sistematicamente, delle donne delle terre conquistate fa schiave sessuali. Ci sono  tremende testimonianze. 

L’ISIS aveva anche preso possesso dell’ambasciata turca di Mosul, portandosi via 45 persone fra funzionari, loro mogli e figli. Il nord dell’Iraq è una zona indipendente, il Kurdistan iracheno. Quando l’esercito iracheno è fuggito lasciando nelle mani dei militanti dell’ISIS – e di quelle di alcuni gruppi iracheni sunniti ostili al governo, senza i quali non avrebbero potuto ottenere i risultati raggiunti – le città di Tikrit e Mosul… gli unici a fermarne l’avanzata verso nord sono stati i curdi iracheni, i cui combattenti vengono detti peshmerga.

Anche la zona nord della Siria è abitata da curdi, che, come dicevamo nell’articolo precedente, erano rimasti neutrali rispetto alle fazioni in lotta,  non schierandosi né col regime di Assad né con i ribelli, ai quali si stavano aggregando gruppi qaedisti… Tuttavia, anche i curdi siriani si erano organizzati per difendere il loro territorio, che anche oggi -pur nelle difficoltà (blackout, carenza di medicinali et al.) – risulta essere uno dei più tranquilli della Siria, circondato da uno scenario tremendo di guerra. In questi giorni, però, è in corso un attacco dell’ISIS contro Kobane. Questa zona è ovviamente adiacente alla zona della Turchia in cui vivono i curdi turchi, e si potrebbe dire che fa da cuscinetto fra la guerra in Siria e la Turchia2000px-syria6

Ho vissuto in Turchia per alcuni mesi e posso confermare che è un posto pieno di contraddizioni: la Turchia ha da anni in corso una sorta di “guerra” ai curdi turchi, ha impedito per anni l’uso della loro lingua, l’utilizzo nelle insegne e manifesti  di alcune lettere dell’alfabeto ritenute curde, ha arrestato i leader del PKK, anche se ultimamente tratta con uno dei suoi leader arrestati, Abdullah Ocalan, una sorta di tregua e consente l’utilizzo della lingua nelle scuole della regione curda.

Al tempo stesso, però, la Turchia trattava commercialmente col Kurdistan iracheno, zona ricca di petrolio e quindi partner commerciale appetibile. Molti camionisti turchi nel Kurdistan iracheno recentemente sono stati rapiti dall’ISIS, alcuni sono riusciti a fuggire, oltre ai funzionari dell’ambasciata, tuttavia il governo turco viene accusato dai suoi cittadini di aver aperto le porte ai militanti di AlQaeda, e dell’ISIS in particolare, aiutandoli offrendo alloggi a Istanbul e armi perché indebolissero il regime siriano. Anche ora Erdogan se la prende con la stampa internazionale che lo accusa di aver aiutato l’ISIS.  Comunque, trovo interessante il fatto che ora la Turchia sia in debito con i curdi iracheni e siriani, perché a quanto sembra una delle mete dell’ISIS sarebbe conquistare Istanbul e poi Roma: i terroristi dell’ISIS  dicono “Libereremo Istanbul” .

Ultimamente, la comunità internazionale ha deciso di intervenire contro l’ISIS, anche in seguito ad un appello del papa, offrendo armi ai curdi iracheni ed intervenendo con raid aerei. In Italia  la Rete Italiana Disarmo con l’adesione di molte ONG non sostiene questa scelta, nemmeno la comunità curda in Italia vuole questo.

Le reazioni a questa scelta sono state le decapitazioni di giornalisti americani e di altri internazionali.  Il governo americano ha impedito alle famiglie stesse di cercare di pagare il riscatto. La decapitazione non è una novità, per i militanti dell’ISIS, ne hanno attuate già molte verso i nemici, nella guerra in Siria, ma l’uccisione di persone estranee al conflitto alza il livello dello scontro, lo rende mondiale.

10665791_10152674510622415_8214316067159277346_n… Credo che questa premessa sia già fin troppo densa. E che renda un po’ l’idea dell’aria che respira chi vive lì. E smentisca chi credeva che la guerra in Siria fosse lontana, un gran caos di cui potevamo non interessarci. Invece nel momento in cui gli Stati Uniti ci hanno chiesto di sostenere con le armi i peshmerga curdi abbiamo dovuto. La notizia di oggi è che la Francia, ha deciso di avviare raid aerei in Iraq… molti aderenti all’ISIS sono cittadini europei, americani, australiani, che facilmente varcano le frontiere.Recentemente il PKK ha annunciato di avere ucciso un agente dell’ISIS a Istanbul e l’Australia ha sventato un’operazione terroristica con prevista decapitazione nel suo suolo!

Benché inquieti, proviamo a guardare la situazione da un punto di vista diverso. Guardiamola dalle zone della mappa colorate di giallo. Nella zona curda siriana sta succedendo qualcosa di cui si parla poco. I rifugiati siriani vorrebbero tutti tornare a casa e per noi è difficile capire come si possa voler tornare in una zona in cui si rischia la vita. Ma poi, sentendo cosa sta avvenendo, capisco di più la fierezza che porta a volere in qualche modo contribuire: è stata dichiarata la nascita di una regione chiamata zona libera del Rojava. La Carta del Contratto sociale di Rojava dichiara:

Noi popoli che viviamo nelle Regioni Autonome Democratiche di Afrin, Cizre e Kobane, una confederazione di curdi, arabi, assiri, caldei, turcomanni, armeni e ceceni, liberamente e solennemente proclamiamo e adottiamo questa Carta.
Con l’intento di perseguire libertà, giustizia, dignità e democrazia, nel rispetto del principio di uguaglianza e nella ricerca di un equilibrio ecologico, la Carta proclama un nuovo contratto sociale, basato sulla reciproca comprensione e la pacifica convivenza fra tutti gli strati della società, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, riaffermando il principio di autodeterminazione dei popoli.
Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressioneCostruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale.
Con questa Carta, si proclama un sistema politico e un’amministrazione civile fondata su un contratto sociale che possa riconciliare il ricco mosaico di popoli della Siria attraverso una fase di transizione che consenta di uscire da dittatura, guerra civile e distruzione, verso una nuova società democratica in cui siano protette la convivenza e la giustizia sociale.

La Carta adotta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, così come tutte le altre convenzioni internazionali sui diritti umani. L’articolo 6 dichiara che tutti gli individui e le comunità sono uguali davanti alla legge per diritti e doveri. 

L’articolo 27: Le donne hanno il diritto inviolabile di partecipare alla vita politica, sociale, economica e culturale.

L’articolo 28: uomini e donne sono uguali di fronte alla legge. La Carta garantisce l’effettiva realizzazione dell’uguaglianza delle donne e incarica le istituzioni pubbliche di lavorare per eliminare la discriminazione di genere.

L’articolo 29 si occupa anche di garantire i diritti dei bambini.

n-PKK-large570Nel Rojava esiste un esercito di volontari, per difendere il territorio dalle follie che stanno accadendo tutto intorno a loro: l’YPG. Fra i militanti vi sono anche molte donne, giovani ragazze, ed alcune di loro guidano anche battaglioni misti, come Avesta, ragazza curda turca di 24 anni di cui si parla solo dopo che è stata uccisa. Ma la stampa mainstream la definisce “la donna che sfidava il califfato”, per non parlare del fatto che ad oggi ci sono molte donne in Siria, che non amano uccidere ma si stanno difendendo, si impegnano per rendere reale il sogno di una società diversa. Alcune di loro si possono vedere in questo video sottotitolato in inglese e doppiato in italiano:

Il Parlamento italiano ha dovuto prendere atto dell’esistenza del Rojava, tanto da aver approvato un ordine del giorno che impegna il nostro governo a intervenire sul Governo turco per chiedere la piena fruizione dei valichi di frontiera non controllati dall’ISIS anche per il coordinamento degli aiuti umanitari e a operare affinché la sperimentazione democratica dei tre cantoni di Rojava in Siria possa rafforzarsi dentro la prospettiva di un Paese libero, democratico epluriconfessionale; a operare affinché le Nazioni Unite possano cooperare con le autorità autonome di Rojava con invio di aiuti e mettendo sotto la propria egida i campi profughi ospitati in questa zona.

Penso che questo esperimento democratico che sta attuando pari opportunità in una zona nell’occhio del ciclone della guerra dovrebbe attrarre la nostra attenzione, di donne che si attivano per i diritti delle donne. Non crediate che io non abbia qualche dubbio riguardo a questo… non credo che nei villaggi curdi non avvenga violenza domestica, fenomeno parecchio diffuso in Turchia ed in Iraq e Siria, suppongo. Non c’è dubbio che esista il delitto d’onore nel Kurdistan iracheno, come nei paesi vicini.

Ma spulciando, trovo una notizia del 2012 nella quale si dice che un villaggio curdo iracheno, Toutakhel, ha rinunciato alla pratica delle mutilazioni genitali, in accordo con la nuova legge del 2011 sulla violenza domestica. Un percorso è stato fatto e queste persone hanno chiesto educazione, una scuola per i loro figli.

 In Siria, da rapporto Amnesty del 2011 sul Medio Oriente, 1 donna su 3 subisce violenza domestica ed il delitto d’onore è diffuso, si accusa il governo di fare poco per proteggere le donne. Le rifugiate siriane stesse sono vittime di violenza, come denuncia Amnesty nel 2013.

Quindi, cosa sta succedendo? Nella città di AlQamishli nel Rojava è sorto un centro antiviolenza, dell’associazione Sara per combattere i matrimoni forzati, i delitti di onore, i matrimoni precoci e la poligamia, ogni tipo di violenza sulle donne, psicologica oltre che fisica, e di combattere ogni sorta di genere di cose che spezzano la volontà della donna.

ypj-serekaniye-599x275Mi fa riflettere che – come diceva Domenico Quirico stasera in tv, un giornalista de La Stampa rapito in Libia nel 2011 ed poi anche in Siria nel 2013 – gli Stati Uniti parlino di guerra contro idee che vengono dal Medioevo, mentre lui fa notare che l’ISIS è un fenomeno attuale, che mettere in atto la retorica della lotta della modernità contro un passato retrogrado serve solo a giustificare violenze.

Parlare di Avesta senza dire che ci sono molte donne come lei in Medioriente, e uomini che le supportano, che credono nella democrazia e nei diritti umani e lottano per i propri diritti, che combattono la cultura che giustifica la violenza domestica, è raccontare la favola delle vittime cristiane da salvare attuando bombardamenti a tappeto che fanno altre vittime, donne e bambini,  che però sembrano importare meno, in tv.

Dovremmo guardare oltre le nebbie di cui avvolgono la realtà, per farci bere una favoletta che giustifica le guerre. Forse è solo un sogno, che si sfracellerà come Icaro che voleva volare con ali di cera verso il sole, ma se la nostra attenzione lo sostiene e la nostra intelligenza cerca indizi della sua realtà il silenzio non riuscirà ad ucciderlo.

P.S. Cercherò di prestare attenzione a notizie che confermino o smentiscano i miei dubbi sulla parità di genere nel Rojava.

Compare anche su http://www.padovadonne.it

L’ISIS è arrivato nella zona curda di Kobane e sta rapendo le donne: La battaglia per la conquista di Kobane.

23/09/2014 Viene detto che i combattenti dell’ISIS non vogliano affrontare le guerrigliere curde, in quanto donne.

28/09/2014 Donne curde proteggono il confine con la Siria. La Turchia non vuole dare libero accesso agli sfollati dalla città di Kobane che è sotto attacco dell’IS ma soprattutto non vuole consentire agli uomini curdi siriani che hanno accompagnato le famiglie in Turchia per proteggerle di rientrare in Siria per combattere. La barriera sul confine è stata attaccata e distrutta e le donne ora presidiano. Sono lì anche con l’intenzione di segnalare l’arriva di bande ISIS-Daesh.

Si era sparsa voce della decapitazione di donne curde, ma non è vera, forse.

4/10/2014 Marieclaire propone un articolo per conoscere le donne dell’YPG.

9/10/20014 C’e un nuovo comunicato delle donne dell YPG.

Questo articolo del Manifesto “Ecco perché Kobané è sola” mi è piaciuto perché fa chiarezza: non sono stati i kurdi iracheni a difendere dall’IS gli yazidi in Iraq… ma curdi siriani e turchi che hanno varcato il confine. Quindi usare la parola peshmerga è una cazzata.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 ottobre 2014 da in curdi, diritti, libertà, pace.

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