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Libia, dove ci porti?

In Libia siamo andati, noi forze internazionali, per abbattere Gheddafi e lasciare tutto poi in un caos peggiore di prima. Ormai pare la norma che le forze occidentali facciano così…

In Libia ci sono da tempo due governi: uno a Tobruk fatto di lealisti gheddafiani e un altro, dei ribelli, a Misurata. La stampa ce lo fa notare solo ora… perché l’Italia e gli italiani sono stati minacciati. Dall’ISIS in Libia. Oggi l’ambasciata chiude e tutti evacuano… ovvero, tutti: i lavoratori dell’ambasciata e quelli dell’ENI. Gli altri non contano… libia

Un po’ di tempo fa l’università di Misurata che aveva riaperto i battenti cercava professori di italiano. La cosa mi aveva interessato, ma alla fine preferivano un uomo e hanno scelto Alessandro. Che poi ho conosciuto, si è giustificato per non avere scelto il mio cv – era stato incaricato lui, poi, delle selezioni di ulteriori esigenze – spiegandomi che più del pericolo di guerra, per una donna sola il pericolo era la cultura maschilista, lì.

Gli scontri erano aumentati di recente, anche se in passato avevano costretto a chiudere l’aeroporto, bloccando gli stranieri nel paese. L’università di Misurata era stata chiusa da Natale a fine gennaio. Ora l’ISIS o chi simpatizzi per essa ha preso Sirte. Non dista troppo dall’enclave rimasta ai ribelli, Misurata. Hanno ucciso sgozzandoli 21 copti. E pare che girino parecchi iracheni, siriani ed altri, i combattenti stranieri. Non sto capendo bene…

Tutto è precipitato dal giorno dell’attacco al «Corynthia», il 27 gennaio scorso. Una autobomba, poi raffiche di mitra. È il gruppo del Daesh che ha iniziato a uccidere gli stranieri. Due americani, tra gli altri, prima di farsi esplodere. È quel giorno che Tripoli ha avuto la conferma che la città era già stata «infiltrata».

Tripoli è più a ovest, verso il confine tunisino, dove infatti si stanno agitando perché vedono gente di Daesh in arrivo… in tal caso praticamente Misurata è circondata?

Poi ovviamente, in Libia non ci siamo solo noi italiani. Ci sono almeno 37mila profughi pronti a prendere il mare per raggiungere le coste dell’Europa. È quanto riferisce Amnesty International nel rapporto “La discesa di Bengasi nel caos”, pubblicato il 28 gennaio. A confermare il dato anche il Danish refugees council (DRC), tra le poche realtà ancora sul campo. “In Libia stiamo affrontando una sfortunata combinazione di fattori: combattimenti che vanno intensificandosi, attacchi e destabilizzazione del Paese. In più il Paese ospita un gran numero di migranti e richiedenti asilo che non hanno accesso all’assistenza di base e alla protezione”, afferma il direttore di DRC in Libia Martin Vane. Secondo i dati dell’ong danese, in Libia al momento ci sono 18.710 siriani, 5.300 palestinesi, 4.687 eritrei, 2.392 somali e 2.123 sudanesi. Tutti richiedenti asilo o rifugiati, a cui si aggiungono altre 667 persone di cui però non si conosce la nazionalità.

Stasera in tv una tizia rifletteva sul fatto che se andiamo incontro alle loro carrette del mare che affondano… fino a 30 miglia dalla costa libica… rischiamo che i libici attacchino noi. Mi sembra surreale. Ma questo è il clima…Un aereo senza pilota Predator dell’Aeronautica e un’unità della Marina militare hanno sorvegliato e scortato stamani la nave degli italiani mentre si allontanava dalle coste libiche, in un tratto di mare solcato dalle rotte dei profughi e da scafisti che oggi non si sono fatti scrupolo di sparare contro una motovedetta della Guardia costiera italiana durante un’operazione di soccorso a 50 miglia da Tripoli.

Il ministro Gentiloni è nella lista nera dell’ISIS per avere dato disponibilità a nuovi bombardamenti sulla Libia all’interno di una missione ONU. Solo il movimento 5 stelle è contrario. Teniamo le antenne sollevate, chissà dove tutto ciò ci porterà… 😦

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3 commenti su “Libia, dove ci porti?

  1. ambraliu
    16 febbraio 2015

    Bell’articolo. Ti confesso che seguo la crescita dell’ISIS e le conseguenze delle loro azioni con molto timore. Ma è pur vero che dove sono passate gli eserciti occidentali c’è ora il caos. Il caldo delle coperte non scalda il mio cuore. Il mio pensiero ad Alessandro. Che la sua scelta, sia quella giusta.

  2. Roberto Castaldini
    4 settembre 2015

    Ciao, il mio nome è Roberto e condivido come te il precariato nella scuola primaria. Ho famiglia con due figlie giovani a cui voglio dare un futuro migliore e per questo, davanti alle realtà di quanto ci accade intorno, cerco di trovare nel mio piccolo delle soluzioni per migliorare questo martoriato Pianeta. Sto cercando di ampliare le mie conoscenze sulla Libia e sulla sua situazione attuale politica e su quali possono i porti più sicuri per una operazione di intervento umanitario. Ti invio un mio intervento con un post
    mandato a varie testate giornalistiche e televisive, Perché ci arrovelliamo se pubblicare o no una foto cruda della morte di un bambino e buttiamo tutto in un esercizio sterile e opportunistico sui pro e contro. Sappiamo tutti cosa sta accadendo e perché. Ora lasciamo perdere ogni opportunismo di parte e evitiamo questo stillicidio di morti dovuti a questa trasmigrazione di popoli in fuga da una vita senza o poche speranze.

    Ribaltiamo il punto di vista e ipotizziamo che si scateni una guerra civile in Italia tra stupidi e stupidi (ogni guerra è l’oblio dell’intelligenza e/o l’esplodere delle paure verso l’altro e/o l’insorgere degli istinti primitivi di sopraffazione per accaparrarsi territorio e risorse altrui e/o sete di un potere personale che calpesta ogni libertà dell’umanità o tutte le cose messe insieme)e che chi non vuol soccombere alle distruzioni, morti e sofferenze cerchi per se ,ma soprattutto per i propri familiari, una via di fuga verso un avvenire migliore.
    Cosa farebbe Salvini & CO. se l’unica via di fuga che gli rimane è pagare mercanti senza scrupoli che dopo averti depredato di soldi e quel poco che sei riuscito a portarti dietro, rinchiuso in stanzoni sovraffollati in promiscuità come neanche gli animali in una stalla, con poco cibo e acqua, all’improvviso a frustate, pugni e bastonate ti caricano su imbarcazioni fatiscenti o gommoni cinesi che tutti sanno che sono un tiro di dadi con la sorte? COSA FAREBBE?
    Mettiamo che poi é in mezzo al mare dopo ore di deriva, con il tanfo del vomito (il mare non sta fermo), la puzza delle deiezioni umane (saliteci su quei barconi senza mascherina), le urla e i pianti dei bambini, le grida dei disperati che hanno pagato poco e sono stati costretti a stiparsi in stive senza ricambio d’aria con i gas del motore, perché vengono sigillate o ributtati indietro da scafisti a calci e a pugni, minacciati con coltelli e piano piano queste grida si affievoliscano perché tutti sanno quale tragedia sta accadendo. La tua unica speranza è che la tua richiesta di soccorso con il satellitare sia giunta a qualcuno che può aiutarti e che non sia un personaggio col tic delle magliette e felpe Xenofobe che ti vede brutto, sporco, ladro e assassino, pronto a vivere sulle sue spalle e in alberghi o, nelle migliori delle ipotesi, a portargli via il posto di lavoro. Certo se hai la guerra in casa perché devi rompere le scatole agli altri, se non c’è futuro per te e i tuoi figli perché non rimani a soffrire stoicamente, perché…..?

    Ci vuole il coraggio di proposte serie e fattibili per trovare una o tante soluzioni che lascio come esercizio intellettivo a voi (poche chiacchiere e più fatti).

    LA MIA PROPOSTA SULLA IMMIGRAZIONE.

    Si spendono tanti soldi con FRONTEX senza però risolvere il problema a monte e facendo rischiare la vita a centinaia di migliaia di persone.
    Siamo la speranza di un futuro migliore per gli immigranti della disperazione ma non sappiamo dare un vero contributo per risolvere questo grande problema e dramma epocale.
    Allora…….

    Allora noi, EUROPA INTERA, cominciamo a ragionare in concreto con soluzioni intelligenti e fattibili e questa è la mia proposta positiva:

    si creano degli HUB portuali d’ingresso per L’Europa per i migranti nei paesi di transito sul Mediterraneo lungo le loro coste come la Turchia, Egitto, Marocco, Tunisia, Libia ( in questo caso solo porti protetti del governo riconosciuto) e solo li si mandano delle navi traghetto con personale specializzato e uffici a bordo o, dove è possibile con accordi con i governi, a terra per accogliere i profughi per l’identificazione e per fare uno screening tra chi ha veramente diritto a richiedere asilo politico e chi no. Questi traghetti costerebbero meno di quanto si sta spendendo ora e sarebbero più sicuri che i barconi terno al lotto.
    Si fa sapere che si può accedere in Europa solo attraverso a questi Hub. Altrimenti non si prendono in considerazione altre richieste.
    Chi va per mare affidandosi a mercanti e scafisti opportunisti potrà avere sempre assistenza ma saranno sempre riportati indietro all’Hub più vicino e li avere solo l’opportunità di meritare veramente l’asilo politico o per ragioni umanitarie.
    Ci si può spingere anche in centro Africa e intavolare una collaborazione con i governanti e trovare le soluzioni sul posto e ce ne sono tante, continua……

    • orybal
      4 settembre 2015

      Condivido la tua proposta, anche se un giornalista tempo fa voleva convincerci del perché ciò fosse poco fattibile in paesi nel caos e corrotti (come il nostro?).
      Seguo via fb Nancy Porsia, giornalista italiana in Libia, per avere un altro punto di vista sulla situazione.
      Credo che finalmente l’aria stia cambiando in UE riguardo al diritto di asilo, grazie al fatto che comunque stanno arrivando, disposti a camminare fino in capo al mondo… partecipi alla marcia degli uomini e delle donne scalzi l’11 settembre? Chiederemo questi diritti, corridoi umanitari, diritto d’asilo europeo…

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Questa voce è stata pubblicata il 16 febbraio 2015 da in guerre.

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