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Come si insegna l’empatia?

indaco_Un bambino va dalla maestra in lacrime perché mentre giocava rotolandosi a terra un compagno è inciampato e lo ha colpito sulla pancia. Mentre la maestra sta controllando e chiedendo, proponendo di chiedere scusa e il bambino che ha ferito lo sta facendo… si presenta correndo una bambina, si infila fra i due che parlano e  comincia a urlare “maestra, maestra, io… io…”

I bambini di seconda devono fare vedere i loro esercizi alla maestra alla cattedra. È necessario imporre loro di mettersi in fila ma appena sono in fila cominciano a spintonarsi e discutere su chi era prima e chi dopo, facendo cadere a terra tutti i colori di chi sta nel banco vicino alla cattedra. Inoltre, per poco non si siedono in braccio all’insegnante, “perché quelli dietro mi spingono”.

I bambini di prima, a inverno inoltrato, portano i quaderni alla maestra. Mentre lei ne guarda uno, un altro sovrappone il suo quaderno, gridando “Maestra!  Maestra!”. Un altro fa a gara per infilare il suo di lato ed iniziano a spintonarsi l’un l’altro finché uno cade e scoppia in lacrime.

Quando si fa una domanda rivolta al più distratto, chiamandolo per nome, dichiarando che si vuole che risponda lui, gli altri cominciano ad agitarsi sulle sedie, scalpitano, alzano la mano ma non aspettano di essere chiamati e rispondono al posto suo. Tocca ribadire il motivo per cui la domanda non era rivolta a loro ma a quel particolare studente ed anche come si deve sentire a disagio non sapendo rispondere in fretta, circondato da coetanei che non vedono l’ora di farglielo notare…

Due insegnanti stanno parlando di questioni di programmazione. Vengono interrotte da bambini che chiedono se va bene come hanno fatto un disegno, da due litiganti che hanno una disputa da portare al tribunale, da un’altra che mostra di avere perso un dente, una che ha il cerchiello dei capelli rovinato ed un’altra che vuole le rifacciano la coda. In tutto ciò non c’è niente che non va. È la mancanza di percezione dell’appropriatezza del momento, che manca. Insegnanti con anni di esperienza alle spalle rilevano che i bambini di oggi sono esasperanti perché non sanno aspettare. Nemmeno un minuto. 

Viene da chiedersi quando si sia smesso di insegnare ai bambini l’empatia. O quando e perché ne siano diventati immuni. Ci troviamo di fronte esserini egocentrici, che spesso agiscono in maniera inappropriata perché non tengono mai conto degli altri, del disturbo che arrecano i loro comportamenti al gruppo. Sono pronti a scattare come molle se offesi, anche se questo comporta spintonare altri e causare danni fisici ingenti, essendo in luoghi affollati.

Forse lo sbaglio è stato andare incontro a ogni loro esigenza senza farli aspettare mai, pendendo dalle loro labbra, ammirati delle loro prodezze, interrompendo ogni nostra altra attività per loro, umiliando qualsiasi altro adulto cui stavamo prestando ascolto prima che questi esserini arrivassero a interrromperci. Marito compreso.

Qualcuno attribuiva al fatto che si siano diffuse le teorie sui bambini indaco l’eccesso di attenzioni rivolte a figli cui non chiedevamo una condotta sociale appropriata. Li si riconoscerebbe da caratteristiche come queste:

  • Si rifiutano di fare determinate cose, ad esempio, fare la fila è difficile per loro.

• Diventano frustrati se costretti a interagire in sistemi orientati ritualisticamente, che non richiedono il ricorso al pensiero creativo.

• Spesso intravedono un modo migliore per fare le cose, sia a casa che a scuola, il che li fa sembrare dei “demolitori di sistemi” (non si conformano a nessun sistema).

• Appaiono antisociali, a meno che non siano circondati da persone simili a loro.

• Se non hanno intorno persone con una consapevolezza simile alla loro, spesso si chiudono in se stessi, avendo la sensazione che nessun altro essere umano li capisca.

• La scuola spesso rappresenta per loro una prova estremamente difficile a livello sociale.

Temo che siano stati gli atteggiamenti degli adulti a creare “bambini indaco” che avranno poi enormi problemi di comportamento ed adattamento in qualsiasi ambiente sociale, perché l’homeschooling è per pochi.

Non mi sembrano bambini sereni e felici. Non ricevono nemmeno genuina attenzione e rispetto, perché non sono in grado di riconoscere queste doti. Non ascoltano nessuno e quindi quando parlano non sono ascoltati. Non affermo che siano tutti cosi, assolutamente no, e neppure che la scuola non possa essere educativa e rimediare alle falle, ma dovremmo cominciare a riflettere su cosa è mancato loro per ritrovarsi senza empatia e sulle conseguenze che questo avrà sulla loro vita di adulti…

Le ragioni per introdurre la meditazione nelle scuole

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Questa voce è stata pubblicata il 18 febbraio 2015 da in bambini, educazione.

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