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Anima

5101XJSq9CL._SY344_BO1204203200_È un romanzo che ti porta dentro un incubo. Ma era dai tempi della Trilogia di Millennium che non restavo sveglia la notte per finire un libro… benche Goffredo Fofi su Internazionale lo liquidi con un commentino laconico.

Questo romanzo, Anima di Wajdi Mouawad, avvince perché è un thriller: inizia con l’orrendo assassinio di una donna uccisa a coltellate e stuprata, ma è solo dopo la prima pagina che uno si rende conto di chi sia il narratore: il suo gatto. Se ne accorge perché il secondo capitolo viene invece narrato da alcuni passeri domestici che, d’inverno, vegliano il marito di lei in ospedale, caduto in depressione. Lo fanno casualmente, perché solo in quella camera viene lasciata aperta la finestra ed il tepore del riscaldamento esce, ma poi mettono empatia nel dolore che vedono in quell’uomo. Ed il terzo capitolo è narrato da un cane, il quarto da un colombo, un pesce ed insetti, da un ragno ad uno scarafaggio, ci raccontano la storia di quest’uomo, Wahhch Debch, quando confessa ad un vecchio coroner il terrore di essere stato lui ad uccidere la moglie, di dover trovare l’assassino per accertarsene ed inizia il suo viaggio attraverso il Nordamerica.

L’assassino è noto, ma è un informatore, perciò non si affrettano a catturarlo. È un indiano Mohawk e Wahhch incontra coloro che lo conoscono, cresciuti con lui, gli dicono che non si rifiuta l’ospitalità a un fratello, a un animale ferito. Gli indiani dicono che siamo tutti assassini, che è nella natura uccidere per nutrirsi; parlano di totem, di animali e uomini legati fra loro, l’animale che è la parte invisibile del sé, del suo essere magico, della sua poesia, dell’uomo. Mentre gli stessi animali ci raccontano che gli odori e la luce emanati dagli umani consentono loro di capire cosa provano e se sono pericolosi. Giallo è tristezza, blu la paura. Abbaiano e l’uomo sorride perché “il suo destino è stato legato a quello delle bestie“. Anche una puzzola che è ostile verso tutti gli umani lo difende quando vogliono aggredirlo con bastoni solo perché è un estraneo nella riserva, e torna a casa soddisfatta di avere “difeso uno dei suoi simili“.

Ma gli assassinii continuano, un’altra donna  che il protagonista ha conosciuto, indiana, viene uccisa allo stesso modo, con violenza inaudita. Anche lei ha un gatto che narra quello che accade: “ho visto colei che amo distesa in una pozza di sangue, gli abiti disfatti, il vestito lacerato, strappato via, un coltello affondato nel basso ventre…“. Immaginate il dolore di un gatto che viene lasciato lì, spaventato dalle urla altrui, sulla scena del delitto…

Un ragno osserva Wahhch quando torna nel saloon di Mary e la scena di disperazione di entrambi, poi l’uomo viene lasciato solo e nota il ragno, lo guarda e questi afferma “mi ha guardata come se mi avesse sentita muovere, come se potesse parlarmi, come se capisse quanto io lo capissi“.

Ognuna di queste persone ha vicino un animale, cui tiene molto. È la scimmia di Coach, il padre della donna uccisa, Coach che “dice che gli umani sono più bestie delle bestie, e le bestie più umane degli umani“, che ora narra: …”Gli umani sono soli… sperano nella venuta della divinità ma non vedono gli occhi degli animali che li guardano. Non sentono il nostro silenzio che li ascolta…. prigionieri della loro ragione, la maggior parte di loro non faranno mai il grande passo dell’irragionevolezza. Quando le loro mani sono vuote se le portano al viso e piangono“.

Intenso è anche il terrore dei cani di venire abbandonati dai loro padroni, verso cui provano una fedeltà assoluta, nonostante i maltrattamenti. Chuck che lo sta accompagnando nell’inseguimento all’assassino che fugge ha un cane che aggredisce Wahhch provocandogli una ferita a una gamba, che poi si infetta. E’ un episodio così cruento ed irrazionale, che ci introduce alla crudeltà della natura: un corvo strazia il corpo di un procione investito da un incidente; Chuck uccide due poliziotti; I maiali vengono portati al macello. “L’ingiustizia infinita in cui ti trovi e di cui sei vittima la condividerai coi tuoi simili”, pensa Wahhch, “Gli uomini che ti uccideranno non proveranno per te nè odio nè collera. Vogliono soltanto mangiarti“.

La gamba di Wahhch viene curata da un veterinario indiano, con l’intervento di altri animali. A questo punto la repulsione non era più la sensazione prevalente, come se la violenza precedente avesse attutito i sensi.

Wahhch delira e ricorda un altro incubo dell’infanzia, che non sa collocare… lui, sepolto vivo. Pensi a uno scherzo di adolescenti mostruosi verso un bambino. Ma la lingua che parla nel delirio ci porta in luoghi lontani da qui, dal Canada e gli Stati Uniti. L’aggressione del cane, l’irrazionale, diventa un pretesto per allontanare il protagonista dal suo viaggio con Chuck, che poco dopo viene assassinato brutalmente insieme al suo cane, dallo stesso assassino. Una carneficina. Coach di nuovo lo aiuta e gli indica un percorso da compiere che lo porta a chiedere l’autostop ad un camionista che nel temporale investe una gru. La gru viene lasciata con Wahhch in un centro veterinario per animali selvatici e qui viene ospitato da altre persone gentili che gli parlano della “questione indiana”da risolvere e della Legge di integrazione canadese, che imponeva di togliere alle loro famiglie i bambini pellerossa per farli crescere con persone “normali”, col risultato di farli vergognare di provenire dalla miseria di una riserva. Privandoli delle loro radici. Qui capiamo che il protagonista è un palestinese, vissuto anche lui nelle riserve dei campi profughi, a Chatila. Ha scordato cosa gli sia successo. Sa solo di essere stato sepolto vivo a 4 anni e che un uomo lo ha salvato e portato via.

Inizia un viaggio diverso, sempre all’inseguimento dell’assassino, ma anche a ritroso, per scoprire cosa è successo a Chatila, attraverso le testimonianze di chi c’era.

Rincorrere l’assassino, indiano impazzito per quello che ha subito da piccolo, lo definiscono gli altri della tribù, lo porta a fidarsi troppo di farlo avvicinare, perchè racconti le ragioni della violenza che usa per ammazzare, simile a quella delle cimici, finendo per restarne anche lui ferito. E’ Wahhch che lo ucciderà, poi, per autodifesa, con l’aiuto di un cane selvaggio che verrà ad aiutarlo.

La stesura di questo libro è durata un decennio. La penultima parte non vede più le voci-anime di tanti animali, ma solo quella del cane selvaggio che ha stretto amicizia con Wahhch. Nella parte finale non ci sono più voci narranti, ma località, come titolo. Il protagonista scopre la sua verità, quello che il padre gli ha fatto a Chatila, che non è stato salvarlo, le  bugie che gli hanno raccontato, l’essere stato rinominato per cancellarne l’origine, la cruenta verità del massacro compiuto dai cristiani maroniti contro la sua famiglia a Chatila nel 1982. Il suo rapimento, perchè quel carnefice che è stato il suo padre adottivo, voleva un maschio. La vendetta contro il padre è lasciata agli avvoltoi di un deserto nella zona di Animas, in Messico. Il protagonista può cominciare ora una nuova vita.

Goffredo Fofi sostiene che “il mondo in cui viviamo è certamente orribile, ma fare di quest’orrore un modo per affermarsi come autori lascia perplessi“. Banalizza, senza mai nominare il massacro avvenuto contro i palestinesi, inaspettato, nel libro.

Non ci sono molte altre recensioni in italiano del libro… Marco Rovelli su Il Manifesto approfondisce maggiormente: lo descrive come “un romanzo-mondo che è (anche) un capo­la­voro di etica. Quella rac­con­tato da Moua­wad è un uni­verso senza giu­di­zio dove ogni ente (uomo o ani­male che sia) è con­nesso con ogni altro ente, ognuno resti­tuito nella sua forma di vita asso­lu­ta­mente sin­go­lare, eppure intra­mata dell’altro da sé“.

La fero­cia appar­tiene al regno ani­male, è una delle moda­lità di quell’interconnessione uni­ver­sale. Ma la fero­cia dell’umano ha un suo senso spe­ci­fico, sem­bra dirci Moua­wad, par­ti­co­lar­mente abietto. E allora il viag­gio del pro­ta­go­ni­sta a par­tire dalla fer­ocia che lo ha toc­cato è un per­corso («una maca­bra cac­cia al tesoro») che va a toc­care le corde più intime della vio­lenza degli uomini, i fram­menti di una sto­ria esplosa che sono le loro guerre, che si richia­mano le une con le altre“.

 

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3 commenti su “Anima

  1. wwayne
    15 luglio 2015

    Visto che condividiamo la passione per il thriller, ti consiglio caldamente questo libro: http://www.fratinieditore.it/format.html. Buona giornata! 🙂

  2. orybal
    15 luglio 2015

    Grazie. Senza consiglio non lo avrei considerato, a causa del titolo. In realtà non mi aspettavo che Anima fosse un thriller, ma entrataci dentro, la trama mi ha catturato…

    • wwayne
      15 luglio 2015

      Format avrà lo stesso effetto su di te, ne sono certo. Grazie a te per la risposta! 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 15 luglio 2015 da in culture, guerre, indiani d'America, libertà.

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