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Miele e polvere

11889598_10152963780916302_9121370391064546118_nNon voglio raccontare tutto quello che ho fatto, tutti quelli che ho incontrato, gli scopi politici elevati di un viaggio. Non sono ancora pronta a farne sintesi perchè è stato intenso ed anche difficile, con crampi allo stomaco per una sorta di virus che ci ha contagiati. Solo raccogliere impressioni minimali dell’ultim’ora.

Quando giri per conto tuo vedi la realtà ad un livello diverso, vedi le persone. Ieri notte, in taxi, in coda vicino all’aeroporto, in una macchina con un uomo c’era una donna con un velo bianco simile a quei cappucci delle giacche da montagna che coprono la testa ed anche la bocca. Quando ha visto che la vedevo, si è asciugata una lacrima.

Poi c’era un altro soldato giovane, all’entrata dell’aeroporto. È una città piena di soldati. Il ragazzo in divisa mi fissava in modo leggermente preoccupante, forse perchè in piena notte è raro lì vedere una donna sola su un taxi. Il taxista gli porge la mano, in modo affettuoso gliela stringe, da amico o fratello, ed il soldatino diventa un bambino grande che sorride dolcemente. Siamo tutti stanchi e nella stessa barca, a faticare per vivere. Questi soldati sono figli e fratelli e amici che svolgono il compito di difendere il paese.

A me non piaceva avvicinare i soldati, in città, perchè portano armi dalle quali può partire un colpo anche per sbaglio, o per incomprensione, e ci veniva ricordato spesso che non si possono fare fotografie vicino a loro, ma il mio amico andava sempre a chiedere informazioni a loro. Anche lui lo è stato, si fida della loro competenza. Dopo un po’ di giorni anche io, da europea abituata a paesi smilitarizzati, non ci faccio più caso… e alla fine ne troviamo uno che scherza pure, sorveglia una barricata e vuole convincerci che l’unico modo per passare di là è saltarci sopra, è pronto ad aiutarci… invece la transenna ha un cancello! Quando ripasso da sola, sorride. Stabilire rapporti umani rende il lavoro meno pesante…

In pochi giorni ci siamo sentiti dire tantissime volte “benvenuti!”. Perfino in un ristorante in cui sono entrata solo per usare la toilette quando ho detto di essere italiana mi hanno chiesto se il paese mi piaceva e mi hanno detto “you welcome!”.

Anche quelli della resistenza erano esseri umani: avevano la scorta ed una pistola alla cintola. Sedeva ai limiti del tavolo, pronto a partire, in caso di problemi. Parlava di difendere quello a cui tieni con ogni mezzo. Ma poi scherzava e quando rideva sembrava un ragazzino, una persona a cui volere bene.

Le vedove del massacro di Chatila con cui pranziamo e facciamo foto ricordo poi ti schioccano 3 baci, gente che minuti fa nemmeno conoscevi, e ti dicono “sarai sempre benvenuta a casa mia!”

All’aeroporto è pieno di gente, alle due di notte. Ci sono 15 persone che accompagnano una che parte e la seguono fino alla barriera del metal detector, finchè possono. Ci sono due ragazze, forse sorelle, abbracciate, che piangono perchè una parte, con due grosse valige, a lungo, lontano.

L’Europa ti accoglie ad Atene con le aiuole ordinate, anche dove sembrano piene di piante selvatiche, e con la scortesia dei camerieri dei bar. Non solo la scortesia, ma il loro malumore. E poi, coi turisti italiani sull’aereo, vecchi, bruciati dal sole, brutti ma pieni di boria.

Mentre questo paese aveva aiuole con montagne di terra, sterpaglie e canne, fra le quali si nascondevano rifiuti. E fa caldo.

Esiste un grosso problema istituzionale, da due anni non riescono a nominare un presidente ed indire elezioni, quindi anche un provvedimento come il prelevamento dei rifiuti dalle strade sembra irrealizzabile. Appena siamo partiti, i cittadini hanno iniziato la protesta con lo slogan #YouStink (voi puzzate), contro la sporcizia, ma anche contro la corruzione.

Ci dicevano che non importa se tutto va a rotoli, se manca il presidente, il parlamento non fa niente perchè è solo prorogato, se manca tutto, ci sono frequenti black out e l’acqua dei pozzi costruiti per bere è salata… perchè quello che conta sono le persone di questo paese, che ce la fanno con le loro forze. In fondo, hanno ragione: c’è forza e c’è dolcezza, lì, una società civile che ha coraggio, cultura e intelligenza. Prontissima a festeggiare quando è possibile. A sorridere alla vita ed agli altri. Perchè domani non lo sai cosa ti capita…

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Questa voce è stata pubblicata il 24 agosto 2015 da in amore, Libano, viaggio.

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