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Takiyuddin

Taqi_al_dinUn nome. Che ritorna. Ed è strano, ricordarlo, quando lo ritrovi nel secondo libro. “Dove ho già letto di lui? Ricordo che aveva fatto costruire un osservatorio astronomico a Galata..”, ma in fondo non avevo riflettuto sul fatto che fosse un personaggio reale…

In effetti a noi è poco noto: non esiste una voce in italiano su google che ne parli, di Taqi ad-Din Muhammad ibn Ma’ruf (1526–1585). Me lo ricordo perchè ne parla Elif Shafak in “La città ai confini del cielo” che ho letto poco tempo fa. Il libro, ambientato nella Istanbul del XVI secolo, in un caleidoscopio di personaggi storici e immaginari, viene presentato come l’incontro fra il guardiano dell’elefante e il notissimo architetto imperiale Sinan. Ma parla anche di Takiyuddin.

E il suo nome appare improvvisamente anche in “Altai” dei Wu Ming, che sto leggendo ora.

Taqi ad-Din Muhammad ibn Ma’ruf viene definito un πολυμαθής musulmano, cioè uno che ne sapeva parecchio in molti campi del sapere. Ha scritto oltre 90 libri riguardanti l’astronomia, gli orologi, l’ingegneria, la matematica, la meccanica, l’ottica e la filosofia naturale. Era stato invitato nel 1574 dal sultano Murād III a costruire l’osservatorio astronomico di Istanbul. Ha osservato la Grande Cometa del 1577.

Il suo metodo per trovare le coordinate delle stelle era più preciso di quello di astronomi suoi contemporanei, come Tycho Brahe and Nicola Copernico.

In  “Occidente” di Niall Ferguson si afferma che fosse nato in Siria nel 1521. E che, a causa dell’interpretazione astrologica che dette della venuta della cometa del 1577 – presagio di vittoria per gli Ottomani nella prossima battaglia in Persia, purtroppo una sconfitta -, fosse stato accusato di blasfemia. Riuscirono a mantenere l’osservatorio finchè il gran vizir Sokollu fu vivo, ma nel 1580 l’osservatorio fu demolito e Istanbul non ne ebbe un altro fino al 1868. Il clero musulmano soffocò la ricerca scientifica proprio quando la chiesa cattolica romana stava iniziando ad essere più tollerante verso le scienze.

Non so perchè ve ne voglia parlare. Così. Forse perchè sono andata all’osservatorio di Greenwich circa un anno fa dove ho visto telescopi ma anche moltissimi antichi orologi sia lì che al British Museum e capito che gli orologi servono anche ai marinai per ritrovare la rotta e dopo ogni viaggio serviva qualche esperto a ricalibrarli?

Forse perchè ieri sono andata in questo negozio, L’anima d’Oriente – Slow shopping, dove ho visto numerosi affascinanti orologi da taschino di recente fattura ma costruiti old style, per uomini col panciotto? Che c’entra? Niente. Con le stelle ancora meno.1972323_10153192771951302_6826480482025306776_n
Siamo andati in cima al rifugio Lagazuoi, 2752 metri sul livello del mare, ed ovviamente il mio amico mi ha raccontato che lassù ci vengono gli astrofili e l’aneddoto su una loro visita in cui si sono accorti di avere sbagliato la chiave, non era quella del rifugio, quella, e quindi a turno uno fotografava e l’altro correva per scaldarsi.

10458009_10153192772181302_1693466402346883021_nGli astrofili sono personcine originali… le stelle da lassù certamente si vedono bene, come il tramonto a 360° che ci ha deliziato. Abbiamo camminato sulla neve, non ce n’è praticamente intorno, solo uno spruzzo lassù. Anche la neve è gelida, come le stelle e le notti in cui vuoi stare fuori a guardarle…10489876_10153192851641302_6934283816101320250_n

Non è che abbia importanza. Come non ce l’ha più per molti il nome Takiyyuddin. O Istanbul. O il cannocchiale. O una serie di ingranaggi che ruotano grazie al vapore e fanno arrostire un pollo su uno spiedo, come descritto nel libro dei Wu Ming. Chissà se esiste davvero. E se esiste, cribbio che fame! Lasciamo stare la scienza ed andiamo a vedere cosa c’è dentro il frigo?

Va bene…

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 30 dicembre 2015 da in cultura, Turchia.

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